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Assoluta autonomia individuale non c'è, perchè l'individuo assolutamente autonomo è assolutamente eslege. La ragione avvisata come essenza umana, è universale; individuandosi in ciascuna persona, si modifica dal talento: però assoluta autonomia individuale vuol dire predominio del talento, condizione eslege. La sincera osservazione inglese, che ogni individuo in disparte dall'altro obbedisce innanzi tutto al talento; messi insieme obbediscono alla ragione. Osservazione tradotta da altri in questa forma più pratica: Ciascuno individuo obbedisce al senso egoistico; le moltitudini al senso morale. Vedesi chiaro che questo senso morale non può essere che quella equità, nella quale abbiamo fatto consistere la morale, il diritto e la virtù, tutto il contenuto etico.
L'autonomia, dunque, non è assolutamente dell'individuo, ma della ragione, cioè non dell'Io o del Tu, ma del Noi, perche la ragione è dialettica. L'individuo, dunque, tanto ha di autonomia quanto di ragione: l'autonomia non è l'assolutamente fare, ma il razionalmente operare.
….. La moltitudine potrà essere sovrana ne' comizi, equilibrati i poteri pubblici, la responsabilità pari ai poteri, e fiorenti nella nazione le industrie e i commerci fattori di comune agiatezza, ma la libertà sarà formale, se non sarà quella da noi definita, e formale sarà il diritto che a quelle libertà si appoggia. Si potrà dire che Jus est libertas omnibus aequanda, e si potrà dire, invertendo, che libertas est jura omnibus aequare, e non si saprà mai, per questo, di quale diritto e di quale libertà si parli.
Quindi coloro che lottano per liberarsi da qualunque tirannide, religiosa, politica, economica, militare, letteraria, debbono lottare anche molto per liberarsi l'uno dall'altro, e tutti da sè medesimi; perchè il fondamento delle libertà pubbliche è la libertà psicologica, la quale non è se non la necessità cosciente, cioè l'autonomia della ragione…..
L'individuo umano, adunque, sino a quando si rimane nella sfera razionale, è libero, e codesta libertà costituisce il carattere della sua inviolabilità personale. Inviolabilità personale vuol dire questo appunto, facoltà di liberamente spiegarsi sino a quando non si violi il civil costume.
..... Le due grandi sfere, nelle quali si adempie e spiega l'inviolabilità personale, sono la scienza e l'arte, intese in senso lato e proprio.
La scelta dell'una e dell'altra, consentita al genio individuale costituisce l'elezione del proprio destino. Questa elezione, che pur chiamano diritto di vocazione, è il corollario immediato e precipuo della inviolabilità personale.
Ne derivano due pronunziati: – l'uno, che l'elezione del proprio destino è violata dovunque manchi l'inviolabilità personale, dovunque domina il privilegio che destina l'uomo alla casta, dovunque l'uno o pochi tenitori dello Stato lo costituiscono onnivoro e inframmettente; l'altro, che, come muta il contenuto scientifico e artistico, deve mutare la facoltà di elezione, e, come scade una disciplina, passa una vocazione…..
Le cause prossime che oggi apertamente violano l'elezione del proprio destino, sono principalmente due, la povertà e l'esercito permanente. Per la prima, l'uomo, non potendo esercitare l'attività come vuole, fa come può; e non solo egli si adopera in lavori ingrati, sospirando ogni giorno il destino perduto, ma si trasforma in bestia e in macchina: giacchè vi ha mestieri, i quali non appartengono a nessuna forma di vocazione umana e non sono eleggibili dall'uomo, se non in condizioni di disumanarsi. Chi eleggerebbe il destino di lavorare nelle cloache, se il destino non fosse più forte dell'uomo? Dovunque e comunque l'uomo si adoperi fuori della propria vocazione, non lascia memoria del proprio lavoro; perchè tutta l'immortalità sua è confidata all'elezione del suo destino. Sin dove si estende la povertà, il destino dell'uomo è tradito, e si può affermare che quattro quinti del genere umano seguono, per dirla con Dante, una traccia che è fuor di strada. Per la seconda causa, che è l'esercito permanente, lo Stato fa uomo di spada un tale che è da sermone, e il potere interviene direttamente a falsare la vocazione. Ho udito nel Parlamento, nella discussione sulle Accademie, parlare degli spostati, e non s'avea torto, ma credevano che gli spostati fossero nelle Accademie, e sono invece quattro quinti del genere umano. Mi si fanno due domande: Può lo Stato abolire la sua difesa? – Può la vocazione sincera essere sviata da circostanze estrinseche?
Rispondo breve: al soldato succederà il milite, cioè alla macchina l'uomo, custode di sè e della comunanza. 24
Dico poi che la vocazione non può essere sviata da circostanze estrinseche, quando dentro abita il genio; ma la più parte degli uomini è condannata a fare più di quel che deve e sempre meno di quel che può. Meno, dico, perchè un'ora di lavoro secondo vocazione vale dieci anni di lavori forzati. Quindi la necessità di associazioni e di scuole, nelle quali venga studiata e secondata paternamente la vocazione di ogni fanciullo.
….. La inviolabilità personale, onde si genera l'elezione del proprio destino, conduce a quella che oggi si dice libertà di coscienza.....
..... La libertà di coscienza non si limita alla religione, come volgarmente si crede, ma comprende tutto il contenuto della vita, ed è però libertà scientifica ed artistica, libertà speculativa e religiosa, ed è intollerante di qualunque dogma sia chiesastico che politico;
In questa intolleranza di ciascuno consiste la tolleranza verso tutti, in quanto l'intolleranza razionale è razionale ossequio all'altrui intolleranza;
La libertà di coscienza non può trovarsi dov'è un frammento dell'uomo, dove soverchia il cittadino o l'individuo, non può essere greca, romana o cristiana, ma è somma razionalità che sorge con tutto l'uomo.
La libertà di coscienza è la repubblica della ragione, che si sostituisce al regno di Dio. Spazia tra la città terrena e il regnum hominis.
La libertà di coscienza si attua nella inviolabilità della parola, della stampa, della discussione, del domicilio, della vocazione…..