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….. Fine e destino di ciascuna cosa è l'equazione con sè medesima: fine dell'uomo è, dunque, l'integrità della mente, cioè la libertà; non per vivere dunque, si vive, ma per liberarsi.
Sì alto fine l'uomo non consegue nella vita monastica, ma sociale; la razionalità è socialità e questa è contrattualità.
….. Dentro l'uomo c'è la causa della famiglia, l'amore. Unico vincolo di famiglia è l'amore; la famiglia dura, dunque quanto l'amore; questo vincolo non può essere celebrato che civilmente. Spento l'amore non resta che il divorzio.
….. Si ama a due condizioni: determinando l'obietto; purificandosi in esso…..
….. Il contratto civile è richiesto a tre fini: – 1° perchè la comunanza difenda il connubio dalle insidie o violenze altrui; 2° per la certezza della prole; 3° per non creare famiglie con legami innaturali.
….. Corollario del matrimonio civile è il divorzio. Perchè il Codice che ammette la premessa, nega il corollario?
Come oggi è fatta, la famiglia è privilegio: ai miseri o è negata o diventa supplizio; il padre, a breve andare, si stanca dei figli e questi diventano cainiti. Perciò i diseredati cominciano a negare la famiglia, chiamandola negazione dell'uomo: perchè quanto più l'uomo si ricorda di essere padre o marito, tanto più si dimentica di essere uomo. Contro l'umanità è più potente e feroce l'egoismo domestico che l'egoismo solipsio. – Rispondiamo che dopo la negazione della famiglia non sorge l'uomo, ma il monaco, nel quale ogni altro affetto umano a poco a poco isterilisce.
Quando e dove si è compita la negazione della fami glia, non è mai nato nè il cittadino nè l'uomo, ma il frate, a cui l'umanità divenne materia o di dominio o di libidine; però gli antichi ebbero in sospetto il celibe.
Non trattasi, dunque, secondo il nostro sistema, di negare nè la proprietà nè la famiglia; ma di proporzionare la proprietà col lavoro, di santificare la famiglia con l'amore, di consentire a tutti la proprietà e la famiglia.
L'ozioso e il celibe a poco a poco debbono divenire due tristi eccezioni sociali, la proprietà e la famiglia debbono cessar di essere due privilegi. Non le grandi istituzioni inerenti all'essenza dell'uomo debbono cessare, ma il privilegio che le disnatura e corrompe: la proprietà non dev'essere monopolio, la famiglia non dev'essere casta: l'una dev'essere il risultamento del lavoro; l'altra dell'amore. Malthus separò il pane dall'amore; noi diciamo che il lavorare amando costituisce tutto l'uomo.
Molte cose vengono e vanno, chiamate e ribattute dalla medesima necessità storica: oligarchie, teocrazie, dogi, baroni, onori senza merito, capitali senza sudore, glorie senza sacrifizi, sono cose che il poeta può chiamare cimbe natanti sovra il mar degli anni, e poi sbattute sullo scoglio del tempo; ma l'individuo, la famiglia, il municipio, la nazione, l'umanità non passano, perchè sono anelli di una catena eterna, della quale gli estremi sono l'atomo e l'infinito, l'individuo umano e il genere.
Il monaco che si sottrae alla famiglia e si contrappone alla comunanza, non ha letto bene nella Bibbia: Vae soli! Ora quella minaccia è adempita, ed ogni individuo è richiamato nella sfera della famiglia, società primigenia...