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….. La funzione propria dello Stato è la formazione della legge, la quale risulta di due termini, il diritto e la politica, o come dissi altrove, il responso e la sentenza, l'uno assoluto, l'altro relativo. Assoluto il primo perchè mira continuo all'equilibrio ideale tra pretensione ed obbligo, mio e tuo, ragion privata e pubblica; relativo il secondo, perchè modera questa eterna ed ideale esigenza, dando la prevalenza ora all'uno ora all'altro de' due termini tendenti ad equilibrarsi; secondo l'opportunità che è un calcolo sulle condizioni di tempo e di luogo.
La legge è dunque una dignità formulata dal pubblico potere, nella quale entrano il diritto e la politica, che storicamente sono il responso e la sentenza.
….. Lo Stato è, dunque, nella lotta storica tra le due esigenze un termine medio, cioè proporzionale.
Ogni legge in quanto contiene que' due termini, implica una contraddizione; ed ogni legge tende a superare questa contraddizione facendo sempre più gravitare la politica verso il diritto.
La politica sta idealmente, rispetto al diritto, come la scienza de' mezzi rispetto a quella de' fini.
La teoria del diritto è scienza de' fini; la politica è scienza di mezzi proporzionati a conseguire questa o quella parte del fine; il rapporto tra le due è di causalità; la scienza di questo rapporto è la scienza dello Stato.
Quindi lo Stato, come ente, è termine medio proporzionale tra contrari; come teorica, è la scienza del rapporto causale tra la politica e il diritto…..
….. Dove lo Stato è confessionale, e la Chiesa è politica, la libertà è impossibile. La libertà di Socrate fu violata dallo Stato confessionale; la libertà di Bruno fu soppressa dalla Chiesa politica.
Per simile, se lo Stato invade l'Ateneo, sostituisce il sillabo poliziesco alla Scienza; e, se l'Ateneo invade lo Stato sostituisce l'utopia alla politica…..
..... Abbiamo provato che l'evoluzione della natura si compie nel pensiero, e l'evoluzione del pensiero si compie nella storia. La storia è il pensiero collettivo; il pensiero è la natura cosciente.
Il pensiero è lotta tra la tradizione e l'innovazione, tra il saputo e il da sapere, tra l'imparato e le scoperte nuove. Nel più grande pensiero più grande è questa lotta, e quale arde nel pensiero, tale prima o poi esploderà nella Storia.
Una parte degli uomini trarrà più al vecchio, un'altra più al nuovo, e la risultante di queste parti sarà il moto storico.
Fra queste parti è naturale la formazione dello stato moderatore…..
.... La Chiesa dommatizza; l'Ateneo definisce; lo Stato legifera. La prima è opera di fede, la seconda di scienza, la terza di sapienza.
Tal'è l'ufficio dello Stato. E non sparirà? Ecco: messo tra due termini contrari, soggiace all'evoluzione del medio proporzionale geometrico, cioè più l'uno dei contrari sale, più l'altro decresce, e più la funzione dello Stato si attenua.
Se uno dei contrari si estinguesse lo Stato sparirebbe.
Quindi l'anarchia, che è la più audace e la più larga delle utopie, non roderà lo Stato, ma lo vedrà sempre meno codificare, governare, costare. E, senza la prevalenza del socialismo o dell'individualismo, ne guadagneranno la società e l'individuo, liberati gradualmente dalla troppa inframmettenza del potere centrale, la quale periodicamente nell'una provoca la rivoluzione e la stasi, nell'altro la maligna tendenza tra la dittatura e l'anarchismo.
Fissata la funzione dello Stato nella formola di una proporzione continua, si può descrivere la parabola che ne indica l'evoluzione decrescente.
E questa decrescenza dello Stato indica un'attenuazione continua della lotta sociale, che non è soltanto lotta per l'esistenza, ma per liberamente esistere.
Indica altresì che la successione delle forme di governo può parere accidentale rispetto alla permanenza dello Stato, ma rispetto all'evoluzione dello Stato è necessaria. Dove il volgo dice che le forme sono insignificanti, il pensiero e la storia dicono che sono integranti.
Infatti, se fosse vera l'assoluta indifferenza delle forme, nulla resterebbe di permanentemente necessario, perchè lo Stato, che rispetto al governo, è sostanza, è forma anch'esso rispetto alla società civile, come la società rispetto all'uomo, e l'uomo di fronte all'animale, e così di grado in grado sino all'essere, che sotto un'altro rispetto, è formale anch'esso.
Non facciamo dunque, concessioni al linguaggio volgare, chè il popolo non ne guadagna, e la scienza vi perde.
Ci guadagna la scienza, quando nella successione delle forme, che talvolta costano sangue di generazioni, trova – ed è trovabile – la misura di modo e di tempo. Questa è suprema esigenza.
La funzione unica dello Stato è la legge, e il contenuto della legge è gius politico, non religioso, non didattico. E libero è lo Stato, dove questa sola sia la sua funzione, dove la legge risulti media e perciò appunto sobria. Le molte leggi indicano una evoluzione o impedita o corrotta – tirannide o licenza, perchè dove l'evoluzione è libera, si manifesta per costumi meglio che per codici, e la bontà del governo si misura dal metodo più che dalle leggi….
L'educazione prima è pietà, poi giustizia, finalmente umanità. È pietà, se prevale il tempio, ma pietà spesso feroce, come quella di Agamennone nel sacrificio d'Ifigenia, onde Vico, biasimando Lucrezia, lo riconferma. È giustizia, se prevale lo Stato, ma spesso crudele come di Bruto, che livella i figli. È umanità, se prevale la scienza, che comprende tutto l'uomo. Ciò che sarà umano, sarà veramente pietoso e giusto. Quindi ciascuno istituto è educatore a suo modo; ma l'educazione umana muoverà dall'Ateneo…..
.... Molto la quistione sociale viene ad influire sulla evoluzione decrescente dello Stato. Infatti la prima necessità sociale è decentrare, decentrare sempre, restituire quanto si può di autonomia all'individuo, ai municipii, alle regioni, perchè tanto di impulso si viene a dare alle forze produttive, quanto se ne dà alla spontanea iniziativa individuale e consociata.
Meno lo Stato governa, meno costa, e più la libertà è vera, giacchè, ogni rivendicazione di libertà è una sottrazione ai poteri dello Stato, una restituzione all'autonomia dell'uomo. Quindi il giorno, in cui la questione sociale imporrà allo Stato il meno di gravezze pubbliche, indicherà il menomo di leggi, di governo, di curia. E farà avvertire la sua influenza, sottraendo all'eccesso di governo prima le imprese industriali e gli istituti di credito, come ferrovie, telegrafi, Banche, poi gli enti di giure pubblico permanenti, come i consigli dei municipi, delle provincie, gli Atenei: finalmente le armi, che di stanziali si faranno nazionali.
Quanto alle industrie e agli istituti che la secondano, è chiaro da tempo che la cooperazione individuale illuminata è più produttiva dello Stato, atto piuttosto a meccanizzare che a sviluppare le energie personali.
Rispetto agli eserciti è evidente che la questione sociale li va trasformando di ora in ora, non pure per quel che costano, ma per quel che valgono.
Non è più possibile condurre un esercito alla vittoria senza un ideale, che non solo ai tempi nostri deve essere nazionale, ma sopratutto, umano. La caserma può dare l'uniformità, non la disciplina; può dare anche il soldato ma non il milite. E il milite occorre, oggi, per battersi, e il milite non è automa, è uomo: e molta parte di questo sentimento è diffusa appunto dalla quistione sociale.
In ultimo, rispetto agli enti di giure pubblico permanenti, farà prima avvertire il molto convenzionalismo dell'ente-provincia, sostituendosi, dove occorra, il consorzio dei municipi, il quale è anch'esso una forma di cooperazione, indicata dai bisogni.
Ed ogni ente convenzionale che sparisce o si strema, è tanto di restituito alla libertà e alla proprietà pubblica. Ai municipi restituirà man mano gli statuti, e li restituirà all'Ateneo.
Non saranno i vecchi statuti, ma di quelli porteranno l'autonomia e de' tempi nostri il senso e la scienza del limite.
Per tutti questi versi, e non sono pochi davvero, la quistione sociale influisce sulla evoluzione decrescente dello Stato, e senza essere anarchica, guarda verso l'anarchia come limite all'infinito.
"Stati Uniti d'Europa", ecco un motto ripetuto da quanti sono fautori della pace...
.…. La tendenza degli Stati a federarsi è determinata da necessità impellenti, delle quali alcune hanno forma positiva, altre negativa. Le prime sono: emancipazione e compimento nazionale, tendenza di razza, tendenza umana. E le seconde: resistenza degli Stati egemoni, equilibrio su' mari, cessazione della guerra.