a'-grida | gridi-sdela | secon-zotar
     Atto, Scena

   1             | a'
   2   III,     1|        veggia, senza alcuna cagione, abandonata dal marito. Non so come
   3   III,     4|          Francesco Orsino de Aragona abate de Farfa gli ha donato possessione
   4             | abbiamo
   5   Pro       |            dice «l'è una vecchia», l'abborriscono e vi sputano su come che
   6    II,     2|             che se umiliará e che vi abbracciará e faravi carezze. E sonne
   7   III,     4|          sapete ancora quanto conato abino le umane lettere appresso
   8     I,     5|              d'una certa Filippa che abita in Treio e ch'io veggia
   9    II,     1|            diavolo di nova foggia de abito e di uomo è questa di costui?~ ~
  10     V,     1|              Prudenzio. Ove è questo abominevole mostro prosontuoso? Non
  11    IV,     6|        bestia?~ ~Malfatto. La voglio abracciare nello letto, cosí, vedete.~ ~
  12    IV,     6|      Malfatto. Volevo stare con meco abracciato.~ ~Ceca. Tira alle forche!
  13     V,     8|        aducendo me per testimonio, l'abracciava e baciava...,~ ~Repetitore.
  14    II,     5|              e che lo fuoco ve possa abrusciare.~ ~Prudenzio. E chi è questo?~ ~
  15   Pro       |       potessino avere sarebbe che si abrusciassi e Diomede e Prisciano co'
  16     V,     4|           sempre appresso di voi; ch'accadendo, vi possa mostrare l'affezione
  17   III,     4|            io fossi certo d'andargli accatando, son per trovargli. Vadi
  18   III,     2|           mastro.~ ~Prudenzio. Veni, accede, ambula.~ ~Malfatto. ,
  19    IV,     5|          conto del danaio.~ ~Curzio. Acceleramo i passi; andiamone in casa,
  20   Pro       |           latina, vi fosse stata piú accetta, egli si sarebbe ingegnato,
  21     I,     4|             è decorato tanto magis è accetto, quia «omne simile appetit
  22     V,     7|       inquilino, agricola, incola et accola, transfuga della patria
  23     I,     5|              potrò piú scopertamente accommodarmi a qualche mio piacere. E
  24     V,     1|              Volete che venga solo o accompagnato?~ ~Prudenzio. Come piacerá
  25    II,     5|            li congratulano; e non si acconviene a me esser veduto con esso
  26     V,     7|          Prudenzio. Non avete ancora accordato quel vostro instrumento?~ ~
  27    II,     3|            Ceca. Ed io a te. Siamo d'accordo.~ ~Malfatto. O lassamete,
  28     V,     4|         qualche bel modo, che non si accorgessi chi fussi stato, se pur
  29     V,     4|            gli dirai, che non se nne accorghino li vicini?~ ~Rufino. Giá
  30     V,     8|           andata che, dello amor suo accortasi, ha saputo  fare che sconosciutamente
  31    II,     5|               Prudenzio. Non me sono accorto di questo giottonciculo
  32    II,     3|              quando tu parli. Non ti accostar tanto, ché tu m'amorbi.
  33     I,     3|         presto, di grazia.~ ~Fulvia. Accòstate in qua, Rita, acciò che
  34     V,     8|        finestra.~ ~Repetitore. Io te accusarò bene, .~ ~Malfatto. O
  35    IV,     2|   gastigatissimo censore e defensore acerrimo della iustizia, quod Deus
  36     I,     2|      scuriata cosí grossa cotta nell'aceto. Io ho robbato un pezzo
  37   Pro       |            sentito riprender voi, si achetaranno, di sorte che pareranno
  38    IV,     6|             Oh! Adesso sé che voglio achiamar quello che lui me disse
  39     V,     2|              l'imbasciata.~ ~Fulvia. Acòstameti qui, ché non paia ch'io
  40   III,     3|              premio, sorella, che si acquista in servire i signori.~ ~
  41   III,     4|           mano repleto d'ingeniosi e acuti e morali detti.~ ~ ~ ~
  42    II,     5|            la maestá sua di sottile, acuto e peregrino ingegno, per
  43             | Adhuc
  44    IV,     6|        quando è notte?~ ~Iulia. Vedi adimanda scioca! Per certo, che questa
  45     V,     8|           che lui non li avea saputo adimandare.~ ~Repetitore. Costui è
  46   Pro       |           vieto? E, che sia el vero, adimandatene a questi giovani che, come
  47     V,     8|             che la cagione di ciò li adimandava. Ed eccoti, in questo, venire
  48    II,     3|          sappia come stai? Guarda ch'adimande da sciocco!~ ~Malfatto.
  49     V,     5|            chi adimandi?~ ~Malfatto. Adimando che vorria parlare di portante
  50   Pro       |             par a voi: ché io me nne adirarei; benché voi non sète sole,
  51   III,     1|         mentre che vo per la strada, aditargli e mostrar cosí: - Ello n'
  52    II,     2|          Rita. Io penso che Iddio ve adiutará; e che, quando egli saprá
  53    II,     2|        secondo el nostro bisogno, ci adiuti e ci consoli.~ ~Rita. Buono
  54   III,     4|             speranza di futuro bene, adolcisce l'amare mie angosce. E,
  55    IV,     2|       Prudenzio. Taci, inconsiderato adolescente! È possibile che non ti
  56   III,     2|         parlate, parlate, ché non ve adormirete.~ ~Prudenzio. Camina, dico.~ ~
  57     V,     8|                Rufino, Certo saranno adormiti. Tic, toc, tac.~ ~Malfatto.
  58     V,     4|         renda? Io, certo, le amo, le adoro, le reverisco, per ciò che
  59     V,     8|       commemorare le cose passate e, aducendo me per testimonio, l'abracciava
  60   Pro       |         usure e simonie e distupri e adultèri. E voi altri lasciate, di
  61     V,     7|       retribuzione che ci rendi, eh? adultero, mèco!~ ~Malfatto. Alla
  62     V,     7|             cantare io ancora.~ ~ ~ ~Afatte alla finestra dello muro~ ~
  63   III,     1|       pichiarò tanto che qualcuno si affacciará.~ ~Malfatto. Bona notte.
  64   Pro       |           infelice corti, refugio di affamati e ricetto d'ignoranti, si
  65    IV,     5|               sempre voleva ch'io lo affannassi; e ora, che de picol summa
  66     V,     4|       accadendo, vi possa mostrare l'affezione ch'io vi porto.~ ~Curzio.
  67    II,     1|              pensiero è quello che m'afflige: ch'ho inteso, aimè! che
  68     I,     1|              aver quattro letteruzze affumate, che tutte le donne di questa
  69   Pro       |          come sonno quelli de questi affumati procuratori che parlono
  70   III,     4|        troppo forte. Io non li posso agiognere.~ ~Prudenzio. E va', sciagurato!
  71   III,     2|          ribaldo!~ ~Malfatto. Non me agiognerete, no.~ ~Prudenzio. In nomine
  72    IV,     2|             volta cosí, e cosí, e se agionge poi , e vassi poi in qua.
  73     V,     7|              che non eschi di quello agniporto, se non vòi ch'io te...~ ~
  74     V,     8|        metterò.~ ~Prudenzio. Gratias ago. Non volete venire ancor
  75   Pro       |         quanto se imbattono in certi aguzzi, saputi, inferruzzati, con
  76    II,     1|             m'afflige: ch'ho inteso, aimè! che quel porco, poltrone,
  77   Pro       |         stato buono, si arebbe fatto aitare dal suo pedante. E, se i
  78   III,     4|    Spedisciti, ch'ell'è tardo. Idio, aiutami in tanta necessitá in quanta
  79    II,     3|          adunque; e io te cci voglio aiutare.~ ~Ceca. Ne arei ben voglia.~ ~
  80     V,     7|                 Malfatto. ! Non me aiutate, quando fo alle pugna io.~ ~
  81    IV,     5|             l nostro banchieri ne ha aiutato inel bisogno con una sola
  82     V,     4|        leticia; per ciò che, senza l'aiuto tuo, sono come fragile barca
  83    II,     5|             ch'io non ti dia qualche alapa che non ti metti quattro
  84     V,     7|       Parcere subiectis, quod cadunt alba ligustra:~ ~amen dico tibi
  85             | alcun
  86             | alcune
  87             | alcuni
  88             | alcuno
  89    IV,     2|             in qualche latere con le alee; ed io, cerciorandomene,
  90     V,     7|             rusticando per li tuguri alieni resarcendo el ventre fetido
  91   Pro       |          Belo, che state cheti e che allargate e aprite bene el buco degli
  92     V,     8|         tutti li piedi e le mani per allegrezza. Addio, addio.~ ~ ~
  93     I,     1|          infelice veder si puote: ch'allevatomi al servizio del mio signore,
  94   Pro       |              ricetto d'ignoranti, si allevono. La comedia è nova... Ecco
  95   III,     4|           pregiati appresso dei piú, allontanato se n'era.~ ~Rufino. Ed io
  96    II,     5|             sono in questa inclita e alma cittá tutti lo cognoscono,
  97     V,     7|             Malfatto. Non me bravate almanco.~ ~Prudenzio. Tu nol credi
  98     V,     4|          Anzi, farò conto de avergli alogati in buona parte. E dicoti
  99     V,     8|         coruscante ocello e prenderò alquanti basioli da quella boccula
 100     V,     7|             entriamo in su le parole altercatorie. Parlate equamente, e basta.~ ~
 101   Pro       |            elle son savie a fugirli: altretanto ne farei io.  che, per
 102             | Altrimenti
 103    IV,     2|             Governatore, ch'è nostro alumno.~ ~Malfatto. Sono uomini
 104     I,     2|            sdelacciare le calze e me alza la camisa e me , qualche
 105   III,     2|           nella camisa.~ ~Prudenzio. Alzalo dunque a quel modo, ché
 106   III,     2|            po' la frusta a esso e io alzarò voi e lui ve dará un cavallo
 107     V,     7|            mastro Antonio? che ve ho amato da patre!~ ~Malfatto. Mastro,
 108     V,     8|             quello che mi tiene cosí ambiguo del venire; perciò che non
 109     I,     4|            ancora?~ ~Prudenzio. Dove ambuli? dove vai?~ ~Malfatto. Per
 110     V,     7|              cadunt alba ligustra:~ ~amen dico tibi certa rede coco.~ ~ ~ ~
 111    II,     5|             molto ch'un par nostro l'ami. E «certum est quod natura
 112    II,     5|           ingegno, per consequenti è amica de' periti, savi e dotti
 113     V,     3|       Prudenzio. E racomandateme all'amita sua.~ ~Repetitore. Lassate
 114   III,     2|               Eh! mastro mio, non me ammazetis.~ ~Prudenzio. Giotto! cinedulo!
 115   Pro       |      maliarde, ruffiane, dispettose, ammazzapulce, rempiture del mondo e simile
 116     V,     7|             sia vecchio, ché me farò ammazzare per el mio.~ ~Prudenzio.
 117     V,     4|             gli renda? Io, certo, le amo, le adoro, le reverisco,
 118    II,     3|             accostar tanto, ché tu m'amorbi. Ché non te lavi, che puti
 119     V,     3|        Prudenzio. De grazia, propter amorem Dei, fate che veniat cito.~ ~
 120     I,     4|           vincit amor et nos cedamus amori.~ ~Certamente pare, al giudizio
 121   III,     2|              se ne sarebbe giá fatto ampiamente capace?~ ~Malfatto. Mastro,
 122     I,     4|             Fa' che stii cheto e non amplius loqui. E basta.~ ~ ~ ~
 123             | anco
 124    IV,     1|              Mi non ghe posso catare ancuo negun che me chiami acciò
 125    IV,     4|         qualcun altro suo negozio se andará ad occupare. Ma...~ ~Mastro
 126   III,     2|                     Malfatto. Quando andarasti al monte e quando.~ ~Prudenzio.
 127     V,     1|             ce vorrete stare, ve nne andarete con Dio.~ ~Prudenzio. Vien
 128   III,     4|           dichi ch'io non mancarò di andarvi per ogni modo stanotte e
 129    IV,     2|         disse poltrone.~ ~Prudenzio. Andastegli tu dietro?~ ~Malfatto. Misser
 130    IV,     2|            le mie crepide. Ma dimmi: andasti tu dietro a coloro?~ ~Malfatto.
 131     V,     8|            del marito investigando è andata che, dello amor suo accortasi,
 132     V,     1|      Malfatto. Non ce voglio andare. Andatece voi, che ve venga el cancaro!
 133   III,     1|              ch'in quante cittá sono andati in tante hanno sposata una
 134     V,     6|           illico s'era partito e che andavano per questa strada vicino
 135   III,     4|             Guarda cera de furfante! Andiamogli incontro.~ ~Prudenzio. Bonum
 136    IV,     5|          Curzio. Acceleramo i passi; andiamone in casa, acciò ch'io me
 137    II,     5|        nostro còrculo si latita e lo anellito de quella boccula roscicula
 138   III,     4|          bene, adolcisce l'amare mie angosce. E, per questo, i' sono
 139   Pro       |           vedi quasi venir meno dall'angoscia; e tanto piú quanto se imbattono
 140    IV,     5|            èvvi vergogna e danno all'anima e alla borsa.~ ~Curzio,
 141     V,     7|       Prudenzio. Vieni qua e fa' che animadverti.~ ~Malfatto. La berta me
 142   III,     4|         stimiamo; perché «esto forti animo cum sis damnatus inique».~ ~
 143    II,     4|        ritornato, poi che la porta è aperta. Lásciamegli rendere la
 144     I,     5|              che i gatti ci averanno aperti gli occhi, a questo tratto.
 145     V,     2|          Perché non entrate, che l'è aperto?~ ~Fulvia. E che ne sapemo
 146     I,     4|              decreto de mandargli un'apocha, una pagina, un epistolio
 147             | appena
 148     I,     4|           accetto, quia «omne simile appetit sui simile». Ma solamente
 149     I,     1|           tanto innanzi nel sfrenato appetito trascorso e seco venuto
 150    II,     5|          maestro Prudenzio, eletto e approbato da Sua Santitá censore e
 151   Pro       |            con vostro sommo piacere, aprendoci ben  l'occhio per ricevere
 152     V,     8|               vien , tu!~ ~Rufino. Apri la porta e vederai se io
 153   III,     1|             madonna!~ ~Rita. , : apriranno adesso.~ ~Malfatto. Diteme
 154     V,     7|      Prudenzio. Tu vederai se noi la apriremo poi.~ ~Malfatto. O provateci
 155   Pro       |              cheti e che allargate e aprite bene el buco degli orecchi
 156     V,     8|      Repetitore. Oh! tu sei el bello apro!~ ~Malfatto. Misser no,
 157             | apud
 158   III,     1|              remissemo una cantina d'aqua fresca? Non respondete?
 159   III,     4|          signore Francesco Orsino de Aragona abate de Farfa gli ha donato
 160    IV,     6|             che me sse ricorda, se aranno magnato ogni cosa. Oimè!
 161     V,     8|             nuptie, voi siate nostro architriclino.~ ~Repetitore. Come piace
 162     V,     4|              ad un'otta, non perda l'ardire e l'orgoglio e riverente
 163     I,     1|             qui in Roma ch'io arsi e ardo nell'amore di una belissima
 164     V,     4|          anno, una minima parte de l'ardor mio potrebbe estinguere.
 165   Pro       |            non fossi stato buono, si arebbe fatto aitare dal suo pedante.
 166    IV,     5|             trovati ch'el medesmo vi arebbono detto.~ ~Curzio. Vedi che '
 167    IV,     5|           Come! Che buon per me? che aresti fatto?~ ~Rufino. Avria mandato
 168    IV,     5|           avessivo rechiesti, piú ne arestivo trovati ch'el medesmo vi
 169     V,     4|           mondo per le quali l'uomo, argumentando, a perfetta cognizione delle
 170   Pro       |              facendo, per ora, altro argumento; ben che mi rendo certo
 171     V,     7|             Nunquam, mai, edepol, me aria imaginato questo. Ma vanne
 172    II,     5|            detto?~ ~Malfatto. Me ssi aricomanda e me ha ditto che me vol
 173     V,     5|                 Malfatto. Non me ssi aricorda a me. O Luzio, come se chiama
 174     V,     5|             lo vorria, adesso che me aricordo, quello delli quatrini.~ ~
 175     V,     3|           urisca inelle viscere come arida stipula. Ma será buono ch'
 176     I,     4|            pegaseo fonte; e, come li arieti o li irconi, con li corii
 177   III,     4|          uscio, se non vole ch'io li armi le schiene di bosco. O Rufino!
 178    IV,     2|           sacrosanta iustizia: e non arò fatto nihil; e terrammi
 179     I,     1|             giunto qui in Roma ch'io arsi e ardo nell'amore di una
 180   III,     4|          disciplinato nelle liberale arti, incumba a simile vanitá:
 181     I,     1|           tel credo.~ ~Rufino. Non è articolo di fede; ma ve ricordo ch'
 182   III,     2|            Ma non curare, che tu non ascenderai mai alla catedra di Minerva.~ ~
 183    IV,     5|             tu vedi ch'io volentieri ascolto i consegli tuoi. Ma ti priego
 184   III,     4|             crediate ch'io sia tanto aspernato o reietto perché portamo
 185   III,     5|       chiamare?~ ~Luzio. , voglio. Aspettame, sai?~ ~Minio. Son contento.
 186    IV,     4|             che venghi statim, ché l'aspettamo a prandio.~ ~Malfatto. ;
 187   III,     4|            poco: dove dici tu che ti aspettará colei?~ ~Rufino. Ve l'ho
 188    II,     1|            da casa; né, possendo piú aspettarlo, punto dalla cieca passione,
 189    II,     1|             O venite qua voi, ché te aspettarò.~ ~Curzio. Ascolta solamente
 190     I,     1|             delle mie lunghe fatighe aspettavo in guidardone di mei mal
 191    IV,     4|            ora.~ ~Prudenzio. No, no. Aspettiamo un poco questo puerculo
 192     V,     4|             somma felicitá trapassar aspetto, ma quella che Ercole produsse,
 193     V,     8|           non è molto che simo stati assaltati qui nella strada da un certo
 194     V,     8|           Rufino. E, nel mezzo delli assalti d'amore, io, che dinanzi
 195     I,     3|            ch'al primo né al secondo assalto della Fortuna ci sbigottiamo:
 196     I,     3|          spero che la ragione che mi assecura a chiedergli le cose giuste
 197     V,     8|              che piú tosto che della assenzia sua della vita privar la
 198   Pro       |              che se avessino preso l'assenzio: oltra che le fugono, le
 199   Pro       |              colui? Orsú! Di grazia, assettatevi el meglio che voi possete,
 200   III,     4|           una che tutta alla Rita se assomiglia; e, ogni volta che l'ho
 201     V,     7|              perpetuo de obligazione astretto.~ ~Malfatto. Voi non respondete?
 202     V,     8|          come la necessitá suol fare astuti e scaltriti li uomini...,~ ~
 203     I,     1|        sapete che le donne sempre se attacano al peggio.~ ~Curzio. Guardise
 204    II,     1|       fattogli intendere ch'ad altro attenda. Pur, s'el me si rintoppa
 205     I,     1|         persona ch'ad onorato vivere attende vituperevole cosa sarebbe;
 206   III,     2|             Prudenzio. Lassalo dire. Attendi a te.~ ~Luzio. «Inter magistrum
 207     I,     4|     conculcata che solo alle crapule attendono e incumbunt a rubare, a
 208     I,     2|            tuo.~ ~Luzio. Non è vero. Attenta un po' come pesa lo mio.~ ~
 209     V,     8|               plasmate, cresciute et aucte et educate nel clustro sidereo
 210    II,     5|       boccula roscicula che fiata un'aura, una fragranzia, uno odore
 211     I,     4|              li irconi, con li corii aurati viveno, ché «sine doctrina
 212   Pro       |           compiacer ai piú. Ma, se l'auttore avessi pensato che, per
 213     I,     5|          bello è che poi se ne vanno avantando come se gli fosse un grande
 214     I,     1|             che 'l sole di splendore avanzano, veder non desidero. E giá
 215     I,     1|         andato: non perché io non mi aveggia ch'ella non sia nobile,
 216             | avendo
 217             | avendosi
 218             | avendovi
 219    II,     5|           vadia per ogni modo quando averemo epulato. Camina.~ ~Malfatto.
 220             | avergli
 221    IV,     6|           altro. Oh cagna! Me pare d'averla giá in braccio e de basarla
 222             | averli
 223             | averne
 224   III,     5|             scola, tu?~ ~Minio. Come averò pranzato. Non me vòi venir
 225    IV,     4|              bisogna battere, ché  averta la porta.~ ~Prudenzio. Non
 226     I,     1|             dato moglie, par loro di averti ristorato d'ogni tua fatica
 227     V,     4|         Signor : eccoli.~ ~Curzio. Avertisci che non ti caschino.~ ~Rufino.
 228   III,     4|           Curzio. De grazia, mastro, avertite ai casi vostri.~ ~Prudenzio.
 229   III,     4|          Rufino. Bastaria che voi li avessevo in cassa.~ ~Curzio. Per
 230             | aveva
 231     V,     8|             parabola!~ ~Rufino... ed avevala lasciata ed erasene venuto
 232             | avevano
 233             | avevo
 234    IV,     5|             voi. Vi priego che non l'aviate per male, ché l'amore ch'
 235     V,     8|                Repetitore. Io voglio avicinarmegli alquanto.~ ~Rufino. Va'
 236    II,     4|            banco non ha avuto ancora aviso da casa. Certo deve essere
 237   III,     1|       Rengraziato sia Dio che voi me avite sentita!~ ~Ceca. Perdonateci.
 238    IV,     5|              aresti fatto?~ ~Rufino. Avria mandato per madonna Fulvia.~ ~
 239   III,     4|          quattro parole a mio modo e avvertirlo che si rimanga di andargli,
 240   Pro       |             che non bisogna ch'io li avvertisca; ché,  come persone ripiene
 241   III,     2|              et tu fac istud tema. E avvertisci ch'io non ritorni nella
 242     I,     4|            studi prosunt. E ciò solo avviene ché li uomini sono inimicissimi
 243     V,     7|         Antonio. Vo' tornarme indrio aziò non me daga qualche botta
 244   III,     4|          imparato a me sino al «be a ba, be e be».~ ~Curzio. Voi
 245    IV,     2|           ignorante! Povera Cerere e Bacco, a chi lascieno epulare
 246     V,     8|           testimonio, l'abracciava e baciava...,~ ~Repetitore. Alla barba
 247     I,     3|            forsi rotto el collo, ché bada tanto a darci la risposta.~ ~
 248     I,     2|              mercé, ché lo tuo è piú bagnato! Per ciò...~ ~Luzio. E lo
 249   III,     4|      mercaremo doi o tre oboli idest baiocchi de fercule per prandio.~ ~
 250     V,     7|           intrare in palestra con li baiuli.~ ~Mastro Antonio. Che balestre,
 251    II,     5|           bene a tenerlo, ché quanti báiuli, quanti inepti villichi
 252   III,     1|            venire.~ ~Rita. Oh bestia balorda! Io pichiarò tanto che qualcuno
 253    II,     3|              figliolo?~ ~Ceca. Taci, balordo! E dove trovi tu che gli
 254   Pro       |              non sei savio, tu sarai balzato peggio che non è quel buffon
 255    IV,     5|           Curzio. Vedi che 'l nostro banchieri ne ha aiutato inel bisogno
 256     V,     7|          Fateve in qua, come dice el barbato Catone: «Rumores fuge».~ ~
 257   Pro       |         saputi, inferruzzati, con le barbe e' capegli coloriti, che
 258   III,     4|              e partim andarò sino al barbitonsore. Non odi, villico, stabulatio,
 259     V,     4|         aiuto tuo, sono come fragile barca vicin'al porto da contrari
 260    IV,     6|           averla giá in braccio e de basarla e de mozzicarla e de voltarme
 261   III,     1|            che venga abasso e che te basi un poco?~ ~Rita. Eh, sciagurato,
 262     V,     8|           ocello e prenderò alquanti basioli da quella boccula ch'è un
 263     I,     1|            Si sa bene ch'io non sono bastante a dargli delle stelle del
 264     I,     1|          Rufino. Per ciò che non gli basteria un papato.~ ~Curzio. Se
 265   Pro       |      mottegiare e 'l burlare altrui. Bastive l'avere ragionato un pezzo
 266   Pro       |             che non è quel buffon da bastonate dell'asino. Odi quell'altro
 267   III,     4|       portitore cellicolo, idest del beatissimo pontifex maximus, in nel
 268     I,     1|            che l'amata vista di suoi begli occhi sereni, che 'l sole
 269     I,     1|             e ardo nell'amore di una belissima giovane e  fattamente
 270     V,     4|            perfetta cognizione delle bellezze del cielo suol venire. E
 271   III,     4|             farete fuori del debito; bench'io non multi facio le parole
 272   III,     5|           prima, per la croce de Dio benedetta, de non me raccusare.~ ~
 273     I,     4|               se alcuno vole captare benevolenzia appresso di loro, bisogna
 274     V,     8|             abbi, poco fa, obviati i berruari che vanno facendo le excubie
 275     V,     7|          animadverti.~ ~Malfatto. La berta me la date voi, alla .~ ~
 276    IV,     2|        uomini questi che dite o sono bestie?~ ~Prudenzio. Sei bestia
 277    IV,     2|            demone me ha posta questa bestiola dinanzi? ché nihil prodest,
 278    IV,     6|             croce, che non ho ancora beuto. Odi, odi; non te spartire.
 279   III,     1|             ssi era scordato. Volete beverare de qua con noi, che iersera
 280    II,     3|               Odi. Andiamo insiemi a bevere un'ostaria alla foglietta
 281   III,     2|           sempre dorme con meco ed è bianca e roscia.~ ~Prudenzio. Orsú!
 282    II,     3|              la rogna, no. Vedi? Son bianco. Guarda un po'. Te voglio
 283     V,     4|            questi tali maledici che, biasmando le donne, biasmano loro
 284     V,     1|                 Malfatto. ; ma non biastemate.~ ~Prudenzio. È il diavolo,
 285   III,     4|          possino venire a voi queste biasteme!~ ~Malfatto. Ámenne. El
 286     V,     8|           ché ve promettemo una bona bibalia.~ ~Repetitore. Cioè, una
 287    II,     5|           glauci co' supercilii leni biforcati, col pettusculo niveo, vera
 288     V,     3|               in nella senectu fiunt bis pueri! Ma tedet mihi che '
 289    II,     2|             è povera; e ogni poco di bisbiglio che si levassi contro di
 290     V,     4|            luoghi. E che so io se mi bisognassi cosa alcuna?~ ~Rufino. E
 291     V,     4|          Rufino. E che volete che vi bisogni?~ ~Curzio. E che ne so io?
 292    IV,     3|          compassione che alle povere bisognose e vedove aver si deve. Grande
 293     V,     3|         sieno stati discordanti alle blandizie e faci veneree e alle lascivie
 294    II,     5|             della mia unica, lepida, blandula, melliflua e morigerosa
 295     V,     8|            essere coram quel soavio, blandulo e niveo corpusculo.~ ~Malfatto.
 296   Pro       |             piú coi gesti che con la boca e fanno intendere a cenni
 297     I,     2|             e poi me vole leggere la Boccolica. Ma, alla , poi ch'io
 298    II,     5|          Malfatto. Prosopito des los bondi.~ ~Prudenzio. Taci, temerario,
 299     V,     1|           venga el cancaro! Non site boni se non a farme caminare.
 300   III,     4|              ingiuria. Ma ambula cum bonis et cetera.~ ~Curzio. Che
 301   Pro       |          avete? che vi manca? di che borbottate? Perché ho detto «nova»,
 302    IV,     5|             e danno all'anima e alla borsa.~ ~Curzio, Non posso io
 303   III,     1|              come poi hanno piene le borse e che sono richi e che pensono
 304   III,     4|             io li armi le schiene di bosco. O Rufino! Non odi?~ ~Rufino.
 305     V,     7|             aziò non me daga qualche botta nel cavo.~ ~Malfatto. Vedete
 306     I,     4|           accorgeno che sono tanquam boves et oves et super pecora
 307    IV,     6|              Me pare d'averla giá in braccio e de basarla e de mozzicarla
 308     V,     7|             Malfatto. Tirateve  le brache, mastro.~ ~Prudenzio. Nunquam,
 309     V,     7|          troppo. Ove domino e'  la bretta?~ ~Malfatto. Tirateve 
 310     I,     1|           esser povera) che spero in breve venir a capo di qualche
 311     V,     4|       presente me trovo, non pur una brevissima notte come fia questa ch'
 312    IV,     4|              parlar con lui sotto un brieve epilogo prima che saturi
 313   Pro       |          quali di continuo stanno in briga; e, pur che li venghi ben
 314   Pro       |            con le donne e stan sulle brusche cere, sul tagliar dei mostacci
 315   Pro       |           sul tagliar dei mostacci e brusciar delle porte e 'l far de'
 316   III,     1|        Malfatto. O che sei vecchia e brutta? Fio. Cancaro te venga!
 317    IV,     2|            bestia insolentissima tu, bubone!~ ~Malfatto. Che ne so io?
 318   Pro       |           allargate e aprite bene el buco degli orecchi acciò che
 319   Pro       |        balzato peggio che non è quel buffon da bastonate dell'asino.
 320    II,     2|          uomini, che sonno fallaci e buggiardi.~ ~Fulvia. Hai tu veduto
 321     I,     2|              mi sono levato troppo a buon'ora. E me sono scordato de
 322   Pro       |           grazia, el mottegiare e 'l burlare altrui. Bastive l'avere
 323     V,     7|          Questo insolente par che se burli di ciò che gli dicemo.~ ~
 324    IV,     6|             capo!~ ~Malfatto. Voglio bussar per dispetto tuo, adesso.
 325     V,     5|       Trappolino. Chi sei tu che hai bussato?~ ~Malfatto. Sono un certo
 326    IV,     4|         rubeo si divertirá el colore busseo.~ ~Mastro Antonio. Non bisogna
 327   III,     1|               Malfatto. Dico: perché bussi all'uscio mio?~ ~Rita. Io
 328   III,     2|               Inter magistrum me dat caballos cum nerbo...».~ ~Malfatto.
 329     V,     7|                Malfatto. So' stato a cacare, veh, Luzio! Adesso so'
 330   III,     2|            le calze, di grazia, c'ho cacato nella camisa.~ ~Prudenzio.
 331   Pro       |          nome. Che bisogna che tu ti cacci cosí drieto a colui? Orsú!
 332   III,     4|             el gentiluomo non se gli cacciano in casa? Ma non curare,
 333    II,     1|              Malfatto. Ve lle volevo cacciare e metterve queste mie che
 334   III,     2|           cavallo e poi tutti doi me cacciarete lo naso.~ ~Prudenzio. Poltrone
 335     I,     3|            quanto piú presto possete cacciatevela; ché le cose che indugiano
 336     V,     1|            prostato in terra come un cadavero.~ ~Malfatto. Hai veduto
 337    IV,     4|     tempestive.~ ~Malfatto. Ve possa cader sul capo la tempesta!~ ~
 338     V,     7|              Parcere subiectis, quod cadunt alba ligustra:~ ~amen dico
 339     V,     4|        potrete ben dire che vi sieno caduti.~ ~Curzio. Anzi, farò conto
 340    IV,     4|            alla petulanzia carnale e cagion è che vadia con la barba
 341     I,     4|           capestrunculo, un cinedulo calamistrato, un tonditore di monete,
 342    II,     5|       resarcire el ventre e farte le calighe e i diploidi e i pilei,
 343   III,     2|      Prudenzio. Sdelacciali prima le callighe.~ ~Luzio. Eh! per lo amor
 344     I,     3|        contentarsi ch'io, misera! in cambio della figliuola con esso
 345   III,     4|             ve venga dereto. Mastro, caminano troppo forte. Io non li
 346     V,     2|           Minio, Ceca.~ ~ ~ ~Fulvia. Caminiamo, Rita, ché l'è notte.~ ~
 347     V,     8|             e, gittatosi sopra della camiscia un camorrino, comparí dinanzi
 348     V,     8|              sopra della camiscia un camorrino, comparí dinanzi a lui ch'
 349   III,     4|                 Prudenzio. Impulsant campanicule.~ ~Rufino. Patrone, ecco
 350    II,     1|           Malfatto. Voglio andare in Campo de fiore.~ ~Curzio. Con
 351     V,     7|             un poco.~ ~Prudenzio. Ah cane villatico! Latri da longa
 352     V,     7|              per adesso, no; lassate canere a questo nostro discipulo.
 353    II,     1|         scarpe, pelose, nere. Volete cangiare con le mie?~ ~Curzio. Son
 354    II,     1|              la istessa felicitá non cangiarei el stato e 'l grado mio.
 355   III,     2|           Malfatto. Guarda scrizi da cani!~ ~Prudenzio. E quando?~ ~
 356   III,     4|          grave, e andate tutta notte cantando, facendo le mattinate, come
 357     V,     7|         Prudenzio. Oh bono! oh bono! Cantate alquanto.~ ~Malfatto. So'
 358     V,     7|           Alla , mastro, che avete cantato molto bene, questa sera.~ ~
 359     V,     7|              Antonio. A dirò ben una canzona, s'el ve piase.~ ~Prudenzio.
 360     V,     4|         cantare a l'uscio non so che canzoni. Vorrei che tu gli rompessi
 361   III,     2|         sarebbe giá fatto ampiamente capace?~ ~Malfatto. Mastro, date
 362   Pro       |       comedia: ché,  come voi sète capaci e buoni retentori delle
 363     V,     6|          Luzio è di bona indole e di capacissimo ingenio; ma quel furcifer
 364     I,     4|             campi. E, se alcuno vole captare benevolenzia appresso di
 365     V,     8|              a Roma...~ ~Repetitore. Caput mundi.~ ~Rufino... per non
 366    II,     2|              forsi mi terrestivo piú cara che non mi tenete.~ ~Fulvia.
 367    II,     2|              vi abbracciará e faravi carezze. E sonne certa, per ciò
 368     V,     7|          Antonio. , ; lassate el cargo a mi. Trin, trin.~ ~Prudenzio.
 369    IV,     5|            non mi sarebbono stati  cari, ancor ch'io ne abbia di
 370     V,     8|   composizione, io? c'ho piú caro un carlino che non quanti scartabelli
 371     V,     7|             miurum miserum nihil mea carmina curas.~ ~Me mori cogis nempe
 372    II,     3|            te lavi, che puti com'una carogna?~ ~Malfatto. Non ho la rogna,
 373     V,     4|         Curzio. Avertisci che non ti caschino.~ ~Rufino. Non dubitate.
 374   III,     3|              Dio grazia, ne hanno le case ripiene; ch'i buoni non
 375    II,     5|           Malfatto. Non ho comparato caso, messer no. Avete fame,
 376   III,     4|      Bastaria che voi li avessevo in cassa.~ ~Curzio. Per mia , che,
 377    II,     5|           col pettusculo niveo, vera cassula et arcula ove ch'el nostro
 378     I,     4|         delle virtú e delle Muse del castalio e pegaseo fonte; e, come
 379    II,     5|             scelesto! Non curare: te castigarò bene, .~ ~Malfatto. Oh
 380   III,     2|           chi non riprende con degne castigazioni el figliuolo l'ha in odio
 381    IV,     1|            Antonio. Mi non ghe posso catare ancuo negun che me chiami
 382   III,     2|              non ascenderai mai alla catedra di Minerva.~ ~Malfatto.
 383     V,     7|            qua, come dice el barbato Catone: «Rumores fuge».~ ~Mastro
 384   III,     4|           bisogna minarci per essere catrafatto con l'ense ferreo e col
 385     I,     5|           parlare, credo che sia una cattiva pratica, la sua; e son certa
 386   III,     3|              potrebbono fare qualche cattivo scherzo.~ ~Rita. E che ci
 387     V,     6|            abbia condutto in qualche cauponaria e che non emino per i quadranti
 388    IV,     2|      rispondere ai maggiori tuoi piú cautamente che non fai.~ ~Malfatto.
 389     I,     4|             Sempre me volete dare li cavali, voi; e sempre me fate andare
 390    II,     5|             observantissimi e fargli cavar el cuor del corpore.~ ~Malfatto.
 391   III,     4|            Dice lo vero. Non ce è da cavare qua.~ ~Curzio. Sapete che
 392    II,     1|          vedere che, pian piano, gli cavarò di bocca ogni cosa.~ ~Malfatto.
 393   III,     4|             ve dico che «litem ferre cave».~ ~Curzio. Che volete che
 394    II,     4|           per me, non so dove se gli caverá costui questi denari: ché
 395    IV,     5|              senza altri contratti o cavillazioni.~ ~Rufino. Io me ne sono
 396     V,     7|            me daga qualche botta nel cavo.~ ~Malfatto. Vedete  che
 397     V,     7|             andamo a dormire, ché se cce passará questa stizza.~ ~
 398     I,     4|             Omnia vincit amor et nos cedamus amori.~ ~Certamente pare,
 399   III,     4|            lo credi, no, che te farò cedere locum maiori?~ ~Malfatto.
 400     I,     1|            dui anni che, da che seco celebrai le nozze, me partii e vagando
 401   III,     4|         piedi al clavigero portitore cellicolo, idest del beatissimo pontifex
 402   Pro       |             boca e fanno intendere a cenni tale che non ha né occhi
 403   III,     4|             rivale.~ ~Curzio. Guarda cera de furfante! Andiamogli
 404    IV,     2|           Prudenzio. Oh insulsissimo Cerbero ignorante! Povera Cerere
 405     V,     4|             ch'egli hanno, inei quai cercano di sotrarre altrui per aver
 406     V,     8|             perdendo piú el tempo in cercarlo quia pavesco de non me incontrare
 407   Pro       |              E credo bene che chi vi cercassi ai piedi vi trovarebbe forsi
 408     V,     5|          quello ch'io te dissi ch'io cercavo?~ ~Luzio. E che ne so io?
 409    IV,     2|           latere con le alee; ed io, cerciorandomene, te scoriarò vapulandote
 410    II,     5|               Prudenzio. Se io fosse cerciorato vendundarme la toga, voglio
 411     I,     1|           altro e, se tu ti lamenti, cercono di farti uccidere e pensono
 412   Pro       |           donne e stan sulle brusche cere, sul tagliar dei mostacci
 413     V,     3|              lettere, e che hanno il cerebro ripieno di lucubrazioni
 414    IV,     2|            Cerbero ignorante! Povera Cerere e Bacco, a chi lascieno
 415     I,     1|              paura di costui. Ma che certezze ne hai tu di questo?~ ~Rufino.
 416             | certi
 417   III,     4|               Ma ambula cum bonis et cetera.~ ~Curzio. Che ambula? che
 418    II,     2|          Rita, adesso? Molto stai  cheta.~ ~Rita. Che volete ch'io
 419    IV,     6|           giú adesso. Ma, de grazia, chiamame un poco quello che mena,
 420   Pro       |            biasmano, le vituperano e chiamanole streghe, maliarde, ruffiane,
 421    IV,     6|             figliuoli; e essi poi me chiamaranno tata, missere; e io compararò
 422     V,     8|           esso lei e me ha mandato a chiamarvi; ché la madre e lui sono
 423    IV,     6|           Malfatto. Vorria che tu me chiamassi quello che mena.~ ~Ceca.
 424    II,     1|              Non odi?~ ~Malfatto. Me chiamate io, voi?~ ~Curzio. , chiamo.
 425     V,     8|              con el lume in mano; e, chiamatomi, mi dice: - Sta' , ch'
 426    II,     5|            che...~ ~Malfatto. Non se chiamava Ercole, messer no.~ ~Prudenzio.
 427    IV,     2|           familiaritá, che statim me chiamò a sé e postulòmi ch'andassi
 428     I,     3|          saranno cagione di rendervi chiara senz'altri testimoni apresso
 429     I,     1|         Parlame chiaro.~ ~Rufino. La chiarezza è questa: che ci è chi la
 430     V,     8|         Rufino. Voi me avete bello e chiarito.~ ~Prudenzio. State de buona
 431   Pro       |            la qual io ne abbi da far chiavare qualcuno di voi, a mal modo,
 432     I,     1|            Se intende ch'ella abbi a chiedere cose possibili e non quelle
 433     I,     3|            ragione che mi assecura a chiedergli le cose giuste e oneste
 434   III,     4| bibliotecario ancora a riscuotere un chirografo, idest un libellulo scritto
 435     V,     8|              amor nostro, un paro de chiroteche bene olenti.~ ~Rufino. Che
 436     I,     2|       quatrino ché me ne cómpari una ciambella.~ ~Minio. Oh! bon , Luzio.~ ~
 437    II,     5|        passará mai piú nessuno delle ciambelle? ché vorria spendere questi
 438     V,     5|           sciagurato!~ ~Malfatto. Me ciancio con teco. Ma andiamo un
 439     I,     4|     corporale refezione e resarcire, cibando, el ieiuno ventre. O Malfatto!~ ~
 440   Pro       |        Silenzio. Oh! spettatori, che ciccalar è questo? Di grazia, lasciate
 441    II,     1|              aspettarlo, punto dalla cieca passione, in qua ne son
 442    II,     5|          derelicto mentre eravamo in circulo a discutere alcuni dubi
 443   III,     4|        andarò ad osculare i piedi al clavigero portitore cellicolo, idest
 444   III,     2|               latibulo di sporcizie, cloaca di fecce? Ma non curare,
 445     V,     8|              et aucte et educate nel clustro sidereo dallo opifero Iove.~ ~
 446     V,     7|             carmina curas.~ ~Me mori cogis nempe profecto quidem.~ ~ ~ ~
 447    IV,     4|                 Prudenzio. Costui se cogita d'essere un vafro uomo et
 448   III,     4|              la Spettabilitá Sua non cogitet ch'un paro nostro, disciplinato
 449    IV,     4|         contremisco totiens quotiens cogito nelli estuanti desiri per
 450     I,     4|            tornamo! Voi me ci volete cogliere come le altre volte. Non
 451    II,     1|              mahu! cagna! Non me cci coglierete, no.~ ~Curzio. E perché?
 452     V,     7|           tragono.~ ~Rufino. Diavolo coglili!~ ~Prudenzio. Fateve in
 453     V,     4|             argumentando, a perfetta cognizione delle bellezze del cielo
 454    II,     5|             poltrone.~ ~Prudenzio. E cognoscelo tu?~ ~Malfatto. Misser ,
 455     I,     1|           mal grado. Lui non mi deve cognoscere anco, ah?~ ~Rufino. Voi
 456    II,     5|          vendundarme la toga, voglio cognoscerlo e fargli dar molte vulnere
 457   Pro       |              è Roma. So che tutti la cognoscete. E, perché questi recitanti
 458    IV,     6|              se pentirá d'avermi mai cognosciuta.~ ~Malfatto. Orsú! Basta:
 459    II,     5|             carnale. Et ipse è molto cognosciuto apresso della genitrice
 460    II,     5|        inclita e alma cittá tutti lo cognoscono, se li congratulano; e non
 461   Pro       |             guasti e di continuo gli colano e, quando sputono, fan certe
 462     V,     8|            che sconosciutamente si è colcata con esso lui in casa de
 463             | colei
 464   III,     4|            mio unico perpetuo domino colendissimo del Monsignor mio; e partim
 465     I,     2|             me sono scordato de fare collazione, ch'è peggio: benché madonna
 466    IV,     4|             in rubeo si divertirá el colore busseo.~ ~Mastro Antonio.
 467   Pro       |              con le barbe e' capegli coloriti, che gli par loro di esser
 468     I,     3|              la mia disgrazia, senza colpa o cagione, privata me ne
 469   Pro       |           punte, come piú pericolosi colpi degli altri, che non n'ho
 470     I,     5|            io posso. I' vi son stata còlta dell'altre fiate su queste
 471     V,     8|         gittatasegli ai piedi con un coltello in mano, pregavalo che piú
 472     V,     8|              tirati non gne nne abbi còlto qualcuno. I' vo' pichiare,
 473     V,     8|              un povero servitore son comandamenti...,~ ~Repetitore. Oh salata
 474   III,     4|           della iustizia e di quanto comandano le municipali leggi sacrosante
 475    IV,     4|             se vole delli patroni da comandare, che se lli trovi. Guarda
 476     V,     4|              porto da contrari venti combattuta. Per certo, ch'al desiderio
 477   Pro       |   spegneranno i lumi e poi farete le comedie alla muta. Odi, odi quel
 478    II,     2|         savia e lui ne ha voglia. Ma cominciamo, ch'ell'è tardo. E leviamoci
 479     V,     8|             se stesso vergognandosi, cominciò a commemorare le cose passate
 480     V,     7|          strambotti?~ ~Prudenzio. Al commando della Signoria Vostra.~ ~
 481     V,     8|            vergognandosi, cominciò a commemorare le cose passate e, aducendo
 482     V,     8|         purgando la cittá di cattivi commerzi. Ma chi è questo ch'esce
 483     V,     4|          Rufino. Non è questo: ma la commoditá suol fare li uomini e le
 484     V,     4|             in poi, tutto el resto è commune fra te e me: e tu lo sai.
 485     I,     4|             voi quelle che me volete comparare domane.~ ~Prudenzio. Ego
 486    IV,     6|      chiamaranno tata, missere; e io compararò uno asino per andare a cavallo
 487    II,     5|              lui?~ ~Malfatto. Non ho comparato caso, messer no. Avete fame,
 488     I,     4|           piedi, io. Ma quando me le comparerete?~ ~Prudenzio. Domani omnino,
 489     V,     8|         della camiscia un camorrino, comparí dinanzi a lui ch'a parlare
 490     I,     2|           dato un quatrino ché me ne cómpari una ciambella.~ ~Minio.
 491     I,     4|             Tu vai optando ch'io non comperi l'altre nove.~ ~Malfatto.
 492   Pro       |              fatto a buon fine e per compiacer ai piú. Ma, se l'auttore
 493   III,     4|          amici e quanti cognosco per compir alla promessa della dote
 494    IV,     2|           bibliotecario non ha manco compita l'opera per la quale gli
 495    IV,     5|              fragile e di piú debole complessione?~ ~Curzio. Rufino, tu vedi
 496    II,     3|         Dimme un po': el tuo patrone compone piú versi?~ ~Malfatto. .
 497     V,     8|  singularissimo misser Rufino, voler componer in laude vostra uno epigramma.~ ~
 498   III,     4|     Prudenzio. Ché noi non siamo per comportarci alcun dedeco, idest mancamento.~ ~
 499     V,     8|          volete che faccia de vostra composizione, io? c'ho piú caro un carlino
 500     V,     7|               Oh bono! oh bono! Hali composti la Magnificenzia Vostra
 501    II,     5|    metamorfoseo. E, per quanto posso comprendere, gli piace molto ch'un par
 502     V,     1|             simili ignoranti che non comprendono i sensi delle litterali
 503     V,     8|              in qualche furone e che conatamente non mi spolii sino alla
 504   III,     4|             non sapete ancora quanto conato abino le umane lettere appresso
 505     I,     1|              a ognuno.~ ~Curzio. Tel concedo, questo. Ma non cognosce
 506     V,     6|           sin qui a questo caupone e concernere con ocello de línceo se
 507     I,     1|              ch'ella vole, noi stiam conci!~ ~Curzio. E perché?~ ~Rufino.
 508    II,     3|         stare con lui; ché me voglio conciare con questo bono uomo che
 509   III,     4|           appresso i buoni discipuli concivi e munifici che sono copiosi
 510     V,     8|   letificazione del maestro, potessi conclamare dinanzi la casa della dignissima
 511     I,     1|              a casa di Filippa e che concludi el tutto. E promettegli
 512     I,     1|            io non gl'impari a far le concordanzie a suo mal grado. Lui non
 513   III,     1|            che tengono le mogli e la concubina! E quanti di quegli che
 514    IV,     5|            cose che non patiscono le concubine. Oltre che vi pelano e vi
 515     I,     4|         imago»; ed hanno  la virtú conculcata che solo alle crapule attendono
 516    II,     5|       veneree, stimulandone molto la concupiscenzia carnale. Et ipse è molto
 517    II,     5|              con stipendio congruo e condecente ad un paro nostro, meni
 518     I,     3|              giuste e oneste la fará condiscendere ai voti mei.~ ~Rita. Grande
 519   III,     2|              essemplifichi gli altri condiscipuli tuoi. Olá! o Minio!~ ~Minio.
 520     V,     6|         avessi itinerato al domo del condiscipulo come sono andato io per
 521     I,     5|              che lei è quella che la conduce, a scavezzarsi el collo.
 522     V,     6|           costumi e facilmente potrá conducerlo a qualche precipizio. Ho
 523     V,     3|            in tripudio, ch'io ve llo condurrò omnino e portarovi risposta
 524     V,     6|         quello insolente non l'abbia condutto in qualche cauponaria e
 525    II,     1|               eh?~ ~Curzio. So ch'el confessa senza tratto di corda.~ ~
 526     I,     4|            dicitur che a fele, senio confetto, se lli convenga un mure
 527    II,     5|           tutti lo cognoscono, se li congratulano; e non si acconviene a me
 528    II,     5|             regionario con stipendio congruo e condecente ad un paro
 529     I,     4|          quam contentus s'io potessi coniugnerla nosco in coppula e vinculo
 530    II,     1|          Malfatto. L'è un mastro. Lo conoscete bene voi, . Ed è innamorato,
 531    IV,     5|             per voi. E non so che vi conoschiate piú in costei ch'in vostra
 532   Pro       |              fatto, non si tengono a conscienzia, sotto le paci e le pigierie,
 533    IV,     5|           ch'io volentieri ascolto i consegli tuoi. Ma ti priego che,
 534    II,     5|             e peregrino ingegno, per consequenti è amica de' periti, savi
 535    IV,     2|            della iustizia, quod Deus conservet incolumen, col quale avemo
 536   III,     1|              di grazia. Non mi posso consolar da quel scempio che...~ ~
 537    II,     2|              bisogno, ci adiuti e ci consoli.~ ~Rita. Buono è di sperare
 538    II,     5|          inel mezzo del fòro, in nel conspetto di molti egregi ed eccellentissimi
 539     I,     4|             cittá, nella quale avemo consumpte molte pecunie in resarcirla.
 540    II,     5|          tutto me letifica, e che io contemplo quella fenestrula, statim
 541   III,     4|           quia «contra verbosus noli contendere verbis». Ma non crediate
 542     I,     1|         Rufino. Volete altro, che si contentará di fare quanto vorrete voi?~ ~
 543     V,     8|            gli disse ch'ella era per contentarlo di molto piú che lui non
 544     I,     3|              è invaghito, mostri non contentarsi ch'io, misera! in cambio
 545   Pro       |           tutto, almeno in parte, di contentarvi; e, se pur egli a ciò non
 546    II,     2|         buona donna prima che si sia contentata?~ ~Rita. Be', madonna, non
 547     I,     3|             sposare, se ei non se ne contentava; e voi, perdonatemi, poco
 548     I,     1|            signore ha fatto. Che tal contentezze veggia in lui qual egli
 549     V,     8|              ché la madre e lui sono contenti che voi la sposiate stanotte
 550     I,     4|              hedo. E saria plus quam contentus s'io potessi coniugnerla
 551   Pro       |              di esser el gallo della contrada e non si accorgeno che pute
 552     V,     4|              barca vicin'al porto da contrari venti combattuta. Per certo,
 553   III,     4|            ne sono incerto? Anzi, el contrario.~ ~Rufino. Bastaria che
 554    IV,     4|             el ventre; ché non posso contrastar alla petulanzia carnale
 555    IV,     5|            che sète uomo non possete contrastare ai stimoli della carne,
 556    IV,     2|           incolumen, col quale avemo contratta gran familiaritá, che statim
 557    IV,     4|             Prudenzio. Io el so, ché contremisco totiens quotiens cogito
 558     V,     3|           sero.~ ~Repetitore. Non ve conturbamini. Tornate pur dentro.~ ~Prudenzio.
 559     I,     4|               senio confetto, se lli convenga un mure tenero. Oh terque
 560   III,     4|              Prudenzio. Dico che non convenit ad uno experto viro laniare
 561   III,     4|               se non che tu me farai convertire la ultrapelia in ira.~ ~
 562   III,     4|          concivi e munifici che sono copiosi di famuli e di gladiatori.~ ~
 563     I,     4|         potessi coniugnerla nosco in coppula e vinculo matrimoniale.
 564             | coram
 565    IV,     4|         sanando le vulnere ch'ho nel corculo e nello èpate, in rubeo
 566    II,     5|              arcula ove ch'el nostro còrculo si latita e lo anellito
 567    II,     1|             confessa senza tratto di corda.~ ~Malfatto. Ché non me
 568     V,     7|             Audi, fili mi e fratello cordiale.~ ~Mastro Antonio. Mi no
 569   III,     2|          Luzio. Come se declinano le coregge, mastro?~ ~Prudenzio. Hoc:
 570     I,     4|           arieti o li irconi, con li corii aurati viveno, ché «sine
 571     I,     4|              cosetta per prendere la corporale refezione e resarcire, cibando,
 572    II,     5|             fargli cavar el cuor del corpore.~ ~Malfatto. Oh! Mastro,
 573   III,     4|             camini?~ ~Prudenzio. Per corpum meum...~ ~Malfatto. Ché
 574     V,     8|             soavio, blandulo e niveo corpusculo.~ ~Malfatto. So' ben qua,
 575   Pro       |             hanno uno starnuto e una corregia in ordine. Ed elle son savie
 576    IV,     4|         Malfatto. Me voglio metter a correre acciò che non me veda.~ ~
 577     V,     7|              pigliate quella spada e correteli dereto? ch'io ve cci voglio
 578   III,     4|           ch'io vo, .~ ~Prudenzio. Corri, che te rompi el collo!~ ~
 579   III,     1|           moglie per saziare la loro corrotta e disonesta vita! E altri
 580   Pro       |            quegli che nelle infelice corti, refugio di affamati e ricetto
 581     V,     8|         vederò pure quel rutilante e coruscante ocello e prenderò alquanti
 582     I,     4|             al fòro per emere alcuna cosetta per prendere la corporale
 583   III,     1|            parlando in còlera, com'è costume di noi altre vecchie, son
 584     V,     6|              uno inepto ai litterali costumi e facilmente potrá conducerlo
 585   III,     4|             obliandoti, nel mezzo di cotante miserie, di me sei stato
 586   III,     2|            uomo nefario, ch'in tanti cotidiani lustri non abbi imparato
 587     V,     8|              nivee manule fabricate, create, plasmate, cresciute et
 588    IV,     6|              Malfatto. Che vòi ch'io creda?~ ~Ceca. Che te farò andare
 589   III,     4|         maraviglio se non di chi gli crede a tali uomini che sono piú
 590     V,     8|          forsi che 'l patrone non si credeva godere con la figliuola
 591   III,     4|           contendere verbis». Ma non crediate ch'io sia tanto aspernato
 592    IV,     5|            in casa vostra.~ ~Curzio. Credolo. Ma vattene innanzi e fa'
 593     I,     1|           lusinghevole sue parole ho creduto, ne sono andato: non perché
 594   Pro       |             star piú cheti. Diavolo, crepagli! Che avete? che vi manca?
 595   III,     2|                 Luzio. «... ego tiro crepida».~ ~Malfatto. Che diavolo
 596    IV,     2|              quello che sanno le mie crepide. Ma dimmi: andasti tu dietro
 597   III,     2|            Prudenzio. Hoc: crepidum, crepidi.~ ~Luzio. «... ego tiro
 598   III,     2|            mastro?~ ~Prudenzio. Hoc: crepidum, crepidi.~ ~Luzio. «...
 599     V,     4|        questi tali dichino tanto che crepino.~ ~Rufino. Ámenne. Aspettate
 600    IV,     2|            videri»? Et stringe os et crepitum.~ ~Malfatto. Però l'ho fatto:
 601     V,     8|         fabricate, create, plasmate, cresciute et aucte et educate nel
 602    IV,     6|               Cagna! Voi sète troppo crudela.~ ~Iulia. Orsú! Vatti con
 603   Pro       |         portono la spada per fare el crudele coi servitori e con le donne
 604    IV,     2|     Prudenzio. Va', che te fragni le crure! Chi demone me ha posta
 605    IV,     2|         monsignore, col vertice, col culmine della sacrosanta iustizia:
 606    II,     2|             Fulvia. Bene, eh? Non ti cuoce a te: però parli a questo
 607    II,     5|    observantissimi e fargli cavar el cuor del corpore.~ ~Malfatto.
 608     V,     4|          Solo Idio sa el secreto dei cuori umani.~ ~Rufino. Fate adunque
 609    IV,     2|              misser .~ ~Prudenzio. Cur non desinis? perché non
 610     I,     4|             vinculo matrimoniale. Né curarei di fargli fondo dotale di
 611     V,     7|            miserum nihil mea carmina curas.~ ~Me mori cogis nempe profecto
 612     I,     4|          quia, «cum recte vivis, non cures verba malorum». E cosí i
 613   III,     4|         voglio andare ad informandum curiam.~ ~Malfatto. Oh mastro!
 614   Pro       |              non parliate, i' non mi curo del resto. Pur io vi veggio,
 615     V,     7|          tornarme indrio aziò non me daga qualche botta nel cavo.~ ~
 616             | dai
 617             | dall'
 618   III,     4|          oggi!~ ~Malfatto. O quello! Dame un altro quatrino: vòi?~ ~
 619    II,     3|             questi quatrini.~ ~Ceca. Damile, !~ ~Malfatto. Eccoli.
 620   III,     4|             esto forti animo cum sis damnatus inique».~ ~Curzio. Voi fate
 621     V,     7|              voglio se non quanto me dannará el rigore della inviolabile
 622     I,     3|              collo, ché bada tanto a darci la risposta.~ ~Fulvia. Qualche
 623     I,     1|            ch'io non sono bastante a dargli delle stelle del cielo.~ ~ ~ ~
 624     V,     7|              la  mia, che prima me darí el pegno.~ ~Malfatto. Dice
 625    II,     3|             oste che fa la taverna e darli questi quatrini e fare che
 626    IV,     3|          punto piglia lo bastone per darme, vedete?~ ~Iulia. Andiamo
 627   III,     4|            donna, mossa a pietá, con darmi speranza di futuro bene,
 628    II,     5|      Prudenzio. Io arei per manco de darte un equo, se tu non taci,
 629     I,     4|         Vieni; ch'io t'imprometto de dartele come noi tornamo.~ ~Malfatto.
 630     I,     1|              teco partire el Stato e darti le migliaia de scudi d'intrata
 631     V,     7|              Malfatto. Dice el vero. Dateli un pugno.~ ~Prudenzio. Audi,
 632     I,     4|             ogni modo.~ ~Malfatto. O dateme le vostre oggi a me e pigliateve
 633   III,     2|          dilige.~ ~Luzio. Eh! non me datis in vias, de grazia.~ ~Prudenzio.
 634     I,     4|          stella alla quale la famosa dea della pulcritudine non gli
 635    IV,     4|               In capite a questa via deambulatoria. E ho necessitá di parlar
 636     V,     7|             ventre fetido e exausto, debbia un par nostro, òrto nella
 637   III,     1|             un minimo errore, subito debino essere punite e uccise.
 638     V,     8|             non mancaremo de fare el debitoribus nostris.~ ~Rufino. Volete
 639    IV,     5|              di piú fragile e di piú debole complessione?~ ~Curzio.
 640     I,     4|            gratia un par nostro, non deceat sibi l'amare queste puellule
 641   III,     4|              Monsignor Governatore e dechiarargli pedetentim tutte le superfluitá
 642    IV,     2|           altri insiemi non sanno la decima parte de quello che sanno
 643   III,     2|              canti?~ ~Luzio. Come se declinano le coregge, mastro?~ ~Prudenzio.
 644     I,     4|            di quanti maggiori vizi è decorato tanto magis è accetto, quia «
 645     I,     4|            pecunie in resarcirla. Ho decreto de mandargli un'apocha,
 646   III,     4|          siamo per comportarci alcun dedeco, idest mancamento.~ ~Malfatto.
 647   Pro       |              con le lettere in mano, defenderá le ragioni sue. Né avete
 648    IV,     2|             gastigatissimo censore e defensore acerrimo della iustizia,
 649   III,     4|        Prudenzio. Ah lingue viperee, defloratore de l'onor nostro!~ ~Curzio.
 650    IV,     4|          uomo et è un ideota che non degerisce le parole nostre. Io temo
 651    II,     2|              è una galante giovane e degna d'essere amata (perdonateme
 652   III,     1|           che, per questo, non sieno degni di punizione e che sia vergogna
 653             | Deh
 654   Pro       |            fanno quest'altre giovane delicate che, come se li parla de
 655    II,     1|            parentado. Me delibero de demandargnene.~ ~Malfatto. Vedi ch'io
 656   III,     1|              bene io, , alla fede: demandatene un poco allo mastro. E vorrei
 657    IV,     2|              te fragni le crure! Chi demone me ha posta questa bestiola
 658     V,     7|             eh? Non curare, predone, depopulatore e turbatore della quiete
 659     V,     8|           stavo a giacere, sentei un derotto pianto; e il patrone, con
 660    II,     5|    propositum.~ ~Malfatto. Prosopito des los bondi.~ ~Prudenzio.
 661   III,     2|                Malfatto. Che diavolo descrezione è la vostra? Tutto oggi
 662    IV,     1|          domi.~ ~Mastro Antonio. Che desi? Non ghe  in Roma?~ ~Repetitore.
 663     I,     1|        splendore avanzano, veder non desidero. E giá mi trovo tanto innanzi
 664    II,     2|        despiacere a non vi restare a desinare con esso meco.~ ~Fulvia.
 665    IV,     2|             .~ ~Prudenzio. Cur non desinis? perché non me lassi parlare?~ ~
 666    II,     2|          esso meco.~ ~Fulvia. Sempre desino con esso voi. Di grazia,
 667    IV,     4|       quotiens cogito nelli estuanti desiri per li quali son leso che
 668    IV,     2|            si vole entrare dentro; e desopra ha poi le finestre e lo
 669    IV,     5|                 Curzio, Non posso io desordinare una volta?~ ~Rufino. Fate
 670     V,     7|            disciplina,~ ~che me vedo desperao.~ ~Gnao, gno, gao, gnao.~ ~
 671     I,     1|           per il mondo a guisa di un desperato, ramaricandomi di me stesso
 672    II,     2|            Iulia. Me avete ben fatto despiacere a non vi restare a desinare
 673     I,     1|              vero el proverbio che i despiaceri e i piaceri non sogliano
 674             | dessa
 675     V,     4|             bene se non quando io lo dessi a qualche donna: ché certamente
 676    IV,     6|             io non vorria che voi me dessivo delle pugna.~ ~Iulia. Pènsati
 677     I,     1|            iersera; ma voi non me ci desti orecchie.~ ~Curzio. Io avevo
 678     V,     4|                 Ma par che voglia el destino che de quella sola ribalda
 679     V,     8|              uno stolto e vi sarebbe detrimento a vapularlo.~ ~Rufino. Per
 680   III,     4|           ingeniosi e acuti e morali detti.~ ~ ~ ~
 681    IV,     2|        acerrimo della iustizia, quod Deus conservet incolumen, col
 682     V,     1|         Adunque devi stare con noi e devemoti stipendiare e hai da fare
 683    II,     5|             rispondi? Adunque, io te devo dare da resarcire el ventre
 684    IV,     2|            nne ricordo.~ ~Prudenzio. Dic parumper: non te aricordi
 685     V,     7|              se burli di ciò che gli dicemo.~ ~Mastro Antonio. Andemo,
 686    IV,     2|             l'ha detto?~ ~Prudenzio. Dicemolo noi.~ ~Malfatto. Be', lassateli
 687     I,     3|              Fulvia. No, no; ché non dicessino pur cosí che noi avemo del
 688     V,     4|            fa' oprire. E questi tali dichino tanto che crepino.~ ~Rufino.
 689     I,     4|              puellule tenere; benché dicitur che a fele, senio confetto,
 690     V,     4|            alogati in buona parte. E dicoti che, se io avessi meglio
 691   III,     2|     Altrimenti, pènsati che quolibet die io te nne darò uno.~ ~Minio.
 692     V,     8|     conclamare dinanzi la casa della dignissima sua Livia. E, perché è giá
 693   III,     4|           tribunale della Reverenzia dil Monsignor Governatore e
 694   Pro       |             le cose nove piacciono e dilettono ad ognuno. State, adunque,
 695   III,     2|      figliuolo l'ha in odio e non lo dilige.~ ~Luzio. Eh! non me datis
 696   III,     4|              e, se venissi persona a dimandarmi, fatti lasciare l'imbasciata.
 697     V,     5|              E che ne so io? A me lo dimandi? Tu non hai buon cervello.~ ~
 698    IV,     2|               latibulo di spurcizia! Dime un poco: chi te dette quelli
 699    II,     5|         temerario, poltrone, inepto! Dimi un po': perché te nne sei
 700   III,     5|              te lo credo.~ ~Luzio. E dimmelo, de grazia: vòi?~ ~Minio.
 701     V,     8|           insino al giorno de oggi è dimorata; indi tanto e' modi e 'l
 702   Pro       |         sarebbe che si abrusciassi e Diomede e Prisciano co' quali di
 703    II,     5|        ventre e farte le calighe e i diploidi e i pilei, e devi fare a
 704     V,     4|               Curzio. A che modo gli dirai, che non se nne accorghino
 705   III,     3|            Anzi, a noi sta bene, ché diremo el vero e saremo scusate
 706     V,     3|         Vostra?~ ~Prudenzio. Potrete dirli, se pur nol volessino lassar
 707    IV,     6|            Io li farò l'imbasciata e diroli che quello che mena lo volete
 708   III,     3|           che non lo sapete?~ ~Rita. Dirotelo. Io mi maritai, son giá
 709     V,     4|       adunque come vi pare, ch'io, a dirve il vero, ho caro di trovarmi
 710   III,     2|            quel modo, ché volo ut tu discas che totiens quotiens...~ ~
 711   III,     2|              cose del preceptore che disce e doce le buone educazioni.
 712     V,     7|             vicina,~ ~che me  gran disciplina,~ ~che me vedo desperao.~ ~
 713   III,     4|           cogitet ch'un paro nostro, disciplinato nelle liberale arti, incumba
 714     V,     3|            adolescentuli sieno stati discordanti alle blandizie e faci veneree
 715    IV,     4|            mediante el buon naturale discorso che ci troviamo e la sua
 716     V,     3|              Gran cosa che li uomini discreti e periti nelle lettere,
 717    II,     5|          mentre eravamo in circulo a discutere alcuni dubi delle peculiali
 718     I,     1|             capo di qualche mio buon disegno. Voglio andar, prima che
 719     I,     3|             la mia sciagura e la mia disgrazia, senza colpa o cagione,
 720    IV,     4|             Antonio. Volemo andare a disnare, misiere? ché  ora.~ ~
 721   III,     1|           saziare la loro corrotta e disonesta vita! E altri ch'in quante
 722   Pro       |         streghe, maliarde, ruffiane, dispettose, ammazzapulce, rempiture
 723    II,     5|            equo, se tu non taci, che disputare. Gran cosa che questa inclita
 724   Pro       |              delle usure e simonie e distupri e adultèri. E voi altri
 725   III,     3|          persona non ci cognosce. Ma ditemi un poco, madonna Rita: avete
 726    II,     5|            quella fenestrula, statim divengo un metamorfoseo. E, per
 727    IV,     4|             nello èpate, in rubeo si divertirá el colore busseo.~ ~Mastro
 728   III,     2|              Alla , che, quando te do a fare i latini, voglio
 729   III,     2|           del preceptore che disce e doce le buone educazioni. Fa'
 730     I,     4|             aurati viveno, ché «sine doctrina vita est quasi mortis imago»;
 731    II,     1|            l'ho incontrato poco è; e dogliomi de non gli aver parlato
 732   III,     4|          Rufino. Patrone, è pazzia a dolersene; per ciò che di continuo
 733     I,     4|        prossimo con mille versuzie e doli. Benché, noi non li stimiamo;
 734     V,     5|          Andamo, che te llo dirò poi domattina, fraschetta!~ ~Luzio. Oh!
 735     V,     6|               ché me hanno referto i domestici suoi di casa ch'ipse e una
 736    IV,     1|               Repetitore. Bona dies, Dominatio Sua.~ ~Mastro Antonio. A
 737   III,     2|                 Prudenzio. In nomine Domini, et tu fac istud tema. E
 738     I,     1|              e quello che giá fu tuo donano ad un altro e, se tu ti
 739    II,     5|     aspettare a casa e me sono stati donati questi.~ ~Prudenzio. E chi
 740   III,     4|        Aragona abate de Farfa gli ha donato possessione e campi: di
 741     V,     8|         vivere. E cosí, revestitosi, dopo lungo ragionamento che hanno
 742   III,     3|            sua bisogna forsi un mese doppo ch'io el tolsi; e, d'allora
 743     V,     1|          Malfatto. E che volete? che dorma con voi?~ ~Prudenzio. E
 744    II,     1|         altro compagno. Malfatto. Io dormo molto ben con lo mastro.~ ~
 745     V,     8|           occhi pregni di lacrime da dosso levar gli poteva, quasi
 746     I,     4|              curarei di fargli fondo dotale di una nostra domo laterizia
 747     V,     7|               piú? Oh! vo' siu piú doto d'Orlando.~ ~Luzio.~ ~ ~ ~
 748    II,     5|             amica de' periti, savi e dotti uomini, quia melius est
 749   III,     2|          imparato a latinare un cosí dotto et elegante epilogo ch'un
 750   Pro       |          avendovi egli,  come è il dover, fatt'una buona memoria
 751     V,     4|            efferato,  inumano che, drizzando gli occhi in un bel volto,
 752    II,     5|           circulo a discutere alcuni dubi delle peculiali virtú nostre.
 753     I,     1|              E sonno oggimai passati dui anni che, da che seco celebrai
 754             | dunque
 755     V,     1|             Malfatto, vien qua. Audi duo verba.~ ~Malfatto. Non voglio
 756     V,     6|              de mulso, per il che se ebriaranno. Ed è un peccato, ché quel
 757     V,     8|            di nettare e palpitarò le eburnee e nivee manule fabricate,
 758             | ecce
 759    IV,     2|              non tam cito me vide la eccellentissima e reverendissima Signoria
 760     V,     8|               Rufino.~ ~Prudenzio... eccellentissimo patrone mio singularissimo
 761             | Eccola
 762             | Eccolo
 763     V,     4|            piú, de grazia.~ ~Rufino. Eccome. Andiamo.~ ~Curzio. Hai
 764             | Eccomi
 765             | eccoti
 766     I,     4|              scarpe che sonno rotte. Ecole: vedete.~ ~Prudenzio. Che
 767     V,     7|             Prudenzio. Nunquam, mai, edepol, me aria imaginato questo.
 768    IV,     4|             sua buona e larga natura educata di continuo nei laboriosi
 769     V,     8|      plasmate, cresciute et aucte et educate nel clustro sidereo dallo
 770   III,     2|            che disce e doce le buone educazioni. Fa' questo latino: «Mentre
 771     V,     4|              E quale è quel cuore  efferato,  inumano che, drizzando
 772     V,     4|            reverite mediante i buoni effetti che da loro ne segueno.~ ~
 773    II,     5|            in nel conspetto di molti egregi ed eccellentissimi uomini,
 774     I,     4|              Malfatto. Che ve piace, ehu?~ ~Prudenzio. Non hai verecundia
 775             | ei
 776    IV,     5|         qualche cosa sará.~ ~Rufino. Eimè, che non ne farete altro!
 777   III,     2|            latinare un cosí dotto et elegante epilogo ch'un bubalo se
 778    II,     5|            eximio maestro Prudenzio, eletto e approbato da Sua Santitá
 779   III,     2|       Latruncolo! inimico del romano eloquio!~ ~Luzio. Eh! mastro mio
 780     I,     4|            Voglio andare al fòro per emere alcuna cosetta per prendere
 781     V,     6|         qualche cauponaria e che non emino per i quadranti qualche
 782   III,     1|          danaio o degli uffici o per empirse el ventre e andar ben vestiti,
 783     I,     1|           necessitá del fatto tuo, t'empromettono, ti giurano, vogliano teco
 784     I,     4|           domo laterizia quale avemo empta in questa cittá, nella quale
 785     V,     8|             Rufino. Cosí, vestitomi, entrai seco in camera: ove ella,
 786   III,     4|           dereto a coloro e vedi ove entrano e viennimelo subito a referire
 787     V,     8|          Aspettateme pure.~ ~Rufino. Entratevene  dentro e spacciatevi
 788    IV,     2|            quella casa dove che sono entrati coloro?~ ~Malfatto. Chi
 789   Pro       |           degli orecchi acciò che vi entri el senso de questa nostra
 790     V,     7|                Prudenzio. Odite. Non entriamo in su le parole altercatorie.
 791    IV,     2|           Non vedesti tu almeno dove entrorno?~ ~Malfatto. Misser :
 792    IV,     2|        Prudenzio. Questo sarebbe uno enucleare.~ ~Malfatto. Oh! tengo ben
 793    IV,     4|            ch'ho nel corculo e nello èpate, in rubeo si divertirá el
 794     V,     8|         componer in laude vostra uno epigramma.~ ~Rufino. Che volete che
 795    IV,     2|              fede e militante, phano episcopus e gastigatissimo censore
 796     I,     4|            un'apocha, una pagina, un epistolio in laude sua. Voglio andare
 797    IV,     2|              e Bacco, a chi lascieno epulare  infelicemente i frutti
 798    II,     5|             ogni modo quando averemo epulato. Camina.~ ~Malfatto. Ecco,
 799     V,     7|         parole altercatorie. Parlate equamente, e basta.~ ~Malfatto. Sta'
 800    IV,     2|             Ben sai che non sono doi equi. Vedi risposta de insipido!
 801             | erano
 802     V,     8|               ed avevala lasciata ed erasene venuto a Roma...~ ~Repetitore.
 803             | eravamo
 804             | ero
 805    IV,     5|            ricordi la prima volta ch'erra, se tu me vòi esser amico.~ ~
 806    IV,     2|          Malfatto. Patrone, voi sète errato, ch'io non me nne ricordo.~ ~
 807   III,     1|          loro stessi dei vitupèri ed errori delle mogli ne sono cagione:
 808    II,     5|         mentre ero con quelli uomini eruditi nel foro.~ ~Malfatto. Oh!
 809             | es
 810     V,     4|                 Curzio. Sollécitati, esci qui fuori. Giá son presso
 811     V,     3|              acciò che piú presto me espedisca da questo negozio.~ ~ ~ ~
 812     V,     4|          sopra tutti li altri uomini essaltate e reverite mediante i buoni
 813   III,     1|            adosso di sorte che sieno essempio a tutti gli altri sciagurati
 814   III,     2|              vapulature acciò che tu essemplifichi gli altri condiscipuli tuoi.
 815             | essendosi
 816             | essersi
 817             | esserti
 818             | essi
 819     V,     4|              de l'ardor mio potrebbe estinguere. Costui tarda pur assai
 820             | esto
 821    IV,     4|        totiens quotiens cogito nelli estuanti desiri per li quali son
 822    IV,     5|            tirano sino al sangue. Ed èvvi vergogna e danno all'anima
 823     V,     7|        resarcendo el ventre fetido e exausto, debbia un par nostro, òrto
 824     V,     8|        berruari che vanno facendo le excubie nocturne purgando la cittá
 825     V,     3|       Repetitore. Lassate pur fare l'excusatorie a me.~ ~Prudenzio. Caminate,
 826    II,     5|         speculo di pulcritudine e di exemplare vertú: che, totiens quotiens
 827     V,     3|            lucubrazioni e di prischi exempli, e nelli anni adolescentuli
 828    IV,     4|        Prudenzio. Non posso stare ad exemplificarvi, al presente. Andate, ch'
 829    II,     5|         garuli e rinoceronti, che lo eximio maestro Prudenzio, eletto
 830   III,     4|              che non convenit ad uno experto viro laniare el prossimo.~ ~
 831    IV,     2|           andassi negoziando. Io gli exposi la temeritá dell'inconsiderato
 832     I,     4|               E quando?~ ~Prudenzio. Extemplo; illico; che venghi statim.~ ~
 833             | extra
 834     V,     8|            le eburnee e nivee manule fabricate, create, plasmate, cresciute
 835     I,     2|         fermati: ché non dicessi che facemo le tristizie.~ ~ ~ ~
 836   Pro       |          Signorie Vostre cose che vi facessino stomacare! O non sapete
 837     V,     3|         discordanti alle blandizie e faci veneree e alle lascivie
 838   III,     2|            te prometto quod, si bene facies, de non te dare equo un
 839     V,     6|        inepto ai litterali costumi e facilmente potrá conducerlo a qualche
 840   III,     4|           debito; bench'io non multi facio le parole vostre degne di
 841   III,     2|              Prudenzio. Tu non tanti facis mihi e...~ ~Malfatto. Aspettate
 842    IV,     1|              veerlo, ché vol che ghe faga no so che servizio. Questa
 843    II,     2|              delli uomini, che sonno fallaci e buggiardi.~ ~Fulvia. Hai
 844    II,     3|              figlioli?~ ~Malfatto. O fallo tu, adunque; e io te cci
 845    II,     5|     comparato caso, messer no. Avete fame, neh vero?~ ~Prudenzio.
 846     I,     4|        radiante stella alla quale la famosa dea della pulcritudine non
 847     V,     7|         della patria sua, uso andare famulando e rusticando per li tuguri
 848   III,     1|          quegli che fanno dormire e' fanciulli in mezzo a lui e alla moglie
 849     I,     1|        migliaia de scudi d'intrata e fannoti mille scritture, mille patenti,
 850     I,     3|           Orsú! Poi che avete questa fantasia, quanto piú presto possete
 851     V,     7|            Antonio. Questo  un bel fante per la Vostra Signoria!~ ~
 852     I,     2|            finestra?~ ~Minio. Era la fantesca.~ ~Luzio. Me credevo che
 853    II,     2|      umiliará e che vi abbracciará e faravi carezze. E sonne certa,
 854             | farci
 855    IV,     5|              nne avessivo voglia, lo farestivo senza aspettare che vi uscissino
 856   III,     4|           Orsino de Aragona abate de Farfa gli ha donato possessione
 857    II,     2|             fossi un uomo e potesse, faria le pazzie.~ ~Fulvia. Tu
 858     I,     1|        cognosce lui che quella non è farina da' suoi denti?~ ~Rufino.
 859             | farla
 860             | farli
 861     V,     1|               Non site boni se non a farme caminare. Che diavolo de
 862             | farti
 863     I,     3|           pur cosí che noi avemo del fastidioso.~ ~Ceca. Oh! Madonna, perdonateme
 864    IV,     5|         poteva far costui?~ ~Rufino. Fatevi conto ch'el dove a merendare.~ ~
 865     V,     7|                Mastro Antonio. A son fatigao troppo. Ove domino e' 
 866     I,     1|              premio delle mie lunghe fatighe aspettavo in guidardone
 867     I,     1|           una belissima giovane e  fattamente ch'altro che l'amata vista
 868             | fatte
 869    IV,     6|        mastro lo sa.~ ~Ceca. O va' e fattelo redire.~ ~Malfatto. Non
 870    II,     1|           che viene di qua giú, alle fattezze e al vestire, l'è il servo
 871    II,     1|            de non gli aver parlato e fattogli intendere ch'ad altro attenda.
 872    II,     2|             in lui. È meglio che nel favore delli uomini, che sonno
 873     I,     1|              pur voglino mostrare de favorirti, ti dánno moglie  come
 874    IV,     1|              chiami acciò che mi ghe faza una maitina; e no ghe ho
 875   III,     2|              di sporcizie, cloaca di fecce? Ma non curare, che tu non
 876   III,     2|       prometto che 'l farò bene alla fedis.~ ~Malfatto. Guarda scrizi
 877     I,     4|         tenere; benché dicitur che a fele, senio confetto, se lli
 878    II,     1|            questo mio amore, non che felice, ma con la istessa felicitá
 879    II,     5|              che io contemplo quella fenestrula, statim divengo un metamorfoseo.
 880   III,     4|              oboli idest baiocchi de fercule per prandio.~ ~Curzio. Addio,
 881     I,     2|            Caminamo, ché non ci veda fermati: ché non dicessi che facemo
 882     V,     8|             a pregare da capo, tanto ferno ch'il patrone, ch'immobile
 883   III,     4|              E  ve dico che «litem ferre cave».~ ~Curzio. Che volete
 884   III,     4|         essere catrafatto con l'ense ferreo e col pugione e col famulo
 885    II,     5|       consorzio de' viri probi e sia fertile delli invidiosi inimici
 886     V,     7|            Antonio. Mi no voio tante feste, digo.~ ~Prudenzio. Non
 887     V,     7|               Ah scevo uomo! latrina fetida! Te farò vedere se un par
 888     V,     7|          alieni resarcendo el ventre fetido e exausto, debbia un par
 889     V,     4|            una brevissima notte come fia questa ch'in somma felicitá
 890    II,     5|         quella boccula roscicula che fiata un'aura, una fragranzia,
 891   Pro       |           accorgeno che pute loro el fiato o che han gli occhi guasti
 892     I,     1|          oblio. Tristo a chiunque si fida di loro! ché, insino ch'
 893    IV,     3|         oggidí non si può la persona fidar di nessuno; e i maestri
 894    IV,     5|            schizzinosi, ch'a pena si fidono di loro stessi nel conto
 895   III,     4|            non che li figliuoli e le figliuole, ma le mogli ancora li vituperano;
 896     V,     7|            pugno.~ ~Prudenzio. Audi, fili mi e fratello cordiale.~ ~
 897   III,     2|                Qui parcit virge odit filium». Tacci, giottonciculo!
 898    IV,     2|          dentro; e desopra ha poi le finestre e lo tetto ancora con li
 899   III,     4|             in Banchi, tu te ne vadi fino a casa sua e che gli dichi
 900   III,     4|            non si trova amico se non finto e a pena ve lli prestaranno
 901    II,     1|           Curzio. Son contento. Sta' fitto. Che farai?~ ~Malfatto.
 902     V,     8|              .~ ~Malfatto. O va' a fiume, va'; ch'io voglio ir al
 903     V,     3|            crapule, in nella senectu fiunt bis pueri! Ma tedet mihi
 904   III,     1|              e come non gli mandi un flagello adosso di sorte che sieno
 905    IV,     2|         dell'inconsiderato uomo e il flagizio perpetrato contro di noi
 906    II,     5|          immemoro quei membricoli e' flavi capegli e li ocelli glauci
 907    IV,     2|             e lo tetto ancora con li focolari.~ ~Prudenzio. Oh insulsissimo
 908    IV,     4|               El poltrone, agricola, foditore, rustico ha passato el domo
 909    II,     1|          Curzio. Che diavolo di nova foggia de abito e di uomo è questa
 910    II,     3|             a bevere un'ostaria alla foglietta de greco.~ ~Ceca. Non posso,
 911     I,     4|   matrimoniale. Né curarei di fargli fondo dotale di una nostra domo
 912     V,     7|             Vedete  che starete de fora.~ ~Prudenzio. Ah ribaldo!
 913    IV,     5|                Curzio. Non ti curar, forca! Vieni, vieni a oprire.~ ~
 914    IV,     5|          Curzio. Non curar, giotton, forfantello!~ ~ ~ ~
 915    IV,     2|            incognito viro. Io voglio formarli un libello de ingiuria,
 916    II,     5|            quelli uomini eruditi nel foro.~ ~Malfatto. Oh! adesso
 917   III,     4|            le stimiamo; perché «esto forti animo cum sis damnatus inique».~ ~
 918     I,     3|             al secondo assalto della Fortuna ci sbigottiamo: ch'ancor
 919    IV,     5|               perdonatemi. Se voi ve fossete guidato per mio conseglio,
 920             | fossimo
 921   III,     4|        facendo le mattinate, come se fossivo un giovane de venti anni?~ ~
 922             | fosti
 923     V,     7|            Mastro Antonio. Oh! cosí, fradello; va' presto.~ ~Prudenzio.
 924    IV,     2|               Prudenzio. Va', che te fragni le crure! Chi demone me
 925    II,     5|     roscicula che fiata un'aura, una fragranzia, uno odore manneo che tutto
 926   III,     4|             cui la mercé del signore Francesco Orsino de Aragona abate
 927    IV,     6|             che possa venire lo male francioso allo patrone!  che me
 928   Pro       |           che verrebbono a schifo ai frati e sempre hanno uno starnuto
 929   III,     1|         remissemo una cantina d'aqua fresca? Non respondete? Vostro
 930     I,     2|            farò. Oh! cagna! come l'è fresco, stamattina! Alla , ch'
 931    IV,     3|             dica ogni cosa a suon di frustate.~ ~Ceca. Madonna, quanto
 932    IV,     2|           epulare  infelicemente i frutti loro! Ecco che noi locuti
 933     I,     3|           mei.~ ~Rita. Grande errore fue, per certo, a farvi sposare,
 934    IV,     3|          madonna. Livia, ditegli che fugga, ché madonna nol trovi.~ ~
 935    II,     2|           luogo ove che non mi possa fuggire.~ ~Rita. Voltate di qua,
 936    IV,     6|              un bastone, ché ti farò fugir piú che di passo.~ ~Malfatto.
 937   Pro       |          ordine. Ed elle son savie a fugirli: altretanto ne farei io.
 938     V,     7|         nostra!~ ~Malfatto. Se nne è fugito, mastro, ché ha avuto paura.
 939   Pro       |             l'assenzio: oltra che le fugono, le biasmano, le vituperano
 940     I,     4|           volete?~ ~Prudenzio. Vieni fuora. Non odi? a chi dico io?~ ~
 941    IV,     4|            che me fanno come un viro furente. Pur, nihilominus, speramo
 942   III,     4|               Curzio. Guarda cera de furfante! Andiamogli incontro.~ ~
 943     V,     1|             caminare. Che diavolo de furfanti! che mai non me lassano
 944    II,     2|                 Fulvia. Tu sei molto furiosa da poco tempo in qua.~ ~
 945     V,     8|             me incontrare in qualche furone e che conatamente non mi
 946   III,     2|            tu li facci meglio che se fussino in vernacula lingua.~ ~Luzio.
 947   III,     4|         pietá, con darmi speranza di futuro bene, adolcisce l'amare
 948     V,     7|            ché, se me guardi Dio, no fuziré in casa.~ ~Prudenzio. Aspetta
 949    II,     2|           modo per ciò ch'ella è una galante giovane e degna d'essere
 950   III,     1|       Perdonateci. Ci era fugita una gallina su pel tetto e a fatica
 951   Pro       |             gli par loro di esser el gallo della contrada e non si
 952    II,     5|       appresso delli insipidi ideoti garuli e rinoceronti, che lo eximio
 953     I,     4|            sia un testis iniquus, un garulo inquieto, un furcifer, un
 954     V,     1|         deliberato trovarme un altro garzone, ché non voglio stare piú
 955    IV,     2|           non giova el monirlo né di gastigarlo; immo, de male in peius.
 956    IV,     5|             Curzio. Perché, se tu lo gastigassi qualche volta, sarebbe piú
 957    IV,     2|         militante, phano episcopus e gastigatissimo censore e defensore acerrimo
 958     I,     5|         grande onore. Alla , che i gatti ci averanno aperti gli occhi,
 959     V,     7|           che stanno a pernoctare in gaudio, eh, latroni insolenti?~ ~
 960    II,     5|            cognosciuto apresso della genitrice della mia unica, lepida,
 961   III,     4|              che questi che fanno el gentiluomo non se gli cacciano in casa?
 962    IV,     2|              bibliotecario e al loco gerente del Monarca, idest Governatore,
 963   Pro       |         delle fiate, parlino piú coi gesti che con la boca e fanno
 964     I,     4|           Prudenzio. Che parlar, che gesticoli de asino son questi?~ ~Malfatto.
 965     I,     3|            figliuola con esso lui mi giaccia ( come saria el dovere,
 966     V,     8|           uscio della camera stavo a giacere, sentei un derotto pianto;
 967   III,     4|       Malfatto.~ ~ ~ ~Curzio. Quanta gioia, quanto piacere io sento,
 968   Pro       |              donne e levargli quelle gioie e quei pendenti. - Ma tu
 969    IV,     5|        Entrate.~ ~Curzio. Non curar, giotton, forfantello!~ ~ ~ ~
 970    IV,     3|      perdonateme.~ ~Iulia. Vien qui, giottoncello! Piglialo, Ceca.~ ~Ceca.
 971    IV,     3|              fará male, no.~ ~Iulia. Giottone, ti credevi fugire, eh?
 972    IV,     2|         nihil prodest, idest che non giova el monirlo né di gastigarlo;
 973    IV,     6|           trovarò io, ; ché non li giovará de averli nascosti sotto
 974    IV,     5|           volta; e, se non risponde, gitta giú la porta, ch'io voglio
 975     V,     8|           Nostre.~ ~Rufino. Ed ella, gittatasegli ai piedi con un coltello
 976     V,     8|           esso lei, si era levata e, gittatosi sopra della camiscia un
 977     V,     5|     prosontuoso?~ ~Luzio. Ché non li gitti qualche pitale nel capo,
 978     I,     4|         amori.~ ~Certamente pare, al giudizio dei periti, che totiens
 979    II,     1|          sorte mia buona vorrá ch'io giunga,  come spero, a perfetto
 980   III,     1|            di noi altre vecchie, son giunta a casa de madonna Iulia.
 981     I,     1|              a ciò, non fui  tosto giunto qui in Roma ch'io arsi e
 982   Pro       |        solete far qualche volta, per giuoco, con chi par a voi: ché
 983   III,     5|              grazia: vòi?~ ~Minio. O giurame prima, per la croce de Dio
 984     V,     8|            barba nostra!~ ~Rufino... giurando e promettendogli che, si
 985     I,     1|              tuo, t'empromettono, ti giurano, vogliano teco partire el
 986     I,     1|           del mio signore, dal quale giustamente gran premio delle mie lunghe
 987     I,     3|        assecura a chiedergli le cose giuste e oneste la fará condiscendere
 988   III,     4|          sono copiosi di famuli e di gladiatori.~ ~Curzio. Questa pecora
 989    II,     5|            flavi capegli e li ocelli glauci co' supercilii leni biforcati,
 990   III,     5|          stanotte.~ ~Luzio. E tu vo' gnelo dire?~ ~Minio. Ma se gnello
 991     V,     7|            me vedo desperao.~ ~Gnao, gno, gao, gnao.~ ~Mi  tanto
 992   III,     4|        quegli che della loro servitú godeno. E, fra gli altri, el Belo,
 993     V,     8|             l patrone non si credeva godere con la figliuola di madonna
 994   Pro       |            quando sputono, fan certe gongole che verrebbono a schifo
 995     I,     4|            anni adolescentuli, verbi gratia un par nostro, non deceat
 996     V,     8|            llo metterò.~ ~Prudenzio. Gratias ago. Non volete venire ancor
 997     V,     6|              come sono andato io per gratularmi al precettore. E non l'ho
 998   III,     4|           voi, che fate el savio, el grave, e andate tutta notte cantando,
 999    II,     3|            ostaria alla foglietta de greco.~ ~Ceca. Non posso, adesso.
1000   III,     4|           Non li respondere. Lassalo gridare.~ ~Prudenzio. Vien qua tu,


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