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Francesco Belo Il pedante Concordanze (Hapax - parole che occorrono una sola volta) |
Atto, Scena
1 | a' 2 III, 1| veggia, senza alcuna cagione, abandonata dal marito. Non so come 3 III, 4| Francesco Orsino de Aragona abate de Farfa gli ha donato possessione 4 | abbiamo 5 Pro | dice «l'è una vecchia», l'abborriscono e vi sputano su come che 6 II, 2| che se umiliará e che vi abbracciará e faravi carezze. E sonne 7 III, 4| sapete ancora quanto conato abino le umane lettere appresso 8 I, 5| d'una certa Filippa che abita in Treio e ch'io veggia 9 II, 1| diavolo di nova foggia de abito e di uomo è questa di costui?~ ~ 10 V, 1| Prudenzio. Ove è questo abominevole mostro prosontuoso? Non 11 IV, 6| bestia?~ ~Malfatto. La voglio abracciare nello letto, cosí, vedete.~ ~ 12 IV, 6| Malfatto. Volevo stare con meco abracciato.~ ~Ceca. Tira alle forche! 13 V, 8| aducendo me per testimonio, l'abracciava e baciava...,~ ~Repetitore. 14 II, 5| e che lo fuoco ve possa abrusciare.~ ~Prudenzio. E chi è questo?~ ~ 15 Pro | potessino avere sarebbe che si abrusciassi e Diomede e Prisciano co' 16 V, 4| sempre appresso di voi; ch'accadendo, vi possa mostrare l'affezione 17 III, 4| io fossi certo d'andargli accatando, son per trovargli. Vadi 18 III, 2| mastro.~ ~Prudenzio. Veni, accede, ambula.~ ~Malfatto. Sí, 19 IV, 5| conto del danaio.~ ~Curzio. Acceleramo i passi; andiamone in casa, 20 Pro | latina, vi fosse stata piú accetta, egli si sarebbe ingegnato, 21 I, 4| è decorato tanto magis è accetto, quia «omne simile appetit 22 V, 7| inquilino, agricola, incola et accola, transfuga della patria 23 I, 5| potrò piú scopertamente accommodarmi a qualche mio piacere. E 24 V, 1| Volete che venga solo o accompagnato?~ ~Prudenzio. Come piacerá 25 II, 5| li congratulano; e non si acconviene a me esser veduto con esso 26 V, 7| Prudenzio. Non avete ancora accordato quel vostro instrumento?~ ~ 27 II, 3| Ceca. Ed io a te. Siamo d'accordo.~ ~Malfatto. O lassamete, 28 V, 4| qualche bel modo, che non si accorgessi chi fussi stato, se pur 29 V, 4| gli dirai, che non se nne accorghino li vicini?~ ~Rufino. Giá 30 V, 8| andata che, dello amor suo accortasi, ha saputo sí fare che sconosciutamente 31 II, 5| Prudenzio. Non me sono accorto di questo giottonciculo 32 II, 3| quando tu parli. Non ti accostar tanto, ché tu m'amorbi. 33 I, 3| presto, di grazia.~ ~Fulvia. Accòstate in qua, Rita, acciò che 34 V, 8| finestra.~ ~Repetitore. Io te accusarò bene, sí.~ ~Malfatto. O 35 IV, 2| gastigatissimo censore e defensore acerrimo della iustizia, quod Deus 36 I, 2| scuriata cosí grossa cotta nell'aceto. Io ho robbato un pezzo 37 Pro | sentito riprender voi, si achetaranno, di sorte che pareranno 38 IV, 6| Oh! Adesso sé che voglio achiamar quello che lui me disse 39 V, 2| l'imbasciata.~ ~Fulvia. Acòstameti qui, ché non paia ch'io 40 III, 3| premio, sorella, che si acquista in servire i signori.~ ~ 41 III, 4| mano repleto d'ingeniosi e acuti e morali detti.~ ~ ~ ~ 42 II, 5| la maestá sua di sottile, acuto e peregrino ingegno, per 43 | Adhuc 44 IV, 6| quando è notte?~ ~Iulia. Vedi adimanda scioca! Per certo, che questa 45 V, 8| che lui non li avea saputo adimandare.~ ~Repetitore. Costui è 46 Pro | vieto? E, che sia el vero, adimandatene a questi giovani che, come 47 V, 8| che la cagione di ciò li adimandava. Ed eccoti, in questo, venire 48 II, 3| sappia come stai? Guarda ch'adimande da sciocco!~ ~Malfatto. 49 V, 5| chi adimandi?~ ~Malfatto. Adimando che vorria parlare di portante 50 Pro | par a voi: ché io me nne adirarei; benché voi non sète sole, 51 III, 1| mentre che vo per la strada, aditargli e mostrar cosí: - Ello n' 52 II, 2| Rita. Io penso che Iddio ve adiutará; e che, quando egli saprá 53 II, 2| secondo el nostro bisogno, ci adiuti e ci consoli.~ ~Rita. Buono 54 III, 4| speranza di futuro bene, adolcisce l'amare mie angosce. E, 55 IV, 2| Prudenzio. Taci, inconsiderato adolescente! È possibile che non ti 56 III, 2| parlate, parlate, ché non ve adormirete.~ ~Prudenzio. Camina, dico.~ ~ 57 V, 8| Rufino, Certo saranno adormiti. Tic, toc, tac.~ ~Malfatto. 58 V, 4| renda? Io, certo, le amo, le adoro, le reverisco, per ciò che 59 V, 8| commemorare le cose passate e, aducendo me per testimonio, l'abracciava 60 Pro | usure e simonie e distupri e adultèri. E voi altri lasciate, di 61 V, 7| retribuzione che ci rendi, eh? adultero, mèco!~ ~Malfatto. Alla 62 V, 7| cantare io ancora.~ ~ ~ ~Afatte alla finestra dello muro~ ~ 63 III, 1| pichiarò tanto che qualcuno si affacciará.~ ~Malfatto. Bona notte. 64 Pro | infelice corti, refugio di affamati e ricetto d'ignoranti, si 65 IV, 5| sempre voleva ch'io lo affannassi; e ora, che de picol summa 66 V, 4| accadendo, vi possa mostrare l'affezione ch'io vi porto.~ ~Curzio. 67 II, 1| pensiero è quello che m'afflige: ch'ho inteso, aimè! che 68 I, 1| aver quattro letteruzze affumate, che tutte le donne di questa 69 Pro | come sonno quelli de questi affumati procuratori che parlono 70 III, 4| troppo forte. Io non li posso agiognere.~ ~Prudenzio. E va', sciagurato! 71 III, 2| ribaldo!~ ~Malfatto. Non me agiognerete, no.~ ~Prudenzio. In nomine 72 IV, 2| volta cosí, e cosí, e se agionge poi lá, e vassi poi in qua. 73 V, 7| che non eschi di quello agniporto, se non vòi ch'io te...~ ~ 74 V, 8| metterò.~ ~Prudenzio. Gratias ago. Non volete venire ancor 75 Pro | quanto se imbattono in certi aguzzi, saputi, inferruzzati, con 76 II, 1| m'afflige: ch'ho inteso, aimè! che quel porco, poltrone, 77 Pro | stato buono, si arebbe fatto aitare dal suo pedante. E, se i 78 III, 4| Spedisciti, ch'ell'è tardo. Idio, aiutami in tanta necessitá in quanta 79 II, 3| adunque; e io te cci voglio aiutare.~ ~Ceca. Ne arei ben voglia.~ ~ 80 V, 7| Malfatto. Sí! Non me aiutate, quando fo alle pugna io.~ ~ 81 IV, 5| l nostro banchieri ne ha aiutato inel bisogno con una sola 82 V, 4| leticia; per ciò che, senza l'aiuto tuo, sono come fragile barca 83 II, 5| ch'io non ti dia qualche alapa che non ti metti quattro 84 V, 7| Parcere subiectis, quod cadunt alba ligustra:~ ~amen dico tibi 85 | alcun 86 | alcune 87 | alcuni 88 | alcuno 89 IV, 2| in qualche latere con le alee; ed io, cerciorandomene, 90 V, 7| rusticando per li tuguri alieni resarcendo el ventre fetido 91 Pro | Belo, che state cheti e che allargate e aprite bene el buco degli 92 V, 8| tutti li piedi e le mani per allegrezza. Addio, addio.~ ~ ~ 93 I, 1| infelice veder si puote: ch'allevatomi al servizio del mio signore, 94 Pro | ricetto d'ignoranti, si allevono. La comedia è nova... Ecco 95 III, 4| pregiati appresso dei piú, allontanato se n'era.~ ~Rufino. Ed io 96 II, 5| sono in questa inclita e alma cittá tutti lo cognoscono, 97 V, 7| Malfatto. Non me bravate almanco.~ ~Prudenzio. Tu nol credi 98 V, 4| Anzi, farò conto de avergli alogati in buona parte. E dicoti 99 V, 8| coruscante ocello e prenderò alquanti basioli da quella boccula 100 V, 7| entriamo in su le parole altercatorie. Parlate equamente, e basta.~ ~ 101 Pro | elle son savie a fugirli: altretanto ne farei io. Sí che, per 102 | Altrimenti 103 IV, 2| Governatore, ch'è nostro alumno.~ ~Malfatto. Sono uomini 104 I, 2| sdelacciare le calze e me alza la camisa e me dá, qualche 105 III, 2| nella camisa.~ ~Prudenzio. Alzalo dunque a quel modo, ché 106 III, 2| po' la frusta a esso e io alzarò voi e lui ve dará un cavallo 107 V, 7| mastro Antonio? che ve ho amato da patre!~ ~Malfatto. Mastro, 108 V, 8| quello che mi tiene cosí ambiguo del venire; perciò che non 109 I, 4| ancora?~ ~Prudenzio. Dove ambuli? dove vai?~ ~Malfatto. Per 110 V, 7| cadunt alba ligustra:~ ~amen dico tibi certa rede coco.~ ~ ~ ~ 111 II, 5| molto ch'un par nostro l'ami. E «certum est quod natura 112 II, 5| ingegno, per consequenti è amica de' periti, savi e dotti 113 V, 3| Prudenzio. E racomandateme all'amita sua.~ ~Repetitore. Lassate 114 III, 2| Eh! mastro mio, non me ammazetis.~ ~Prudenzio. Giotto! cinedulo! 115 Pro | maliarde, ruffiane, dispettose, ammazzapulce, rempiture del mondo e simile 116 V, 7| sia vecchio, ché me farò ammazzare per el mio.~ ~Prudenzio. 117 V, 4| gli renda? Io, certo, le amo, le adoro, le reverisco, 118 II, 3| accostar tanto, ché tu m'amorbi. Ché non te lavi, che puti 119 V, 3| Prudenzio. De grazia, propter amorem Dei, fate che veniat cito.~ ~ 120 I, 4| vincit amor et nos cedamus amori.~ ~Certamente pare, al giudizio 121 III, 2| se ne sarebbe giá fatto ampiamente capace?~ ~Malfatto. Mastro, 122 I, 4| Fa' che stii cheto e non amplius loqui. E basta.~ ~ ~ ~ 123 | anco 124 IV, 1| Mi non ghe posso catare ancuo negun che me chiami acciò 125 IV, 4| qualcun altro suo negozio se andará ad occupare. Ma...~ ~Mastro 126 III, 2| Malfatto. Quando andarasti al monte e quando.~ ~Prudenzio. 127 V, 1| ce vorrete stare, ve nne andarete con Dio.~ ~Prudenzio. Vien 128 III, 4| dichi ch'io non mancarò di andarvi per ogni modo stanotte e 129 IV, 2| disse poltrone.~ ~Prudenzio. Andastegli tu dietro?~ ~Malfatto. Misser 130 IV, 2| le mie crepide. Ma dimmi: andasti tu dietro a coloro?~ ~Malfatto. 131 V, 8| del marito investigando è andata che, dello amor suo accortasi, 132 V, 1| Malfatto. Non ce voglio andare. Andatece voi, che ve venga el cancaro! 133 III, 1| ch'in quante cittá sono andati in tante hanno sposata una 134 V, 6| illico s'era partito e che andavano per questa strada vicino 135 III, 4| Guarda cera de furfante! Andiamogli incontro.~ ~Prudenzio. Bonum 136 IV, 5| Curzio. Acceleramo i passi; andiamone in casa, acciò ch'io me 137 II, 5| nostro còrculo si latita e lo anellito de quella boccula roscicula 138 III, 4| bene, adolcisce l'amare mie angosce. E, per questo, i' sono 139 Pro | vedi quasi venir meno dall'angoscia; e tanto piú quanto se imbattono 140 IV, 5| èvvi vergogna e danno all'anima e alla borsa.~ ~Curzio, 141 V, 7| Prudenzio. Vieni qua e fa' che animadverti.~ ~Malfatto. La berta me 142 III, 4| stimiamo; perché «esto forti animo cum sis damnatus inique».~ ~ 143 II, 4| ritornato, poi che la porta è aperta. Lásciamegli rendere la 144 I, 5| che i gatti ci averanno aperti gli occhi, a questo tratto. 145 V, 2| Perché non entrate, che l'è aperto?~ ~Fulvia. E che ne sapemo 146 I, 4| decreto de mandargli un'apocha, una pagina, un epistolio 147 | appena 148 I, 4| accetto, quia «omne simile appetit sui simile». Ma solamente 149 I, 1| tanto innanzi nel sfrenato appetito trascorso e seco venuto 150 II, 5| maestro Prudenzio, eletto e approbato da Sua Santitá censore e 151 Pro | con vostro sommo piacere, aprendoci ben sú l'occhio per ricevere 152 V, 8| vien sú, tu!~ ~Rufino. Apri la porta e vederai se io 153 III, 1| madonna!~ ~Rita. Sí, sí: apriranno adesso.~ ~Malfatto. Diteme 154 V, 7| Prudenzio. Tu vederai se noi la apriremo poi.~ ~Malfatto. O provateci 155 Pro | cheti e che allargate e aprite bene el buco degli orecchi 156 V, 8| Repetitore. Oh! tu sei el bello apro!~ ~Malfatto. Misser no, 157 | apud 158 III, 1| remissemo una cantina d'aqua fresca? Non respondete? 159 III, 4| signore Francesco Orsino de Aragona abate de Farfa gli ha donato 160 IV, 6| Mò che me sse ricorda, se aranno magnato ogni cosa. Oimè! 161 V, 8| nuptie, voi siate nostro architriclino.~ ~Repetitore. Come piace 162 V, 4| ad un'otta, non perda l'ardire e l'orgoglio e riverente 163 I, 1| qui in Roma ch'io arsi e ardo nell'amore di una belissima 164 V, 4| anno, una minima parte de l'ardor mio potrebbe estinguere. 165 Pro | non fossi stato buono, si arebbe fatto aitare dal suo pedante. 166 IV, 5| trovati ch'el medesmo vi arebbono detto.~ ~Curzio. Vedi che ' 167 IV, 5| Come! Che buon per me? che aresti fatto?~ ~Rufino. Avria mandato 168 IV, 5| avessivo rechiesti, piú ne arestivo trovati ch'el medesmo vi 169 V, 4| mondo per le quali l'uomo, argumentando, a perfetta cognizione delle 170 Pro | facendo, per ora, altro argumento; ben che mi rendo certo 171 V, 7| Nunquam, mai, edepol, me aria imaginato questo. Ma vanne 172 II, 5| detto?~ ~Malfatto. Me ssi aricomanda e me ha ditto che me vol 173 V, 5| Malfatto. Non me ssi aricorda a me. O Luzio, come se chiama 174 V, 5| lo vorria, adesso che me aricordo, quello delli quatrini.~ ~ 175 V, 3| urisca inelle viscere come arida stipula. Ma será buono ch' 176 I, 4| pegaseo fonte; e, come li arieti o li irconi, con li corii 177 III, 4| uscio, se non vole ch'io li armi le schiene di bosco. O Rufino! 178 IV, 2| sacrosanta iustizia: e non arò fatto nihil; e terrammi 179 I, 1| giunto qui in Roma ch'io arsi e ardo nell'amore di una 180 III, 4| disciplinato nelle liberale arti, incumba a simile vanitá: 181 I, 1| tel credo.~ ~Rufino. Non è articolo di fede; ma ve ricordo ch' 182 III, 2| Ma non curare, che tu non ascenderai mai alla catedra di Minerva.~ ~ 183 IV, 5| tu vedi ch'io volentieri ascolto i consegli tuoi. Ma ti priego 184 III, 4| crediate ch'io sia tanto aspernato o reietto perché portamo 185 III, 5| chiamare?~ ~Luzio. Sí, voglio. Aspettame, sai?~ ~Minio. Son contento. 186 IV, 4| che venghi statim, ché l'aspettamo a prandio.~ ~Malfatto. Sí; 187 III, 4| poco: dove dici tu che ti aspettará colei?~ ~Rufino. Ve l'ho 188 II, 1| da casa; né, possendo piú aspettarlo, punto dalla cieca passione, 189 II, 1| O venite qua voi, ché te aspettarò.~ ~Curzio. Ascolta solamente 190 I, 1| delle mie lunghe fatighe aspettavo in guidardone di mei mal 191 IV, 4| ora.~ ~Prudenzio. No, no. Aspettiamo un poco questo puerculo 192 V, 4| somma felicitá trapassar aspetto, ma quella che Ercole produsse, 193 V, 8| non è molto che simo stati assaltati qui nella strada da un certo 194 V, 8| Rufino. E, nel mezzo delli assalti d'amore, io, che dinanzi 195 I, 3| ch'al primo né al secondo assalto della Fortuna ci sbigottiamo: 196 I, 3| spero che la ragione che mi assecura a chiedergli le cose giuste 197 V, 8| che piú tosto che della assenzia sua della vita privar la 198 Pro | che se avessino preso l'assenzio: oltra che le fugono, le 199 Pro | colui? Orsú! Di grazia, assettatevi el meglio che voi possete, 200 III, 4| una che tutta alla Rita se assomiglia; e, ogni volta che l'ho 201 V, 7| perpetuo de obligazione astretto.~ ~Malfatto. Voi non respondete? 202 V, 8| come la necessitá suol fare astuti e scaltriti li uomini...,~ ~ 203 I, 1| sapete che le donne sempre se attacano al peggio.~ ~Curzio. Guardise 204 II, 1| fattogli intendere ch'ad altro attenda. Pur, s'el me si rintoppa 205 I, 1| persona ch'ad onorato vivere attende vituperevole cosa sarebbe; 206 III, 2| Prudenzio. Lassalo dire. Attendi a te.~ ~Luzio. «Inter magistrum 207 I, 4| conculcata che solo alle crapule attendono e incumbunt a rubare, a 208 I, 2| tuo.~ ~Luzio. Non è vero. Attenta un po' come pesa lo mio.~ ~ 209 V, 8| plasmate, cresciute et aucte et educate nel clustro sidereo 210 II, 5| boccula roscicula che fiata un'aura, una fragranzia, uno odore 211 I, 4| li irconi, con li corii aurati viveno, ché «sine doctrina 212 Pro | compiacer ai piú. Ma, se l'auttore avessi pensato che, per 213 I, 5| bello è che poi se ne vanno avantando come se gli fosse un grande 214 I, 1| che 'l sole di splendore avanzano, veder non desidero. E giá 215 I, 1| andato: non perché io non mi aveggia ch'ella non sia nobile, 216 | avendo 217 | avendosi 218 | avendovi 219 II, 5| vadia per ogni modo quando averemo epulato. Camina.~ ~Malfatto. 220 | avergli 221 IV, 6| altro. Oh cagna! Me pare d'averla giá in braccio e de basarla 222 | averli 223 | averne 224 III, 5| scola, tu?~ ~Minio. Come averò pranzato. Non me vòi venir 225 IV, 4| bisogna battere, ché sè averta la porta.~ ~Prudenzio. Non 226 I, 1| dato moglie, par loro di averti ristorato d'ogni tua fatica 227 V, 4| Signor sí: eccoli.~ ~Curzio. Avertisci che non ti caschino.~ ~Rufino. 228 III, 4| Curzio. De grazia, mastro, avertite ai casi vostri.~ ~Prudenzio. 229 III, 4| Rufino. Bastaria che voi li avessevo in cassa.~ ~Curzio. Per 230 | aveva 231 V, 8| parabola!~ ~Rufino... ed avevala lasciata ed erasene venuto 232 | avevano 233 | avevo 234 IV, 5| voi. Vi priego che non l'aviate per male, ché l'amore ch' 235 V, 8| Repetitore. Io voglio avicinarmegli alquanto.~ ~Rufino. Va' 236 II, 4| banco non ha avuto ancora aviso da casa. Certo deve essere 237 III, 1| Rengraziato sia Dio che voi me avite sentita!~ ~Ceca. Perdonateci. 238 IV, 5| aresti fatto?~ ~Rufino. Avria mandato per madonna Fulvia.~ ~ 239 III, 4| quattro parole a mio modo e avvertirlo che si rimanga di andargli, 240 Pro | che non bisogna ch'io li avvertisca; ché, sí come persone ripiene 241 III, 2| et tu fac istud tema. E avvertisci ch'io non ritorni nella 242 I, 4| studi prosunt. E ciò solo avviene ché li uomini sono inimicissimi 243 V, 7| Antonio. Vo' tornarme indrio aziò non me daga qualche botta 244 III, 4| imparato a me sino al «be a ba, be e be».~ ~Curzio. Voi 245 IV, 2| ignorante! Povera Cerere e Bacco, a chi lascieno epulare 246 V, 8| testimonio, l'abracciava e baciava...,~ ~Repetitore. Alla barba 247 I, 3| forsi rotto el collo, ché bada tanto a darci la risposta.~ ~ 248 I, 2| mercé, ché lo tuo è piú bagnato! Per ciò...~ ~Luzio. E lo 249 III, 4| mercaremo doi o tre oboli idest baiocchi de fercule per prandio.~ ~ 250 V, 7| intrare in palestra con li baiuli.~ ~Mastro Antonio. Che balestre, 251 II, 5| bene a tenerlo, ché quanti báiuli, quanti inepti villichi 252 III, 1| venire.~ ~Rita. Oh bestia balorda! Io pichiarò tanto che qualcuno 253 II, 3| figliolo?~ ~Ceca. Taci, balordo! E dove trovi tu che gli 254 Pro | non sei savio, tu sarai balzato peggio che non è quel buffon 255 IV, 5| Curzio. Vedi che 'l nostro banchieri ne ha aiutato inel bisogno 256 V, 7| Fateve in qua, come dice el barbato Catone: «Rumores fuge».~ ~ 257 Pro | saputi, inferruzzati, con le barbe e' capegli coloriti, che 258 III, 4| e partim andarò sino al barbitonsore. Non odi, villico, stabulatio, 259 V, 4| aiuto tuo, sono come fragile barca vicin'al porto da contrari 260 IV, 6| averla giá in braccio e de basarla e de mozzicarla e de voltarme 261 III, 1| che venga abasso e che te basi un poco?~ ~Rita. Eh, sciagurato, 262 V, 8| ocello e prenderò alquanti basioli da quella boccula ch'è un 263 I, 1| Si sa bene ch'io non sono bastante a dargli delle stelle del 264 I, 1| Rufino. Per ciò che non gli basteria un papato.~ ~Curzio. Se 265 Pro | mottegiare e 'l burlare altrui. Bastive l'avere ragionato un pezzo 266 Pro | che non è quel buffon da bastonate dell'asino. Odi quell'altro 267 III, 4| portitore cellicolo, idest del beatissimo pontifex maximus, in nel 268 I, 1| che l'amata vista di suoi begli occhi sereni, che 'l sole 269 I, 1| e ardo nell'amore di una belissima giovane e sí fattamente 270 V, 4| perfetta cognizione delle bellezze del cielo suol venire. E 271 III, 4| farete fuori del debito; bench'io non multi facio le parole 272 III, 5| prima, per la croce de Dio benedetta, de non me raccusare.~ ~ 273 I, 4| se alcuno vole captare benevolenzia appresso di loro, bisogna 274 V, 8| abbi, poco fa, obviati i berruari che vanno facendo le excubie 275 V, 7| animadverti.~ ~Malfatto. La berta me la date voi, alla fé.~ ~ 276 IV, 2| uomini questi che dite o sono bestie?~ ~Prudenzio. Sei bestia 277 IV, 2| demone me ha posta questa bestiola dinanzi? ché nihil prodest, 278 IV, 6| croce, che non ho ancora beuto. Odi, odi; non te spartire. 279 III, 1| ssi era scordato. Volete beverare de qua con noi, che iersera 280 II, 3| Odi. Andiamo insiemi a bevere un'ostaria alla foglietta 281 III, 2| sempre dorme con meco ed è bianca e roscia.~ ~Prudenzio. Orsú! 282 II, 3| la rogna, no. Vedi? Son bianco. Guarda un po'. Te voglio 283 V, 4| questi tali maledici che, biasmando le donne, biasmano loro 284 V, 1| Malfatto. Sí; ma non biastemate.~ ~Prudenzio. È il diavolo, 285 III, 4| possino venire a voi queste biasteme!~ ~Malfatto. Ámenne. El 286 V, 8| ché ve promettemo una bona bibalia.~ ~Repetitore. Cioè, una 287 II, 5| glauci co' supercilii leni biforcati, col pettusculo niveo, vera 288 V, 3| in nella senectu fiunt bis pueri! Ma tedet mihi che ' 289 II, 2| è povera; e ogni poco di bisbiglio che si levassi contro di 290 V, 4| luoghi. E che so io se mi bisognassi cosa alcuna?~ ~Rufino. E 291 V, 4| Rufino. E che volete che vi bisogni?~ ~Curzio. E che ne so io? 292 IV, 3| compassione che alle povere bisognose e vedove aver si deve. Grande 293 V, 3| sieno stati discordanti alle blandizie e faci veneree e alle lascivie 294 II, 5| della mia unica, lepida, blandula, melliflua e morigerosa 295 V, 8| essere coram quel soavio, blandulo e niveo corpusculo.~ ~Malfatto. 296 Pro | piú coi gesti che con la boca e fanno intendere a cenni 297 I, 2| e poi me vole leggere la Boccolica. Ma, alla fé, poi ch'io 298 II, 5| Malfatto. Prosopito des los bondi.~ ~Prudenzio. Taci, temerario, 299 V, 1| venga el cancaro! Non site boni se non a farme caminare. 300 III, 4| ingiuria. Ma ambula cum bonis et cetera.~ ~Curzio. Che 301 Pro | avete? che vi manca? di che borbottate? Perché ho detto «nova», 302 IV, 5| e danno all'anima e alla borsa.~ ~Curzio, Non posso io 303 III, 1| come poi hanno piene le borse e che sono richi e che pensono 304 III, 4| io li armi le schiene di bosco. O Rufino! Non odi?~ ~Rufino. 305 V, 7| aziò non me daga qualche botta nel cavo.~ ~Malfatto. Vedete 306 I, 4| accorgeno che sono tanquam boves et oves et super pecora 307 IV, 6| Me pare d'averla giá in braccio e de basarla e de mozzicarla 308 V, 7| Malfatto. Tirateve sú le brache, mastro.~ ~Prudenzio. Nunquam, 309 V, 7| troppo. Ove domino e' sè la bretta?~ ~Malfatto. Tirateve sú 310 I, 1| esser povera) che spero in breve venir a capo di qualche 311 V, 4| presente me trovo, non pur una brevissima notte come fia questa ch' 312 IV, 4| parlar con lui sotto un brieve epilogo prima che saturi 313 Pro | quali di continuo stanno in briga; e, pur che li venghi ben 314 Pro | con le donne e stan sulle brusche cere, sul tagliar dei mostacci 315 Pro | sul tagliar dei mostacci e brusciar delle porte e 'l far de' 316 III, 1| Malfatto. O che sei vecchia e brutta? Fio. Cancaro te venga! 317 IV, 2| bestia insolentissima tu, bubone!~ ~Malfatto. Che ne so io? 318 Pro | allargate e aprite bene el buco degli orecchi acciò che 319 Pro | balzato peggio che non è quel buffon da bastonate dell'asino. 320 II, 2| uomini, che sonno fallaci e buggiardi.~ ~Fulvia. Hai tu veduto 321 I, 2| mi sono levato troppo a buon'ora. E me sono scordato de 322 Pro | grazia, el mottegiare e 'l burlare altrui. Bastive l'avere 323 V, 7| Questo insolente par che se burli di ciò che gli dicemo.~ ~ 324 IV, 6| capo!~ ~Malfatto. Voglio bussar per dispetto tuo, adesso. 325 V, 5| Trappolino. Chi sei tu che hai bussato?~ ~Malfatto. Sono un certo 326 IV, 4| rubeo si divertirá el colore busseo.~ ~Mastro Antonio. Non bisogna 327 III, 1| Malfatto. Dico: perché bussi all'uscio mio?~ ~Rita. Io 328 III, 2| Inter magistrum me dat caballos cum nerbo...».~ ~Malfatto. 329 V, 7| Malfatto. So' stato a cacare, veh, Luzio! Adesso so' 330 III, 2| le calze, di grazia, c'ho cacato nella camisa.~ ~Prudenzio. 331 Pro | nome. Che bisogna che tu ti cacci cosí drieto a colui? Orsú! 332 III, 4| el gentiluomo non se gli cacciano in casa? Ma non curare, 333 II, 1| Malfatto. Ve lle volevo cacciare e metterve queste mie che 334 III, 2| cavallo e poi tutti doi me cacciarete lo naso.~ ~Prudenzio. Poltrone 335 I, 3| quanto piú presto possete cacciatevela; ché le cose che indugiano 336 V, 1| prostato in terra come un cadavero.~ ~Malfatto. Hai veduto 337 IV, 4| tempestive.~ ~Malfatto. Ve possa cader sul capo la tempesta!~ ~ 338 V, 7| Parcere subiectis, quod cadunt alba ligustra:~ ~amen dico 339 V, 4| potrete ben dire che vi sieno caduti.~ ~Curzio. Anzi, farò conto 340 IV, 4| alla petulanzia carnale e cagion è che vadia con la barba 341 I, 4| capestrunculo, un cinedulo calamistrato, un tonditore di monete, 342 II, 5| resarcire el ventre e farte le calighe e i diploidi e i pilei, 343 III, 2| Prudenzio. Sdelacciali prima le callighe.~ ~Luzio. Eh! per lo amor 344 I, 3| contentarsi ch'io, misera! in cambio della figliuola con esso 345 III, 4| ve venga dereto. Mastro, caminano troppo forte. Io non li 346 V, 2| Minio, Ceca.~ ~ ~ ~Fulvia. Caminiamo, Rita, ché l'è notte.~ ~ 347 V, 8| e, gittatosi sopra della camiscia un camorrino, comparí dinanzi 348 V, 8| sopra della camiscia un camorrino, comparí dinanzi a lui ch' 349 III, 4| Prudenzio. Impulsant campanicule.~ ~Rufino. Patrone, ecco 350 II, 1| Malfatto. Voglio andare in Campo de fiore.~ ~Curzio. Con 351 V, 7| un poco.~ ~Prudenzio. Ah cane villatico! Latri da longa 352 V, 7| per adesso, no; lassate canere a questo nostro discipulo. 353 II, 1| scarpe, pelose, nere. Volete cangiare con le mie?~ ~Curzio. Son 354 II, 1| la istessa felicitá non cangiarei el stato e 'l grado mio. 355 III, 2| Malfatto. Guarda scrizi da cani!~ ~Prudenzio. E quando?~ ~ 356 III, 4| grave, e andate tutta notte cantando, facendo le mattinate, come 357 V, 7| Prudenzio. Oh bono! oh bono! Cantate alquanto.~ ~Malfatto. So' 358 V, 7| Alla fé, mastro, che avete cantato molto bene, questa sera.~ ~ 359 V, 7| Antonio. A dirò ben una canzona, s'el ve piase.~ ~Prudenzio. 360 V, 4| cantare a l'uscio non so che canzoni. Vorrei che tu gli rompessi 361 III, 2| sarebbe giá fatto ampiamente capace?~ ~Malfatto. Mastro, date 362 Pro | comedia: ché, sí come voi sète capaci e buoni retentori delle 363 V, 6| Luzio è di bona indole e di capacissimo ingenio; ma quel furcifer 364 I, 4| campi. E, se alcuno vole captare benevolenzia appresso di 365 V, 8| a Roma...~ ~Repetitore. Caput mundi.~ ~Rufino... per non 366 II, 2| forsi mi terrestivo piú cara che non mi tenete.~ ~Fulvia. 367 II, 2| vi abbracciará e faravi carezze. E sonne certa, per ciò 368 V, 7| Antonio. Sí, sí; lassate el cargo a mi. Trin, trin.~ ~Prudenzio. 369 IV, 5| non mi sarebbono stati sí cari, ancor ch'io ne abbia di 370 V, 8| composizione, io? c'ho piú caro un carlino che non quanti scartabelli 371 V, 7| miurum miserum nihil mea carmina curas.~ ~Me mori cogis nempe 372 II, 3| te lavi, che puti com'una carogna?~ ~Malfatto. Non ho la rogna, 373 V, 4| Curzio. Avertisci che non ti caschino.~ ~Rufino. Non dubitate. 374 III, 3| Dio grazia, ne hanno le case ripiene; ch'i buoni non 375 II, 5| Malfatto. Non ho comparato caso, messer no. Avete fame, 376 III, 4| Bastaria che voi li avessevo in cassa.~ ~Curzio. Per mia fé, che, 377 II, 5| col pettusculo niveo, vera cassula et arcula ove ch'el nostro 378 I, 4| delle virtú e delle Muse del castalio e pegaseo fonte; e, come 379 II, 5| scelesto! Non curare: te castigarò bene, sí.~ ~Malfatto. Oh 380 III, 2| chi non riprende con degne castigazioni el figliuolo l'ha in odio 381 IV, 1| Antonio. Mi non ghe posso catare ancuo negun che me chiami 382 III, 2| non ascenderai mai alla catedra di Minerva.~ ~Malfatto. 383 V, 7| qua, come dice el barbato Catone: «Rumores fuge».~ ~Mastro 384 III, 4| bisogna minarci per essere catrafatto con l'ense ferreo e col 385 I, 5| parlare, credo che sia una cattiva pratica, la sua; e son certa 386 III, 3| potrebbono fare qualche cattivo scherzo.~ ~Rita. E che ci 387 V, 6| abbia condutto in qualche cauponaria e che non emino per i quadranti 388 IV, 2| rispondere ai maggiori tuoi piú cautamente che non fai.~ ~Malfatto. 389 I, 4| Sempre me volete dare li cavali, voi; e sempre me fate andare 390 II, 5| observantissimi e fargli cavar el cuor del corpore.~ ~Malfatto. 391 III, 4| Dice lo vero. Non ce è da cavare qua.~ ~Curzio. Sapete che 392 II, 1| vedere che, pian piano, gli cavarò di bocca ogni cosa.~ ~Malfatto. 393 III, 4| ve dico che «litem ferre cave».~ ~Curzio. Che volete che 394 II, 4| per me, non so dove se gli caverá costui questi denari: ché 395 IV, 5| senza altri contratti o cavillazioni.~ ~Rufino. Io me ne sono 396 V, 7| me daga qualche botta nel cavo.~ ~Malfatto. Vedete mò che 397 V, 7| andamo a dormire, ché se cce passará questa stizza.~ ~ 398 I, 4| Omnia vincit amor et nos cedamus amori.~ ~Certamente pare, 399 III, 4| lo credi, no, che te farò cedere locum maiori?~ ~Malfatto. 400 I, 1| dui anni che, da che seco celebrai le nozze, me partii e vagando 401 III, 4| piedi al clavigero portitore cellicolo, idest del beatissimo pontifex 402 Pro | boca e fanno intendere a cenni tale che non ha né occhi 403 III, 4| rivale.~ ~Curzio. Guarda cera de furfante! Andiamogli 404 IV, 2| Prudenzio. Oh insulsissimo Cerbero ignorante! Povera Cerere 405 V, 4| ch'egli hanno, inei quai cercano di sotrarre altrui per aver 406 V, 8| perdendo piú el tempo in cercarlo quia pavesco de non me incontrare 407 Pro | E credo bene che chi vi cercassi ai piedi vi trovarebbe forsi 408 V, 5| quello ch'io te dissi ch'io cercavo?~ ~Luzio. E che ne so io? 409 IV, 2| latere con le alee; ed io, cerciorandomene, te scoriarò vapulandote 410 II, 5| Prudenzio. Se io fosse cerciorato vendundarme la toga, voglio 411 I, 1| altro e, se tu ti lamenti, cercono di farti uccidere e pensono 412 Pro | donne e stan sulle brusche cere, sul tagliar dei mostacci 413 V, 3| lettere, e che hanno il cerebro ripieno di lucubrazioni 414 IV, 2| Cerbero ignorante! Povera Cerere e Bacco, a chi lascieno 415 I, 1| paura di costui. Ma che certezze ne hai tu di questo?~ ~Rufino. 416 | certi 417 III, 4| Ma ambula cum bonis et cetera.~ ~Curzio. Che ambula? che 418 II, 2| Rita, adesso? Molto stai sí cheta.~ ~Rita. Che volete ch'io 419 IV, 6| giú adesso. Ma, de grazia, chiamame un poco quello che mena, 420 Pro | biasmano, le vituperano e chiamanole streghe, maliarde, ruffiane, 421 IV, 6| figliuoli; e essi poi me chiamaranno tata, missere; e io compararò 422 V, 8| esso lei e me ha mandato a chiamarvi; ché la madre e lui sono 423 IV, 6| Malfatto. Vorria che tu me chiamassi quello che mena.~ ~Ceca. 424 II, 1| Non odi?~ ~Malfatto. Me chiamate io, voi?~ ~Curzio. Sí, chiamo. 425 V, 8| con el lume in mano; e, chiamatomi, mi dice: - Sta' sú, ch' 426 II, 5| che...~ ~Malfatto. Non se chiamava Ercole, messer no.~ ~Prudenzio. 427 IV, 2| familiaritá, che statim me chiamò a sé e postulòmi ch'andassi 428 I, 3| saranno cagione di rendervi chiara senz'altri testimoni apresso 429 I, 1| Parlame chiaro.~ ~Rufino. La chiarezza è questa: che ci è chi la 430 V, 8| Rufino. Voi me avete bello e chiarito.~ ~Prudenzio. State de buona 431 Pro | la qual io ne abbi da far chiavare qualcuno di voi, a mal modo, 432 I, 1| Se intende ch'ella abbi a chiedere cose possibili e non quelle 433 I, 3| ragione che mi assecura a chiedergli le cose giuste e oneste 434 III, 4| bibliotecario ancora a riscuotere un chirografo, idest un libellulo scritto 435 V, 8| amor nostro, un paro de chiroteche bene olenti.~ ~Rufino. Che 436 I, 2| quatrino ché me ne cómpari una ciambella.~ ~Minio. Oh! bon dí, Luzio.~ ~ 437 II, 5| passará mai piú nessuno delle ciambelle? ché vorria spendere questi 438 V, 5| sciagurato!~ ~Malfatto. Me ciancio con teco. Ma andiamo un 439 I, 4| corporale refezione e resarcire, cibando, el ieiuno ventre. O Malfatto!~ ~ 440 Pro | Silenzio. Oh! spettatori, che ciccalar è questo? Di grazia, lasciate 441 II, 1| aspettarlo, punto dalla cieca passione, in qua ne son 442 II, 5| derelicto mentre eravamo in circulo a discutere alcuni dubi 443 III, 4| andarò ad osculare i piedi al clavigero portitore cellicolo, idest 444 III, 2| latibulo di sporcizie, cloaca di fecce? Ma non curare, 445 V, 8| et aucte et educate nel clustro sidereo dallo opifero Iove.~ ~ 446 V, 7| carmina curas.~ ~Me mori cogis nempe profecto quidem.~ ~ ~ ~ 447 IV, 4| Prudenzio. Costui se cogita d'essere un vafro uomo et 448 III, 4| la Spettabilitá Sua non cogitet ch'un paro nostro, disciplinato 449 IV, 4| contremisco totiens quotiens cogito nelli estuanti desiri per 450 I, 4| tornamo! Voi me ci volete cogliere come le altre volte. Non 451 II, 1| mahu! cagna! Non me cci coglierete, no.~ ~Curzio. E perché? 452 V, 7| tragono.~ ~Rufino. Diavolo coglili!~ ~Prudenzio. Fateve in 453 V, 4| argumentando, a perfetta cognizione delle bellezze del cielo 454 II, 5| poltrone.~ ~Prudenzio. E cognoscelo tu?~ ~Malfatto. Misser sí, 455 I, 1| mal grado. Lui non mi deve cognoscere anco, ah?~ ~Rufino. Voi 456 II, 5| vendundarme la toga, voglio cognoscerlo e fargli dar molte vulnere 457 Pro | è Roma. So che tutti la cognoscete. E, perché questi recitanti 458 IV, 6| se pentirá d'avermi mai cognosciuta.~ ~Malfatto. Orsú! Basta: 459 II, 5| carnale. Et ipse è molto cognosciuto apresso della genitrice 460 II, 5| inclita e alma cittá tutti lo cognoscono, se li congratulano; e non 461 Pro | guasti e di continuo gli colano e, quando sputono, fan certe 462 V, 8| che sconosciutamente si è colcata con esso lui in casa de 463 | colei 464 III, 4| mio unico perpetuo domino colendissimo del Monsignor mio; e partim 465 I, 2| me sono scordato de fare collazione, ch'è peggio: benché madonna 466 IV, 4| in rubeo si divertirá el colore busseo.~ ~Mastro Antonio. 467 Pro | con le barbe e' capegli coloriti, che gli par loro di esser 468 I, 3| la mia disgrazia, senza colpa o cagione, privata me ne 469 Pro | punte, come piú pericolosi colpi degli altri, che non n'ho 470 I, 5| io posso. I' vi son stata còlta dell'altre fiate su queste 471 V, 8| gittatasegli ai piedi con un coltello in mano, pregavalo che piú 472 V, 8| tirati non gne nne abbi còlto qualcuno. I' vo' pichiare, 473 V, 8| un povero servitore son comandamenti...,~ ~Repetitore. Oh salata 474 III, 4| della iustizia e di quanto comandano le municipali leggi sacrosante 475 IV, 4| se vole delli patroni da comandare, che se lli trovi. Guarda 476 V, 4| porto da contrari venti combattuta. Per certo, ch'al desiderio 477 Pro | spegneranno i lumi e poi farete le comedie alla muta. Odi, odi quel 478 II, 2| savia e lui ne ha voglia. Ma cominciamo, ch'ell'è tardo. E leviamoci 479 V, 8| se stesso vergognandosi, cominciò a commemorare le cose passate 480 V, 7| strambotti?~ ~Prudenzio. Al commando della Signoria Vostra.~ ~ 481 V, 8| vergognandosi, cominciò a commemorare le cose passate e, aducendo 482 V, 8| purgando la cittá di cattivi commerzi. Ma chi è questo ch'esce 483 V, 4| Rufino. Non è questo: ma la commoditá suol fare li uomini e le 484 V, 4| in poi, tutto el resto è commune fra te e me: e tu lo sai. 485 I, 4| voi quelle che me volete comparare domane.~ ~Prudenzio. Ego 486 IV, 6| chiamaranno tata, missere; e io compararò uno asino per andare a cavallo 487 II, 5| lui?~ ~Malfatto. Non ho comparato caso, messer no. Avete fame, 488 I, 4| piedi, io. Ma quando me le comparerete?~ ~Prudenzio. Domani omnino, 489 V, 8| della camiscia un camorrino, comparí dinanzi a lui ch'a parlare 490 I, 2| dato un quatrino ché me ne cómpari una ciambella.~ ~Minio. 491 I, 4| Tu vai optando ch'io non comperi l'altre nove.~ ~Malfatto. 492 Pro | fatto a buon fine e per compiacer ai piú. Ma, se l'auttore 493 III, 4| amici e quanti cognosco per compir alla promessa della dote 494 IV, 2| bibliotecario non ha manco compita l'opera per la quale gli 495 IV, 5| fragile e di piú debole complessione?~ ~Curzio. Rufino, tu vedi 496 II, 3| Dimme un po': el tuo patrone compone piú versi?~ ~Malfatto. Sí. 497 V, 8| singularissimo misser Rufino, voler componer in laude vostra uno epigramma.~ ~ 498 III, 4| Prudenzio. Ché noi non siamo per comportarci alcun dedeco, idest mancamento.~ ~ 499 V, 8| volete che faccia de vostra composizione, io? c'ho piú caro un carlino 500 V, 7| Oh bono! oh bono! Hali composti la Magnificenzia Vostra 501 II, 5| metamorfoseo. E, per quanto posso comprendere, gli piace molto ch'un par 502 V, 1| simili ignoranti che non comprendono i sensi delle litterali 503 V, 8| in qualche furone e che conatamente non mi spolii sino alla 504 III, 4| non sapete ancora quanto conato abino le umane lettere appresso 505 I, 1| a ognuno.~ ~Curzio. Tel concedo, questo. Ma non cognosce 506 V, 6| sin qui a questo caupone e concernere con ocello de línceo se 507 I, 1| ch'ella vole, noi stiam conci!~ ~Curzio. E perché?~ ~Rufino. 508 II, 3| stare con lui; ché me voglio conciare con questo bono uomo che 509 III, 4| appresso i buoni discipuli concivi e munifici che sono copiosi 510 V, 8| letificazione del maestro, potessi conclamare dinanzi la casa della dignissima 511 I, 1| a casa di Filippa e che concludi el tutto. E promettegli 512 I, 1| io non gl'impari a far le concordanzie a suo mal grado. Lui non 513 III, 1| che tengono le mogli e la concubina! E quanti di quegli che 514 IV, 5| cose che non patiscono le concubine. Oltre che vi pelano e vi 515 I, 4| imago»; ed hanno sí la virtú conculcata che solo alle crapule attendono 516 II, 5| veneree, stimulandone molto la concupiscenzia carnale. Et ipse è molto 517 II, 5| con stipendio congruo e condecente ad un paro nostro, meni 518 I, 3| giuste e oneste la fará condiscendere ai voti mei.~ ~Rita. Grande 519 III, 2| essemplifichi gli altri condiscipuli tuoi. Olá! o Minio!~ ~Minio. 520 V, 6| avessi itinerato al domo del condiscipulo come sono andato io per 521 I, 5| che lei è quella che la conduce, a scavezzarsi el collo. 522 V, 6| costumi e facilmente potrá conducerlo a qualche precipizio. Ho 523 V, 3| in tripudio, ch'io ve llo condurrò omnino e portarovi risposta 524 V, 6| quello insolente non l'abbia condutto in qualche cauponaria e 525 II, 1| eh?~ ~Curzio. So ch'el confessa senza tratto di corda.~ ~ 526 I, 4| dicitur che a fele, senio confetto, se lli convenga un mure 527 II, 5| tutti lo cognoscono, se li congratulano; e non si acconviene a me 528 II, 5| regionario con stipendio congruo e condecente ad un paro 529 I, 4| quam contentus s'io potessi coniugnerla nosco in coppula e vinculo 530 II, 1| Malfatto. L'è un mastro. Lo conoscete bene voi, sí. Ed è innamorato, 531 IV, 5| per voi. E non so che vi conoschiate piú in costei ch'in vostra 532 Pro | fatto, non si tengono a conscienzia, sotto le paci e le pigierie, 533 IV, 5| ch'io volentieri ascolto i consegli tuoi. Ma ti priego che, 534 II, 5| e peregrino ingegno, per consequenti è amica de' periti, savi 535 IV, 2| della iustizia, quod Deus conservet incolumen, col quale avemo 536 III, 1| di grazia. Non mi posso consolar da quel scempio che...~ ~ 537 II, 2| bisogno, ci adiuti e ci consoli.~ ~Rita. Buono è di sperare 538 II, 5| inel mezzo del fòro, in nel conspetto di molti egregi ed eccellentissimi 539 I, 4| cittá, nella quale avemo consumpte molte pecunie in resarcirla. 540 II, 5| tutto me letifica, e che io contemplo quella fenestrula, statim 541 III, 4| quia «contra verbosus noli contendere verbis». Ma non crediate 542 I, 1| Rufino. Volete altro, che si contentará di fare quanto vorrete voi?~ ~ 543 V, 8| gli disse ch'ella era per contentarlo di molto piú che lui non 544 I, 3| è invaghito, mostri non contentarsi ch'io, misera! in cambio 545 Pro | tutto, almeno in parte, di contentarvi; e, se pur egli a ciò non 546 II, 2| buona donna prima che si sia contentata?~ ~Rita. Be', madonna, non 547 I, 3| sposare, se ei non se ne contentava; e voi, perdonatemi, poco 548 I, 1| signore ha fatto. Che tal contentezze veggia in lui qual egli 549 V, 8| ché la madre e lui sono contenti che voi la sposiate stanotte 550 I, 4| hedo. E saria plus quam contentus s'io potessi coniugnerla 551 Pro | di esser el gallo della contrada e non si accorgeno che pute 552 V, 4| barca vicin'al porto da contrari venti combattuta. Per certo, 553 III, 4| ne sono incerto? Anzi, el contrario.~ ~Rufino. Bastaria che 554 IV, 4| el ventre; ché non posso contrastar alla petulanzia carnale 555 IV, 5| che sète uomo non possete contrastare ai stimoli della carne, 556 IV, 2| incolumen, col quale avemo contratta gran familiaritá, che statim 557 IV, 4| Prudenzio. Io el so, ché contremisco totiens quotiens cogito 558 V, 3| sero.~ ~Repetitore. Non ve conturbamini. Tornate pur dentro.~ ~Prudenzio. 559 I, 4| senio confetto, se lli convenga un mure tenero. Oh terque 560 III, 4| Prudenzio. Dico che non convenit ad uno experto viro laniare 561 III, 4| se non che tu me farai convertire la ultrapelia in ira.~ ~ 562 III, 4| concivi e munifici che sono copiosi di famuli e di gladiatori.~ ~ 563 I, 4| potessi coniugnerla nosco in coppula e vinculo matrimoniale. 564 | coram 565 IV, 4| sanando le vulnere ch'ho nel corculo e nello èpate, in rubeo 566 II, 5| arcula ove ch'el nostro còrculo si latita e lo anellito 567 II, 1| confessa senza tratto di corda.~ ~Malfatto. Ché non me 568 V, 7| Audi, fili mi e fratello cordiale.~ ~Mastro Antonio. Mi no 569 III, 2| Luzio. Come se declinano le coregge, mastro?~ ~Prudenzio. Hoc: 570 I, 4| arieti o li irconi, con li corii aurati viveno, ché «sine 571 I, 4| cosetta per prendere la corporale refezione e resarcire, cibando, 572 II, 5| fargli cavar el cuor del corpore.~ ~Malfatto. Oh! Mastro, 573 III, 4| camini?~ ~Prudenzio. Per corpum meum...~ ~Malfatto. Ché 574 V, 8| soavio, blandulo e niveo corpusculo.~ ~Malfatto. So' ben qua, 575 Pro | hanno uno starnuto e una corregia in ordine. Ed elle son savie 576 IV, 4| Malfatto. Me voglio metter a correre acciò che non me veda.~ ~ 577 V, 7| pigliate quella spada e correteli dereto? ch'io ve cci voglio 578 III, 4| ch'io vo, sú.~ ~Prudenzio. Corri, che te rompi el collo!~ ~ 579 III, 1| moglie per saziare la loro corrotta e disonesta vita! E altri 580 Pro | quegli che nelle infelice corti, refugio di affamati e ricetto 581 V, 8| vederò pure quel rutilante e coruscante ocello e prenderò alquanti 582 I, 4| al fòro per emere alcuna cosetta per prendere la corporale 583 III, 1| parlando in còlera, com'è costume di noi altre vecchie, son 584 V, 6| uno inepto ai litterali costumi e facilmente potrá conducerlo 585 III, 4| obliandoti, nel mezzo di cotante miserie, di me sei stato 586 III, 2| uomo nefario, ch'in tanti cotidiani lustri non abbi imparato 587 V, 8| nivee manule fabricate, create, plasmate, cresciute et 588 IV, 6| Malfatto. Che vòi ch'io creda?~ ~Ceca. Che te farò andare 589 III, 4| maraviglio se non di chi gli crede a tali uomini che sono piú 590 V, 8| forsi che 'l patrone non si credeva godere con la figliuola 591 III, 4| contendere verbis». Ma non crediate ch'io sia tanto aspernato 592 IV, 5| in casa vostra.~ ~Curzio. Credolo. Ma vattene innanzi e fa' 593 I, 1| lusinghevole sue parole ho creduto, ne sono andato: non perché 594 Pro | star piú cheti. Diavolo, crepagli! Che avete? che vi manca? 595 III, 2| Luzio. «... ego tiro crepida».~ ~Malfatto. Che diavolo 596 IV, 2| quello che sanno le mie crepide. Ma dimmi: andasti tu dietro 597 III, 2| Prudenzio. Hoc: crepidum, crepidi.~ ~Luzio. «... ego tiro 598 III, 2| mastro?~ ~Prudenzio. Hoc: crepidum, crepidi.~ ~Luzio. «... 599 V, 4| questi tali dichino tanto che crepino.~ ~Rufino. Ámenne. Aspettate 600 IV, 2| videri»? Et stringe os et crepitum.~ ~Malfatto. Però l'ho fatto: 601 V, 8| fabricate, create, plasmate, cresciute et aucte et educate nel 602 IV, 6| Cagna! Voi sète troppo crudela.~ ~Iulia. Orsú! Vatti con 603 Pro | portono la spada per fare el crudele coi servitori e con le donne 604 IV, 2| Prudenzio. Va', che te fragni le crure! Chi demone me ha posta 605 IV, 2| monsignore, col vertice, col culmine della sacrosanta iustizia: 606 II, 2| Fulvia. Bene, eh? Non ti cuoce a te: però parli a questo 607 II, 5| observantissimi e fargli cavar el cuor del corpore.~ ~Malfatto. 608 V, 4| Solo Idio sa el secreto dei cuori umani.~ ~Rufino. Fate adunque 609 IV, 2| misser sí.~ ~Prudenzio. Cur non desinis? perché non 610 I, 4| vinculo matrimoniale. Né curarei di fargli fondo dotale di 611 V, 7| miserum nihil mea carmina curas.~ ~Me mori cogis nempe profecto 612 I, 4| quia, «cum recte vivis, non cures verba malorum». E cosí i 613 III, 4| voglio andare ad informandum curiam.~ ~Malfatto. Oh mastro! 614 Pro | non parliate, i' non mi curo del resto. Pur io vi veggio, 615 V, 7| tornarme indrio aziò non me daga qualche botta nel cavo.~ ~ 616 | dai 617 | dall' 618 III, 4| oggi!~ ~Malfatto. O quello! Dame un altro quatrino: vòi?~ ~ 619 II, 3| questi quatrini.~ ~Ceca. Damile, sú!~ ~Malfatto. Eccoli. 620 III, 4| esto forti animo cum sis damnatus inique».~ ~Curzio. Voi fate 621 V, 7| voglio se non quanto me dannará el rigore della inviolabile 622 I, 3| collo, ché bada tanto a darci la risposta.~ ~Fulvia. Qualche 623 I, 1| ch'io non sono bastante a dargli delle stelle del cielo.~ ~ ~ ~ 624 V, 7| la fé mia, che prima me darí el pegno.~ ~Malfatto. Dice 625 II, 3| oste che fa la taverna e darli questi quatrini e fare che 626 IV, 3| punto piglia lo bastone per darme, vedete?~ ~Iulia. Andiamo 627 III, 4| donna, mossa a pietá, con darmi speranza di futuro bene, 628 II, 5| Prudenzio. Io arei per manco de darte un equo, se tu non taci, 629 I, 4| Vieni; ch'io t'imprometto de dartele come noi tornamo.~ ~Malfatto. 630 I, 1| teco partire el Stato e darti le migliaia de scudi d'intrata 631 V, 7| Malfatto. Dice el vero. Dateli un pugno.~ ~Prudenzio. Audi, 632 I, 4| ogni modo.~ ~Malfatto. O dateme le vostre oggi a me e pigliateve 633 III, 2| dilige.~ ~Luzio. Eh! non me datis in vias, de grazia.~ ~Prudenzio. 634 I, 4| stella alla quale la famosa dea della pulcritudine non gli 635 IV, 4| In capite a questa via deambulatoria. E ho necessitá di parlar 636 V, 7| ventre fetido e exausto, debbia un par nostro, òrto nella 637 III, 1| un minimo errore, subito debino essere punite e uccise. 638 V, 8| non mancaremo de fare el debitoribus nostris.~ ~Rufino. Volete 639 IV, 5| di piú fragile e di piú debole complessione?~ ~Curzio. 640 I, 4| gratia un par nostro, non deceat sibi l'amare queste puellule 641 III, 4| Monsignor Governatore e dechiarargli pedetentim tutte le superfluitá 642 IV, 2| altri insiemi non sanno la decima parte de quello che sanno 643 III, 2| canti?~ ~Luzio. Come se declinano le coregge, mastro?~ ~Prudenzio. 644 I, 4| di quanti maggiori vizi è decorato tanto magis è accetto, quia « 645 I, 4| pecunie in resarcirla. Ho decreto de mandargli un'apocha, 646 III, 4| siamo per comportarci alcun dedeco, idest mancamento.~ ~Malfatto. 647 Pro | con le lettere in mano, defenderá le ragioni sue. Né avete 648 IV, 2| gastigatissimo censore e defensore acerrimo della iustizia, 649 III, 4| Prudenzio. Ah lingue viperee, defloratore de l'onor nostro!~ ~Curzio. 650 IV, 4| uomo et è un ideota che non degerisce le parole nostre. Io temo 651 II, 2| è una galante giovane e degna d'essere amata (perdonateme 652 III, 1| che, per questo, non sieno degni di punizione e che sia vergogna 653 | Deh 654 Pro | fanno quest'altre giovane delicate che, come se li parla de 655 II, 1| parentado. Me delibero de demandargnene.~ ~Malfatto. Vedi ch'io 656 III, 1| bene io, sí, alla fede: demandatene un poco allo mastro. E vorrei 657 IV, 2| te fragni le crure! Chi demone me ha posta questa bestiola 658 V, 7| eh? Non curare, predone, depopulatore e turbatore della quiete 659 V, 8| stavo a giacere, sentei un derotto pianto; e il patrone, con 660 II, 5| propositum.~ ~Malfatto. Prosopito des los bondi.~ ~Prudenzio. 661 III, 2| Malfatto. Che diavolo descrezione è la vostra? Tutto oggi 662 IV, 1| domi.~ ~Mastro Antonio. Che desi? Non ghe sè in Roma?~ ~Repetitore. 663 I, 1| splendore avanzano, veder non desidero. E giá mi trovo tanto innanzi 664 II, 2| despiacere a non vi restare a desinare con esso meco.~ ~Fulvia. 665 IV, 2| sí.~ ~Prudenzio. Cur non desinis? perché non me lassi parlare?~ ~ 666 II, 2| esso meco.~ ~Fulvia. Sempre desino con esso voi. Di grazia, 667 IV, 4| quotiens cogito nelli estuanti desiri per li quali son leso che 668 IV, 2| si vole entrare dentro; e desopra ha poi le finestre e lo 669 IV, 5| Curzio, Non posso io desordinare una volta?~ ~Rufino. Fate 670 V, 7| disciplina,~ ~che me vedo desperao.~ ~Gnao, gno, gao, gnao.~ ~ 671 I, 1| per il mondo a guisa di un desperato, ramaricandomi di me stesso 672 II, 2| Iulia. Me avete ben fatto despiacere a non vi restare a desinare 673 I, 1| vero el proverbio che i despiaceri e i piaceri non sogliano 674 | dessa 675 V, 4| bene se non quando io lo dessi a qualche donna: ché certamente 676 IV, 6| io non vorria che voi me dessivo delle pugna.~ ~Iulia. Pènsati 677 I, 1| iersera; ma voi non me ci desti orecchie.~ ~Curzio. Io avevo 678 V, 4| Ma par che voglia el destino che de quella sola ribalda 679 V, 8| uno stolto e vi sarebbe detrimento a vapularlo.~ ~Rufino. Per 680 III, 4| ingeniosi e acuti e morali detti.~ ~ ~ ~ 681 IV, 2| acerrimo della iustizia, quod Deus conservet incolumen, col 682 V, 1| Adunque devi stare con noi e devemoti stipendiare e hai da fare 683 II, 5| rispondi? Adunque, io te devo dare da resarcire el ventre 684 IV, 2| nne ricordo.~ ~Prudenzio. Dic parumper: non te aricordi 685 V, 7| se burli di ciò che gli dicemo.~ ~Mastro Antonio. Andemo, 686 IV, 2| l'ha detto?~ ~Prudenzio. Dicemolo noi.~ ~Malfatto. Be', lassateli 687 I, 3| Fulvia. No, no; ché non dicessino pur cosí che noi avemo del 688 V, 4| fa' oprire. E questi tali dichino tanto che crepino.~ ~Rufino. 689 I, 4| puellule tenere; benché dicitur che a fele, senio confetto, 690 V, 4| alogati in buona parte. E dicoti che, se io avessi meglio 691 III, 2| Altrimenti, pènsati che quolibet die io te nne darò uno.~ ~Minio. 692 V, 8| conclamare dinanzi la casa della dignissima sua Livia. E, perché è giá 693 III, 4| tribunale della Reverenzia dil Monsignor Governatore e 694 Pro | le cose nove piacciono e dilettono ad ognuno. State, adunque, 695 III, 2| figliuolo l'ha in odio e non lo dilige.~ ~Luzio. Eh! non me datis 696 III, 4| e, se venissi persona a dimandarmi, fatti lasciare l'imbasciata. 697 V, 5| E che ne so io? A me lo dimandi? Tu non hai buon cervello.~ ~ 698 IV, 2| latibulo di spurcizia! Dime un poco: chi te dette quelli 699 II, 5| temerario, poltrone, inepto! Dimi un po': perché te nne sei 700 III, 5| te lo credo.~ ~Luzio. E dimmelo, de grazia: vòi?~ ~Minio. 701 V, 8| insino al giorno de oggi è dimorata; indi tanto e' modi e 'l 702 Pro | sarebbe che si abrusciassi e Diomede e Prisciano co' quali di 703 II, 5| ventre e farte le calighe e i diploidi e i pilei, e devi fare a 704 V, 4| Curzio. A che modo gli dirai, che non se nne accorghino 705 III, 3| Anzi, a noi sta bene, ché diremo el vero e saremo scusate 706 V, 3| Vostra?~ ~Prudenzio. Potrete dirli, se pur nol volessino lassar 707 IV, 6| Io li farò l'imbasciata e diroli che quello che mena lo volete 708 III, 3| che non lo sapete?~ ~Rita. Dirotelo. Io mi maritai, son giá 709 V, 4| adunque come vi pare, ch'io, a dirve il vero, ho caro di trovarmi 710 III, 2| quel modo, ché volo ut tu discas che totiens quotiens...~ ~ 711 III, 2| cose del preceptore che disce e doce le buone educazioni. 712 V, 7| vicina,~ ~che me dá gran disciplina,~ ~che me vedo desperao.~ ~ 713 III, 4| cogitet ch'un paro nostro, disciplinato nelle liberale arti, incumba 714 V, 3| adolescentuli sieno stati discordanti alle blandizie e faci veneree 715 IV, 4| mediante el buon naturale discorso che ci troviamo e la sua 716 V, 3| Gran cosa che li uomini discreti e periti nelle lettere, 717 II, 5| mentre eravamo in circulo a discutere alcuni dubi delle peculiali 718 I, 1| capo di qualche mio buon disegno. Voglio andar, prima che 719 I, 3| la mia sciagura e la mia disgrazia, senza colpa o cagione, 720 IV, 4| Antonio. Volemo andare a disnare, misiere? ché sè ora.~ ~ 721 III, 1| saziare la loro corrotta e disonesta vita! E altri ch'in quante 722 Pro | streghe, maliarde, ruffiane, dispettose, ammazzapulce, rempiture 723 II, 5| equo, se tu non taci, che disputare. Gran cosa che questa inclita 724 Pro | delle usure e simonie e distupri e adultèri. E voi altri 725 III, 3| persona non ci cognosce. Ma ditemi un poco, madonna Rita: avete 726 II, 5| quella fenestrula, statim divengo un metamorfoseo. E, per 727 IV, 4| nello èpate, in rubeo si divertirá el colore busseo.~ ~Mastro 728 III, 2| Alla fé, che, quando te do a fare i latini, voglio 729 III, 2| del preceptore che disce e doce le buone educazioni. Fa' 730 I, 4| aurati viveno, ché «sine doctrina vita est quasi mortis imago»; 731 II, 1| l'ho incontrato poco è; e dogliomi de non gli aver parlato 732 III, 4| Rufino. Patrone, è pazzia a dolersene; per ciò che di continuo 733 I, 4| prossimo con mille versuzie e doli. Benché, noi non li stimiamo; 734 V, 5| Andamo, che te llo dirò poi domattina, fraschetta!~ ~Luzio. Oh! 735 V, 6| ché me hanno referto i domestici suoi di casa ch'ipse e una 736 IV, 1| Repetitore. Bona dies, Dominatio Sua.~ ~Mastro Antonio. A 737 III, 2| Prudenzio. In nomine Domini, et tu fac istud tema. E 738 I, 1| e quello che giá fu tuo donano ad un altro e, se tu ti 739 II, 5| aspettare a casa e me sono stati donati questi.~ ~Prudenzio. E chi 740 III, 4| Aragona abate de Farfa gli ha donato possessione e campi: di 741 V, 8| vivere. E cosí, revestitosi, dopo lungo ragionamento che hanno 742 III, 3| sua bisogna forsi un mese doppo ch'io el tolsi; e, d'allora 743 V, 1| Malfatto. E che volete? che dorma con voi?~ ~Prudenzio. E 744 II, 1| altro compagno. Malfatto. Io dormo molto ben con lo mastro.~ ~ 745 V, 8| occhi pregni di lacrime da dosso levar gli poteva, quasi 746 I, 4| curarei di fargli fondo dotale di una nostra domo laterizia 747 V, 7| sè piú? Oh! vo' siu piú doto d'Orlando.~ ~Luzio.~ ~ ~ ~ 748 II, 5| amica de' periti, savi e dotti uomini, quia melius est 749 III, 2| imparato a latinare un cosí dotto et elegante epilogo ch'un 750 Pro | avendovi egli, sí come è il dover, fatt'una buona memoria 751 V, 4| efferato, sí inumano che, drizzando gli occhi in un bel volto, 752 II, 5| circulo a discutere alcuni dubi delle peculiali virtú nostre. 753 I, 1| E sonno oggimai passati dui anni che, da che seco celebrai 754 | dunque 755 V, 1| Malfatto, vien qua. Audi duo verba.~ ~Malfatto. Non voglio 756 V, 6| de mulso, per il che se ebriaranno. Ed è un peccato, ché quel 757 V, 8| di nettare e palpitarò le eburnee e nivee manule fabricate, 758 | ecce 759 IV, 2| non tam cito me vide la eccellentissima e reverendissima Signoria 760 V, 8| Rufino.~ ~Prudenzio... eccellentissimo patrone mio singularissimo 761 | Eccola 762 | Eccolo 763 V, 4| piú, de grazia.~ ~Rufino. Eccome. Andiamo.~ ~Curzio. Hai 764 | Eccomi 765 | eccoti 766 I, 4| scarpe che sonno rotte. Ecole: vedete.~ ~Prudenzio. Che 767 V, 7| Prudenzio. Nunquam, mai, edepol, me aria imaginato questo. 768 IV, 4| sua buona e larga natura educata di continuo nei laboriosi 769 V, 8| plasmate, cresciute et aucte et educate nel clustro sidereo dallo 770 III, 2| che disce e doce le buone educazioni. Fa' questo latino: «Mentre 771 V, 4| E quale è quel cuore sí efferato, sí inumano che, drizzando 772 V, 4| reverite mediante i buoni effetti che da loro ne segueno.~ ~ 773 II, 5| in nel conspetto di molti egregi ed eccellentissimi uomini, 774 I, 4| Malfatto. Che ve piace, ehu?~ ~Prudenzio. Non hai verecundia 775 | ei 776 IV, 5| qualche cosa sará.~ ~Rufino. Eimè, che non ne farete altro! 777 III, 2| latinare un cosí dotto et elegante epilogo ch'un bubalo se 778 II, 5| eximio maestro Prudenzio, eletto e approbato da Sua Santitá 779 III, 2| Latruncolo! inimico del romano eloquio!~ ~Luzio. Eh! mastro mio 780 I, 4| Voglio andare al fòro per emere alcuna cosetta per prendere 781 V, 6| qualche cauponaria e che non emino per i quadranti qualche 782 III, 1| danaio o degli uffici o per empirse el ventre e andar ben vestiti, 783 I, 1| necessitá del fatto tuo, t'empromettono, ti giurano, vogliano teco 784 I, 4| domo laterizia quale avemo empta in questa cittá, nella quale 785 V, 8| Rufino. Cosí, vestitomi, entrai seco in camera: ove ella, 786 III, 4| dereto a coloro e vedi ove entrano e viennimelo subito a referire 787 V, 8| Aspettateme pure.~ ~Rufino. Entratevene lá dentro e spacciatevi 788 IV, 2| quella casa dove che sono entrati coloro?~ ~Malfatto. Chi 789 Pro | degli orecchi acciò che vi entri el senso de questa nostra 790 V, 7| Prudenzio. Odite. Non entriamo in su le parole altercatorie. 791 IV, 2| Non vedesti tu almeno dove entrorno?~ ~Malfatto. Misser sí: 792 IV, 2| Prudenzio. Questo sarebbe uno enucleare.~ ~Malfatto. Oh! tengo ben 793 IV, 4| ch'ho nel corculo e nello èpate, in rubeo si divertirá el 794 V, 8| componer in laude vostra uno epigramma.~ ~Rufino. Che volete che 795 IV, 2| fede e militante, phano episcopus e gastigatissimo censore 796 I, 4| un'apocha, una pagina, un epistolio in laude sua. Voglio andare 797 IV, 2| e Bacco, a chi lascieno epulare sí infelicemente i frutti 798 II, 5| ogni modo quando averemo epulato. Camina.~ ~Malfatto. Ecco, 799 V, 7| parole altercatorie. Parlate equamente, e basta.~ ~Malfatto. Sta' 800 IV, 2| Ben sai che non sono doi equi. Vedi risposta de insipido! 801 | erano 802 V, 8| ed avevala lasciata ed erasene venuto a Roma...~ ~Repetitore. 803 | eravamo 804 | ero 805 IV, 5| ricordi la prima volta ch'erra, se tu me vòi esser amico.~ ~ 806 IV, 2| Malfatto. Patrone, voi sète errato, ch'io non me nne ricordo.~ ~ 807 III, 1| loro stessi dei vitupèri ed errori delle mogli ne sono cagione: 808 II, 5| mentre ero con quelli uomini eruditi nel foro.~ ~Malfatto. Oh! 809 | es 810 V, 4| Curzio. Sollécitati, esci qui fuori. Giá son presso 811 V, 3| acciò che piú presto me espedisca da questo negozio.~ ~ ~ ~ 812 V, 4| sopra tutti li altri uomini essaltate e reverite mediante i buoni 813 III, 1| adosso di sorte che sieno essempio a tutti gli altri sciagurati 814 III, 2| vapulature acciò che tu essemplifichi gli altri condiscipuli tuoi. 815 | essendosi 816 | essersi 817 | esserti 818 | essi 819 V, 4| de l'ardor mio potrebbe estinguere. Costui tarda pur assai 820 | esto 821 IV, 4| totiens quotiens cogito nelli estuanti desiri per li quali son 822 IV, 5| tirano sino al sangue. Ed èvvi vergogna e danno all'anima 823 V, 7| resarcendo el ventre fetido e exausto, debbia un par nostro, òrto 824 V, 8| berruari che vanno facendo le excubie nocturne purgando la cittá 825 V, 3| Repetitore. Lassate pur fare l'excusatorie a me.~ ~Prudenzio. Caminate, 826 II, 5| speculo di pulcritudine e di exemplare vertú: che, totiens quotiens 827 V, 3| lucubrazioni e di prischi exempli, e nelli anni adolescentuli 828 IV, 4| Prudenzio. Non posso stare ad exemplificarvi, al presente. Andate, ch' 829 II, 5| garuli e rinoceronti, che lo eximio maestro Prudenzio, eletto 830 III, 4| che non convenit ad uno experto viro laniare el prossimo.~ ~ 831 IV, 2| andassi negoziando. Io gli exposi la temeritá dell'inconsiderato 832 I, 4| E quando?~ ~Prudenzio. Extemplo; illico; che venghi statim.~ ~ 833 | extra 834 V, 8| le eburnee e nivee manule fabricate, create, plasmate, cresciute 835 I, 2| fermati: ché non dicessi che facemo le tristizie.~ ~ ~ ~ 836 Pro | Signorie Vostre cose che vi facessino stomacare! O non sapete 837 V, 3| discordanti alle blandizie e faci veneree e alle lascivie 838 III, 2| te prometto quod, si bene facies, de non te dare equo un 839 V, 6| inepto ai litterali costumi e facilmente potrá conducerlo a qualche 840 III, 4| debito; bench'io non multi facio le parole vostre degne di 841 III, 2| Prudenzio. Tu non tanti facis mihi e...~ ~Malfatto. Aspettate 842 IV, 1| veerlo, ché vol che ghe faga no so che servizio. Questa 843 II, 2| delli uomini, che sonno fallaci e buggiardi.~ ~Fulvia. Hai 844 II, 3| figlioli?~ ~Malfatto. O fallo tu, adunque; e io te cci 845 II, 5| comparato caso, messer no. Avete fame, neh vero?~ ~Prudenzio. 846 I, 4| radiante stella alla quale la famosa dea della pulcritudine non 847 V, 7| della patria sua, uso andare famulando e rusticando per li tuguri 848 III, 1| quegli che fanno dormire e' fanciulli in mezzo a lui e alla moglie 849 I, 1| migliaia de scudi d'intrata e fannoti mille scritture, mille patenti, 850 I, 3| Orsú! Poi che avete questa fantasia, quanto piú presto possete 851 V, 7| Antonio. Questo sè un bel fante per la Vostra Signoria!~ ~ 852 I, 2| finestra?~ ~Minio. Era la fantesca.~ ~Luzio. Me credevo che 853 II, 2| umiliará e che vi abbracciará e faravi carezze. E sonne certa, 854 | farci 855 IV, 5| nne avessivo voglia, lo farestivo senza aspettare che vi uscissino 856 III, 4| Orsino de Aragona abate de Farfa gli ha donato possessione 857 II, 2| fossi un uomo e potesse, faria le pazzie.~ ~Fulvia. Tu 858 I, 1| cognosce lui che quella non è farina da' suoi denti?~ ~Rufino. 859 | farla 860 | farli 861 V, 1| Non site boni se non a farme caminare. Che diavolo de 862 | farti 863 I, 3| pur cosí che noi avemo del fastidioso.~ ~Ceca. Oh! Madonna, perdonateme 864 IV, 5| poteva far costui?~ ~Rufino. Fatevi conto ch'el dove a merendare.~ ~ 865 V, 7| Mastro Antonio. A son fatigao troppo. Ove domino e' sè 866 I, 1| premio delle mie lunghe fatighe aspettavo in guidardone 867 I, 1| una belissima giovane e sí fattamente ch'altro che l'amata vista 868 | fatte 869 IV, 6| mastro lo sa.~ ~Ceca. O va' e fattelo redire.~ ~Malfatto. Non 870 II, 1| che viene di qua giú, alle fattezze e al vestire, l'è il servo 871 II, 1| de non gli aver parlato e fattogli intendere ch'ad altro attenda. 872 II, 2| in lui. È meglio che nel favore delli uomini, che sonno 873 I, 1| pur voglino mostrare de favorirti, ti dánno moglie sí come 874 IV, 1| chiami acciò che mi ghe faza una maitina; e no ghe ho 875 III, 2| di sporcizie, cloaca di fecce? Ma non curare, che tu non 876 III, 2| prometto che 'l farò bene alla fedis.~ ~Malfatto. Guarda scrizi 877 I, 4| tenere; benché dicitur che a fele, senio confetto, se lli 878 II, 1| questo mio amore, non che felice, ma con la istessa felicitá 879 II, 5| che io contemplo quella fenestrula, statim divengo un metamorfoseo. 880 III, 4| oboli idest baiocchi de fercule per prandio.~ ~Curzio. Addio, 881 I, 2| Caminamo, ché non ci veda fermati: ché non dicessi che facemo 882 V, 8| a pregare da capo, tanto ferno ch'il patrone, ch'immobile 883 III, 4| E sí ve dico che «litem ferre cave».~ ~Curzio. Che volete 884 III, 4| essere catrafatto con l'ense ferreo e col pugione e col famulo 885 II, 5| consorzio de' viri probi e sia fertile delli invidiosi inimici 886 V, 7| Antonio. Mi no voio tante feste, digo.~ ~Prudenzio. Non 887 V, 7| Ah scevo uomo! latrina fetida! Te farò vedere se un par 888 V, 7| alieni resarcendo el ventre fetido e exausto, debbia un par 889 V, 4| una brevissima notte come fia questa ch'in somma felicitá 890 II, 5| quella boccula roscicula che fiata un'aura, una fragranzia, 891 Pro | accorgeno che pute loro el fiato o che han gli occhi guasti 892 I, 1| oblio. Tristo a chiunque si fida di loro! ché, insino ch' 893 IV, 3| oggidí non si può la persona fidar di nessuno; e i maestri 894 IV, 5| schizzinosi, ch'a pena si fidono di loro stessi nel conto 895 III, 4| non che li figliuoli e le figliuole, ma le mogli ancora li vituperano; 896 V, 7| pugno.~ ~Prudenzio. Audi, fili mi e fratello cordiale.~ ~ 897 III, 2| Qui parcit virge odit filium». Tacci, giottonciculo! 898 IV, 2| dentro; e desopra ha poi le finestre e lo tetto ancora con li 899 III, 4| in Banchi, tu te ne vadi fino a casa sua e che gli dichi 900 III, 4| non si trova amico se non finto e a pena ve lli prestaranno 901 II, 1| Curzio. Son contento. Sta' fitto. Che farai?~ ~Malfatto. 902 V, 8| sí.~ ~Malfatto. O va' a fiume, va'; ch'io voglio ir al 903 V, 3| crapule, in nella senectu fiunt bis pueri! Ma tedet mihi 904 III, 1| e come non gli mandi un flagello adosso di sorte che sieno 905 IV, 2| dell'inconsiderato uomo e il flagizio perpetrato contro di noi 906 II, 5| immemoro quei membricoli e' flavi capegli e li ocelli glauci 907 IV, 2| e lo tetto ancora con li focolari.~ ~Prudenzio. Oh insulsissimo 908 IV, 4| El poltrone, agricola, foditore, rustico ha passato el domo 909 II, 1| Curzio. Che diavolo di nova foggia de abito e di uomo è questa 910 II, 3| a bevere un'ostaria alla foglietta de greco.~ ~Ceca. Non posso, 911 I, 4| matrimoniale. Né curarei di fargli fondo dotale di una nostra domo 912 V, 7| Vedete mò che starete de fora.~ ~Prudenzio. Ah ribaldo! 913 IV, 5| Curzio. Non ti curar, forca! Vieni, vieni a oprire.~ ~ 914 IV, 5| Curzio. Non curar, giotton, forfantello!~ ~ ~ ~ 915 IV, 2| incognito viro. Io voglio formarli un libello de ingiuria, 916 II, 5| quelli uomini eruditi nel foro.~ ~Malfatto. Oh! adesso 917 III, 4| le stimiamo; perché «esto forti animo cum sis damnatus inique».~ ~ 918 I, 3| al secondo assalto della Fortuna ci sbigottiamo: ch'ancor 919 IV, 5| perdonatemi. Se voi ve fossete guidato per mio conseglio, 920 | fossimo 921 III, 4| facendo le mattinate, come se fossivo un giovane de venti anni?~ ~ 922 | fosti 923 V, 7| Mastro Antonio. Oh! cosí, fradello; va' presto.~ ~Prudenzio. 924 IV, 2| Prudenzio. Va', che te fragni le crure! Chi demone me 925 II, 5| roscicula che fiata un'aura, una fragranzia, uno odore manneo che tutto 926 III, 4| cui la mercé del signore Francesco Orsino de Aragona abate 927 IV, 6| che possa venire lo male francioso allo patrone! Mò che me 928 Pro | che verrebbono a schifo ai frati e sempre hanno uno starnuto 929 III, 1| remissemo una cantina d'aqua fresca? Non respondete? Vostro 930 I, 2| farò. Oh! cagna! come l'è fresco, stamattina! Alla fé, ch' 931 IV, 3| dica ogni cosa a suon di frustate.~ ~Ceca. Madonna, quanto 932 IV, 2| epulare sí infelicemente i frutti loro! Ecco che noi locuti 933 I, 3| mei.~ ~Rita. Grande errore fue, per certo, a farvi sposare, 934 IV, 3| madonna. Livia, ditegli che fugga, ché madonna nol trovi.~ ~ 935 II, 2| luogo ove che non mi possa fuggire.~ ~Rita. Voltate di qua, 936 IV, 6| un bastone, ché ti farò fugir piú che di passo.~ ~Malfatto. 937 Pro | ordine. Ed elle son savie a fugirli: altretanto ne farei io. 938 V, 7| nostra!~ ~Malfatto. Se nne è fugito, mastro, ché ha avuto paura. 939 Pro | l'assenzio: oltra che le fugono, le biasmano, le vituperano 940 I, 4| volete?~ ~Prudenzio. Vieni fuora. Non odi? a chi dico io?~ ~ 941 IV, 4| che me fanno come un viro furente. Pur, nihilominus, speramo 942 III, 4| Curzio. Guarda cera de furfante! Andiamogli incontro.~ ~ 943 V, 1| caminare. Che diavolo de furfanti! che mai non me lassano 944 II, 2| Fulvia. Tu sei molto furiosa da poco tempo in qua.~ ~ 945 V, 8| me incontrare in qualche furone e che conatamente non mi 946 III, 2| tu li facci meglio che se fussino in vernacula lingua.~ ~Luzio. 947 III, 4| pietá, con darmi speranza di futuro bene, adolcisce l'amare 948 V, 7| ché, se me guardi Dio, no fuziré in casa.~ ~Prudenzio. Aspetta 949 II, 2| modo per ciò ch'ella è una galante giovane e degna d'essere 950 III, 1| Perdonateci. Ci era fugita una gallina su pel tetto e a fatica 951 Pro | gli par loro di esser el gallo della contrada e non si 952 II, 5| appresso delli insipidi ideoti garuli e rinoceronti, che lo eximio 953 I, 4| sia un testis iniquus, un garulo inquieto, un furcifer, un 954 V, 1| deliberato trovarme un altro garzone, ché non voglio stare piú 955 IV, 2| non giova el monirlo né di gastigarlo; immo, de male in peius. 956 IV, 5| Curzio. Perché, se tu lo gastigassi qualche volta, sarebbe piú 957 IV, 2| militante, phano episcopus e gastigatissimo censore e defensore acerrimo 958 I, 5| grande onore. Alla fé, che i gatti ci averanno aperti gli occhi, 959 V, 7| che stanno a pernoctare in gaudio, eh, latroni insolenti?~ ~ 960 II, 5| cognosciuto apresso della genitrice della mia unica, lepida, 961 III, 4| che questi che fanno el gentiluomo non se gli cacciano in casa? 962 IV, 2| bibliotecario e al loco gerente del Monarca, idest Governatore, 963 Pro | delle fiate, parlino piú coi gesti che con la boca e fanno 964 I, 4| Prudenzio. Che parlar, che gesticoli de asino son questi?~ ~Malfatto. 965 I, 3| figliuola con esso lui mi giaccia (sí come saria el dovere, 966 V, 8| uscio della camera stavo a giacere, sentei un derotto pianto; 967 III, 4| Malfatto.~ ~ ~ ~Curzio. Quanta gioia, quanto piacere io sento, 968 Pro | donne e levargli quelle gioie e quei pendenti. - Ma tu 969 IV, 5| Entrate.~ ~Curzio. Non curar, giotton, forfantello!~ ~ ~ ~ 970 IV, 3| perdonateme.~ ~Iulia. Vien qui, giottoncello! Piglialo, Ceca.~ ~Ceca. 971 IV, 3| fará male, no.~ ~Iulia. Giottone, ti credevi fugire, eh? 972 IV, 2| nihil prodest, idest che non giova el monirlo né di gastigarlo; 973 IV, 6| trovarò io, sí; ché non li giovará de averli nascosti sotto 974 IV, 5| volta; e, se non risponde, gitta giú la porta, ch'io voglio 975 V, 8| Nostre.~ ~Rufino. Ed ella, gittatasegli ai piedi con un coltello 976 V, 8| esso lei, si era levata e, gittatosi sopra della camiscia un 977 V, 5| prosontuoso?~ ~Luzio. Ché non li gitti qualche pitale nel capo, 978 I, 4| amori.~ ~Certamente pare, al giudizio dei periti, che totiens 979 II, 1| sorte mia buona vorrá ch'io giunga, sí come spero, a perfetto 980 III, 1| di noi altre vecchie, son giunta a casa de madonna Iulia. 981 I, 1| a ciò, non fui sí tosto giunto qui in Roma ch'io arsi e 982 Pro | solete far qualche volta, per giuoco, con chi par a voi: ché 983 III, 5| grazia: vòi?~ ~Minio. O giurame prima, per la croce de Dio 984 V, 8| barba nostra!~ ~Rufino... giurando e promettendogli che, si 985 I, 1| tuo, t'empromettono, ti giurano, vogliano teco partire el 986 I, 1| del mio signore, dal quale giustamente gran premio delle mie lunghe 987 I, 3| assecura a chiedergli le cose giuste e oneste la fará condiscendere 988 III, 4| sono copiosi di famuli e di gladiatori.~ ~Curzio. Questa pecora 989 II, 5| flavi capegli e li ocelli glauci co' supercilii leni biforcati, 990 III, 5| stanotte.~ ~Luzio. E tu vo' gnelo dire?~ ~Minio. Ma se gnello 991 V, 7| me vedo desperao.~ ~Gnao, gno, gao, gnao.~ ~Mi sè tanto 992 III, 4| quegli che della loro servitú godeno. E, fra gli altri, el Belo, 993 V, 8| l patrone non si credeva godere con la figliuola di madonna 994 Pro | quando sputono, fan certe gongole che verrebbono a schifo 995 I, 4| anni adolescentuli, verbi gratia un par nostro, non deceat 996 V, 8| llo metterò.~ ~Prudenzio. Gratias ago. Non volete venire ancor 997 V, 6| come sono andato io per gratularmi al precettore. E non l'ho 998 III, 4| voi, che fate el savio, el grave, e andate tutta notte cantando, 999 II, 3| ostaria alla foglietta de greco.~ ~Ceca. Non posso, adesso. 1000 III, 4| Non li respondere. Lassalo gridare.~ ~Prudenzio. Vien qua tu,