Francesco Belo
Il pedante
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ATTO I

SCENA II Luzio E Minio scolari, Ceca serva.

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SCENA II

 

Luzio E Minio scolari, Ceca serva.

 

Luzio. Lassame caminare, ché 'l mastro non me dia un cavallo; ché me par sia troppo tardi e sai che sempre me fa sdelacciare le calze e me alza la camisa e me , qualche volta, con una scuriata cosí grossa cotta nell'aceto. Io ho robbato un pezzo de legno in casa per scaldarme, adesso che fa freddo. E sai che lo mastro vole che oggi incominci li latini per li passivi e poi me vole leggere la Boccolica. Ma, alla , poi ch'io sono qua, voglio chiamare Minio e vedere se vole venire con esso meco alla scola: ben che lui non impara se non la santa croce. Tic, toc.

Ceca. Chi è ?

Luzio. Ècci Minio, in casa?

Ceca. , è. Che ne vòi fare?

Luzio. Ditegli se vol venir alla scola.

Ceca. , . Aspetta.

Luzio. Cosí farò. Oh! cagna! come l'è fresco, stamattina! Alla , ch'io mi sono levato troppo a buon'ora. E me sono scordato de fare collazione, ch'è peggio: benché madonna me ha dato un quatrino ché me ne cómpari una ciambella.

Minio. Oh! bon , Luzio.

Luzio. Buon e buon anno. Vòi venire?

Minio. , voglio. Andiamo.

Luzio. E dove è lo legno che tu porti?

Minio. Eccolo, e è piú grosso che non è lo tuo.

Luzio. Non è vero. Attenta un po' come pesa lo mio.

Minio. Gran mercé, ché lo tuo è piú bagnato! Per ciò...

Luzio. E lo mio è piú meglio. Ma dimme un po': chi era quella ch'era alla finestra?

Minio. Era la fantesca.

Luzio. Me credevo che fussi tua madre.

Minio. No. È piú bella madonna mia. Ma non sai, Luzio, ch'io ho una sorella che lo mastro li vole bene? E per ciò non me delli cavalli come fa a te.

Luzio. Ed essa vuole bene a lui?

Minio. Credo de , io. E lo mastro me ha promesso delli quatrini, veh!

Luzio. Io non lo sapevo, questo.

Minio. Manco lo sa madonna.

Luzio. Alla , ch'io gli voglio dire se se vole innamorare de sòrema ancora ma che non voglio mi dia delli cavalli.

Minio. Caminamo, ché non ci veda fermati: ché non dicessi che facemo le tristizie.

 

 

 


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