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Antonio Fogazzaro Il dolore nell'arte Concordanze (Hapax - parole che occorrono una sola volta) |
Parte
1001 | possa 1002 XIV| gioia, un intero sperato possesso del bene è già così gran 1003 | possiamo 1004 VIII| ideale della sua mente e possibili a riformarsi giusta questo 1005 XII| stato felice ch'è nelle possibilità del futuro, di speranza 1006 VII| fascino di bellezza cui possiede il concetto più puro e più 1007 | posso 1008 | possono 1009 IX| moderne della morte tanto più potenti sull'animo nostro, tanto 1010 | poterle 1011 | potessi 1012 | poteva 1013 XIII| 68] purifica e ritempra, precede ogni nascita anche nell' 1014 XIV| forme dell'essere l'hanno preceduta. Mi risovvengono allora 1015 XV| artisti, inutile retore, precetti o consigli. È una divina 1016 IX| penso, del poeta alla sua prediletta, la morte! Per l'apoteosi 1017 VII| offesa del grande Poeta, come predilige i pizzi e i velluti neri 1018 XV| concedersi clemente, e così predisposta la ultima gioia del loro 1019 IV| dolore fisico Vi sembra predominar troppo in esse sul dolore 1020 II| raffigurata nell'atto del pregare o del piangere, di una emozione 1021 I| il cuore vi ritorni, lo prema più forte, quasi vi si disveli. 1022 IX| l'opera sua di scrittore, premeditando di condurre la sua eroina 1023 IX| senza speranza di futuro premio alla morte il fiore degli 1024 XIV| tutto procede da quel mondo prenebulare di cui la memoria è spenta 1025 XIV| dissonanza musicale genialmente preparata e risoluta, ne balenan lampi 1026 I| musicali che annuncino, preparino una successiva rivelazione 1027 XIII| noi tocchiamo i confini prescritti alla conoscenza umana, qui 1028 IX| fascino eterno del dolore prescritto dal Destino, del dolore 1029 XIV| copertamente con le cose[73] presenti; e mi dico che in quel mondo 1030 III| alle fonti degli oscuri presentimenti,[20] della malinconia e 1031 XIV| tempo felice trascorso, presentimento di un tempo felice venturo, 1032 I| solitarie di quell'ombra fui preso dal senso di una bellezza 1033 | presso 1034 | presto 1035 I| di sè. Nessun [12]vivente presuma, per esserle stato caro, 1036 V| suo sentimento, ma questa presunta debolezza sentimentale non 1037 IV| linguaggio quale una belva prigioniera. Ecco il dolore disceso 1038 VII| torture e le lagrime dei prigionieri, dei proscritti, dei pellegrini 1039 VII| florida di speranze come a primavera la spica, come il tralcio 1040 IV| il mistero delle cause prime.~ ~ 1041 XIII| che costrinse l'umanità primitiva a difese ond'ebbero crescente 1042 XII| Suprema forma dell'arte, primizia quasi di parole e d'idee 1043 XIV| lo spirito in quanto un principio di giustizia nel riparto 1044 VIII| dalla morte, dall'amore, dai problemi della sorte umana, dalle 1045 XV| legge dell'Arte che addito e proclamo, una legge superiore alle 1046 VII| oppressor discesa,~ Cui fu prodezza il numero,~ Cui fu ragion 1047 VIII| rappresenta il dolore come prodotto di esistenti ordini morali 1048 IV| un urlo, chiama, come il profeta, le genti «HIdesthe me». « 1049 IV| suo carro di battaglia, fa profetare dal cavallo Xanto una sinistra 1050 IV| cavallo Xanto una sinistra profezia di sventura.~ ~Ed ecco tra 1051 VII| Manzoni?~ ~Te dalla rea progenie~ Degli oppressor discesa,~ 1052 XIII| come un grande artefice di progresso, perchè fu[67] veramente 1053 IV| creazioni dei grandi tragici. Prometeo, che soffre in fiero silenzio 1054 I| una bellezza che più si prometta di quanto si sveli. Non 1055 | propria 1056 | proprie 1057 | proprio 1058 IV| insegnare alle turbe in prosa e in rima che la visione 1059 VII| lagrime dei prigionieri, dei proscritti, dei pellegrini polacchi, 1060 IV| ebbero coscienza di un'azione provvidenziale e salutare del dolore; ma 1061 I| di Cultura, venne quindi pubblicato nella Rassegna Nazionale.~ ~ ~ ~ 1062 XV| del lavoro artistico nè il pubblico è libero di passar noncurante 1063 I| strette le guance fra i pugni chiusi, fissi gli occhi 1064 XIV| infinito, quell'amore che punge il pellegrino di Dante~ ~.... 1065 IV| generazione in generazione e punisce nell'infante in cuna il 1066 VI| profonda Caina il marito punitore e non mosse Virgilio a rimproverarlo, 1067 I| busto gentile in avanti, puntati i gomiti alle ginocchia, 1068 V| riconoscere fino a qual punto sieno state ispirate dalla 1069 XIII| specificazione individuale ma puranche all'infuori dell'ordine 1070 XIII| nello spirito. Il dolore[68] purifica e ritempra, precede ogni 1071 | qual 1072 | qualsiasi 1073 | qualunque 1074 | quei 1075 | quest' 1076 XV| mai, cui la Fede non avrà raccolti ancora, li vedo chiedere 1077 IX| Leone Tolstoi, nel porsi a raccontare la storia di un adulterio 1078 XIV| quel mondo hanno la prima radice gl'infiniti guai di cui 1079 II| amore nascente? S'ella fosse raffigurata nell'atto del pregare o 1080 X| artisti e le moltitudini raggiando nel loro inconscio, mi piace 1081 VI| qualsiasi beato spirito raggiante nel paradiso del tuo Poeta.~ ~ 1082 VII| della patria furono[43] raggiunte di slancio? Quale fu il 1083 XV| inquieti dai beni che avran raggiunto nello spazio e nel tempo 1084 VII| prodezza il numero,~ Cui fu ragion l'offesa,~ E dritto il sangue 1085 III| ministri nè i sensi nè il ragionamento. Laggiù sono le inaccessibili 1086 IX| nostra del giusto e del ragionevole, quando colpisce l'innocenza, 1087 IX| di un adulterio quando le ragioni pure dell'Arte informavano 1088 XV| davanti all'opera che gli rammenta[79] con efficacia di forme 1089 X| Gioia, nel flutto dei versi rapidi con maestà, delle alterne 1090 VI| vincono i secoli, quelle ci rapiscano a entusiasmi quasi tormentosi 1091 X| gioia, nell'Arte. Non mi rapiscono palpitante a sè le sublimi 1092 VI| alla parola, le quali ci rappresentano un dolore almeno in parte 1093 XIII| esistenti. Io medesimo ebbi a rappresentarlo come un grande artefice 1094 II| del dolore, sensibilmente rappresentata dall'Arte, ne accende l' 1095 VI| così Francesca. Il poeta rappresentò Francesca e la sua colpa 1096 I| quindi pubblicato nella Rassegna Nazionale.~ ~ ~ ~Sull'orlo 1097 VIII| la inclinazione a un uso razionale del dolore per diversi scopi 1098 XIII| dirigere la evoluzione della razza. Il dolore finalmente, tanto 1099 VII| Alessandro Manzoni?~ ~Te dalla rea progenie~ Degli oppressor 1100 XI| amaramente da uno spettacolo di reale dolore, specie di quel dolore 1101 XI| luogo riguardo a dolori reali, il piacere dell'egoista 1102 XV| credente vedo moltiplicarsi realmente i contatti del desiderio 1103 I| esserle stato caro, poterle recar conforto. Ella non torcerebbe 1104 IV| ferito del Campidoglio che reclina tristemente il capo nelle 1105 IV| Cassandra, schiava nella reggia degli Atridi, ululante nel 1106 III| artista. Esse si celano in una regione misteriosa dello spirito 1107 V| dalla bellezza ideale della religione piuttosto che dalla bellezza 1108 V| affermare che nessuna fede religiosa si richiede a godere di 1109 III| evochiamo insieme dalle reliquie dei secoli morti, dalle 1110 XI| più mirabile che l'Arte renda dilettoso al cuore umano 1111 XIV| disposto l'Arte anche a render voluttuosa non la sofferenza 1112 XII| mio a te sospira, vieni, rendimi beato». La musica di Schubert 1113 I| tuttavia ci balena che possa repente balzar dal seggio con uno 1114 XV| rivolgere agli artisti, inutile retore, precetti o consigli. È 1115 XII| cade, rinnova lo slancio, ricade in accorato pianto. Vede 1116 XIII| disordine sociale, il dolore che richiama a giustizia; come un'arte 1117 XV| superiore; e vedo l'Arte richiamar sempre più forte ad esse 1118 VIII| atroci di lavoratori, possono richiamarci da un colpevole oblio alla 1119 VII| la stessa Pia che a sè la richiami da questo basso mondo ove 1120 XIV| soffermino liberamente e richiamino allora in sè le ombre di 1121 V| nessuna fede religiosa si richiede a godere di tante magnifiche 1122 IX| distanza di tanti secoli richiedeva, e sento dolce nella memoria 1123 V| delle quali è difficile riconoscere fino a qual punto sieno 1124 IV| Dante ideò, e Voi tutte le riconoscete al viso, alle vesti, alle 1125 III| dove giacciono tesori di ricordanze oscurate e lampeggiano meravigliose 1126 XIV| rimpianti e di aneliti, ricordo di un tempo felice trascorso, 1127 VII| Se la infelice Polonia ricuperasse un giorno l'indipendenza 1128 I| invece nel cuore e me lo riempiva di sè l'idea di una possibile 1129 XI| della gioia con l'Arte, mi riesce più mirabile che l'Arte 1130 XIV| dolore conduce le creature rifatte splendide per esso e spira. 1131 IV| mostra la felicità e la rifiuta. Ecco passar gemendo con 1132 IX| questo è a me argomento di rifiutare al libro il carattere di 1133 VIII| sua mente e possibili a riformarsi giusta questo ideale. Noi 1134 XI| egoismo ha talvolta luogo riguardo a dolori reali, il piacere 1135 IV| alle turbe in prosa e in rima che la visione artistica 1136 X| con maestà, delle alterne rime incalzanti, non sento io 1137 VIII| delle piaghe sociali e dei rimedi, ma la emozione artistica 1138 VIII| un dolore che non ha nè rimedio nè riparo. Il soffrire dei 1139 XIV| Indefinibile palpito, pieno di rimpianti e di aneliti, ricordo di 1140 VI| punitore e non mosse Virgilio a rimproverarlo, come in altra parte del 1141 XII| un grido amoroso, cade, rinnova lo slancio, ricade in accorato 1142 VIII| che non ha nè rimedio nè riparo. Il soffrire dei minatori 1143 XIV| principio di giustizia nel riparto dei beni economici lo attrae, 1144 XIII| Il dolore è per sè così ripugnante alla natura umana che se 1145 XIV| causa non è nella Terra. Risalendo a ritroso con la fantasia 1146 X| Beatrice per entro[54] un riso dell'Universo? Non ebbi 1147 XIV| genialmente preparata e risoluta, ne balenan lampi che da 1148 XIV| essere l'hanno preceduta. Mi risovvengono allora parole arcane del 1149 XII| accento di tristezza che vi risponde all'amoroso richiamo.~ ~ 1150 II| e interrogarlo, egli mi risponderebbe di non avere pensato mai 1151 XIV| le tristezze che allora rispondono a noi dalle cose quasi amorosamente, 1152 XIII| non ha barca nè vela. Egli ristà.~ ~ 1153 XV| dolorosi all'Arte[80] il ristoro di una forma di bellezza, 1154 XIII| Il dolore[68] purifica e ritempra, precede ogni nascita anche 1155 XII| camminavo lentamente lungo il ritmico fragore delle onde cadenti 1156 I| dianzi turbato il cuore vi ritorni, lo prema più forte, quasi 1157 XIV| nella Terra. Risalendo a ritroso con la fantasia il moto 1158 I| vento scompiglia, lungo le rive sonore del lago scintillante. 1159 I| preparino una successiva rivelazione di suoni e invece si spengano 1160 XV| lei sino alla foce tutta riverberante gl'imminenti splendori del 1161 VI| Inferno ha smarrito il senso riverente del divino, il desiderio 1162 XV| queste ultime mie parole rivolgere agli artisti, inutile retore, 1163 X| dipinto di Jordaens «Le roi boit» mi sono inebbriato 1164 IX| epoca famosa dell'antica Roma con il largo pennello,[51] 1165 VIII| nostri poeti, dei nostri romanzieri, ci appare intatta l'antica 1166 V| dolorum, che il genio di Rubens e di Michelangelo evocò 1167 IV| configgon le catene alla rupe e, appena è solo, caccia 1168 VII| velluti neri una dama che li sa confacenti alla sua bellezza. 1169 V| escluderne le creazioni dell'arte sacra, delle quali è difficile 1170 V| Sassoferrato, dolci creature sacre al dolore, che tanto soavemente 1171 IV| amato come quando a lui, salito alle vendette sul suo carro 1172 X| davanti alla Vittoria di Samotracia, a quel divino corpo slanciato 1173 VII| con quel provvida che par sancire un immeritato dolore, annullare, 1174 IV| serena e di gioia. Voi tutti sapete che non è vero. Altro che 1175 XII| inestinguibile sete? Neppure Schubert saprebbe rispondere, ma certo il 1176 | sarà 1177 IV| spaventosamente[25] per gli occhi di sasso, Niobe, il sempiterno dolore 1178 V| Angelico, di Giambellino e di Sassoferrato, dolci creature sacre al 1179 IX| ad essi, la morte sulla scena, la[52] morte lenta, la 1180 I| levante del bosco, nelle alte scene lontane, dorate di sole, 1181 V| dipinta da Van Dyck anche uno scettico, se ha intelletto e cuore, 1182 X| metro stesso dell'Inno di Schiller alla Gioia, nel flutto dei 1183 VII| mente. Ecco, un tragico sciame di anime che il soffio di 1184 XIII| sofferenze, quel mirabile lavoro scientifico che a gloria del nostro 1185 XI| nostra emozione, essa ci si scinde subito in due elementi: 1186 I| le rive sonore del lago scintillante. Non ci guasta l'incanto 1187 V| che davanti alla Pietà scolpita da Michelangelo e alla Pietà 1188 IX| martire, l'amante cristiana scomparsa nelle ombre discrete di 1189 I| per le ombre che il vento scompiglia, lungo le rive sonore del 1190 I| bellissima, dai capelli scomposti, dalle vesti cadenti, siede 1191 IV| sopra una ciocca di capelli sconosciuti, Antigone e Ismene che a 1192 VIII| razionale del dolore per diversi scopi di cui è conscia. L'arte 1193 IX| rappresenta il dolore a scopo espresso d'insegnamento 1194 I| quanto si sveli. Non la scoprivo intera nel tremolar lucente 1195 IX| informavano ancora l'opera sua di scrittore, premeditando di condurre 1196 VII| Ecco il giovine Werther che scrive l'ultimo addio a Carlotta 1197 XV| libero di passar noncurante o sdegnoso davanti all'opera che gli 1198 I| movevo alla più recondita sede di quel regno di ombra dove 1199 XI| egoista che Lucrezio descrive seduto sul lido del mare in cospetto 1200 I| invece si spengano senza seguito nel silenzio. Così [11]penetrato 1201 VII| tra le infinite ombre che seguono, venute da ogni tempo e 1202 I| per sinuose gole di colli selvaggi e di montagne tragiche, 1203 IV| se il dolore fisico Vi sembra predominar troppo in esse 1204 XIV| colpa dove si è dischiuso il seme del piangere, a un mondo 1205 IV| occhi di sasso, Niobe, il sempiterno dolore inflitto alla creatura 1206 VII| pallidi visi di Cordelia la semplice e di Desdemona la fedele, 1207 XIV| tempo felice venturo, anello sensibile di due mondi inaccessibili 1208 II| l'idea pura del dolore, sensibilmente rappresentata dall'Arte, 1209 XIII| esistenti, è impossibile a chi senta l'impero della ragione attribuirgli 1210 XIV| e almeno per un momento sentano quel desiderio indistinto 1211 IV| voluttuosa della tristezza, che sentì le lagrime delle cose, e 1212 V| questa presunta debolezza sentimentale non è in fondo che la intuizione 1213 XI| sentire? Sì, la dolcezza del sentir pietà è senza dubbio parte 1214 VI| avere in qualche oscuro modo sentito così perchè dannò alla profonda 1215 | senz' 1216 IX| sufficiente efficacia artistica, e seppe con una ispirazione geniale 1217 IV| una fioritura di bellezza serena e di gioia. Voi tutti sapete 1218 I| e di montagne tragiche, sereno a mezzo il corso nell'arco 1219 IV| sulle sventure del figlio Serse, e la dolce[26] Elettra 1220 VIII| manifestamente rappresentato in servizio di tesi morali o sociali 1221 XII| dell'amore è inestinguibile sete? Neppure Schubert saprebbe 1222 I| apparivano tratto tratto a settentrione. Mi sorgeva invece nel cuore 1223 X| esser tratto dagli occhi sfavillanti di Beatrice per entro[54] 1224 XI| opera d'arte, sovente si sfoga in lagrime. Non lo diremo 1225 VIII| emozioni che non trovano sfogo in alcun'azione possibile 1226 III| della ispirazione artistica sfuggono alla coscienza stessa dell' 1227 VII| di anime che il soffio di Shakespeare ha suscitato dal niente 1228 I| scomposti, dalle vesti cadenti, siede là sopra un alto seggio, 1229 IX| Chiudo il libro dove Enrico Sienkiewicz ha dipinto un'epoca famosa 1230 | sieno 1231 VII| pellegrini polacchi, liberaci, Signore!» Se la infelice Polonia 1232 I| delle acque [10]una densa e signorile corona di ombra. Sovente 1233 II| nel vento, è sulle labbra silenziose della bella creatura di 1234 XII| verso un Potere immenso e silenzioso. Suprema forma dell'arte, 1235 V| le inquietudini di una simpatia profonda. Egli si accuserà 1236 IV| e la dolce[26] Elettra singhiozzante sopra una ciocca di capelli 1237 VII| fanciulla che Andrea Chénier udì singhiozzare, avvinghiandosi disperatamente 1238 II| bellezza è troppo cupa, troppo sinistro il disordine dei suoi capelli 1239 | sino 1240 I| capi, sottile e torto per sinuose gole di colli selvaggi e 1241 XIV| compierà la evoluzione del sistema solare. «Niente avviene 1242 XII| La musica di Schubert si slancia con un grido amoroso, cade, 1243 X| Samotracia, a quel divino corpo slanciato nel vento da una gioia che 1244 VI| che neppur nell'Inferno ha smarrito il senso riverente del divino, 1245 IV| vi sono familiari. Io non so come si ardisca insegnare 1246 V| sacre al dolore, che tanto soavemente piegate sotto il dono misterioso 1247 II| anima di pensieri alti e soavi, conviene che in lei si 1248 XIV| che pure a questo bene soccorre, di allettare gli uomini 1249 VIII| noi stessi. Quando i poeti socialisti ci descrivono miserie atroci 1250 I| 1900 per invito di quella Società di Cultura, venne quindi 1251 XIV| uomini volgono a un ideale di soddisfazione comune che appaga sì lo 1252 XIV| così che gli uomini vi si soffermino liberamente e richiamino 1253 VI| dolore senza giusta causa sofferto tu passi davanti a me, ombra 1254 VII| tragico sciame di anime che il soffio di Shakespeare ha suscitato 1255 XIV| un mondo futuro sulla cui soglia il dolore conduce le creature 1256 XIV| la evoluzione del sistema solare. «Niente avviene senza causa» 1257 XII| è un lamento, è un canto solenne e grave che insiste in suoni 1258 I| ombra. Sovente per le vie solitarie di quell'ombra fui preso 1259 VII| Pensieroso di Michelangelo, solitario sul suo seggio di principe, 1260 XII| figuro di ascoltare in una solitudine o nelle tenebre quel sublime 1261 XIII| un conosciuto perchè ci solleva nel petto il più voluttuoso 1262 XII| un'anima di tristezza. «Sommesso nella notte» dice il poeta « 1263 XII| di confondermi all'onda sonora del canto che ascende come 1264 I| scompiglia, lungo le rive sonore del lago scintillante. Non 1265 I| tratto a settentrione. Mi sorgeva invece nel cuore e me lo 1266 X| del mite monarca beone, sorridente in estasi alle fragranze 1267 XII| poeta «il canto mio a te sospira, vieni, rendimi beato». 1268 XI| accoppiarsi con l'Arte, noi sottoponiamo ad analisi la nostra emozione, 1269 XIV| economici lo attrae, ma che soverchio potere per la felicità umana 1270 II| Vincenzo Vela, l'artefice sovrano, e interrogarlo, egli mi 1271 XIV| causa, forme di bellezza sovrumana perchè lo intuisce[74] occultamente 1272 V| accompagnati da quelle melodie sovrumane che suonarono nella mente 1273 XIII| insanguinarono il suolo per la sua spartizione nacque la geometria. L'orrore 1274 IV| il tragico mito, piange spaventosamente[25] per gli occhi di sasso, 1275 XV| che avran raggiunto nello spazio e nel tempo e tendere all' 1276 XI| spettacolo di reale dolore, specie di quel dolore ingiusto, 1277 XIII| solamente all'infuori di ogni specificazione individuale ma puranche 1278 I| rivelazione di suoni e invece si spengano senza seguito nel silenzio. 1279 XIV| prenebulare di cui la memoria è spenta nella coscienza umana ma 1280 VIII| volgendo le spalle alla folla spettrale che ci fluì davanti noi 1281 VII| contro un caudato e coronato spettro che lo chiama, che lo vuole, 1282 XIII| seconda minore, per sè il più spiacente connubio di suoni, non può 1283 VII| speranze come a primavera la spica, come il tralcio d'estate, 1284 XIII| cose esistenti. Bastano a spiegare come l'Arte volentieri s' 1285 IV| passa contorcendosi fra le spire dei draghi, levando al cielo 1286 I| guarda, tanto potente vita spirò nel marmo il grande artista 1287 XIV| conduce le creature rifatte splendide per esso e spira. E se la 1288 IX| vincoli del più fervido e splendido amore; e anche questo è 1289 XV| riverberante gl'imminenti splendori del regno di Dio.~ ~ ~ 1290 X| trionfale gioia del vino che vi spuma sull'obeso volto del mite 1291 XIV| pellegrino di Dante~ ~.... se ode squilla di lontano~ Che paia il 1292 | state 1293 IX| nel porsi a raccontare la storia di un adulterio quando le 1294 VII| parola, indice di una legge storica che infligge dolore non 1295 III| su questa sola pietra la strana dottrina di una bellezza 1296 VII| di Desdemona la fedele, strangolate. Ecco il giovine Werther 1297 XIII| dall'artista per un suo fine straniero all'Arte. Mi dico inoltre 1298 VII| notte invernale, il padre straziato che cavalca fra i grigi 1299 VII| senso e lamenti e ne ha strazio di dubbi angosciosi l'intelletto 1300 I| i gomiti alle ginocchia, strette le guance fra i pugni chiusi, 1301 I| balzar dal seggio con uno strido, avventarsi là dove guarda, 1302 I| nella follia. Nessuna cura stringe più costei nè del mondo 1303 VII| cavalca fra i grigi ontani stringendosi in braccio il figliuoletto 1304 IV| glorificazione di un infame strumento di tortura e di morte, che 1305 XIII| contemplarne o leggerne o udirne la studiata espressione. Quindi la bellezza 1306 VIII| davanti noi entriamo negli studii dei nostri artisti, dei 1307 | su 1308 III| pensare che nelle ombre del subcosciente un'arcana bellezza del dolore 1309 I| annuncino, preparino una successiva rivelazione di suoni e invece 1310 IX| giustizia offesa,[50] non avesse sufficiente efficacia artistica, e seppe 1311 IX| grado alla disperazione e al suicidio, parve temere che il dolore 1312 VII| per questo appunto che ci suona tanto amara. Ecco la lunga 1313 V| quelle melodie sovrumane che suonarono nella mente di Francesco 1314 XII| quasi di parole e d'idee superiori allo stadio presente della 1315 IX| anni suoi e della bellezza. Supremo dono, io penso, del poeta 1316 XI| dolore espresso dall'Arte suscita in noi, ma non è, non può 1317 VIII| la emozione artistica che suscitano in noi immediatamente si 1318 VII| soffio di Shakespeare ha suscitato dal niente e porta nei secoli; 1319 I| quasi vi si disveli. I susurri del fogliame paiono prima 1320 I| si prometta di quanto si sveli. Non la scoprivo intera 1321 IV| sua tuttora vivente, sulle sventure del figlio Serse, e la dolce[ 1322 | tale 1323 | Tali 1324 XI| soffrire si è attenuato, è anzi talora scomparso; e ne invoco a 1325 | tanti 1326 VII| immagine della Mater Dolorosa e Tecla invocante la stessa Pia 1327 V| Michelangelo evocò sulla tela e dal marmo, biondi adolescenti 1328 V| irradianti da mille famose tele la divina luce di un dolore 1329 III| esclamate, signori, ch'è temerario innalzare su questa sola 1330 IX| disperazione e al suicidio, parve temere che il dolore castigo, il 1331 VII| caso nella notte e nella tempesta, il principe infelice, meditabondo[ 1332 I| fanno di sè ghirlanda e tempio a un cupo fantasma.~ ~Una 1333 XIII| dal terrore degli Dei, da temuti guai nacquero l'astronomia 1334 XV| nello spazio e nel tempo e tendere all'infinito immensi desiderî 1335 XIV| prima, inorganica, informe, tenebrosa di questo mondo e non pensare 1336 IV| come le anime dolenti nel tenebroso vento che Dante ideò, e 1337 II| di una emozione insomma tenera e calda, si direbbe che 1338 XII| infondere nelle parole più tenere e liete un'anima di tristezza. « 1339 II| un'angoscia torva, senza tenerezza, senza fiamma. È forse la 1340 VIII| inferiore all'ingegno di Tennyson e di Andersen.~ ~ 1341 I| profonda parola di bellezza, tentante e inafferrabile come la 1342 I| Il presente discorso, tenuto la prima volta in Torino 1343 XIII| presente non sarebbe che un termine intermedio. Qui, o signori, 1344 V| sotto il dono misterioso e terribile; passate, nobili immagini 1345 XIII| la civiltà. Veramente dal terrore degli Dei, da temuti guai 1346 VIII| rappresentato in servizio di tesi morali o sociali non ci 1347 III| coscienza dove giacciono tesori di ricordanze oscurate e 1348 XIII| nell'opera d'arte mi apparve testè tanto più attraente quanto 1349 XIV| ideale del piacere sopra ogni tetra febbre per modo che i desideri 1350 XIV| conferisce a ciò che l'uomo tocca un momento e subito abbandona. 1351 XIII| intermedio. Qui, o signori, noi tocchiamo i confini prescritti alla 1352 IX| insegnamento morale. Leone Tolstoi, nel porsi a raccontare 1353 IV| dolore disceso fin nelle tombe a invader le ossa dei morti, 1354 I| recar conforto. Ella non torcerebbe un momento gli occhi suoi 1355 I| chiusi, fissi gli occhi tordidi nel vuoto. Il viso rivela 1356 I| tenuto la prima volta in Torino l'11 aprile 1900 per invito 1357 VI| Ugolino, la visione non del tormento infernale, ma del dolore 1358 VI| rapiscano a entusiasmi quasi tormentosi nella loro dolcezza, nella 1359 VI| il[34] sentimento dolce e tormentoso di cui vi parlo. Solo fra 1360 VII| che nei cuori giovanetti torna in idolatria vana del dolore, 1361 I| verde ai due capi, sottile e torto per sinuose gole di colli 1362 IV| di un infame strumento di tortura e di morte, che l'arte[24] 1363 VII| Per tutte le ferite, le torture e le lagrime dei prigionieri, 1364 II| indurati in un'angoscia torva, senza tenerezza, senza 1365 IV| che è mai finalmente la tragedia greca se non la forma di 1366 I| colli selvaggi e di montagne tragiche, sereno a mezzo il corso 1367 VII| primavera la spica, come il tralcio d'estate, nell'ombra d'un 1368 XIV| ricordo di un tempo felice trascorso, presentimento di un tempo 1369 VIII| in noi immediatamente si trasforma, si converte in desiderio 1370 V| di passione divina ebbe trasformato il mondo. Disponendomi ad 1371 V| interno dell'anima vi è trasmutato in un'aurora di gioia eterna. 1372 XI| del mare in cospetto del travaglio e del pericolo altrui è 1373 I| Non la scoprivo intera nel tremolar lucente del lago tra i tronchi, 1374 XI| pietà per chi soffre e un trepido moto dell'anima verso la 1375 X| barbuti e delle donne floride trincanti a cerchio dell'anfitrione 1376 X| inebbriato di quella[55] trionfale gioia del vino che vi spuma 1377 IV| Campidoglio che reclina tristemente il capo nelle ombre della 1378 I| tremolar lucente del lago tra i tronchi, nelle pensose montagne 1379 VIII| piacere, alle emozioni che non trovano sfogo in alcun'azione possibile 1380 VII| un giorno l'indipendenza troverebbe l'arte polacca nella gioia 1381 | tu 1382 X| non sento io con un lieto tumulto dell'animo lo spirito di 1383 | tuo 1384 II| desiderio e al sospiro, a un turbamento non simile alla pietà, simile 1385 I| oscura onde avemmo dianzi turbato il cuore vi ritorni, lo 1386 IV| si ardisca insegnare alle turbe in prosa e in rima che la 1387 IV| ascendono in folla al richiamo, turbinano davanti a noi come le anime 1388 | tutta 1389 IV| Atossa, la compagna sua tuttora vivente, sulle sventure 1390 VII| che lo afferra, che lo uccide. Ecco la sconsolata Margherita 1391 VII| fanciulla che Andrea Chénier udì singhiozzare, avvinghiandosi 1392 XIII| contemplarne o leggerne o udirne la studiata espressione. 1393 IV| concetto del dolore e del suo ufficio nel mondo? Il dolore vi 1394 VI| ha il fantasma del conte Ugolino, la visione non del tormento 1395 IV| i fantasmi omerici anche Ulisse pensoso in riva al mare 1396 XV| clemente, e così predisposta la ultima gioia del loro congiungimento, 1397 XV| non ho inteso con queste ultime mie parole rivolgere agli 1398 VII| giovine Werther che scrive l'ultimo addio a Carlotta e alla 1399 IV| nella reggia degli Atridi, ululante nel suo barbaro linguaggio 1400 XIII| dai morbi, che costrinse l'umanità primitiva a difese ond'ebbero 1401 IV| Anguitiæ, vitrea te Fucinus unda~ Te liquidi flevere lacus:~ ~ 1402 XII| terrena non concedono la unione completa e perpetua che 1403 VII| quando la indipendenza e l'unità della patria furono[43] 1404 IV| appena è solo, caccia un urlo, chiama, come il profeta, 1405 XII| quale si apre la porta di uscita delle generazioni umane. 1406 | v' 1407 V| V.~ ~[29]Ed ecco, in ogni attitudine 1408 VII| che mette capo al nulla, vaga della morte, intenta continuamente 1409 III| mirabile forma cui l'artista, vagheggiandola e meditandola, condusse 1410 XII| cose, sotto un ondeggiar vago di parvenze mutabili. Dolore, 1411 XII| intelligenza nostra, la musica sola vale a esprimere il dolore impersonale 1412 IV| della loro scienza e della valente mano, se il dolore fisico 1413 IV| forma di un ordine onde non valevano a penetrare l'essenza. La 1414 V| e alla Pietà dipinta da Van Dyck anche uno scettico, 1415 VII| giovanetti torna in idolatria vana del dolore, in concepimenti 1416 XIV| della nebulosa originaria vanno a un avvenire più lontano 1417 VII| concetto più puro e più vasto del dolore, l'idea di un 1418 XII| ricade in accorato pianto. Vede ella forse venir l'ora delle 1419 VII| dolore non giusto secondo il veder nostro,[42] che ha dunque 1420 VII| come predilige i pizzi e i velluti neri una dama che li sa 1421 VIII| il soffrire del piccolo venditore di zolfanelli morente sulla 1422 IV| che armoniose membra di Veneri caste e di efebi divini, 1423 X| nelle più molli canzoni veneziane non assaporo l'incanto di 1424 | venne 1425 XIV| presentimento di un tempo felice venturo, anello sensibile di due 1426 | venute 1427 XIV| di glorificare la gioia vera e intera, mentre i desiderii 1428 IV| le creature ahimè troppo verbose della poesia elegiaca, nate 1429 I| lago bizzarro che io amo, verde ai due capi, sottile e torto 1430 IV| Voi tutti sapete che non è vero. Altro che armoniose membra 1431 X| alla Gioia, nel flutto dei versi rapidi con maestà, delle 1432 XIV| dello spirito e della sua veste, comprendo pure che abbia 1433 IV| forma di bellezza onde si vestì un grandioso concetto del 1434 VII| disperatamente alla vita; «je ne veux point mourir encore!» Ecco 1435 VIII| zolfanelli morente sulla via, benchè l'ingegno di chi 1436 III| che quando erravamo per i viali deserti ascoltando la voce 1437 IV| Certo quei grandi poeti non videro in esso che crudeli vendette 1438 IV| HIdesthe me». «Attendite et videte». Ecco la frigia Cassandra, 1439 I| di ombra. Sovente per le vie solitarie di quell'ombra 1440 | vieni 1441 XIII| difese ond'ebbero crescente vigore l'intelligenza e crescente 1442 | VII 1443 | VIII 1444 X| dire alto che nessuno mi vince nel sentire la grandezza 1445 II| potessi evocare dai morti Vincenzo Vela, l'artefice sovrano, 1446 IX| morte lenta, la morte nei vincoli del più fervido e splendido 1447 VI| tante ammirabili forme che vincono i secoli, quelle ci rapiscano 1448 IX| per la sorte di Licia e Vinicio, non altro poteva l'Arte 1449 X| 55] trionfale gioia del vino che vi spuma sull'obeso 1450 IX| largo pennello,[51] con la violenza di luci e d'ombre che una 1451 V| passate, nobili immagini del vir dolorum, che il genio di 1452 VII| delitto, i dolci, pallidi visi di Cordelia la semplice 1453 XIII| indice del disordine. Tali visibili aspetti di bellezza morale 1454 XIII| inesplicabile, quanto meno visibilmente rappresentato dall'artista 1455 VI| VI.~ ~[33]Ecco le visioni dantesche del dolore. Considerate, 1456 II| agghiaccerebbe il sangue con la sua vista, ci distruggerebbe l'incanto 1457 IV| laghi:~ ~Te nemus Anguitiæ, vitrea te Fucinus unda~ Te liquidi 1458 X| entusiasmo davanti alla Vittoria di Samotracia, a quel divino 1459 II| Perchè costei che se fosse viva ci agghiaccerebbe il sangue 1460 XIV| nella coscienza umana ma vive sotto di essa. E comprendo 1461 VI| infernale, ma del dolore che il vivo patì con gl'innocenti compagni 1462 VIII| 45]E ora, signori, se volgendo le spalle alla folla spettrale 1463 XIV| che seconda il moto[76] volgente tutte le cose a uno stato 1464 XIV| i desiderii degli uomini volgono a un ideale di soddisfazione 1465 XV| una legge superiore alle volontà umane, la riconoscano o 1466 I| discorso, tenuto la prima volta in Torino l'11 aprile 1900 1467 IV| altro che placide maestà di volti olimpici ha dato l'arte 1468 X| Nei più delicati cantori voluttuosi dell'Antologia greca, nelle 1469 XIII| solleva nel petto il più voluttuoso pianto, che non risiede 1470 VII| strangolate. Ecco il giovine Werther che scrive l'ultimo addio 1471 | X 1472 IV| fa profetare dal cavallo Xanto una sinistra profezia di 1473 | XI 1474 | XII 1475 | XIII 1476 | XIV 1477 | XV 1478 VIII| del piccolo venditore di zolfanelli morente sulla via, benchè 1479 XIII| matematiche, come dalle zuffe che insanguinarono il suolo