10-pose | possa-zuffe
     Parte

1001      | possa
1002   XIV|              gioia, un intero sperato possesso del bene è già così gran
1003      | possiamo
1004  VIII|              ideale della sua mente e possibili a riformarsi giusta questo
1005   XII|               stato felice ch'è nelle possibilità del futuro, di speranza
1006   VII|               fascino di bellezza cui possiede il concetto più puro e più
1007      | posso
1008      | possono
1009    IX|         moderne della morte tanto più potenti sull'animo nostro, tanto
1010      | poterle
1011      | potessi
1012      | poteva
1013  XIII|              68] purifica e ritempra, precede ogni nascita anche nell'
1014   XIV|             forme dell'essere l'hanno preceduta. Mi risovvengono allora
1015    XV|              artisti, inutile retore, precetti o consigli. È una divina
1016    IX|             penso, del poeta alla sua prediletta, la morte! Per l'apoteosi
1017   VII|         offesa del grande Poeta, come predilige i pizzi e i velluti neri
1018    XV|           concedersi clemente, e così predisposta la ultima gioia del loro
1019    IV|               dolore fisico Vi sembra predominar troppo in esse sul dolore
1020    II|             raffigurata nell'atto del pregare o del piangere, di una emozione
1021     I|               il cuore vi ritorni, lo prema più forte, quasi vi si disveli.
1022    IX|             l'opera sua di scrittore, premeditando di condurre la sua eroina
1023    IX|              senza speranza di futuro premio alla morte il fiore degli
1024   XIV|           tutto procede da quel mondo prenebulare di cui la memoria è spenta
1025   XIV|       dissonanza musicale genialmente preparata e risoluta, ne balenan lampi
1026     I|               musicali che annuncino, preparino una successiva rivelazione
1027  XIII|               noi tocchiamo i confini prescritti alla conoscenza umana, qui
1028    IX|             fascino eterno del dolore prescritto dal Destino, del dolore
1029   XIV|          copertamente con le cose[73] presenti; e mi dico che in quel mondo
1030   III|               alle fonti degli oscuri presentimenti,[20] della malinconia e
1031   XIV|               tempo felice trascorso, presentimento di un tempo felice venturo,
1032     I|          solitarie di quell'ombra fui preso dal senso di una bellezza
1033      | presso
1034      | presto
1035     I|             di . Nessun [12]vivente presuma, per esserle stato caro,
1036     V|             suo sentimento, ma questa presunta debolezza sentimentale non
1037    IV|            linguaggio quale una belva prigioniera. Ecco il dolore disceso
1038   VII|              torture e le lagrime dei prigionieri, dei proscritti, dei pellegrini
1039   VII|            florida di speranze come a primavera la spica, come il tralcio
1040    IV|                il mistero delle cause prime.~ ~
1041  XIII|               che costrinse l'umanità primitiva a difese ond'ebbero crescente
1042   XII|              Suprema forma dell'arte, primizia quasi di parole e d'idee
1043   XIV|               lo spirito in quanto un principio di giustizia nel riparto
1044  VIII|          dalla morte, dall'amore, dai problemi della sorte umana, dalle
1045    XV|          legge dell'Arte che addito e proclamo, una legge superiore alle
1046   VII|            oppressor discesa,~ Cui fu prodezza il numero,~ Cui fu ragion
1047  VIII|            rappresenta il dolore come prodotto di esistenti ordini morali
1048    IV|              un urlo, chiama, come il profeta, le genti «HIdesthe me». «
1049    IV|            suo carro di battaglia, fa profetare dal cavallo Xanto una sinistra
1050    IV|            cavallo Xanto una sinistra profezia di sventura.~ ~Ed ecco tra
1051   VII|               Manzoni?~ ~Te dalla rea progenie~ Degli oppressor discesa,~
1052  XIII|            come un grande artefice di progresso, perchè fu[67] veramente
1053    IV|         creazioni dei grandi tragici. Prometeo, che soffre in fiero silenzio
1054     I|               una bellezza che più si prometta di quanto si sveli. Non
1055      | propria
1056      | proprie
1057      | proprio
1058    IV|               insegnare alle turbe in prosa e in rima che la visione
1059   VII|          lagrime dei prigionieri, dei proscritti, dei pellegrini polacchi,
1060    IV|         ebbero coscienza di un'azione provvidenziale e salutare del dolore; ma
1061     I|              di Cultura, venne quindi pubblicato nella Rassegna Nazionale.~ ~ ~ ~
1062    XV|            del lavoro artistico  il pubblico è libero di passar noncurante
1063     I|               strette le guance fra i pugni chiusi, fissi gli occhi
1064   XIV|             infinito, quell'amore che punge il pellegrino di Dante~ ~....
1065    IV|          generazione in generazione e punisce nell'infante in cuna il
1066    VI|              profonda Caina il marito punitore e non mosse Virgilio a rimproverarlo,
1067     I|              busto gentile in avanti, puntati i gomiti alle ginocchia,
1068     V|               riconoscere fino a qual punto sieno state ispirate dalla
1069  XIII|         specificazione individuale ma puranche all'infuori dell'ordine
1070  XIII|          nello spirito. Il dolore[68] purifica e ritempra, precede ogni
1071      | qual
1072      | qualsiasi
1073      | qualunque
1074      | quei
1075      | quest'
1076    XV|             mai, cui la Fede non avrà raccolti ancora, li vedo chiedere
1077    IX|            Leone Tolstoi, nel porsi a raccontare la storia di un adulterio
1078   XIV|             quel mondo hanno la prima radice gl'infiniti guai di cui
1079    II|          amore nascente? S'ella fosse raffigurata nell'atto del pregare o
1080     X|              artisti e le moltitudini raggiando nel loro inconscio, mi piace
1081    VI|               qualsiasi beato spirito raggiante nel paradiso del tuo Poeta.~ ~
1082   VII|               della patria furono[43] raggiunte di slancio? Quale fu il
1083    XV|           inquieti dai beni che avran raggiunto nello spazio e nel tempo
1084   VII|           prodezza il numero,~ Cui fu ragion l'offesa,~ E dritto il sangue
1085   III|             ministri  i sensi  il ragionamento. Laggiù sono le inaccessibili
1086    IX|               nostra del giusto e del ragionevole, quando colpisce l'innocenza,
1087    IX|             di un adulterio quando le ragioni pure dell'Arte informavano
1088    XV|             davanti all'opera che gli rammenta[79] con efficacia di forme
1089     X|           Gioia, nel flutto dei versi rapidi con maestà, delle alterne
1090    VI|           vincono i secoli, quelle ci rapiscano a entusiasmi quasi tormentosi
1091     X|              gioia, nell'Arte. Non mi rapiscono palpitante a  le sublimi
1092    VI|              alla parola, le quali ci rappresentano un dolore almeno in parte
1093  XIII|         esistenti. Io medesimo ebbi a rappresentarlo come un grande artefice
1094    II|             del dolore, sensibilmente rappresentata dall'Arte, ne accende l'
1095    VI|              così Francesca. Il poeta rappresentò Francesca e la sua colpa
1096     I|               quindi pubblicato nella Rassegna Nazionale.~ ~ ~ ~Sull'orlo
1097  VIII|              la inclinazione a un uso razionale del dolore per diversi scopi
1098  XIII|          dirigere la evoluzione della razza. Il dolore finalmente, tanto
1099   VII|        Alessandro Manzoni?~ ~Te dalla rea progenie~ Degli oppressor
1100    XI|       amaramente da uno spettacolo di reale dolore, specie di quel dolore
1101    XI|               luogo riguardo a dolori reali, il piacere dell'egoista
1102    XV|           credente vedo moltiplicarsi realmente i contatti del desiderio
1103     I|           esserle stato caro, poterle recar conforto. Ella non torcerebbe
1104    IV|            ferito del Campidoglio che reclina tristemente il capo nelle
1105    IV|              Cassandra, schiava nella reggia degli Atridi, ululante nel
1106   III|        artista. Esse si celano in una regione misteriosa dello spirito
1107     V|           dalla bellezza ideale della religione piuttosto che dalla bellezza
1108     V|            affermare che nessuna fede religiosa si richiede a godere di
1109   III|               evochiamo insieme dalle reliquie dei secoli morti, dalle
1110    XI|               più mirabile che l'Arte renda dilettoso al cuore umano
1111   XIV|               disposto l'Arte anche a render voluttuosa non la sofferenza
1112   XII|              mio a te sospira, vieni, rendimi beato». La musica di Schubert
1113     I|          tuttavia ci balena che possa repente balzar dal seggio con uno
1114    XV|       rivolgere agli artisti, inutile retore, precetti o consigli. È
1115   XII|             cade, rinnova lo slancio, ricade in accorato pianto. Vede
1116  XIII|      disordine sociale, il dolore che richiama a giustizia; come un'arte
1117    XV|              superiore; e vedo l'Arte richiamar sempre più forte ad esse
1118  VIII|         atroci di lavoratori, possono richiamarci da un colpevole oblio alla
1119   VII|             la stessa Pia che a  la richiami da questo basso mondo ove
1120   XIV|              soffermino liberamente e richiamino allora in  le ombre di
1121     V|             nessuna fede religiosa si richiede a godere di tante magnifiche
1122    IX|              distanza di tanti secoli richiedeva, e sento dolce nella memoria
1123     V|               delle quali è difficile riconoscere fino a qual punto sieno
1124    IV|            Dante ideò, e Voi tutte le riconoscete al viso, alle vesti, alle
1125   III|              dove giacciono tesori di ricordanze oscurate e lampeggiano meravigliose
1126   XIV|               rimpianti e di aneliti, ricordo di un tempo felice trascorso,
1127   VII|                Se la infelice Polonia ricuperasse un giorno l'indipendenza
1128     I|              invece nel cuore e me lo riempiva di  l'idea di una possibile
1129    XI|            della gioia con l'Arte, mi riesce più mirabile che l'Arte
1130   XIV|            dolore conduce le creature rifatte splendide per esso e spira.
1131    IV|               mostra la felicità e la rifiuta. Ecco passar gemendo con
1132    IX|            questo è a me argomento di rifiutare al libro il carattere di
1133  VIII|               sua mente e possibili a riformarsi giusta questo ideale. Noi
1134    XI|             egoismo ha talvolta luogo riguardo a dolori reali, il piacere
1135    IV|              alle turbe in prosa e in rima che la visione artistica
1136     X|             con maestà, delle alterne rime incalzanti, non sento io
1137  VIII|            delle piaghe sociali e dei rimedi, ma la emozione artistica
1138  VIII|               un dolore che non ha  rimedio  riparo. Il soffrire dei
1139   XIV|        Indefinibile palpito, pieno di rimpianti e di aneliti, ricordo di
1140    VI|       punitore e non mosse Virgilio a rimproverarlo, come in altra parte del
1141   XII|               un grido amoroso, cade, rinnova lo slancio, ricade in accorato
1142  VIII|              che non ha  rimedio  riparo. Il soffrire dei minatori
1143   XIV|            principio di giustizia nel riparto dei beni economici lo attrae,
1144  XIII|               Il dolore è per  così ripugnante alla natura umana che se
1145   XIV|              causa non è nella Terra. Risalendo a ritroso con la fantasia
1146     X|             Beatrice per entro[54] un riso dell'Universo? Non ebbi
1147   XIV|               genialmente preparata e risoluta, ne balenan lampi che da
1148   XIV|          essere l'hanno preceduta. Mi risovvengono allora parole arcane del
1149   XII|           accento di tristezza che vi risponde all'amoroso richiamo.~ ~
1150    II|               e interrogarlo, egli mi risponderebbe di non avere pensato mai
1151   XIV|               le tristezze che allora rispondono a noi dalle cose quasi amorosamente,
1152  XIII|            non ha barca  vela. Egli ristà.~ ~
1153    XV|              dolorosi all'Arte[80] il ristoro di una forma di bellezza,
1154  XIII|              Il dolore[68] purifica e ritempra, precede ogni nascita anche
1155   XII|         camminavo lentamente lungo il ritmico fragore delle onde cadenti
1156     I|            dianzi turbato il cuore vi ritorni, lo prema più forte, quasi
1157   XIV|              nella Terra. Risalendo a ritroso con la fantasia il moto
1158     I|            vento scompiglia, lungo le rive sonore del lago scintillante.
1159     I|              preparino una successiva rivelazione di suoni e invece si spengano
1160    XV|              lei sino alla foce tutta riverberante gl'imminenti splendori del
1161    VI|          Inferno ha smarrito il senso riverente del divino, il desiderio
1162    XV|              queste ultime mie parole rivolgere agli artisti, inutile retore,
1163     X|               dipinto di Jordaens «Le roi boit» mi sono inebbriato
1164    IX|              epoca famosa dell'antica Roma con il largo pennello,[51]
1165  VIII|              nostri poeti, dei nostri romanzieri, ci appare intatta l'antica
1166     V|              dolorum, che il genio di Rubens e di Michelangelo evocò
1167    IV|              configgon le catene alla rupe e, appena è solo, caccia
1168   VII|          velluti neri una dama che li sa confacenti alla sua bellezza.
1169     V|     escluderne le creazioni dell'arte sacra, delle quali è difficile
1170     V|          Sassoferrato, dolci creature sacre al dolore, che tanto soavemente
1171    IV|              amato come quando a lui, salito alle vendette sul suo carro
1172     X|              davanti alla Vittoria di Samotracia, a quel divino corpo slanciato
1173   VII|             con quel provvida che par sancire un immeritato dolore, annullare,
1174    IV|          serena e di gioia. Voi tutti sapete che non è vero. Altro che
1175   XII| inestinguibile sete? Neppure Schubert saprebbe rispondere, ma certo il
1176      | sarà
1177    IV|  spaventosamente[25] per gli occhi di sasso, Niobe, il sempiterno dolore
1178     V|         Angelico, di Giambellino e di Sassoferrato, dolci creature sacre al
1179    IX|               ad essi, la morte sulla scena, la[52] morte lenta, la
1180     I|         levante del bosco, nelle alte scene lontane, dorate di sole,
1181     V|         dipinta da Van Dyck anche uno scettico, se ha intelletto e cuore,
1182     X|             metro stesso dell'Inno di Schiller alla Gioia, nel flutto dei
1183   VII|               mente. Ecco, un tragico sciame di anime che il soffio di
1184  XIII|      sofferenze, quel mirabile lavoro scientifico che a gloria del nostro
1185    XI|           nostra emozione, essa ci si scinde subito in due elementi:
1186     I|               le rive sonore del lago scintillante. Non ci guasta l'incanto
1187     V|                che davanti alla Pietà scolpita da Michelangelo e alla Pietà
1188    IX|           martire, l'amante cristiana scomparsa nelle ombre discrete di
1189     I|             per le ombre che il vento scompiglia, lungo le rive sonore del
1190     I|               bellissima, dai capelli scomposti, dalle vesti cadenti, siede
1191    IV|           sopra una ciocca di capelli sconosciuti, Antigone e Ismene che a
1192  VIII|      razionale del dolore per diversi scopi di cui è conscia. L'arte
1193    IX|               rappresenta il dolore a scopo espresso d'insegnamento
1194     I|               quanto si sveli. Non la scoprivo intera nel tremolar lucente
1195    IX|     informavano ancora l'opera sua di scrittore, premeditando di condurre
1196   VII|           Ecco il giovine Werther che scrive l'ultimo addio a Carlotta
1197    XV|         libero di passar noncurante o sdegnoso davanti all'opera che gli
1198     I|             movevo alla più recondita sede di quel regno di ombra dove
1199    XI|         egoista che Lucrezio descrive seduto sul lido del mare in cospetto
1200     I|              invece si spengano senza seguito nel silenzio. Così [11]penetrato
1201   VII|             tra le infinite ombre che seguono, venute da ogni tempo e
1202     I|             per sinuose gole di colli selvaggi e di montagne tragiche,
1203    IV|                se il dolore fisico Vi sembra predominar troppo in esse
1204   XIV|          colpa dove si è dischiuso il seme del piangere, a un mondo
1205    IV|             occhi di sasso, Niobe, il sempiterno dolore inflitto alla creatura
1206   VII|           pallidi visi di Cordelia la semplice e di Desdemona la fedele,
1207   XIV|          tempo felice venturo, anello sensibile di due mondi inaccessibili
1208    II|               l'idea pura del dolore, sensibilmente rappresentata dall'Arte,
1209  XIII|        esistenti, è impossibile a chi senta l'impero della ragione attribuirgli
1210   XIV|               e almeno per un momento sentano quel desiderio indistinto
1211    IV|       voluttuosa della tristezza, che sentì le lagrime delle cose, e
1212     V|             questa presunta debolezza sentimentale non è in fondo che la intuizione
1213    XI|          sentire? Sì, la dolcezza del sentir pietà è senza dubbio parte
1214    VI|          avere in qualche oscuro modo sentito così perchè dannò alla profonda
1215      | senz'
1216    IX|    sufficiente efficacia artistica, e seppe con una ispirazione geniale
1217    IV|             una fioritura di bellezza serena e di gioia. Voi tutti sapete
1218     I|               e di montagne tragiche, sereno a mezzo il corso nell'arco
1219    IV|             sulle sventure del figlio Serse, e la dolce[26] Elettra
1220  VIII|       manifestamente rappresentato in servizio di tesi morali o sociali
1221   XII|           dell'amore è inestinguibile sete? Neppure Schubert saprebbe
1222     I|            apparivano tratto tratto a settentrione. Mi sorgeva invece nel cuore
1223     X|              esser tratto dagli occhi sfavillanti di Beatrice per entro[54]
1224    XI|              opera d'arte, sovente si sfoga in lagrime. Non lo diremo
1225  VIII|              emozioni che non trovano sfogo in alcun'azione possibile
1226   III|           della ispirazione artistica sfuggono alla coscienza stessa dell'
1227   VII|             di anime che il soffio di Shakespeare ha suscitato dal niente
1228     I|       scomposti, dalle vesti cadenti, siede  sopra un alto seggio,
1229    IX|           Chiudo il libro dove Enrico Sienkiewicz ha dipinto un'epoca famosa
1230      | sieno
1231   VII|        pellegrini polacchi, liberaci, Signore!» Se la infelice Polonia
1232     I|           delle acque [10]una densa e signorile corona di ombra. Sovente
1233    II|             nel vento, è sulle labbra silenziose della bella creatura di
1234   XII|             verso un Potere immenso e silenzioso. Suprema forma dell'arte,
1235     V|                le inquietudini di una simpatia profonda. Egli si accuserà
1236    IV|                e la dolce[26] Elettra singhiozzante sopra una ciocca di capelli
1237   VII|      fanciulla che Andrea Chénier udì singhiozzare, avvinghiandosi disperatamente
1238    II|        bellezza è troppo cupa, troppo sinistro il disordine dei suoi capelli
1239      | sino
1240     I|             capi, sottile e torto per sinuose gole di colli selvaggi e
1241   XIV|            compierà la evoluzione del sistema solare. «Niente avviene
1242   XII|              La musica di Schubert si slancia con un grido amoroso, cade,
1243     X|       Samotracia, a quel divino corpo slanciato nel vento da una gioia che
1244    VI|            che neppur nell'Inferno ha smarrito il senso riverente del divino,
1245    IV|             vi sono familiari. Io non so come si ardisca insegnare
1246     V|            sacre al dolore, che tanto soavemente piegate sotto il dono misterioso
1247    II|              anima di pensieri alti e soavi, conviene che in lei si
1248   XIV|                che pure a questo bene soccorre, di allettare gli uomini
1249  VIII|            noi stessi. Quando i poeti socialisti ci descrivono miserie atroci
1250     I|             1900 per invito di quella Società di Cultura, venne quindi
1251   XIV|         uomini volgono a un ideale di soddisfazione comune che appaga sì lo
1252   XIV|             così che gli uomini vi si soffermino liberamente e richiamino
1253    VI|             dolore senza giusta causa sofferto tu passi davanti a me, ombra
1254   VII|        tragico sciame di anime che il soffio di Shakespeare ha suscitato
1255   XIV|             un mondo futuro sulla cui soglia il dolore conduce le creature
1256   XIV|             la evoluzione del sistema solare. «Niente avviene senza causa»
1257   XII|              è un lamento, è un canto solenne e grave che insiste in suoni
1258     I|             ombra. Sovente per le vie solitarie di quell'ombra fui preso
1259   VII|           Pensieroso di Michelangelo, solitario sul suo seggio di principe,
1260   XII|            figuro di ascoltare in una solitudine o nelle tenebre quel sublime
1261  XIII|               un conosciuto perchè ci solleva nel petto il più voluttuoso
1262   XII|               un'anima di tristezza. «Sommesso nella notte» dice il poeta «
1263   XII|               di confondermi all'onda sonora del canto che ascende come
1264     I|             scompiglia, lungo le rive sonore del lago scintillante. Non
1265     I|             tratto a settentrione. Mi sorgeva invece nel cuore e me lo
1266     X|               del mite monarca beone, sorridente in estasi alle fragranze
1267   XII|              poeta «il canto mio a te sospira, vieni, rendimi beato».
1268    XI|           accoppiarsi con l'Arte, noi sottoponiamo ad analisi la nostra emozione,
1269   XIV|           economici lo attrae, ma che soverchio potere per la felicità umana
1270    II|             Vincenzo Vela, l'artefice sovrano, e interrogarlo, egli mi
1271   XIV|              causa, forme di bellezza sovrumana perchè lo intuisce[74] occultamente
1272     V|        accompagnati da quelle melodie sovrumane che suonarono nella mente
1273  XIII|    insanguinarono il suolo per la sua spartizione nacque la geometria. L'orrore
1274    IV|               il tragico mito, piange spaventosamente[25] per gli occhi di sasso,
1275    XV|             che avran raggiunto nello spazio e nel tempo e tendere all'
1276    XI|           spettacolo di reale dolore, specie di quel dolore ingiusto,
1277  XIII|         solamente all'infuori di ogni specificazione individuale ma puranche
1278     I|      rivelazione di suoni e invece si spengano senza seguito nel silenzio.
1279   XIV|       prenebulare di cui la memoria è spenta nella coscienza umana ma
1280  VIII|         volgendo le spalle alla folla spettrale che ci fluì davanti noi
1281   VII|          contro un caudato e coronato spettro che lo chiama, che lo vuole,
1282  XIII|         seconda minore, per  il più spiacente connubio di suoni, non può
1283   VII|          speranze come a primavera la spica, come il tralcio d'estate,
1284  XIII|             cose esistenti. Bastano a spiegare come l'Arte volentieri s'
1285    IV|            passa contorcendosi fra le spire dei draghi, levando al cielo
1286     I|            guarda, tanto potente vita spirò nel marmo il grande artista
1287   XIV|           conduce le creature rifatte splendide per esso e spira. E se la
1288    IX|             vincoli del più fervido e splendido amore; e anche questo è
1289    XV|             riverberante gl'imminenti splendori del regno di Dio.~ ~ ~
1290     X|       trionfale gioia del vino che vi spuma sull'obeso volto del mite
1291   XIV|     pellegrino di Dante~ ~.... se ode squilla di lontano~ Che paia il
1292      | state
1293    IX|             nel porsi a raccontare la storia di un adulterio quando le
1294   VII|           parola, indice di una legge storica che infligge dolore non
1295   III|              su questa sola pietra la strana dottrina di una bellezza
1296   VII|               di Desdemona la fedele, strangolate. Ecco il giovine Werther
1297  XIII|          dall'artista per un suo fine straniero all'Arte. Mi dico inoltre
1298   VII|             notte invernale, il padre straziato che cavalca fra i grigi
1299   VII|               senso e lamenti e ne ha strazio di dubbi angosciosi l'intelletto
1300     I|              i gomiti alle ginocchia, strette le guance fra i pugni chiusi,
1301     I|             balzar dal seggio con uno strido, avventarsi  dove guarda,
1302     I|            nella follia. Nessuna cura stringe più costei  del mondo
1303   VII|            cavalca fra i grigi ontani stringendosi in braccio il figliuoletto
1304    IV|           glorificazione di un infame strumento di tortura e di morte, che
1305  XIII|   contemplarne o leggerne o udirne la studiata espressione. Quindi la bellezza
1306  VIII|            davanti noi entriamo negli studii dei nostri artisti, dei
1307      | su
1308   III|           pensare che nelle ombre del subcosciente un'arcana bellezza del dolore
1309     I|              annuncino, preparino una successiva rivelazione di suoni e invece
1310    IX|      giustizia offesa,[50] non avesse sufficiente efficacia artistica, e seppe
1311    IX|          grado alla disperazione e al suicidio, parve temere che il dolore
1312   VII|             per questo appunto che ci suona tanto amara. Ecco la lunga
1313     V|          quelle melodie sovrumane che suonarono nella mente di Francesco
1314   XII|              quasi di parole e d'idee superiori allo stadio presente della
1315    IX|           anni suoi e della bellezza. Supremo dono, io penso, del poeta
1316    XI|             dolore espresso dall'Arte suscita in noi, ma non è, non può
1317  VIII|             la emozione artistica che suscitano in noi immediatamente si
1318   VII|              soffio di Shakespeare ha suscitato dal niente e porta nei secoli;
1319     I|                quasi vi si disveli. I susurri del fogliame paiono prima
1320     I|              si prometta di quanto si sveli. Non la scoprivo intera
1321    IV|            sua tuttora vivente, sulle sventure del figlio Serse, e la dolce[
1322      | tale
1323      | Tali
1324    XI|       soffrire si è attenuato, è anzi talora scomparso; e ne invoco a
1325      | tanti
1326   VII|       immagine della Mater Dolorosa e Tecla invocante la stessa Pia
1327     V|              Michelangelo evocò sulla tela e dal marmo, biondi adolescenti
1328     V|            irradianti da mille famose tele la divina luce di un dolore
1329   III|              esclamate, signori, ch'è temerario innalzare su questa sola
1330    IX|     disperazione e al suicidio, parve temere che il dolore castigo, il
1331   VII|              caso nella notte e nella tempesta, il principe infelice, meditabondo[
1332     I|               fanno di  ghirlanda e tempio a un cupo fantasma.~ ~Una
1333  XIII|             dal terrore degli Dei, da temuti guai nacquero l'astronomia
1334    XV|            nello spazio e nel tempo e tendere all'infinito immensi desiderî
1335   XIV|           prima, inorganica, informe, tenebrosa di questo mondo e non pensare
1336    IV|             come le anime dolenti nel tenebroso vento che Dante ideò, e
1337    II|               di una emozione insomma tenera e calda, si direbbe che
1338   XII|            infondere nelle parole più tenere e liete un'anima di tristezza. «
1339    II|              un'angoscia torva, senza tenerezza, senza fiamma. È forse la
1340  VIII|              inferiore all'ingegno di Tennyson e di Andersen.~ ~
1341     I|          profonda parola di bellezza, tentante e inafferrabile come la
1342     I|                 Il presente discorso, tenuto la prima volta in Torino
1343  XIII|           presente non sarebbe che un termine intermedio. Qui, o signori,
1344     V|            sotto il dono misterioso e terribile; passate, nobili immagini
1345  XIII|             la civiltà. Veramente dal terrore degli Dei, da temuti guai
1346  VIII|          rappresentato in servizio di tesi morali o sociali non ci
1347   III|              coscienza dove giacciono tesori di ricordanze oscurate e
1348  XIII|          nell'opera d'arte mi apparve testè tanto più attraente quanto
1349   XIV|         ideale del piacere sopra ogni tetra febbre per modo che i desideri
1350   XIV|           conferisce a ciò che l'uomo tocca un momento e subito abbandona.
1351  XIII|       intermedio. Qui, o signori, noi tocchiamo i confini prescritti alla
1352    IX|            insegnamento morale. Leone Tolstoi, nel porsi a raccontare
1353    IV|              dolore disceso fin nelle tombe a invader le ossa dei morti,
1354     I|              recar conforto. Ella non torcerebbe un momento gli occhi suoi
1355     I|               chiusi, fissi gli occhi tordidi nel vuoto. Il viso rivela
1356     I|              tenuto la prima volta in Torino l'11 aprile 1900 per invito
1357    VI|           Ugolino, la visione non del tormento infernale, ma del dolore
1358    VI|          rapiscano a entusiasmi quasi tormentosi nella loro dolcezza, nella
1359    VI|             il[34] sentimento dolce e tormentoso di cui vi parlo. Solo fra
1360   VII|              che nei cuori giovanetti torna in idolatria vana del dolore,
1361     I|          verde ai due capi, sottile e torto per sinuose gole di colli
1362    IV|             di un infame strumento di tortura e di morte, che l'arte[24]
1363   VII|               Per tutte le ferite, le torture e le lagrime dei prigionieri,
1364    II|               indurati in un'angoscia torva, senza tenerezza, senza
1365    IV|               che è mai finalmente la tragedia greca se non la forma di
1366     I|          colli selvaggi e di montagne tragiche, sereno a mezzo il corso
1367   VII|           primavera la spica, come il tralcio d'estate, nell'ombra d'un
1368   XIV|            ricordo di un tempo felice trascorso, presentimento di un tempo
1369  VIII|              in noi immediatamente si trasforma, si converte in desiderio
1370     V|               di passione divina ebbe trasformato il mondo. Disponendomi ad
1371     V|               interno dell'anima vi è trasmutato in un'aurora di gioia eterna.
1372    XI|              del mare in cospetto del travaglio e del pericolo altrui è
1373     I|            Non la scoprivo intera nel tremolar lucente del lago tra i tronchi,
1374    XI|             pietà per chi soffre e un trepido moto dell'anima verso la
1375     X|         barbuti e delle donne floride trincanti a cerchio dell'anfitrione
1376     X|              inebbriato di quella[55] trionfale gioia del vino che vi spuma
1377    IV|               Campidoglio che reclina tristemente il capo nelle ombre della
1378     I|       tremolar lucente del lago tra i tronchi, nelle pensose montagne
1379  VIII|        piacere, alle emozioni che non trovano sfogo in alcun'azione possibile
1380   VII|              un giorno l'indipendenza troverebbe l'arte polacca nella gioia
1381      | tu
1382     X|             non sento io con un lieto tumulto dell'animo lo spirito di
1383      | tuo
1384    II|          desiderio e al sospiro, a un turbamento non simile alla pietà, simile
1385     I|             oscura onde avemmo dianzi turbato il cuore vi ritorni, lo
1386    IV|             si ardisca insegnare alle turbe in prosa e in rima che la
1387    IV|       ascendono in folla al richiamo, turbinano davanti a noi come le anime
1388      | tutta
1389    IV|               Atossa, la compagna sua tuttora vivente, sulle sventure
1390   VII|                che lo afferra, che lo uccide. Ecco la sconsolata Margherita
1391   VII|          fanciulla che Andrea Chénier udì singhiozzare, avvinghiandosi
1392  XIII|             contemplarne o leggerne o udirne la studiata espressione.
1393    IV|         concetto del dolore e del suo ufficio nel mondo? Il dolore vi
1394    VI|              ha il fantasma del conte Ugolino, la visione non del tormento
1395    IV|              i fantasmi omerici anche Ulisse pensoso in riva al mare
1396    XV|       clemente, e così predisposta la ultima gioia del loro congiungimento,
1397    XV|              non ho inteso con queste ultime mie parole rivolgere agli
1398   VII|          giovine Werther che scrive l'ultimo addio a Carlotta e alla
1399    IV|            nella reggia degli Atridi, ululante nel suo barbaro linguaggio
1400  XIII|            dai morbi, che costrinse l'umanità primitiva a difese ond'ebbero
1401    IV|           Anguitiæ, vitrea te Fucinus unda~ Te liquidi flevere lacus:~ ~
1402   XII|              terrena non concedono la unione completa e perpetua che
1403   VII|            quando la indipendenza e l'unità della patria furono[43]
1404    IV|              appena è solo, caccia un urlo, chiama, come il profeta,
1405   XII|             quale si apre la porta di uscita delle generazioni umane.
1406      | v'
1407     V|                                       V.~ ~[29]Ed ecco, in ogni attitudine
1408   VII|              che mette capo al nulla, vaga della morte, intenta continuamente
1409   III|         mirabile forma cui l'artista, vagheggiandola e meditandola, condusse
1410   XII|              cose, sotto un ondeggiar vago di parvenze mutabili. Dolore,
1411   XII|   intelligenza nostra, la musica sola vale a esprimere il dolore impersonale
1412    IV|            della loro scienza e della valente mano, se il dolore fisico
1413    IV|           forma di un ordine onde non valevano a penetrare l'essenza. La
1414     V|               e alla Pietà dipinta da Van Dyck anche uno scettico,
1415   VII|         giovanetti torna in idolatria vana del dolore, in concepimenti
1416   XIV|             della nebulosa originaria vanno a un avvenire più lontano
1417   VII|               concetto più puro e più vasto del dolore, l'idea di un
1418   XII|            ricade in accorato pianto. Vede ella forse venir l'ora delle
1419   VII|          dolore non giusto secondo il veder nostro,[42] che ha dunque
1420   VII|            come predilige i pizzi e i velluti neri una dama che li sa
1421  VIII|               il soffrire del piccolo venditore di zolfanelli morente sulla
1422    IV|               che armoniose membra di Veneri caste e di efebi divini,
1423     X|               nelle più molli canzoni veneziane non assaporo l'incanto di
1424      | venne
1425   XIV|      presentimento di un tempo felice venturo, anello sensibile di due
1426      | venute
1427   XIV|               di glorificare la gioia vera e intera, mentre i desiderii
1428    IV|              le creature ahimè troppo verbose della poesia elegiaca, nate
1429     I|             lago bizzarro che io amo, verde ai due capi, sottile e torto
1430    IV|            Voi tutti sapete che non è vero. Altro che armoniose membra
1431     X|            alla Gioia, nel flutto dei versi rapidi con maestà, delle
1432   XIV|             dello spirito e della sua veste, comprendo pure che abbia
1433    IV|             forma di bellezza onde si vestì un grandioso concetto del
1434   VII|      disperatamente alla vita; «je ne veux point mourir encore!» Ecco
1435  VIII|              zolfanelli morente sulla via, benchè l'ingegno di chi
1436   III|             che quando erravamo per i viali deserti ascoltando la voce
1437    IV|           Certo quei grandi poeti non videro in esso che crudeli vendette
1438    IV|           HIdesthe me». «Attendite et videte». Ecco la frigia Cassandra,
1439     I|              di ombra. Sovente per le vie solitarie di quell'ombra
1440      | vieni
1441  XIII|           difese ond'ebbero crescente vigore l'intelligenza e crescente
1442      | VII
1443      | VIII
1444     X|              dire alto che nessuno mi vince nel sentire la grandezza
1445    II|             potessi evocare dai morti Vincenzo Vela, l'artefice sovrano,
1446    IX|             morte lenta, la morte nei vincoli del più fervido e splendido
1447    VI|            tante ammirabili forme che vincono i secoli, quelle ci rapiscano
1448    IX|               per la sorte di Licia e Vinicio, non altro poteva l'Arte
1449     X|               55] trionfale gioia del vino che vi spuma sull'obeso
1450    IX|            largo pennello,[51] con la violenza di luci e d'ombre che una
1451     V|          passate, nobili immagini del vir dolorum, che il genio di
1452   VII|             delitto, i dolci, pallidi visi di Cordelia la semplice
1453  XIII|            indice del disordine. Tali visibili aspetti di bellezza morale
1454  XIII|            inesplicabile, quanto meno visibilmente rappresentato dall'artista
1455    VI|                     VI.~ ~[33]Ecco le visioni dantesche del dolore. Considerate,
1456    II|   agghiaccerebbe il sangue con la sua vista, ci distruggerebbe l'incanto
1457    IV|           laghi:~ ~Te nemus Anguitiæ, vitrea te Fucinus unda~ Te liquidi
1458     X|               entusiasmo davanti alla Vittoria di Samotracia, a quel divino
1459    II|            Perchè costei che se fosse viva ci agghiaccerebbe il sangue
1460   XIV|              nella coscienza umana ma vive sotto di essa. E comprendo
1461    VI|       infernale, ma del dolore che il vivo patì con gl'innocenti compagni
1462  VIII|                 45]E ora, signori, se volgendo le spalle alla folla spettrale
1463   XIV|               che seconda il moto[76] volgente tutte le cose a uno stato
1464   XIV|              i desiderii degli uomini volgono a un ideale di soddisfazione
1465    XV|              una legge superiore alle volontà umane, la riconoscano o
1466     I|             discorso, tenuto la prima volta in Torino l'11 aprile 1900
1467    IV|           altro che placide maestà di volti olimpici ha dato l'arte
1468     X|              Nei più delicati cantori voluttuosi dell'Antologia greca, nelle
1469  XIII|              solleva nel petto il più voluttuoso pianto, che non risiede
1470   VII|          strangolate. Ecco il giovine Werther che scrive l'ultimo addio
1471      | X
1472    IV|              fa profetare dal cavallo Xanto una sinistra profezia di
1473      | XI
1474      | XII
1475      | XIII
1476      | XIV
1477      | XV
1478  VIII|              del piccolo venditore di zolfanelli morente sulla via, benchè
1479  XIII|               matematiche, come dalle zuffe che insanguinarono il suolo


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