Antonio Fogazzaro
Il dolore nell'arte
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III.

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III.

[19]Signori, le sorgenti della ispirazione artistica sfuggono alla coscienza stessa dell'artista. Esse si celano in una regione misteriosa dello spirito umano, nelle tenebre inferiori alla coscienza dove giacciono tesori di ricordanze oscurate e lampeggiano meravigliose facoltà del conoscere cui non sono ministri i sensi il ragionamento. Laggiù sono le inaccessibili fonti della ispirazione artistica insieme alle fonti degli oscuri presentimenti,[20] della malinconia e della ilarità senza causa conosciuta, delle dolcezze mistiche. Di laggiù è balzata in un'ora di emozione creatrice questa mirabile forma cui l'artista, vagheggiandola e meditandola, condusse poi a perfezione squisita; e non è temerità di pensare che nelle ombre del subcosciente un'arcana bellezza del dolore fosse da lui appresa. Non è temerità di pensare che quando erravamo per i viali deserti ascoltando la voce del vento e delle onde colla mente piena della Desolata, una bellezza mistica del dolore fosse appresa da noi stessi, che pur non ne avevamo coscienza. Non esclamate, signori, ch'è temerario innalzare su questa sola pietra la strana dottrina di una bellezza recondita del[21] dolore. No, io ho incominciato col parlarvi di quella pietra perchè il dolore vi si rivela nella sua forma più alta, la sofferenza morale, e perchè altro che dolore la sublime forma non dice; ma evochiamo insieme dalle reliquie dei secoli morti, dalle pagine degli antichi poeti le creature che l'Arte innamorata del dolore partorì nobili di bellezza immortale.


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