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[45]E ora, signori, se volgendo le spalle alla folla spettrale che ci fluì davanti noi entriamo negli studii dei nostri artisti, dei nostri poeti, dei nostri romanzieri, ci appare intatta l'antica potenza fascinatrice del dolore. Siamo pure condotti a considerare che nell'arte moderna si manifesta più e più la inclinazione a un uso razionale del dolore per diversi scopi di cui è conscia. L'arte moderna volentieri filosofeggia e parteggia, volentieri[46] rappresenta il dolore come prodotto di esistenti ordini morali e sociali cui l'artista vuole additare come opposti a un ideale della sua mente e possibili a riformarsi giusta questo ideale. Noi osserviamo in pari tempo che il dolore così manifestamente rappresentato in servizio di tesi morali o sociali non ci commuove nell'opera d'arte quanto il dolore che procede dall'ineluttabile, dalle fatali condizioni della vita sulla terra, dalla morte, dall'amore, dai problemi della sorte umana, dalle ombre dell'al di là. Noi possiamo abborrire la guerra e consentire con l'artista che per un intento civile ce ne rappresenta gli orrori, noi onoriamo l'arte sua, ma poi davanti al Napoleone morente di Vela un diverso, un più forte fascino ci[47] arresta palpitanti, dimentichi di quell'arte civile, dimentichi del bene e del male, dimentichi di noi stessi. Quando i poeti socialisti ci descrivono miserie atroci di lavoratori, possono richiamarci da un colpevole oblio alla meditazione delle piaghe sociali e dei rimedi, ma la emozione artistica che suscitano in noi immediatamente si trasforma, si converte in desiderio di azione sociale, non è comparabile, nè per intensità nè per durata di piacere, alle emozioni che non trovano sfogo in alcun'azione possibile perchè loro materia, offerta dall'Arte, è un dolore che non ha nè rimedio nè riparo. Il soffrire dei minatori nelle viscere della terra, il soffrire della piccola cucitrice costretta a un lavoro assassino della giovinezza[48] e della gioia, non hanno, come contenuto di forme artistiche, la potenza fascinatrice che ha il soffrire di Enoch Arden naufrago del mare e dell'amore, che ha il soffrire del piccolo venditore di zolfanelli morente sulla via, benchè l'ingegno di chi scrisse Germinal e di chi scrisse il Canto della camicia non ci paia inferiore all'ingegno di Tennyson e di Andersen.