Antonio Fogazzaro
Il dolore nell'arte
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[53]Signori, prima di esporvi il mio concetto circa la natura di questa intima bellezza del dolore che innamora gli artisti e le moltitudini raggiando nel loro inconscio, mi piace dire alto che nessuno mi vince nel sentire la grandezza e la bellezza della gioia, nell'Arte. Non mi rapiscono palpitante a le sublimi forme di poesia che Dante creò per la gioia quando immaginava esser tratto dagli occhi sfavillanti di Beatrice per entro[54] un riso dell'Universo? Non ebbi io brividi di sacro entusiasmo davanti alla Vittoria di Samotracia, a quel divino corpo slanciato nel vento da una gioia che lo libera dall'impero della terra? Nel metro stesso dell'Inno di Schiller alla Gioia, nel flutto dei versi rapidi con maestà, delle alterne rime incalzanti, non sento io con un lieto tumulto dell'animo lo spirito di fuoco che ha posseduto il poeta? Nei più delicati cantori voluttuosi dell'Antologia greca, nelle più molli canzoni veneziane non assaporo l'incanto di un'arte che alle gioie dell'amore diviso e pago fa partecipare lo spirito senz'abbassarlo? Persino davanti al meraviglioso dipinto di Jordaens «Le roi boit» mi sono inebbriato di quella[55] trionfale gioia del vino che vi spuma sull'obeso volto del mite monarca beone, sorridente in estasi alle fragranze dell'aureo liquore, del cortigiano acclamante alle sue spalle col calice in alto, dei cavalieri barbuti e delle donne floride trincanti a cerchio dell'anfitrione gioviale, del bimbo ignudo in grembo alla madre, nel quale si ostenta, ignuda del pari, la innocenza magnifica della natura.


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