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[71]Si mette invece per le onde oscure, qualunque sorte lo attenda, il poeta. Se la suprema bellezza del dolore risiede forse in un ordine diverso da quello che soltanto collega fra di esse le cose del mondo presente e se deve per necessità esser simile alla bellezza di una dissonanza musicale genialmente preparata e risoluta, ne balenan lampi che da un passato più lontano della nebulosa originaria vanno a un avvenire più lontano del giorno[72] in cui si compierà la evoluzione del sistema solare. «Niente avviene senza causa» dice Eliphaz nel libro di Job «e il dolore non nasce dal suolo.» No, il dolore inesplicabile che echeggia nelle viscere della musica non è senza causa e la sua causa non è nella Terra. Risalendo a ritroso con la fantasia il moto della evoluzione universale, mi è difficile arrestarmi alla materia prima, inorganica, informe, tenebrosa di questo mondo e non pensare che pur essa è uno stadio di quel moto, che altre forme dell'essere l'hanno preceduta. Mi risovvengono allora parole arcane del Libro Sacro accennanti a un mondo di gloria e di colpa scomparso ma non estinto, connesso e compenetrato copertamente con le cose[73] presenti; e mi dico che in quel mondo hanno la prima radice gl'infiniti guai di cui tanto ci turba nel mondo presente lo spettacolo amaro, il soffrire degl'innocenti, le ingiustizie crudeli della fortuna. Le tristezze che ci ascendono talvolta nell'anima senza che ne sappiamo il perchè, le tristezze che allora rispondono a noi dalle cose quasi amorosamente, quasi a consenso di pena in una comune sorte, tutto procede da quel mondo prenebulare di cui la memoria è spenta nella coscienza umana ma vive sotto di essa. E comprendo come l'Arte, che attinge le proprie ispirazioni all'inconscio, crei, quando prende a soggetto il dolore che non ha visibile causa, forme di bellezza sovrumana perchè lo intuisce[74] occultamente nell'ordine che collega la dissonanza intermedia del mondo presente a due mondi sovrumani appunto, a un mondo passato di splendore e di colpa dove si è dischiuso il seme del piangere, a un mondo futuro sulla cui soglia il dolore conduce le creature rifatte splendide per esso e spira. E se la Intelligenza ordinatrice dei mondi dispose l'Arte a elevare l'ideale del piacere sopra ogni tetra febbre per modo che i desideri umani aspirino a un'armoniosa gioia dello spirito e della sua veste, comprendo pure che abbia disposto l'Arte anche a render voluttuosa non la sofferenza ma l'idea del soffrire; così che gli uomini vi si soffermino liberamente e richiamino allora in sè le ombre di ogni dolore del mondo,[75] afferrino, almeno per un momento, il più intero disegno di questa vita terrena e almeno per un momento sentano quel desiderio indistinto d'infinito, quell'amore che punge il pellegrino di Dante
.... se ode squilla
di lontano
Che paia il giorno pianger che si muore.
Indefinibile palpito, pieno di rimpianti e di aneliti, ricordo di un tempo felice trascorso, presentimento di un tempo felice venturo, anello sensibile di due mondi inaccessibili al senso.
L'Arte che obbedisce a questo divino appello non esercita un insegnamento morale esplicito e diretto che la diminuirebbe, solamente imprime all'anima umana un moto che seconda il moto[76] volgente tutte le cose a uno stato superiore. Più che mai si conviene all'Arte nel nostro tempo di glorificare la gioia vera e intera, mentre i desiderii degli uomini volgono a un ideale di soddisfazione comune che appaga sì lo spirito in quanto un principio di giustizia nel riparto dei beni economici lo attrae, ma che soverchio potere per la felicità umana conferisce a ciò che l'uomo tocca un momento e subito abbandona. E mentre la scienza, mentre tutte le forze operose del Bene combattono con gloria i dolori sanabili della terra, più che mai si conviene all'Arte, che pure a questo bene soccorre, di allettare gli uomini alla contemplazione del dolore insanabile, fatale e fermo, perchè soltanto dalla piena[77] coscienza di tutto il dolore può emergere un perfetto sperato ideale di gioia; e un perfetto sperato ideale di gioia, un intero sperato possesso del bene è già così gran parte della possibile felicità umana, è del Bene stesso artefice così potente!