Pietro Gori
In difesa di Sante Caserio
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II

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Siamo giunti al punto cui volevamo giungere, e cioè a cercar di sapere come mai un giovane di così buon carattere abbia potuto arrivare a commettere un fatto qualificato come assassinio politico. Quali cause influirono su lui, perchè da pacifico propagandista che era, si vedesse spinto ad un atto di questa specie? Il problema è più complesso di quel che non si creda. Il fenomeno psicologico della evoluzione dei sentimenti di Sante ha la massima importanza, e si complica con il risultato di quella speciale forma di tattica anarchica chiamata «propaganda col fatto». L'esame dell'uno è necessario altrettanto dell'esame dell'altro. In vero, i due fenomeni sono così intimamente in relazione fra loro, ed hanno cause tanto varie e complicate, che a volerli studiare completamente, occorrerebbe un lavoro molto più esteso e difficile, di fronte al quale il presente apparirebbe incompleto.

I borghesi parlano costantemente degli anarchici, accusandoli di poco amore per la vita umana. Tale affermazione è falsa, e noi lo dimostreremo. In ogni modo, non sono i borghesi che han più diritto di elevare questa protesta.

Son costoro, che col vigente sistema di usura capitalistica commettono quotidianamente assassinii in massa, – ignorati ma non per questo meno certi, – fra la classe lavoratrice che sente giorno per giorno esaurirsi le forze in un eccessivo lavoro e nella fame cronica; del cui male ne muoiono a migliaia, ad ogni istante mutilati i loro corpi dalle macchine e sotterrati vivi nelle miniere. Costoro, i borghesi, per difendere ciò che chiamano patria e non è invece che la somma totale dei loro possedimenti, interessi e privilegi, mandano eserciti di proletari a sgozzarsi l'un l'altro nella guerra orribile e fratricida. Ai primi brontolii della fame, rispondono saziandola con abbondanti razioni di piombo, scaricato per loro conto sui fratelli dai soldati e dai carabinieri.

Eppoi, la borghesia non è forse giunta a vincere tutte le sue rivoluzioni col maggiore spargimento di sangue? È lei che ha cantato osanna a tutti i regicidi, dalla biblica Giuditta al classico Bruto, dal puritano Oliviero Cromwell al leggendario Guglielmo Tell, dalla girondina Carlotta Corday al patriota Felice Orsini. Tutto il suo sistema di morale è condensato nel noto assioma selvaggio: «È bene tutto ciò che favorisce gli interessi della mia classe; è male tutto quel che va contro il mio interesse». Questa, in sostanza, è la teoria cinica e presuntuosa che si fa valere di contro a tanta miseria e sofferenza esistente nel mondo; in fondo, tanti dolori sono indifferenti agli attuali dominatori, poichè non toccano la loro borsa. Ipocriti, questi serbano le loro lacrime da coccodrillo e i loro falsi sospiri solo per quando qualcuno di essi cade, sommerso dai flutti della gran tempesta sociale!

Da un altro lato, si sono promulgate nuove leggi, –speciali o no – contro la libertà del pensiero; e, aumentando il numero dei proscritti e gettando in questo modo nella miseria e nella fame centinaia di famiglie, si è riusciti solo a spargere l'odio e ad aumentare i più intensi rancori.

E, come se ciò non bastasse, si è offerto al pubblico lo spettacolo degli assassinii legali della ghigliottina, – che riempirono di gioia selvaggia proprio coloro che più declamano per il rispetto della vita umana. Con tutte le formalità richieste, senza nulla obliare del divertente programma, si sono uccisi uomini che avevano sofferto quanto e più di quel che soffrì Vaillant, che non uccise nessuno e non ne aveva neppur l'intenzione; uomini che commisero i loro atti, guidati non da un desiderio di personale vendetta, ma spinti da ben altro e generoso impulso, quello di levare il grido orrendo della protesta sociale colà dove non giungono gli urli della fame, ove non si odono i gemiti e non si vedon le lacrime del popolo che soffre, sottomesso, nella massima disperazione.

Mentre tanta sete di vendetta e di sangue ispirava l'opera della borghesia, riuscendo così alla più pericolosa delle provocazioni, un giovanetto, espulso dal suo paese da una stupida e iniqua condanna, incalzato d'ogni parte delle persecuzioni della polizia, andava a piedi per la strada che va da Cette a Lione, meditabondo, pensando alle ingiustizie di cui era stato vittima e sopratutto alle altrui sofferenze. Giunto a Lione, s'imbattè in una moltitudine clamorosa e ignorante, che affogava il grido della miseria nel chiasso delle feste che si stavan celebrando in onore di un uomo che, per la menzogna costituzionale, passava come capo della nazione, ma che non era in realtà che il rappresentante della violenza della sua classe.

Quivi allora, faccia a faccia di questo semidio dell'imbecillità popolare, si levò forte e terribile l'oscuro panettiere di Motta Visconti, e nel suo pugnale riassunse la protesta suprema di tutte le miserie e le sventure umane, che eran giunte ai suoi occhi dalle immense pianure di Lombardia fino alla panetteria di Cette, ove ultimamente lavorava.

Oh! quella pugnalata venne come un fulmine!

In essa, a parte il caso tragico di un uomo che muore e d'una famiglia che piange, io vedo qualche cosa di più importante e solenne, io sento il rombo della tragedia sociale innanzi a cui la morte di quest'uomo non fu che un semplice episodio. Non poteva essere altrimenti: le vendette della ghigliottina dovevano provocare le rappresaglie della dinamite e del pugnale.

La legge ha i suoi carnefici, e il pensiero oppresso i suoi vendicatori.

Caserio cominciò col dedicarsi alla propaganda teorica, credendo fermamente che l'anarchismo fosse considerato come un partito qualsiasi, forte e rispettato. Invece si vide perseguitato per le sue idee, condannato e imprigionato. Lavorava infaticabilmente, per riserbarsi il diritto di rimproverare ai borghesi il loro ozio, per chiamarli parassiti, quali veramente sono. La vigliacca petulanza poliziesca lo cacciò di dove lavorava; ed egli si convinse ancor più che i potenti ed i ricchi sperano tutto dalla sommissione e dalla pazienza del popolo, cui premiano impudentemente raddoppiando contro di lui l'opera di spogliazione e di violenza.

Sentì i sostenitori della legge parlare del rispetto alla vita umana; ma sentì anche il grido dei nemici di tutte le leggi dall'alto del patibolo, e vide le teste mutilate di questi mostrate al pubblico dal carnefice, – sempre in nome di quel rispetto alla vita tanto decantato.

Ecco come e perchè tutto il grande amore che Caserio sentiva per l'umanità oppressa, si convertì in odio contro i tiranni della terra. E il suo odio dovette essere intenso, poichè nessuno può odiar molto se molto non ha amato. Egli non aveva alcun risentimento personale contro Sadi Carnot; ma Carnot era il rappresentante politico della borghesia francese, per conto della quale aveva firmato il decreto di morte dei ghigliottinati di Parigi. Il grido tragico di «Coraggio, compagni! Viva l'Anarchia!», che si trasmisero l'un l'altro dal palco del supplizio quei cavalieri della morte, sembrò contenere tutto il ruggito della tormenta di odio, fatto sempre più intenso non dalla parola degli agitatori anarchici, bensì dalle provocazioni sanguinose della borghesia: le ingiustizie commesse e gettate come una sfida alla miseria e alla fame.

Sante Caserio sentì questa voce de' suoi compagni; e senz'altro sperare corse verso la ghigliottina. Il povero fornaio sapeva bene che nel triste giuoco avrebbe certo perduta la vita, lasciata la testa; ma già non era più spinto dalla sua volontà, la tanto discussa libera volontà dell'uomo, che non è se non una mera illusione del nostro intelletto. Bisognava ben dire che mai la volontà ebbe minor parte nelle azioni dell'automa umano, come in quella giornata di viaggio, per Caserio da Cette a Lione, che lo stesso Sante nel suo interrogatorio descrisse con tanta precisione di dati, che non può fare a meno di sorprendere.

Leggendo e tornando a leggere la relazione del processo di questo giovane, si sarebbe quasi portati a credere che un potere misterioso abbia condotto Caserio sul posto preciso ove passava il corteggio del Presidente, e che un'onda irresistibile di disperazione insieme e di odio l'abbia lanciato, naufrago infelice nel mare della vita, fino al punto di commettere l'atto tremendo e sensazionale che gli guadagnò il patibolo.

Oh! la pugnalata di Sante Caserio lampeggiò in Lione, illuminata quella notte a festa, come vibra il fatale rintocco d'una campana nell'immenso cronometro dell'umano destino!...

Perchè, o farisei della toga e della penna, perchè non dovremmo noi elevare un pensiero riverente a quelli dei nostri che caddero nella battaglia mortale, poichè voi ne vorreste insozzare il nome, non contenti d'averne decapitato il corpo? Perchè non dovremmo farlo, ripeto, mentre dal lato vostro, voi glorificate i carnefici, vittime una volta tanto della rappresaglia degli umili, e li elevate agli onori del Pantheon?

Piuttosto, paventate il giorno in cui queste moltitudini misconosciute e ignote, codarde per ignoranza, riprenderanno coraggio innanzi al vostro indifferentismo. Ah! quando giungerà il giorno auspicato in cui i loro occhi si apriranno per contare il numero dei propri morti e dei vostri? I vostri possono esser contati facilmente; ma chi può giungere a numerare le vittime loro, assassinate, l'oscuro gregge delle vittime anonime perite nell'immenso macello, fatto dalla ricchezza vostra e dai metodi impiegati per conservarla?

Io sono anarchico perchè adoro la libertà, e con la libertà la vita, l'amore, il più grande sentimento umano. Credo che un giorno debba giungere, in cui gli uomini si meraviglieranno al ricordo dei nostri crudeli combattimenti e del modo come ci opprimiamo l'un l'altro, – così come oggi noi ci meravigliamo quando leggiamo delle lotte fra i cannibali.

Ma allora saranno sparite le cause dell'odio. L'uomo vedrà nell'altro uomo un suo simile, un fratello e un combattente con lui solidale nelle lotte contro le forze cieche della natura. Ognuno avrà assicurato un posto, uguale fra gli uguali, al banchetto della vita.

Il fratricidio di Caino sarà allora una leggenda incredibile, quando gli uomini vivranno in armonia dopo questo secondo diluvio universale, che sarà la rivoluzione per il pane e per la libertà. Sembrerà un'orribile favola, fra gli uomini nuovi, il sapere che dei pseudo-scienzati abbiano tagliuzzato sulla tavola anatomica il cervello di Emilio Henry, e ciò solo perchè i borghesi potessero rimettersi dall'impressione avuta nel vedere l'intrepidezza con cui questo giovane salì il patibolo facendo loro credere nientemeno che la contrazione dei muscoli già rigidi significasse che Henry era morto di paura.

Ed apparirà ancora più infame e incredibile che i magistrati, più creduli del carnefice, facessero spiare nel carcere l'espressione del viso di Caserio nel momento in cui, all'improvviso, la mattina dell'esecuzione, gli si lesse la conferma della sentenza di morte; e che, al leggero tremito della voce e una lacrima che cadde dai suoi occhi, abbian voluto scoprire nel giovane un segno di debolezza. Ma anche se fosse com'essi dicono, e probabilmente è il contrario, – quegli snaturati non avevano cuore da capire che quella lacrima e quel tremito potevano essere, perchè Sante pensava al momento in cui la madre avrebbe letto, laggiù nel villaggio natìo, che suo figlio era morto.

Eppoi, anche ammettendo che causa ne fosse l'ultima lotta della ragione contro l'istinto, che tende con tutte le forze a la vita, chi potrebbe lo stesso dubitare del coraggio di questo giovanetto così nobilmente sacrificatosi nel fior dell'età?

Quando lo stato attuale della società sarà cambiato e più non esisteranno gli odi e le passioni dell'oggi, allora la storia dirà il suo inappellabile verdetto. Le generazioni future dei buoni e dei felici vedranno in un raggio di luce il ghigliottinato fanciullo, che solo uccise pel suo grande amore per tutti gli oppressi e per l'odio verso tanta e tanta ingiustizia.

Lo vedranno ancora, nel modo come subì il supplizio estremo in quella mattina d'estate caliginosa e triste, innanzi a una moltitudine ignorante, che vedeva in lui un assassino di odiata nazionalità, invece del vendicatore dell'umanità ribelle e indignata.

Sì, lo vedranno ancora, sereno e tranquillo, sotto il cieco odio, alzare gli occhi azzurri verso il lontano orizzonte. Ei non contemplò con quello sguardo le mistiche visioni del «piccolo San Giovanni». Sentiva in , n'era conscio, che appena il coltello affilato della ghigliottina gli sarebbe caduto sul collo, non ci sarebbe più che tenebre e freddo, il nulla, e che il nulla assoluto riassorbirebbe intero il suo spirito.

Ma pure, qualche cosa come una vibrazione passò traverso l'aria, – egli lo sentì. Era la vibrazione, il fremito delle generazioni venture, ridonate alla pace ed all'amore, da un tale spargimento di sangue che avrebbe colorato in rosso i fiumi ed i mari; dopo che le convulsioni dell'umanità avranno fatta tremare la terra e scoppiare la tempesta, e che l'uragano avrà spazzate via tutte le cose inutili e cattive.

Sì, egli sentì traverso l'aria questa vibrazione; egli, povero e oscuro combattente, figlio della sofferenza delle folle dimenticate, sentì lo zeffiro che giungeva dal suo mondo ideale, e allora il suo cuore, in un attimo palpitò tutta una intera ed ampia vita di lotte e di avvenimenti ancora ignoti.

Animato da questa luce interiore egli avanzò verso la ghigliottina, mentre la moltitudine stupida e codarda imprecava all'uomo che si stava per uccidere. Lo spirito, che animava quella moltitudine non era forse il medesimo della gente d'altri tempi che insultò Cristo, il ribelle di Galilea, lungo la via del Calvario?...

Però con la maggiore serenità Sante Caserio diresse lo sguardo, – oh, quello sguardo! – alla moltitudine imprecante, nell'atto stesso che posò il collo nella lunetta della ghigliottina.

Il grido di battaglia: «Coraggio, compagni! Viva l'Anarchia!» gli fu mozzato in gola dalla lama affilata e diaccia che separò la testa dal corpo.

Nonostante, la moltitudine proseguì a urlare, mentre gli occhi dell'insanguinato capo del martire, vivi ancora, parevano guardare fissamente l'incorruttibile avvenire.

Perciò, soltanto l'avvenire sarà capace di rendere giustizia alla sua memoria.


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