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– A Bruna. – | «» |
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– A Bruna. –
Ti vedo ancora, come l'altro giorno, quando entrasti nella mia camera dove io sedevo alla scrivania, quando, lasciandoti andare su una sedia di contro a me, m'hai detto fra un lampo de' tuoi occhietti neri, più col cuore che con le labbra: «Vuoi farla tu la prefazione?» ed io prontamente, col cuore più che con la voce, ti ho risposto: «Ma sì.»
Ecco come si è conchiuso il nostro patto. Ma io ora, nell'accingermi a compierlo, m'accorgo una volta di più che il cuore è famoso per facilitare tutti gli spunti e per piantare nelle male péste. Non ho pensato che per tenere a battesimo un libro la tenerezza non basta, che ci vuole l'autorità, che ci vuole un nome, che ci vogliono dei diritti, che ci vuole insomma tutto quello che non ho io. Il mio nome, cara, è oscuro quanto il tuo; di autorità non potrei vantare che quella (molto vacillante) di sorella maggiore; ma nè io nè il tuo libro ci guadagneremmo molto.... Diritti? quali? io non ho ancora scritto un romanzo, nè sono mai arrivata ad azzeccar insieme due rime. Posso addurre quelli d'una più profonda conoscenza del dolore, d'una esperienza più amara della tristezza umana? Ah no, povera cara Anima, con te, nemmeno questi...
Dunque? dunque come faccio a prenderti per mano e a condurti almeno sulla soglia, dove io mi rimango quasi soltanto spettatrice dell'agitato e vario rimescolìo della vita intellettuale? Non ci rimarrebbe altro che entrare insieme, abbracciate, con la nostra piccola maschera sul volto. Vuoi? Noi saremo insieme nelle vetrine, dove ci guarderanno, passando, con indifferenza sovrana; insieme negli uffici di redazione, dove ci nasconderemo così bene che nessun critico ci scoverà; insieme in qualche salottino mondano, dove sbadiglieremo pazientemente, ascoltando le malignità di un esperto tagliacarte a carico del cervello che dovrà commentarci. E sui terrazzi in cospetto del mare, sotto i freschi pergolati di campagna, su qualche cima boscosa e solitaria, fra le bianche pareti di una scuola, in un vagone di ferrovia, in qualche stanzetta di studio lambita dal sole, in qualche modesto salotto da desinare, sotto un lume; e vicino a qualche letto di malato o a qualche poltrona di solitaria, noi saremo insieme. Vedrò sorriderti, e vedrò anche tremolare qualche lagrima per te, e indovinerò il palpito di qualche cuore giovane e delicato e buono, che si ritroverà nelle manifestazioni del tuo. Tutta la geniale vibrazione dei sentimenti, quando sentimenti fratelli s'elevano plorando o cantando musicalmente, io auguro sul tuo piccolo libro, diletta – sul piccolo libro che mi è tanto caro, che ho veduto comporre pagina per pagina, come si riempie una coppa, fiore per fiore. Io credo di conoscere perfino la ragione intima e spirituale d'ognuna delle tue poesie, poichè molti di quei momenti d'emozione estetica o sentimentale, che davano a me un sospiro, a te un canto, abbiamo vissuti insieme; e le fuggevoli dolcezze e le lagrime ardenti, prima di diventar arte, sono passate tutte nel mio cuore. Due di questi componimenti furono pure scritti per me, e mi compiaccio di ricordarlo qui, come nel mio segreto sommamente ho caro di avere alcuna fra le ore più sante del mio passato fissata dalla tua Musa blanda. Pure, mia cara Bruna, tutto ciò può esser prezioso per me e per te soave; ma.... e gli altri? Potranno, leggendo, rilevar sempre l'assoluta e ingenua sincerità dell'arte tua, buona e mite anche quando vi serpeggia un soffio di passione o di sconforto, donnescamente gentile anche quando ha accenti più vibrati, elegante sempre? Nè ti si rimprovererà, forse, di non uscire dal recinto del tuo vecchio orto che ti dà le visioni delle fiabe della tua infanzia – e canti di rosignolo e farfalle e fior di mandorli per i tuoi sogni – tenui e mesti sogni, tramati fra i rosai come le ragnatele?..... L'arte soggettiva ha questo di penosamente crudo per i creatori delicati: che nel discuterla vi discutono, nell'analizzarla vi analizzano, nel risalire alle fonti vi mettono in luce spietatamente, vi profanano, quasi, sentimenti e sensazioni, per cui ogni altro linguaggio, ogni altra manifestazione, fuori di quella intellettuale, avevate già giudicato indegno. È vero che tutto ciò che si effonde da un'anima è raro che un'altra anima non raccolga; che se gli artisti oggettivi si fanno quasi sempre ammirare, gli altri, i soggettivisti, si fanno quasi sempre amare: ma è anche vero che si amano egoisticamente, per il piacere che ci procurano di rivelarci talvolta, rispecchiata nel loro, una sfaccettatura dello spirito nostro, o un'effusione che dormiva, o un ricordo semispento, qualunque nota, insomma, per inerzia o per insufficienza muta dapprima. Nella dilettosa ebbrezza mentale che ci invade quando possiamo assorbirci totalmente nella lettura di qualcuno di questi libri d'amore e di dolore, noi non pensiamo a quello che hanno costato di intimo martirio: non ci ricordiamo che le pagine più sentite, quelle che ci velano gli occhi e ci danno un palpito più vivo, furono quasi sempre scritte fra lagrime cocenti, fra battiti disordinati di un cuore. Nè mai nel movimento di riconoscenza per chi ci fa provare l'emozione, mescoliamo un impulso di pietà per l'anima che soffre, che lotta, che si spezza nell'epicedio che a noi pare una tenzone gloriosa.... Ma non importa, Bruna; nulla va perduto nel mondo. La nevata odorosa dei tuoi pètali su cui brillano stille che non sono di rugiada, scenderà forse, come abbiamo sognato, su qualche giovine testa pensosa che in essi amerà l'anima tua: scenderà forse sul nudo terreno, dove qualche pellegrino attardato e stanco, trovandola sui suoi passi, ti benedirà; ma se anche il vento la sperde, non può, no, distruggerla.
Nulla va perduto di ciò che si effonde, sia o no avvertito, sia o no raccolto. Il profumo e la rugiada della tua anima, vivificati da un dolce raggio d'arte, si sono fatti immortali, sono divenuti una particella, sebbene minimissima, dell'ideale in cui nella miseria si trova tanto rifugio e tanta consolazione: e tu, figgendo gli occhi in quell'eterno fulgore, puoi pensare con gentile alterezza che v'ha pure una parte di te, e che non hai invano palpitato e pianto, poichè palpiti e lagrime ti diedero le ali per elevarti verso le cime, per raggiungere forse la serenità.
«Poesia è liberazione» disse Goethe. Liberazione, sì. Dove è Poesia non vi può essere totale sconforto, nè buio perfetto, nè angoscia irreparabile, nè desolazione, nè vuoto; non vi può essere il marasma che uccide. Poesia è liberazione e resurrezione. E con questa parola, che risuona così divina al tuo, al mio cuore, ti bacio in fronte e consacro il tuo primo libro, sorella.
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