Bruna
Pètali e lagrime
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VERE INEUNTE

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VERE INEUNTE

 

 

Passa l'allodola

in alto, garrula,

pel cielo splendido

di primavera;

 

passa la rondine

sull'acque limpide,

silenti, placide,

della riviera.

 

Talor si scontrano:

Salve, susurrano,

cantiam, verdeggiano

il colle, il prato;

 

s'ingemman gli alberi,

i semi fremono,

ride svegliandosi

tutto il creato! –

 

Dice la glicine:

– Vieni, libellula,

respira l'alito

dei fiori miei,

 

coll'ali candide

lieve accarezzami,

baciami, baciami,

bramata sei! –

 

In mezzo all'alighe

sporgon fuggevoli

le rane il timido

capo lucente,

 

e da quell'umido

regno contemplano

l'opimo ed ampio

piano fremente.

 

A sciami passano

gli insetti gemmei,

e s'ode un trepido

murmure strano,

 

a cui rispondono

gli augelli un nitido

coro melodico

laggiù lontano.

 

Canta la vergine

dai campi reduce,

cogli occhi fulgidi,

la gioia in core;

 

e nella candida

chiesa, la monaca

le prime mammole

offre al Signore.


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