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Il bruno abete, forte, maestoso,
muove con moto lento i folti rami
al passare del vento, e un misterioso
spirito par che con quel cenno chiami.
Gli snelli pioppi curvano le cime,
supplicando con flebili lamenti,
quel vento che li sferza, che li opprime,
umilmente piegandosi sgomenti.
Trema al basso fra l'erbe un fiorellino,
più che zaffiro azzurro, fra quel mare
di smeraldo ondeggiante, e all'affricino
vento si dona, e lontano scompare.
Dove, dove vai tu bel fiore azzurro,
ridente come il ciel di primavera?
non odi questo perfido sussurro?
questo ghigno crudel della bufera?
Ove li porti, di', vento furioso,
i fiori che strappasti dalle aiuole?
perchè travolgi in corso ruinoso
Odo i deboli pioppi, collo strano
lor lamento, rimpiangere frementi
quello che tu c'involi, e che lontano
disperdi ne' tuoi vortici furenti.
E l'abete laggiù, chiama pietoso
un aiuto pei deboli, accennando,
mentre passi e ripassi, impetuoso,