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I.
IL SOGNO DI CENERENTOLA
Cenerentola dorme, il lume è spento,
un grillo canta presso il focolar.
In un canto, la gatta accovacciata,
il muso aguzzo, che tremante appar.
Cenerentola dorme, e sogna intanto,
che in un palagio sontuoso ell'è;
e un giovin re, dalle pupille ardenti,
con mille giuramenti
d'amor, di fede, le si prostra al piè.
Ma il grillo canta: = Dormi, dormi ancora,
soltanto in sogno lieta sei così. =
Intorno alla sua testa le zanzare
= A te le gioie fin che spunta il dì. =
E il vento, brontolando: = Il primo sole
disperderà le fole;
torni alla rocca, al fuso la tua man! =
Ella non ode, e ride al sogno bello,
dolcemente la porta sì lontan.
Ma la gatta, lanciandosi d'un tratto
urta la scopa che rovina al suol.
Ella si desta, e mormora: = Oh stupore,
in bocca al gatto, in un istante sol! =
II.
Sul bianco letto ove dormia Fiorella,
i lunghi rami le acacie curvar;
sommessamente intanto gli augelletti,
intorno a lei mille storie narrar.
Ella fra l'ombra delle fronde e il canto,
gli occhi mesti d'un principe sognò.
Cent'anni tenne la fanciulla ascosa,
ma l'incantato bosco niun tentò.
Alfine giunse un bruno cavaliero,
Fiorella vide che sognava ancor.
La bianca mano, allor, tutto tremando,
cantò commosso una canzon d'amor:
= Non è più il vento che ti parla, o bella,
non è la rondinella,
ma quegli che il tuo sogno vagheggiò;
sorgi, consola i miei crudeli affanni;
son passati cent'anni!...... =
E in un sospiro il canto suo sfumò!
La fatata fanciulla, che dormente
giacea, quel canto e quel sospiro udì.
Surse; le luci cilestrine schiuse;
le rose, e tutto il ciel si colorì.
Inneggiâro i fatati e strani augelli
con lieti ritornelli;
e ripeteano gli echi: = Amore, amor!.. =
S'amaron tanto, per cent'anni e cento,
Ma poi?...... moriron, come tutto muor!
III.
= O vecchio pescator, voglio la Bella
dalla guancia di rose e il picciol piè;
se la figlia mi dai, di gemme e d'oro
o pescator, tua figlia avrà da me. =
Il pescatore, di minaccia in atto,
si volge, e rugge: = Il patto,
il vile patto non offrirmi più!
Leggiadra è la mia Bella, ell'è gentile
e la sua man, di fata ha la virtù.
È tutto l'amor mio, la mia dolcezza,
ed una sua carezza
assai più vale del favor d'un re.
Deforme gnomo! non avrai la Bella
dalla guancia di rose e il picciol piè. =
Passar più lune; e, dalla fame stretto
ai desiri del mostro si piegò.
E la figliuola, dal meschino ostello,
della bestia ricchissima passò.
Colà vivea la Bella, spensierata,
e il mostro si struggeva di dolor.
invan chiedeva alla fanciulla amor.
Eppure egli era docile, sommesso;
raccolto a lei d'appresso
gemeva, schiavo della sua beltà.
Volle un giorno la Bella il casolare
giurando che fra breve riederà;
dolente il mostro acconsentì all'amata
ma: = Torna, disse, pria che cada il sol.
Se troppo indugi, la mia vita è spenta;
sul mio capo la morte libra il vol! =
Ma in cielo scintillò più d'una stella;
immemore del mostro, s'indugiò.
E quando giunse, per le aurate stanze
del mostro, invan con ansia ricercò!
Uscì; d'un rio tutta la sponda amena
I suoi grand'occhi l'acqua interrogar.
L'acqua taceva, e la luna splendente,
il disco in quel cristallo a rispecchiar.
Ma un gemito la scosse di morente;..
giacea il povero mostro, steso al suol.
Avea gli occhi sbarrati, irsuto il pelo,
Un tetro corvo già calava il vol!
Presa la Bella da rimorso, in pianto
gli si prostrò d'accanto:
mormorando: = Rivivi, ed il cor mio,
il mio vergine cor tutto ti do. =
Un gran prodigio nella bianca appare
notte plenilunare!.........
il malefico incanto, ecco, finì!
Al bacio della Bella impietosita,
nel corpo della bestia che sparì;
ma in sua vece comparve fra le piante
la pupilla di fiamma, e bruno il crin.
Alla fanciulla attonita, ritrosa,
compiuto è il patto che segnò il destin. =
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
Al primo bacio dei felici amanti,
pronube l'alto ciel sparsero d'or,
e sotto la gran volta scintillante,
sbocciò, al presagio d'un eterno amor!