Giuseppe Ferrari
Gli elogi del porco
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CAPITOLO PRIMO INDIRIZZATO DALL’AUTORE All’Illustrissimo Signor Dottore Rettore GIAMBATTISTA ARALDI

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CAPITOLO PRIMO

 

INDIRIZZATO DALL’AUTORE

 

All’Illustrissimo Signor Dottore Rettore

 

GIAMBATTISTA ARALDI

Elemosiniere e Segretario di S. A. S.

 

LA SIGNORA

 

PRINCIPESSA EREDITARIA

 

DI MODENA.


 

 

 

Ill.mo Sig. Sig. P.rone Col. Mo

 

Le mie distinte obbligazioni, e il mio sommo rispetto per V. S. Illustrissima saranno, che io riceva sempre per un comando ogni sua piucchè menoma dimostrazion di piacere. Pranzando insieme settimane sono, in Casa Marchisio, (Famiglia di sempre commendabile ricordanza) allorchè a perfetto illustramento della copiosa imbandigione comparvero due Cotichini, V. S. Illustrissima enfaticamente me gli additò per un oggetto tutt’affatto capace delle Poetiche acclamazioni. Allora io tacqui ma da quel momento mi proposi di ubbidirla, per quanto l’avessero comportato le mie servili faccende, e l’infelice scarsezza dei miei talenti. Infatti sbrigatomi appena da sagro Componimento recitabile quanto prima in Accademia, ho messo insieme il quì annesso Capitolo scaccheggiato a più colori Berneschi, e toscanamente familiari, a misura dell’Eroe, che vi fa dentro da Protagonista. Se una così indigesta tiritera di rime abbia a piacerle, avrei della vanità a crederlo, avrei del rimorso a giurarlo. Basta almeno, che meritino d’essere compatite, come parto escito all’infretta, e che giungano a divertirla qualche poco in qui brevi, oziosi momenti, che le rimangono dell’indefessa, operosa sua vigilanza per le anime a Lei affidate; e dalle gravi occupazioni sue risguardanti le speziose, e sì ben sostenute sue incombente per la Serenissima Signora PRINCIPESSA EREDITARIA, a cui le Muse, e le Eroiche Virtudi tutte augurano la più luminosa ben dovuta immortalità; e per fine da’ profondi, e vantaggiosi suoi studj, pe’ quali V. S. Illustrissima, e in Patria, e fuori s’è fatta conosceregloriosamente

 

Scorta, e Maestro anche a Color, che sanno.

 

Ma se per mia fatalità tali mie rime dovessero piuttosto moverla a noja, ed a sbadiglio, imploro sopra loro in questo punto, e l’obblivione, e le alici, si parli di esse mai più, e solo mi compatisca, e me la perdoni; e potrò ben meritarlo, se l’unico mio fine è stato quello di convincerla, che in me, piucchè un Verseggiatore, Ella vi tiene Persona, che si pregierà d’essere in ogni tempo per inclinazion, per dovere, e per inalterabile ossequio

 

 

 

Divotissimo, ed obbligatissimo Servidore

D. Giuseppe Ferrari.


 

 

 


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