Giuseppe Ferrari
Gli elogi del porco
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CAPITOLO SECONDO DIRETTO AL MEDESIMO lllustrissimo Signor Dottore Rettore GIAMBATTISTA ARALDI

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CAPITOLO SECONDO

 

DIRETTO AL MEDESIMO

 

lllustrissimo Signor Dottore Rettore

 

GIAMBATTISTA ARALDI

 

SOTTO IL NOME

 

DI UN POETA ANONIMO

 

MA VERAMENTE COMPOSIZIONE

 

DI TIGRINTO BISTONIO

 

Autore del Capitolo primo.

 

 

 


 

 

 

Ill.mo Sig. Sig. P.ron Col.mo.

 

Chi non fa non falla, dice il proverbio. Ogni campo ha la sua ortica. Il Capitolo, che ebbi l’onore d’inviare, giorni sono, a V. S. Illustriss., è stato concio per le feste. Un Critico Anonimo l’ha attaccato di fianco alla Prussiana, e l’ha cannonato a subisso spiatellatamente. A dire il vero tanta franchezza m’ha sorpreso, e tanto più, che trattavasi di cosuccia privata, e giù alla buona. Ma che s’ha a fare? Io non sono l’Archimandrita, il Factodo de’ Rimatori eccellenti tampoco la farina più pretta, che uscie mai

 

Dal gran Buratto, che il bel fior sol coglie.

 

Quel, che mi consola, si è, che potrei darmi alle mosche in qualche maniera; ma per non entrar nell’un via uno, e così non finirla mai più, me la ingojerò in santa pace, e chi le ha avute se le tenga, e il Ciel lo benedica. Un Capitolo mena tutto il fracasso. Un Amico mio parziale me l’ha comunicato; ed io in su due piedi ne ho subito fatta copia, ed è la compiegata, che spedisco a V. S. lllustriss., perchè abbia come un seguito dell’Opera, e si sollevi qualche poco dalle continue, e tutte nobili sue occupazioni, ridendo alle spese di due stempiati Farfallonisti Porcini. Quello di che la supplico per carità, si è, che il tutto rimanga segreto, anche a misericordia di quel po’ di concetto, in che taluno mostra buonamente di tenermi, preoccupato per mia buona sorte da una oppenion troppo facile, e generosa. Ma con V. S. lllustriss., che mi conosce, che sa quanto io sia da poco, e che nella magistrale Arena sua Filosofica m’ha sofferto con tanta pazienza per un mero Piedistallo, od un Piccion di gesso, la cosa diversifica, e tollero di arrossire, e di scoprirmi per tambussato. Ma in tale stato ancora spero, che V. S. Illustriss. non si scandalezzerà poi tanto, che abbia io a rimaner privo della sua buona grazia, che valuto d’assai, ed a quella raccomandandomi, col solito invariabile rispetto rimango.

 

 

 

Divotiss., ed Obbtigatss. Servidore

P. Giuseppe Ferrari,

 

 

 


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