Giuseppe Ferrari
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RISPOSTA DEL SIGNOR ABATE FRUGONI Institutore di Belle Lettere Italiane DEL REAL PRINCIPE D. FERDINANDO

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RISPOSTA

 

DEL SIGNOR ABATE FRUGONI

 

Institutore di Belle Lettere Italiane

 

DEL REAL PRINCIPE

 

D. FERDINANDO

 

Revisore degli Spettacoli Teatrali di S. A. R., e Segretario perpetuo della Reale Accademia Parmense

delle Belle Arti.

 

 

 

Egregio Signore.

 

 

Di Parma 12. Settembre 1760.

 

O’ Ricevuto il suo Componimento; e dopo averlo con piacer letto, e contemplato, io gliel torno, dicendole, ch’Ella sa fare dei leggiadri Versi, ma non sa diritto giudicarne, quando sono suoi. E perchè vuol’Ella tenergli chiusi dopo avergli fatti? Oh! Sono, Ella mi dice, disavvenenti, e degni delle tenebre. Io rispondo, che sono ricchi di venustà, e degni della pubblica luce. Posso ingannarmi; ma s’Ella mi vuol Giudice, io nelle solenni forme profferisco la sentenza della loro libertà.

Gli stampi, o gli lasci stampare a chi sa far più ragione a questi suoi Parti; per esser troppo severa Padre con essi voglia essere anche ingiusto con gli altri. Le Grazie Bernesche, che vi ridono per entro, ne saran ben contente. Il Pubblico ne avrà sollazzo: Ella ne avrà lode: Io mi compiacerò di non aver errato nel giudizio mio.

Ma s’Ella non à fatto bene a pensarmale di questa sua gentil fatica, à ben fatto poi peggio a parlarmagnificamente di me. Sa Ella chi veramente io mi sono? L’Amor proprio non mi fa veder torto, Io mi conosco: mi ascolti, e mi creda, Io son un Uomo, che forse conosce la bella Poesia. Son pieno di buona voluntà. Ammiro Pindaro, ammiro Anacreonte, ed Orazio. Veggo per essi come la divina Lira dovrebbe trattarsi. O’ desiato levarmi sulle lor Orme immortali. Ma che? Tengon questi divini Cantori le Cime, ed io mi trovo ancora alle falde del Monte.

Ella dunque con essi si consigli; e pur vuole con essi consultar qualche nostro Toscano Maestro, si guardi bene di legger mai le cose mie, e di proporsele per guida. Legga quelle del felice Chiabrera, che a i tre sopra nomati siede vicino.

Sono con la più distinta stima, ed amicizia

 

Egregio Signore

 

 

Devotiss., Obbligatiss. Servidore

Abbate Frugoni.

 


 

 

 

Le parole, e le espressioni, che sanno di Gentilesmo

sono linguaggio, e vaghezza di Poesia,

non sentimenti Cattolici.

 

 

 

 

 

 


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