Virgilia D'Andrea
Chi siamo e cosa vogliamo – Patria e religione
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Chi siamo e che cosa vogliamo

II

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II

 

Chi siamo dunque noi?

Siamo una bandiera; siamo una fiamma di questo fuoco della rivolta secolare.

E la nostra Idea non è una ribellione che mentre è sacrilegio di fronte al passato, può diventare conservazione o reazione di fronte ad altre miscredenze; ma significa rivolta che pone la novazione permanente alla base della verità, e che nega, quindi, anche a se stessa, un limite ufficiale, un bollo sacramentale, un credo unico, un sacerdozio interprete del credo.

A noi, dunque, la miseria, la diffamazione, la calunnia; a noi, dunque, l'onore dell'esilio, delle manette, del coatto; a noi la gloria della galera e della morte, così come fu per i ribelli, i rivoluzionari, i negatori del passato!

Ogni Stato, infatti, ha le sue leggi speciali per noi: ogni Chiesa ha la sua maledizione per noi: ogni partito d'autorità ha la sua condanna per noi.

Solo, di tratto in tratto – dall'altra parte della barricata – pur qualche pensatore, nei suoi rari momenti migliori, strappa dall'essenza della sua intimità una voce di difesa per il nostro orifiamma.

Ecco che la parola «Germinal» gridata da Angiolillo davanti alla garrotta sommuove questo mistero impenetrabile del cuore umano, e un Rastignac, questo pantano, oggi, del suo io in putrefazione, fece di quel grido e di quella fede – che erano uno stridente contrasto con l'animo suo – un'apoteosi di idealità e di luce. «Germinal!» questa parola, egli scriveva, «non può fiorire, nel momento della morte, che dal cuore d'un poeta, e dal sogno d'un eroe. Essa racchiude in tutta una gentile primavera di sentimenti e di ideali, ed è degna di stare accanto a quelle frasi che nella storia del martirologio politico sono circondate di aureola. Questo annuncio di una nuova aurora nella terra e nella società; questa dichiarazione d'amore e di fede nella vita, che per lui si sprofonda nelle tenebre; questa feconda glorificazione dell'avvenire, nell'attimo stesso in cui il tempo non ha più tregua per Lui, prova e rappresenta la natura dell'uomo e la grandezza dell'Idea».

Io non dimenticherò mai la requisitoria d'un Procuratore Generale al processo Malatesta-Borghi alle Assise di Milano.

«La vita (affermava quel vecchio rappresentante della legge) – e quella che doveva essere la conferma dell'accusa, divenne, non so per qual segreto intimo dell'animo, una magnifica, ideale difesa dei nostri compagni: «La vita non è fatta tutta di saggezza, Giurati! Senza certi cervelli balzani, senza certe audacie, il mondo non avrebbe avuto progressi. I saggi, che non intesero mai, nel loro cervello, un granello di sublime follia, sono saggi che hanno il deserto in , e lo fanno attorno a ! Noi viviamo e intensamente viviamo per quanto sappiamo spingere lo sguardo verso il futuro e impregnare la nostra azione di tutta quella che dovrà essere la vita avvenire: perchè questo è il ritmo, perchè questa è la forza che darà il nuovo ritmo alla vita civile. L'uomo passando di fatica in fatica passò di trionfo in trionfo; ma le umane generazioni sarebbero rimaste schiave del pregiudizio e dell'ignoranza, sarebbero rimaste immobili, se di tanto in tanto non fosse sorto un uomo animoso a deviarne il corso. E la leggenda che i soldati di Alarico deviarono il Busento, perchè il fiume passasse sulla tomba del loro Re, può esprimere la forza che hanno gli uomini di volontà, che fanno penetrare nuova vita nelle cose morte. Ecco perchè questi uomini di grande ardimento e di diritta volontà sono una necessità; perchè essi sono per spingerci sempre più innanzi; perchè ci gridano ad ogni momento di non arrestare il passo, e ci spingono di vetta in vetta sempre più in alto, in cerca di questo Ideale che c'è sempre dinanzi agli occhi, ed al quale dobbiamo dare tutte le nostre migliori energie. Perchè è vero quel che diceva il poeta: Tu sol, pensando, o Ideal, sei vero!».

Non vi sembra sentire in queste parole, pronunciate da chi – dimèntico, in quel momento, della toga, del codice, e delle leggi, – ritornava, a contatto col dolore, uomo sincero, uomo che soffre e comprende, che lotta e che sogna, che ama e s'inebria? Non vi sembra risentire in quegli accenti, come la eco del pensiero, delle parole stesse d'un grande poeta nostro?

 

È l'umana famiglia che l'arduo monte sale,

Confortata dal santo raggio dell'Ideale.

.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .

Su cammina, cammina! Avanti, avanti ancora!

Più sublime è la vetta e più bella è l'aurora.

Avanti! avanti! avanti! sfidando i nembi e il gelo,

Fino all'estremo limite tra la terra ed il cielo,

Vivere un'ora: un attimo solo, un palpito ardito:

Poi tuffarsi nell'onda dell'azzurro infinito!

Ecco la vera, intensa voluttà de la mente;

Ecco il desio gagliardo di chi medita e sente.

 

È lo stesso pensiero, che lanciato alle genti, in forma più classica e solenne, arde e pulsa nel cuore dell'ardente immortale vate siciliano.

 

In alto, in alto! In plumbei

Pepli chiusa Natura

Ghigna a lui contro: ei l'intime

Leggi ne cerca e fura;

Latrano scatenati

Nembi e morbi ed affanni a dargli assalto;

Ei pugnando procede; ad una fulgida

Cima s'appunta, erto s'attesta ai fati;

Cade, risorge, e impavido

Avanza, avanza, e muor gridando: in alto!

 

 


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