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III
Che cosa, dunque, noi vogliamo? «La libertà e la Giustizia». Potremo dire che vogliamo quello che tutti gli uomini sentono nei loro momenti di bontà e di elevazione.
Andate al cinema, andate al teatro: leggete un romanzo o un poema. E allorquando dall'intreccio delle multiple passioni, scaturisce il momento angoscioso in cui un debole sta per essere immolato alle perversità di un prepotente, chi è di voi che non freme, chi è di voi che non soffre, e che spesso non si commuove fino al sollievo del pianto? Chi è di voi che non plaude, se il debole si solleva d'improvviso allo scatto della sua dignità oltraggiata; ed eleva orgoglioso la fronte contro una menzogna e una impostura; e rifiuta un'obbedienza e una viltà; e respinge un ricatto e una ignominia; oppure, in un momento di sacro furore, impugna l'arma e l'immerge nel cuore del tiranno?
Spasima, torvo e minaccioso, lo strazio atroce di Rigoletto; ricopre d'un velo di rose, l'agonia di «Mimì», l'«addio» alla vecchia zimarra, rievocante il freddo, la miseria, lo squallore della piccola, nuda stanza sospesa tra i comignoli di Parigi; ritorna nelle ombre senza più luci, il tenero cuore della dolce Butterfly, spezzata dalla delusione d'amore; urla tra le selve ondeggianti, l'animo ardente dell'Andrea Chenier; incalza, con ondate di tempeste, il sogno di Sigfrido nelle orchestrali creazioni di Wagner, ed ogni cuore è sospeso a quelle voci, è legato a quel martirio, è assorbito in quella visione. Ogni cuore si sente più buono, più giusto e fraterno; ama gli oppressi, esulta alla loro ribellione; s'inebria della libertà, e meglio comprende il significato, la profondità vasta e maestosa della vita.
Ogni animo vibra, spasima, singhiozza con l'anima dell'orchestra; si esalta, si unifica e si fonde con l'ispirazione dell'artista, che a sua volta è l'interprete inconsapevole di tutto quanto esiste nei luoghi, nei tempi, nella natura, nell'animo umano.
In quel momento solenne, in cui il magico tocco dell'arte – ammaliatrice sirena, che colora un sogno di giustizia e di bontà, che trionfa sulla morte e sulle perversità, con l'armonia e la bellezza; che riconcilia il dolore con la vita; – in quel momento solenne, in cui l'amplesso caldo dell'arte, ha reso l'uomo sincero verso se stesso; in quell'ora di improvvisa, sublime rivelazione, voi sentite tutto quella che noi vogliamo: «La libertà e la Giustizia».
Solo che per amore di quieto vivere, per un malinteso spirito di conservazione non vi proponete di lavorare per la libertà e per la giustizia. Ma è poi vero, che riuscirete in tal modo ad assicurare la tranquillità della vostra esistenza?
Le sventure, le miserie, le infamie che sono l'effetto della cancrena che è alla base della società, se non vi colpiscono oggi, vi colpiranno domani.
Quando l'aria è intossicata, tutti ne respiriamo! Quando le acque sono avvelenate, ne bevono anche gli avvelenatori. L'odierna situazione del mondo, e soprattutto di questo paese dove si era formata la stolta illusione, che il benessere fosse stato raggiunto, e compatibile, nello stesso tempo, con l'esistenza della plutocrazia e della sedia elettrica; lo sconquasso di questo colosso d'oro, che minaccia di morir soffocato, per congestione di ricchezza, è un esempio vivo palpitante nell'ora che volge.
Bisogna, dunque, non solo sentire il fascino della Libertà; non solo amare questa, che alle volte... anche a noi, che la perseguiamo da anni, ben sembra un'azzurra chimera; ma necessita che ciascuno di noi dia una gemma per questo rabesco meraviglioso: offra un sacrificio per questo sogno; doni un marmo per questo edificio immortale.
Come l'albero è il trasformatore chimico dei succhi, che le radici rapiscono alla terra, e che le foglie respirano dall'aria; come il colore, il profumo e la bellezza dei fiori, sono nella fecondità della terra e nei raggi del sole, così nella società, l'artefice sommo dei suoni, dei colori, della poesia, delle Idee, non è il creatore; ma è l'assimilatore, l'interprete grande di tutto quanto vive e vibra attorno a lui. Come Dio è un assurdo perchè sarebbe venuto dal nulla, e avrebbe tutto creato dal nulla, così è assurda l'idea dell'uomo, che crea dal nulla.
Dante ha rivestito di poesia sublime le lotte, le ansie, l'odio, gli amori, le leggende del tempo suo. Beethoven, Bellini, Verdi, hanno raccolto, in rapimenti armonici, il fischio di un monello, il soffio delle brezze, il sibilo delle foreste, le carezze e le collere del mare; il fragore dei torrenti, il barrito degli abissi.
È dal basso che sale la linfa; è dall'intorno che soffia il respiro; è dall'alto che saettano il sole e l'azzurro; e da questi elementi prende essenza e vigore la vita.
Invano, quindi, è aspettare, in messianica attesa, i salvatori o il salvatore. È dall'angoscia, dalle lotte, dal dolore, dalle aspirazioni, dal tormento, dal lavoro, dall'opra di tutti noi – gli individui, i singoli... dell'immensa folla – che si determinano le condizioni essenziali, sostanziali per i rivolgimenti sociali; che si crea l'atmosfera rovente per l'eroe della rivolta; per questo fustigatore ammirevole delle pigrizie e degli adattamenti delle maggioranze; antesignano sfolgorante di luce; annunciatore immortale di prossime tempeste rivoluzionarie!