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IV
Ma noi vogliamo una libertà di fatto, una libertà reale, e sentiamo la necessità di denunciare l'inganno di una libertà scritta: quella riassunta, per esempio, nella suonante formula, che sfoggia nelle aule dei tribunali, o sul frontone delle carceri:
«Liberté – Egalité – Fraternité».
Frase che sembra davvero una sghignazzata di satiro feroce, su questo contrasto terribile, inumano di luci e di tenebre; di ricchezze e di miserie; di felicità e di sventure; di tripudii e di dolori; di diademi e di cenci; di orge e di fame; di trionfi e di umiliazioni; di montagne d'oro tra mura blindate; di fantasmi viventi, che tendono la mano per un lavoro, per un pane; di cenci umani, gettati, – rifiuti sociali – nelle Bowery di tutti i paesi del mondo, a disseccarsi, a disgregarsi, come vermi, come carogne al vento!
Anarchia significa distruzione della miseria, dell'odio, delle superstizioni: abolizione dell'oppressione dell'uomo su l'uomo; cioè abolizione del governo e del monopolio di proprietà. L'individualità umana: questo mondo profondo e misterioso, che può racchiudere in sè tutta una visione di orizzonti nuovi; questa incognita di sentimenti e di affetti, così varia e cosi dissimile l'una dall'altra; l'individuo: questa parte vitale dell'immensa armonia dell'universo, deve potersi abbandonare alle ispirazioni dell'essere suo: deve poter avere la possibilità di tentare tutte quelle vie, che a Lui sembrano ricolme di promesse e di sole; deve poter sviluppare le attività, le inclinazioni, le energie talvolta occulte, le capacità, mutevoli in Lui stesso, nel tempo e nello spazio, che egli sente in germoglio palpitare dentro di sè; deve potersi sentire l'arbitro del suo destino, e poter dirigere il timone della sua esistenza verso quel porto che è il sogno supremo di tutto l'essere suo.
Oggi, i governi, le religioni, le patrie, le morali, in nome dei loro interessi, disconoscono, violentano e sacrificano le aspirazioni dell'individuo. I governi lo opprimono; le religioni gli inceppano la facoltà di ragionare; le patrie lo travolgono nei cataclismi e nei vortici della guerra; le morali lo soffocano con imposizioni e doveri che sono in aperto contrasto con le sue necessità, con le sue inclinazioni naturali.
Convinti che l'uomo non sarà mai libero se resta spiritualmente legato ai pregiudizi di Dio, della Morale e di una qualsiasi forma di dominio o di soggezione, noi cerchiamo di svincolarlo dalle strette di queste terribili costrizioni morali, intellettuali, economiche; ed insorgiamo, picconieri, contro la società, che s'arroga il diritto, delittuoso diritto, di disporre dispoticamente di coloro che la compongono.
L'uomo deve capovolgere i termini di vecchie frasi, inchiodate nel suo cervello dal martello dell'abitudine e dal torchio di secoli e secoli di schiavitù.
«Senza il padrone non si lavora».
«Senza un governo è impossibile la vita sociale».
Tutto quanto di bello e di grande l'umanità ha raggiunto attraverso il suo periglioso cammino, è stato sempre quando ha combattuto contro l'idea di Dio, del padrone e del governo. Le vampe del pensiero, le magnificenze dell'arte, le meravigliose scoperte, le audacie delle invenzioni, appartengono ai periodi rivoluzionari, in cui l'umanità stanca dei ceppi, ne schiantava le catene e s'arrestava, inebriata, a respirare il soffio del più vasto e più libero orizzonte.
A quelli che affermano che nell'assenza di un governo, di una legislazione, e di una repressione che assicuri il rispetto della legge e proceda contro tutte le infrazioni, non esiste e non può esistere che disordine e delinquenza, a me è davvero agevole rispondere: Guardatevi intorno: non vedete voi tutto lo spaventevole disordine, che ad onta, ed a causa, anzi, dell'autorità che governa e della legge che reprime, regna in ogni campo della vita sociale? Non vedete voi, dunque, che più aumenta la regolamentazione, più è infrangibile e severa la rete legislativa, più s'estende il campo della repressione, e più si moltiplicano l'immoralità, l'abbiezione, i delitti, le colpe; e più diventa, giorno per giorno, ripugnante questo spettacolo di ingiustizie, di orrori, di atrocità, di mostruosità, che sempre ci sta davanti allo sguardo, a torturarci l'anima e la vita?
L'assunzione al potere, o il contatto con esso, o l'affiancamento di esso, sotto qualsiasi bandiera, al bagliore di qualsiasi celebrità cara per il passato, in omaggio a qualsiasi miraggio o principio, a dispetto di qualsiasi apparenza, malgrado tutte le rimasticature di formule trite e avvizzite, porta, in ogni tempo e in ogni luogo, uomini, gruppi e partiti giù, nel pendìo delle degenerazioni; e da stimolanti di progresso, li trasforma in forze di conservazione, e ben presto – giacchè il mondo cammina malgrado essi – li trasforma in fattori di reazione. Il potere si vale sempre del peggio di ogni uomo, e dei peggiori fra tutti gli uomini: esso eleva, premia ed esalta la viltà e la servilità: odia, calpesta e punisce la dignità e l'indipendenza personale.
E le scuole autoritarie, che predispongono vaste masse di lavoratori al riconoscimento di un Potere, ed alla cecità di fronte ai futuri governi (di dittatura, cosiddetta proletaria; di repubblica, cosiddetta democratica) preparano il successo alle peggiori delusioni, ed agli inganni più funesti.
Chè, se costretto dalla pressione delle circostanze, qualcosa di meno peggio questo Potere dovrà pur concedere, la predisposizione creata nelle moltitudini dai partiti autoritari, varrà a rendere queste strumento passivo del potere, il quale vedrà ben presto venirgli a mancare il principale stimolo ad agire in avanti: la pressione del malcontento popolare. Se invece questo Potere nuovo stringerà i freni, allora tutti i reazionari lo additeranno a confronto per scagionare i loro delitti.
Così faceva ieri il fascismo, additando l'esilio di Trotzky, dopo quello degli anarchici e dei socialisti rivoluzionari: così fa oggi il fascismo, allorquando dalle acque di Barcellona si distacca la nave-galera «Buenos Aires», per recare verso le torture delle coste africane, quanto di più sano e di più puro laggiù aveva la giovinezza anarchica! Così fa oggi il fascismo, allorchè la Spagna in berretto frigio, gli consegna profughi generosi, sempre pronti a innalzare, in qualsiasi contrada del mondo, una barricata in difesa della Libertà!
– Ci si domanda: Ma allora voi anarchici quando è che dominerete? – Noi non domineremo mai. Noi, fino al giorno prossimo o lontano (e tanto più lontano quanto più voi resterete lontani dalle nostre Idee) in cui vi sarà una società fondata su l'accordo libero e volontario, nella quale nessuno potrà imporre ad altri la sua volontà, perchè ad associarsi saranno le libertà, a fine d'accrescersi e svilupparsi, non di sacrificarsi e ridursi; noi fino a quel giorno saremo sempre al posto che compete a chi non vuole essere oppresso e non vuole opprimere; e vuole spingere in avanti tutti gli oppressi. Resteremo fuori e contro tutti i governi, ad indicare agli uomini le tante vie, fuori e contro il potere, per affrancarsi e prendersi da sè il proprio bene, la propria felicità.
– Ci dicono ancora: Ma voi sarete sempre degli sconfitti. – No. Solamente noi non ci illudiamo di vincere, passando al posto dei dominatori sconfitti. Anche se l'Anarchia non verrà oggi, domani, o fra secoli, l'essenziale per noi è di camminare verso l'Anarchia, oggi, domani, sempre. Ogni sconquasso, ogni picconata alle istituzioni della proprietà privata e del governo; ogni menzogna smascherata; ogni attività umana sottratta al controllo dell'autorità; ogni sforzo tendente ad elevare la coscienza popolare, ad aumentare lo spirito di iniziativa e di solidarietà, è un passo verso l'Anarchia. Il necessario è di saper scegliere la via, che realmente ci avvicina alla realizzazione del nostro Ideale, e di non confondere il vero progresso con le riforme legali, ipocrite, che sotto pretesto di miglioramenti immediati, tendono a distrarre il popolo dalla lotta contro l'autorità, tendono a paralizzare la sua azione, ed a fargli sperare che qualcosa può essere ottenuta dalla bontà dei padroni e dei governi.
Il necessario è di avere in noi la credenza attiva nella realizzazione del nostro Ideale: è di saper tenere accesa, nel nostro cuore, quella virtù magnetica che non volle disertare dal fondo del vaso di Pandora; che rinunciò ad allargare le ali e librarsi alla conquista dei cieli, pur di restare, fedele amante, accanto a coloro che soffrono; pronta a tutti gli olocausti per l'avvento degli umani Ideali. Questa virtù si chiama Speranza; la speranza fida e paziente, che genera l'entusiasmo. «V'è senza dubbio, scriveva Guyau, tra il presente e l'avvenire un punto di congiunzione, che l'intelligenza pura può difficilmente sorprendere; esso è dovunque ed in nessun luogo, per dir meglio non è un punto inerte; ma è un punto di movimento, una direzione, e conseguentemente una volontà che insegue il suo fine. L'avvenire appartiene agli entusiasti, che confondono, di deliberato proposito, il non ancora col di già, trattando l'avvenire come se fosse presente: appartiene agli spiriti sintetici, che in un amplesso immenso abbracciano ideale e reale; appartiene agli uomini di volontà, che sanno malmenare la realtà, romperne la rigidezza dei contorni, suscitarne quell'ignoto, che uno spirito freddo ed esitante potrebbe, con eguale verosomiglianza, chiamare il possibile o l'impossibile».
– Ci domandano ancora: In che modo ricostruirete la società che voi sognate?
– Io non credo che le forme positive di ricostruzione sociale possano prestabilirsi, fin da ora, in modo formale. Noi, pur gelosi della coerenza anarchica, non abbiamo un dogma programmatico. Anarchia, nelle realizzazioni future, significa libertà di cercare sempre le vie migliori; Anarchia, in questo senso ricostruttivo, è anti-programma perchè il programma rappresenta sempre il passato ostile e anacronistico.
Scomparso il diritto della forza, scomparso il governo, con tutte le nocive istituzioni che esso protegge; stabilito che alla base della futura società vi sia libero accordo; associazione libera di forze; libertà di scissione dall'associazione; autonomia in tutti i rapporti collettivi; materia prima e strumenti di lavoro a disposizione di tutti (senza questo diritto la libertà non sarebbe che una menzogna): stabilito tutto questo, dipenderà dalla civiltà, e dalle nuove necessità degli uomini del domani, di cercare e attuare in piena libertà, volta per volta, e luogo per luogo, le varie forme concomitanti e collaterali di convivenza sociale. Perchè invenzioni, scoperte, trasformazioni industriali e meccaniche, potrebbero rivoluzionare in pochi anni il mondo da renderlo addirittura irriconoscibile. Basta, per farsi un'idea di quello che potrà essere il mondo futuro, trasportarsi, per un momento solo, ad un secolo e mezzo fa, allorchè appena albeggiava l'idea dell'applicazione della forza del vapore alla macchina; e quando le scoperte elettriche e le singole applicazioni, e la radio, e l'aviazione, appartenevano al regno dei sogni, o addirittura a quello delle inafferrabili chimere!