Virgilia D'Andrea
Chi siamo e cosa vogliamo – Patria e religione
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Chi siamo e che cosa vogliamo

VII

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VII

 

Ed ora, compagni ed amici, nel congedarmi da voi, qui dove tanti volti mi risvegliano vaghe rimembranze sulle lotte del passato, lasciate che io non soffochi la voce del cuore; lasciate che io segua il richiamo della mia fantasia, che mi indica ora in mezzo a voi, ora qui, accanto a me, la figura maestosa di un grande scomparso, il cui ricordo ho sin qui evitato, per arginare il turbamento delle emozioni di un dolore troppo recente. La figura di colui, che per un ventennio vi somministrò l'eucarestia dell'idea; di colui che della sua grande anima fece un'opera d'arte; di colui che la frenesia reazionaria strappò al vostro affetto, quando in Italia le promesse rosse fiorivano e appassivano, e che più tardi, fermo e saldo nella tormenta sanfedista, parve a noi una visione di richiamo, per il nostro ritorno, nel giorno del crollo della nefanda barbarie.

Un altro in vece sua, non animato come Lui dalla penetrazione magnetica del pensiero, non corazzato come Lui da mezzo secolo di lotte titaniche, avrebbe potuto morire in un esacerbato, disperante scetticismo, a vedersi così solo... lontano da voi... bandito dall'America... esiliato dall'Italia, separato dalla famiglia: solo... nell'età in cui il tepore dei vecchi affetti è un balsamo per i dolori che si fanno più sensitivi ed acuti.

Ma Lui... voi sentite che il suo nome è aggrovigliato con le lacrime qui, nella mia gola; ma Lui... voi avvertite e comprendete che il suo nome è avvinghiato fra i ricordi e l'emozione vostra e mia, qui, nel cuore di tutti. Lui, Luigi Galleani viveva d'una vita spirituale piena, turgida d'una immaginazione realistica e poetica ad un tempo, per non aver sempre avvertito che isolato egli non era, che isolato egli non rimaneva, se dalla terra dove aveva tanto oprato fra gli sterpi e le stoppie d'un colonialismo procacciante goffo e faccendiero; se dalla terra che già aveva inviato Gaetano Bresci a ricordare ai Carignano che «La Libertà non muore» un altro eroe partiva, Michele Schirru, per donare alla libertà il sacrificio della sua giovane vita.

Ed io non potrei meglio collocare questa mia conferenza, se non deponendola, modesto omaggio, sul ricordo tuo, Luigi Galleani, gagliardo artefice del nostro Ideale; meglio potrei porle il suggello, se non raccogliendo dal tuo testamento, lasciato in retaggio ai compagni d'America, e lanciato ai compagni di tutto il mondo, nell'ora della tua partenza forzata, la sublime invocazione finale, che non era virtuosità letteraria e poetica, poiche in te, era l'epigrafe di una esistenza monumentale.

«Finchè sia ribellione alla tirannide, anelito di giustizia, sogno di fratellanza, spasimo di liberazione; fnchè sia verità generosa, accessibile realtà del domani;

In faccia ai castrati che ne inorridiscono; ai farisei che l'abiurano; ai pasciuti che v'imprecano; ai tartufi che se ne rodono; ai poltroni che la tradiscono; ai manigoldi che la perseguitano, ora e sempre: Viva, VIVA L'ANARCHIA!».



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