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I
Vi sono oggi – come ve ne sono state per il passato – una quantità di menzogne sociali, con le quali si cerca di mantenere la più gran parte dell'umanità, in uno stato di asservimento e di schiavitù morale, intellettuale ed economica.
Oggi io vi parlerò di due di esse: Patria e Religione. E ve ne parlerò alla buona, semplicemente, affinchè voi possiate seguirmi e comprendermi passo passo, in tutta la mia esposizione; e possiate cominciare a squarciare le nubi che avvolgono il vostro spirito, ed a vedere un poco addentro alle verità della vita sociale.
A tale scopo non sarà la mia di oggi una conferenza nel vero senso della parola; ma un discorso; un ragionamento semplice e piano.
Chè... se io volessi trattare a fondo, dalle sue radici storico-politiche e sociali, il tema che mi avete richiesto, io avrei bisogno di altre due ore, almeno, per ciascuno dei soggetti. Ed in questo caso, l'esposizione potrebbe essere troppo ardua e difficile per voi, che avete per ora bisogno d'un generale dissodamento del vostro terreno intellettuale e morale.
All'inizio era il senso di solidarietà, nella lotta per l'esistenza, che univa individui e famiglie conviventi nello stesso villaggio o nella stessa tribù, per procurarsi attraverso il mutuo aiuto, o con la rapina a danno di altri villaggi e tribù, i mezzi di vivere; o di difendersi contro le forze della natura, contro le belve, o contro la rapina altrui, meglio di come avrebbe potuto fare da sè, ogni individuo solo, od ogni sola famiglia.
Questo «patriottismo» in realtà non era che il primo sviluppo di solidarietà umana.
Fatto il primo passo: non appena il selvaggio vide nel suo simile, non soltanto un concorrente che poteva essergli nemico; ma un essere uguale a lui, con cui poteva mettersi d'accordo, il sentimento di solidarietà fra uomo ed uomo si sviluppò sempre più rapidamente: prima da famiglia a famiglia; poi da tribù a tribù; indi da villaggio a villaggio. E lentamente... il concetto di «Patria» anche se la parola non si era ancora formata, si allargava ad aggruppamenti umani sempre maggiori.
Mano... mano che la cerchia della solidarietà umana si allargava; che non solo gli individui, ma i gruppi, le famiglie, i villaggi, le città assurgevano ad una migliore comprensione del loro interesse, (che consisteva nella cooperazione, piuttosto che nella lotta) non soltanto diminuivano gli odii ed i conflitti, le opere di sangue e di morte; ma la vita umana accresceva il suo pregio spirituale; aumentava il benessere e la terra si arricchiva di bellezza e di utilità generale.
Quando la solidarietà umana non era sentita al di là della cerchia della tribù; e la «patria» era così piccola cosa che tutti i suoi componenti si conoscevano l'un l'altro, e vivevano in un piccolo spazio, ogni civiltà era parola vuota di senso. Perchè?
Perchè l'essere circondati da villaggi o tribù rivali, faceva restare gli uomini in permanente stato di guerra; ed il combattere era l'occupazione loro più importante. Da ciò il prevalere dei sentimenti di odio e di violenza: l'impossibilità di produrre abbastanza, gli stermini reciproci, le vendette, ecc.
Ma quando le tribù ed i villaggi giunsero ad accordarsi fra di loro, per formare una collettività su più esteso territorio, i motivi di guerra diminuirono, e gli uomini poterono meglio dedicarsi alle opere della pace. I villaggi divennero città, ed in queste, bisognosi di più stretti legami, vennero a concentrarsi sempre più numerose popolazioni!
Allora la «patria» ebbe per confine la mura delle città, e presto questo confine si allargò, per comprendervi un numero di città confederate, come per esempio, fra gli Etruschi, oppure col sottomettersi di alcune ad una sola; come accadde nei primi tempi di Roma.
* * *
L'Italia, che è una delle unità nazionali meno omogenee, per una infinità di ragioni storiche ed etniche (di razza) ci offre, in piccolo, la visione esatta di questa scala della evoluzione dell'idea del sentimento di patria.
Frantumatasi la grande «unità» della Roma imperiale, in cui l'Italia non era che una parte del mondo sottomesso ai Cesari, avvenuto in Italia il rimescolìo di una infinità di altri popoli venuti a fissarvi le loro tende; accadde che di nuovo la penisola si presentò divisa in aggruppamenti separati, e ciascuno governantesi da sè, in contrasto coi vicini, come quando Roma era una piccola repubblica del Lazio.
Giunta ad un relativo assestamento, dopo le invasioni barbariche, l'Italia ritrovò se stessa nel periodo dei liberi Comuni. Fu allora che cominciò effettivamente a manifestarsi il sentimento di patria, così come anche oggi lo si intende: soprattutto come aspirazione all'indipendenza del paese dalle dominazioni estranee.
Ma questo «patriottismo» del tempo dei comuni liberi, non era affatto un patriottismo italiano, bensì un patriottismo cittadino.
Qualche letterato scriveva di una Roma Universale; ma i patrioti, del tempo di «Arnaldo da Brescia» e di «Cola di Rienzo», non guardavano molto al di là delle materiali mura della città da essi abitata.
Il «patriottismo» cittadino non era allora meno forte ed ardente di quello italiano del 1848.
Una città sottomessa ad un'altra aspirava a liberarsi da questa, come l'Italia volle assai più tardi liberarsi dal dominio austriaco.
Quando una città era in lotta con un'altra per dispute di territorio, per interessi commerciali, per dissensi religiosi o politici, il sentimento che veniva sfruttato dai dominatori della città, per scopi non... cittadini, ma propri, era un sentimento travolgente, e accecante, come quello dei... così detti patrioti... dell'ultima guerra.
Se si leggono le cronache di quei tempi, i discorsi che facevano ai cittadini ed alle milizie, i podestà ed i capitani del tempo, per una qualsiasi di quelle guerre fra città e città, vi si sente la stessa esaltazione, lo stesso furore di odii e di amore, che si son letti in occasione delle guerre tra nazione e nazione.
Quando la patria era Genova o Venezia, Firenze o Pisa, Bologna o Modena, pensare ad una patria italiana era una utopia e veniva considerato delitto.
La concezione di una «patria italiana» nel senso di unità politica sorse più tardi, nel periodo d'oro della rinascenza umanista.
Le menti videro allora al di là delle mura cittadine, contemporaneamente... videro... e la «patria più vasta» e la più grande «patria umana!».
Ma prima di allora, se in Venezia in guerra con Genova, un nobile spirito solitario avesse maledetto il «conflitto fratricida» in nome della solidarietà italiana, quel precursore sarebbe stato considerato «nemico della patria» e sospettato di tradimento... ed il Tribunale segreto lo avrebbe fatto sparire nelle acque silenziose e segrete della laguna – allo stesso modo che veniva, durante l'ultima guerra, considerato «nemico interno» e sospettato di connivenza con lo straniero, chiunque per «sentimento di solidarietà», si elevasse disgustato al disopra della mischia, sospirando la pace d'una futura fraternità internazionale».
Più tardi, per l'ampliarsi della solidarietà oltre le mura civiche, si resero impossibili le guerre tra città vicine, e il sentimento «patrio» ad un certo momento divenne «regionale».
Ma dopo il 1800 non era più concepibile neppure una guerra tra regioni.
L'ardente letteratura di nostri grandi poeti, come Alfieri e Foscolo, rivoluzionaria in senso italiano, era l'espressione d'un progresso compiuto sulla grande via, che tendeva alla più alta solidarietà fra gli uomini di tutta la terra.
Purtroppo gli sforzi eroici del popolo italiano, intesi a realizzare una patria più grande sulle rovine degli staterelli autocratici austro-papali, sboccarono in un'altra unità politica in contrasto con le tendenze repubblicane, federaliste e di libertà, delle rivoluzioni italiane! La più austriacante e liberticida delle dinastie – Casa Savoia – sfruttò tutte le audacie ed i martiri del patriottismo d'azione, soffocandoli nell'unità coatta della conquista piemontese, tradendo così l'unità basata sul consenso libero di ciascuna delle sue parti.
Questa medesima evoluzione del sentimento patrio, potrebbe seguirsi attraverso la storia di ciascuna nazione, con un ritmo diverso, con diverse alternative; ma non troppo dissimili l'una dall'altra.
Ed ora fate bene attenzione per poter tirare agevolmente insieme con me la conclusione di quanto io vi ho detto.
Se mettiamo di fronte i due sentimenti: quello patriottico e quello umano, il primo è di natura meno nobile ed inferiore al secondo.
La solidarietà familiare è un egoismo di fronte alla solidarietà cittadina; questa è un egoismo collettivo di fronte alla solidarietà nazionale, la quale, a sua volta, è un egoismo rispetto agli uomini... d'oltre mare e d'oltre monte.
Il sentimento di solidarietà umana senza distinzione di frontiere, è il meno egoistico, ed è il più naturale di tutti gli altri.
Strappate il fanciullo alla famiglia, alla città, alla nazione; portatelo a vivere altrove, fra altre genti... di lingua e di costumi diversi... il fanciullo potrà vivere ugualmente. Ma se tentate di strapparlo all'umanità voi, fatalmente, lo ucciderete.
Mano mano che l'uomo si allontana dallo stato selvaggio, e prende coscienza del suo essere, il suo sguardo si spinge sempre più lontano, nel tempo e nello spazio: egli si sente «uomo», «cittadino del mondo», «figlio del padre Sole e della madre Terra», come alteramente si diceva Giordano Bruno.
Le «patrie» d'oggi sono una conseguenza dell'egoismo collettivo, un cumulo di interessi di classi in contrasto, e in lotta con le altre classi di altre nazioni; cercanti a vicenda di sovrapporsi e sopraffarsi; e sotto l'interesse della «patria» si mascherano ambizioni di dominio e di sfruttamento.
Nelle leggi di natura non esistono confini che dividono l'uomo.
Perchè infatti si dovrebbe essere fratelli fino a un dato punto soltanto, e due metri più in là no? Non sono forse, al di là, come al di qua, creature umane, di ossa e di carne come noi; operai, intellettuali, lavoratori, che al pari di noi lavorano per il sostentamento loro e delle loro famiglie? Dove è nel cielo un segno che dica: «Arrestati; qui termina la tua patria; qui cessano gli uomini d'essere fratelli?». Tutti gli uomini sono fratelli... e dove è giustizia e libertà, dove è pace e benessere, quivi è la patria dell'uomo.
Per cui l'internazionalismo è, per noi, una idea concentrata non solo nel nostro sentimento, non solo nella nostra concezione ideologica, ma nella pratica di tutti i nostri atteggiamenti e delle nostre manifestazioni.
E quando voi, cari amici, sentite parlare di interessi della patria, non lasciatevi ingannare: ponete ben mente, che non devesi intendere altro che interessi della collettività, cioè di tutti indistintamente gli individui che la compongono: non di una esigua minoranza soltanto perchè allora non sarebbero che interessi di una o di più classi. Solo chi deve intensificare e proteggere questi interessi di classe, dà un valore «politico» al concetto di patria.
Infatti per i capitalisti, per coloro che vogliono comandare, per tutti quelli che adorano il culto della violenza e della sopraffazione vi è sempre pronto, per coprire le loro imprese tiranniche e sfruttatrici, un cencio di bandiera sventolante sull'altare della «patria» per servire da sipario a tutte le bassezze, a tutte le volgarità, a tutte le infamie della classe o della casta dominante!
Noi anarchici neghiamo ogni patria separabile e divisibile.
E il sentimento che di essa noi abbiamo è il più legittimo: ed è il più naturale: ed essendo fomite di cordiali e continue relazioni fra i popoli, o di rivolgimenti tendenti a scopi di benessere e di libertà, dà luogo a quel grandioso sentimento di universalità e di grandezza che costituisce l'unico mezzo perchè sulle patrie molteplici, sia un giorno costituita una sola ed immensa: quella di tutta, di tutta l'umanità!