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SCENA I.
Gustavo è sdraiato sul divano. Costanzo entra dal fondo.
Beati i ricchi: e chi à da fare se la sbrighi! Nevvero? Non si può essere più concisi di quello che tu fosti nel tuo biglietto di stamane.
Cava di tasca un biglietto e lo legge
"Carissimo. Sto poco bene. Non ò nessuna voglia di venire in istudio. Chiedimi un rinvio nella causa Candalari, manda al registro la convenzione Ponti, e all'inferno i clienti, se ne vengono." Il che ò fatto. Ò ottenuto il rinvio, ò mandato al registro la convenzione Ponti, e...
In paradiso. È più sicuro che non tornino. Vediamo un poco.
Gli si avvicina, gli tocca il polso
Febbre impercettibile. Una faccia da papa. Meno male! Neanche stavolta non vai a raggiungere i clienti.
Qui c'è l'incartamento Corbellini Trevisani con la conclusionale avversaria. Esaminare in fretta essendo fissata l'udienza per il dodici.
Stai fresco!
Sfido! nevica!... Eh! voglia di lavorare, saltami addosso!
D'accordo: è la... volontà, il desiderio, la lena... Come la chiami, tu? Sai, per intenderci!
Caro mio, sto malissimo di spirito. Sto moralmente male, ti assicuro. E se non esco dalla situazione in cui mi trovo, non so come l'andrà a finire.
Oh! oh!
Cioè, andrà a finire che liquido lo studio, chiudo la casa e me ne vado.
Adagio, liquidi lo studio! Dello studio faccio parte anch'io. Liquidi anche me?
Te lo cedo completamente.
gli siede accanto
Vuoi delle confidenze?
Come amico, sì: ti conosco per prova. Ma temo della tua serietà.
Della mia serietà, quando occorra, è garante l'amicizia.
Ascoltami. Io mi trovo nelle condizioni di un uomo che à un'amante, e bisogna... la lasci.
Bisogna... da parte di lei, o da parte di lui?
Di lui.
Di te, dunque. La si paga e la si congeda.
E se è una di quelle che non si pagano?
Ecco la tua serietà! Ed io che ò bisogno di espandermi, di chiedere aiuto e consiglio, sono così sciocco di rivolgermi a te!
Vieni qui, vieni qui, senti.
In un orecchio
La Campiani?
Lo sai anche tu?!
con dispetto
Già! tutto il mondo lo sa!... E non me n'ài parlato mai?
Bravo! Se non me ne parlavi tu! Non è una pratica di studio... pur troppo!
Ma io non ne ò parlato a nessuno! E...
E ciò malgrado, nevvero?... E ti stupisce? Senti: passeggiamo oggi sul Corso dalle 4 alle 6. Delle signore che incontreremo ti dirò quelle che ànno un amante e dell'amante ti dirò anche il nome. Nè avrò l'aria di farti delle rivelazioni, sai! Ti dirò cose che sai anche tu, che sanno tutti... che sa anche il marito, qualche volta. Oh! questo non è il caso del buon Campiani!
Il buon Campiani!... Ài l'aria di canzonarlo!
Sì, dico, di noi due non so chi lo canzona di più.
Eppure, se c'è uomo tradito che non sia ridicolo, è lui.
Davvero?!
Ma certo! Egli non à motivo di dubitare di sua moglie. Oserei dire che non ne à il diritto.
Vai!
Seriamente! Quella donna strana, incomprensibile per chi la vede nella sua vita domestica e pur la sa moglie infedele, à risolto questo problema: di essere contemporaneamente di due uomini. Dell'uno lo è col corpo e col cuore, dell'altro coll'animo e col cervello. Ed è così l'amante più appassionata e la moglie più affettuosa. Ragione per la quale suo marito la ricambia di grandissimo affetto ed è ben lontano dal dubitare di lei!... Dimmi tu: di tante donne adultere, perchè, tosto o tardi, il marito viene a conoscere il fallo? Anzitutto e sopratutto perchè è la moglie istessa che glie lo rivela. Ma certo! Dal dì che à un amante la donna piglia in uggia il marito: lo tratta con indifferenza, o lo trascura, o gli nega ogni carezza. Il buon uomo, che vede così disamorarsi la moglie, deve pensare necessariamente che qualcuno o qualcosa si è messo al suo posto. E comincia a dubitare, a insospettirsi. Allora studia la moglie, nei suoi atti, nelle sue parole; e il dubbio si accresce. Indaga, spia, tende il tranello: e trova l'amante.
E le lettere anonime? E le cameriere? E il caso? Dove li lasci questi elementi potentissimi di scoperta? Questi... Cristofori Colombi dell'infedeltà coniugale?
Credi a me: si trovano più nelle commedie che nella vita. C'entrano, qualche volta, come elementi complementari, rafforzativi, e ànno effetto laddove il dubbio s'è già infiltrato. Sono come la pioggia che fa germogliare più presto il seme, ma il seme è già nella terra... Ebbene! vedi: se a Campiani mandassero una lettera anonima, la distruggerebbe con disgusto, o, meglio ancòra, la mostrerebbe a sua moglie, per riderci su, dopo pranzo.
Lo credi?
Ne sono convinto. Tu non ài un'idea di quello che è Giulia per suo marito. È un poema di affettuosità, è una perfezione di cure, senza un'interruzione, senza una dimenticanza, senza un affievolimento, mai. E, d'altra parte, nell'amore è ardita. Nulla la fa indietreggiare, nulla la impaurisce, e si compromette, senza riguardi quando le occorra. Se io rimango otto giorni senza andarla a vedere, è capace di venire a cercarmi in istudio. Ce l'ài vista. Ma tornando a casa, ecco la donna, non lo nasconde; lo dice al marito, con grande naturalezza, trovando un pretesto alla sua visita, molto convincente. E, nota, dopo aver lasciato me, tornando al marito, non era certo nè immusonita, nè vergognosa, nè seccata. Anzi, chiacchierina, allegra, affettuosa. E quel giorno gli avrà, per colmo di previdenza, portato un piccolo regalo, un ninnolo, un nonnulla, per dimostrargli che lo à sempre in mente, che non pensa che a lui, vicina o lontana; e avrà trovato la parola più dolce, più affettuosa da susurrargli nell'orecchio, con un bacio. E lui, certo, senza essere uno scemo, anzi non essendolo punto, avrebbe potuto, dopo ciò, immaginare piuttosto la fine del mondo che non un'infedeltà di sua moglie.
E ti ama?
Non so: ma, per certo, nessuna donna innamorata à fatto meglio e di più di quello che Giulia à fatto per me.
Ebbene, è meraviglioso!
Vuoi dell'altro? L'anno scorso - ricordi? - andai a Brescia a discutere una causa. Ebbene: dopo poche ore ch'io ero là, mi vedo comparire Giulia: "Amor mio - mi dice - ò una cugina che abita qui. Sono venuta a passar qualche tempo con lei... Che bella occasione, eh? E ci si è trattenuta tre giorni. Quando non ero in Tribunale ella stava con me: ma quando io ero occupato sai come spendeva il suo tempo? Scrivendo a suo marito, delle lettere di otto pagine, piene d'affetto, nelle quali gli raccontava cento fandonie graziose. Nella prima gli scriveva: "Sai che combinazione? Ò trovato qui Velati; l'ò presentato a Elena (la cugina) che lo trova molto simpatico: in confidenza mi pare che le faccia un po' di corte!" E nell'ultima, il dì avanti che ripartisse: "Ritorno domani: qui mi diverto, mi trovo bene, ma non posso rimanere di più: mi manchi tu, e Giannino."
E, nota, questa finzione continua che pare sfrontatezza, non deriva da corruzione dell'anima e non è un calcolo in lei. Ella è buona, molto buona d'indole... È così, senza accorgersene...
Caro mio, io mi domando se questa non è la moglie ideale!
Relativo, sì, com'è tutto relativo a questo mondo, l'onestà compresa. Dimmi: qual è l'ideale dello zoppo? quello di essere perfettamente diritto? Ma no, perchè egli sa bene che quell'ideale lì non lo raggiungerebbe mai. L'ideale dello zoppo è semplicemente quello di trovare un paio di scarpe colle quali possa camminare e parere diritto. Ora, in questa società corrotta in cui viviamo, piena di vizî contagiosi, e nella quale la donna respira coll'aria le tentazioni, e tutto congiura contro la sua onestà, la moglie perfettamente saggia e fedele è un'eccezione, è un idolo a cui bisogna erigere un altare. Chi la possiede è un essere privilegiato fuori delle leggi del mondo. Per i più, per la folla, l'ideale delle mogli dovrebbe ben essere questo: una donna che avendo un amante si conserva una buona moglie, affettuosa verso il marito; che evita gli scandali e l'infelicità dei figli, e mantiene la pace in casa, una pace vera e sincera, non fittizia e di convenzione come se ne vedono tante e sotto le quali covano odi e disprezzi. Non ti pare?
Però con quelle idee lì non prendere moglie.
Si capisce! È quello che faccio.
Un silenzio.
E tu ora devi... cioè vuoi lasciare questa donna?
Sì.
E perchè?
Perchè... la relazione dura da due anni e non può durar tutta la vita!
Semplicemente?... Ohè! amico, mi pare che negli affari di cuore tu non sia molto sincero!... Mi permetti di correggere? Vuoi lasciarla perchè non l'ami più.
E se fosse? Che colpa ne avrei? Si può comandare al cuore? L'ò amata due anni, con tutte le forze dell'anima, senza una infedeltà, neppure di pensiero. Non l'amo più; che colpa ce n'ò? Chi mi può condannare?
E chi ti condanna? E chi ti dice niente? Perdio! come sei irascibile.
Amico mio, la mia situazione è orribile. Ti giuro, ti giuro, Costanzo, che la noia, il disgusto di essere legato ad una donna che non ami più, sono più forti mille volte della gioia che ti dà il primo convegno con lei. L'amore passato tu lo odî come un usuraio che non ti riesce di ripagare e che ti succhia il sangue dalle vene!
Lo credo!
E poi... tutto ciò non mi va più. Ò trent'anni, non ò famiglia, questa vita in casa altrui mi pesa... Bisogna essere più giovani per trovarci attrattive. Debbo pensare ai casi miei, al mio avvenire...
Ò capito: vuoi prendere moglie.
Un silenzio.
Eh! amico mio, è sempre molto difficile il rompere una catena: con una donna simile lo deve essere anche di più. Forse il meglio è trovar del coraggio, e dirglielo.
Che cosa?
Che non l'ami più.
Ah! e tu credi che lo si possa trovare questo coraggio?... Ò diradate le mie visite, mi sono mostrato freddo verso di lei... Non à servito a nulla. Iersera, dopo otto giorni che la sfuggivo, sono andato da lei, ben deciso a trovar modo di finirla...
Ebbene?
Ci siamo lasciati più amici di prima.
Un silenzio.
E vorrei trovar modo di finirla! Dopo tutto, essa non si merita questo disamore. Ed è forse più crudele la mia freddezza, che un colpo solo, decisivo... se trovassi il coraggio di darlo!... Le ò scritto stanotte, a lungo...
Ma no, ma no! Non si può dirlo, questo! Le ò scritto che è necessario ci lasciamo.
Verrà a cercarti e vi lascierete, sì, ma più amici di prima.
Per ora mi crede assente. Anche per questo non sono venuto in istudio oggi...
dal fondo
Signor avvocato, una signora chiede di lei.
Dio santo! Persino in casa, questi clienti!
(È lei la cliente!)
(Ah! no! non è possibile!)
A Ettore
Sì, il signor avvocato Monticelli; mi rispose che lo sapeva.
A Costanzo
(Non è lei!)
A Ettore
A buon conto, non potrei squagliarmi, io?
Da qual parte? E poi, se lo sa già che sei qui.