Primo Uccellini
Memorie di un vecchio carbonaro ravegnano
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AVVERTIMENTO

 

 

A queste «Memorie di un vecchio Carbonaro» che Primo Uccellini compose nell'onorata vecchiezza, per ricordare a sé stesso e agli altri i casi avventurosi e dolorosi della sua lunga vita di patriota, per lasciare ai giovani concittadini l'utile insegnamento del proprio esempio, non avrei voluto mandare avanti alcuna parola; poiché parevami che non bisognasse presentazione o raccomandazione per un libro di ricordi veramente vissuti, come oggi dicono, nei quali rinascono quasi presenti i tempi torbidi della Carboneria romagnola e delle persecuzioni pontificie e cardinalizie, le visioni luminose della Giovine Italia e l'odissea amara dei proscritti politici, i moti cosí diversi del 31, del 48 e del 49 e la reazione trionfante sin presso al sorgere del crepuscolo, annunziatore dell'Italia restituita nel pieno dominio di sé. Tutta questa epica storia di dolori e di speranze, di prove ognor rinnovate e di sconforti ineffabili, vide l'Uccellini e vi partecipò, secondo che i casi e le forze sue consentirono, ma sempre con onorata condotta, con anima immacolata, con intendimenti del piú puro patriottismo. E delle molte cose vedute narrò quelle che piú da vicino erano legate alle avventure sue personali, con semplice e ingenuo stile, con fedeltà scrupolosa al vero, senza passioni e senza vanti; egli che pur di vantarsi avrebbe avuto e occasioni e ragioni, egli cui le tarde persecuzioni dell'idea mazziniana - sua face illuminatrice nella giovinezza, suo conforto e riposo nella piú matura età - avevano tenuta viva e salda tutta la passione politica destata dalle persecuzioni dei Rivarola e degli Invernizzi. L'Uccellini scrisse queste sue ricordanze, passati ch'egli ebbe di poco i settant'anni, quando la mano affaticatasi in mezzo secolo di lavoro era già stanca; ma la memoria era ancora fedele e pronta la mente, cosí che quelle sue paginette si venivano riempiendo di uguale e nitida scrittura a matita, senz'altro lavorio, da quello in fuori che è rappresentato da pochi ritocchi e rinvii e da alcune pochissime correzioni o aggiunte di nomi e date1. Pubblicandole, per gentile consenso del possessore dell'autografo, l'egregio cittadino Francesco Miserocchi, mi sono fedelissimamente tenuto alla forma data alle sue Memorie dall'Uccellini medesimo; salvo che ho riordinata la punteggiatura ch'egli soleva segnare per mezzo di lineette, ho aggiunto o rettificato qualche nome proprio, e qua e , desumendole da documenti certi, ho messo tra parentesi quadre alcune date, perché agevolassero al lettore la piena intelligenza di queste ricordanze. Alle quali ho fatto seguire, perché mi parve di corrispondere a un desiderio dell'autore, la narrazione della sua ultima prigionia, ch'egli stesso aveva stampata vivente2, e una serie di annotazioni, nelle quali, oltre rapidi accenni storici e biografici su cose o persone da lui ricordate, ho allogato ciò che dal carteggio di prigione e d'esilio dell'Uccellini coi suoi parenti e amici3 ho potuto ritrarre di utile per la storia, sia pure aneddotica, dei patrioti italiani e specialmente dei profughi del 31, e per conoscere piú da vicino alcuni dei casi che egli aveva solo accennati o anche omesso di raccontare nelle Memorie.

L'Uccellini non ebbe mai ambizioni letterarie, ma per le dure necessità dell'esilio dovette ingegnarsi di trarre dalla penna qualche aiuto alla vita. In Francia lavorò a parecchie compilazioni, di alcune delle quali non si è potuto avere piú precisa notizia: tali sono, per esempio, quei fascicoli di un'opera morale, che dovettero esser pubblicati per associazione in Dijon dal 1836 al '37, ma non continuarono oltre il secondo, per difetto di abbonati; quel Compendio della storia d'Italia con la descrizione del suo stato moderno, che s'incominciò a stampare nel '37, ma dopo le due prime puntate uscite nel '38 e concernenti lo Stato pontificio non ebbe altro seguito, perché un commesso infedele gli portò via ogni frutto del suo lavoro; quelle Effemeridi del 1840 per il dipartimento della Costa d'oro, che saranno state, m'imagino, uno dei tanti almanacchi descrittivi, statistici o storici allora in uso. Di tutti i lavori che il nostro ravennate pubblicò o preparò durante l'esilio, io non ho potuto vedere che il Nuovo | dizionario portatile | della | lingua italiana | compilato | sul gran vocabolario stampato in Bologna | nel 1828 da P. Uccellini | professore d'italiano4; una ricompilazione copiosa e diligente, se non sempre esatta nelle definizioni, dal noto lessico bolognese del Cesari.

Tornato dall'esilio, l'Uccellini poté volgere le sue pazienti fatiche di compilatore a una materia meno arida e meno ingrata; voglio dire la storia patria romagnola, della quale par che egli si proponesse di farsi volgarizzatore fra il popolo. E di queste sue fatiche frutto osservabile fu il Dizionario storico | di Ravenna | e di altri luoghi di Romagna pubblicato, in grosso volume (col motto Indocti discant, ament meminisse periti), nel 18555: dove, traendo la materia per grandissima parte da un simile lavoro manoscritto del ravennate conte Ippolito Gamba (1724-1788), ordinò molte notizie storiche, biografiche, genealogiche ecc. degli uomini e cose notabili di Romagna; lavoro di largo disegno, riuscito necessariamente di scarso valore, perché l'autore poté giovarsi di pochissime fonti storiche né ebbe sempre un criterio sicuro di elezione e di metodo, ma ciò non ostante consultato anche oggi da chi non abbia familiari o non possa trovarsi sotto mano le opere speciali di piú compita e larga erudizione6.

Ma di coteste sue cognizioni di storia patria l'Uccellini meglio si valse a rendere piú utile e istruttivo il Diario annuale di Ravenna, del quale per molti anni curò la pubblicazione. La serie di questi calendari romagnoli risale al 1703, cioè al Diario sacro di Ravenna per quell'anno, compilato da Domenico De Vicari; un altro consimile uscí nel 1784, a cura non so di chi, e per il 1792 si ebbe l'Almanacco di Romagna, edito dagli eredi Biasini di Cesena, che è molto utile a consultare, chi voglia conoscere lo stato politico ed ecclesiastico e gli uffici e le instituzioni pubbliche della provincia alla vigilia dell'occupazione francese. Durante il Regno italico si cominciò a pubblicare nel 1811 dall'editore forlivese Matteo Casali l'Almanacco del dipartimento del Rubicone, con notizie storiche e statistiche, con l'indicazione dei pubblici funzionari, dei prodotti e delle industrie locali, ecc.; ma non andò oltre il secondo anno, o almeno a me non è riuscito di trovarne altri. Restaurato il Governo pontificio, ricomparve nel 1818 e seguitò poi sempre il Diario sacro di Ravenna, con il calendario dell'anno e le autorità ecclesiastiche e civili, e ne fu compilatore Luigi Uccellini, al quale, quand'egli morí nel 1834, succedette nella modesta fatica un certo Roatti. Il nostro Uccellini dall'esilio di Dijon promise di aiutare il continuatore della «impresa lodevole»; ma poi il bisogno lo strinse ad assumerla per proprio conto, che fatto stampare Il Romagnolo, diario per il 1838, ne mandò in patria 500 copie, le quali furono subito vendute a cura degli amici e parenti; ma per l'anno di poi l'almanacco giunse in ritardo, e non si poté trarne alcun beneficio; che per il 1840 provvide mandando assai per tempo il manoscritto e affidando la cura della stampa a Giulio Guerrini, ma qualunque ne fosse la causa (forse qualche maneggio del compilatore del Diario sacro), la stampa non si poté fare. Nella redazione del Diario sacro intervenne un cambiamento, poco prima del ritorno dell'Uccellini dall'esilio; poiché quello dell'anno 1846 ha un breve proemio ove si annunzia un compilatore nuovo7, che si crede esser l'Uccellini medesimo, il quale ne avrebbe da quel momento presa la cura sopra di sé. Sebbene nei Diari che seguono sino al tempo del definitivo ritorno dell'Uccellini in Ravenna, che fu nel 1852, si trovi quell'ornamento che a lui tanto piaceva, delle notizie di storia patria8, non credo di esser lontano dal vero ritenendo che la compilazione, come cosa propria ed esclusiva, fosse da lui assunta solamente con la redazione del libretto per il 1854, che si vide apparire con titolo di Almanacco della provincia di Ravenna col Diario sacro. La serie dei libretti annuali compilati dall'Uccellini durò fino al 1880, poi la redazione fu da lui ceduta a Primo Gironi, già suo collaboratore negli anni anteriori; il titolo tornò a essere Diario sacro nel '55, poi fu di Diario sacro e profano nel '60; dal 61 al '63, Diario di Ravenna, e indi poi sempre di Diario Ravennate. Ogni fascicoletto, oltre il calendario e la serie degli uffici governativi, municipali ed ecclesiastici, contiene dal 1854 all'80 una messe copiosa di notizie, documenti e curiosità di storia patria, raccolte e date fuori a titolo di varietà e di istruzione popolare, e quasi tutte fatica propria dell'Uccellini; al quale per altro alcuna volta si compiacquero di porgere il contributo di piú dotti lavori alcuni amici suoi, come Adolfo Borgognoni e Corrado Ricci. Queste compilazioni storiche dell'Uccellini9 sono di scarsissimo valore per ciò che riguarda i tempi antichi; ma acquistano il carattere di preziose testimonianze allorché raccontano fatti della storia piú recente, massime del risorgimento nazionale. Non sempre è possibile discernere ciò che l'Uccellini dettò egli stesso da ciò che gli fu dato a stampare da alcun suo cooperatore; ma con sicurezza si devono registrare come suoi gli scritti seguenti:

1. Cronaca ravennate dal 1859 al 1878; ne furono pubblicati dei frammenti nei Diari del 1860 (dal 13 giugno alla fine di novembre 1859), del 1861 (dal gennaio a tutto novembre 1860), del 1879 (dal 1870 sino al 1974 inclusive), del 1880 (anni 1875 e 1876) e del 1881 (anni 1877 e 1878).

2. L'ingresso delle truppe pontificie nelle Romagne (20, 21 gennaio e 5 febbraio 1832), nel Diario del 1863.

3. Persecuzioni politiche, 1921-25; nel Diario del 1864.

4. Spedizione contro Roma, colonna mobile di Ravenna, 1831; ivi.

5. Biografia: Antonio Ghirardini sopranominato Buraccina; ivi.

6. Vita di Andrea Garavini; nel Diario del 1867.

7. Martirologio politico ravennate; nel Diario del 1868.

8. Il generale Giuseppe Garibaldi sottratto dai patrioti ravegnani alle ricerche degli Austriaci nell'estate del 1849; nel Diario del 186910.

9. I missionari del 1824 e l'arcivescovo Codronchi; nel Diario del 1879.

10. Racconto dell'assalto di Gaetano Tarroni e dei suoi seguaci contro la Guardia urbana nel 1831; ivi.

Se a questi scritti si aggiunga la Relazione storica sulla avventurosa scoperta delle ossa di Dante Alighieri, scritta e pubblicata dall'Uccellini nell'anno medesimo del centenario dantesco11, si sarà enumerato tutto ciò che il buon patriota produsse nel campo letterario; nel quale egli non impresse solchi durevoli e profondi, ma lasciò negli scritti testimonianza di amore operoso alle memorie gloriose della sua terra natale. E quando il 29 marzo 1882 l'Uccellini chiuse per sempre gli occhi alla luce, il compianto grandissimo che si levò per Ravenna e per tutta la Romagna12, se era specialmente un tributo di reverenza al cittadino morto immutato nella sua fede politica e serbatosi intero di animo e di vita in mezzo a tante apostasie e a molte viltà; non dobbiamo dimenticare che esso era anche riflesso di una popolarità, alla quale molto avevano conferito le modeste compilazioni del Diario Ravennate.

 

 





1 L'autografo è di 61 cartelline scritte a matita: il testo di esso trascritto senza i necessari avvedimenti fu pubblicato infedelmente in un periodico di Ravenna, Il Ribelle, organo della Consociazione repubblicana Pensiero e Azione, Anno I, n. 1-15 (5 gennaio, 12 aprile 1884), col titolo di Memorie inedite delle vicende politiche di Primo Uccellini;. ma il giornale morí poco dopo, né oggi se ne trova piú alcuna copia, salvo quella conservata nella biblioteca Classense: che le Memorie dell'Uccellini furono stampate, ma non si può dir che fossero veramente pubblicate.



2 La narrazione dei Cinque mesi di carcere nel forte di Bormida fu pubblicata nel Diario ravennate per l'anno 1870, pag. 29-40: che l'Uccellini la considerasse come parte integrante delle sue Memorie si rileva dal cenno che egli fa alla fine del cap. LXXV (pag. 108).



3 Tutte le lettere e carte dell'Uccellini da me vedute e studiate si trovano presso il Miserocchi: al quale rendo pubblicamente le piú vive grazie per essermi sempre stato cortese di ciò che egli possiede nella splendida raccolta del Risorgimento italiano.



4 Parigi, presso J. Langlumé e Peltier, librai, contrada du Foin-Saint-Jacques, 11, 1842; in-32° di pag. VI-630, a due colonne.



5 : Ravenna, nella tip. del Ven. Seminario Arcivescovile 1855: in-4°, di pag. 513.



6 Vedo, p. es., che lo cita e se ne vale anche l'egregio ing. E. Rosetti nel suo eccellente libro La Romagna, geografia e storia, Milano, Hoepli 1894, p. 642.



7 «Eccovi, o benevoli lettori, il Diario sacro di questa Città e Diocesi per la prima volta da me compilato



8 In quello del 1847 è narrato l'assedio di Ravenna per opera di Teodorico; nel '48 e '49 si parla di due scismi della Chiesa ravegnana; nel '51 si un quadro cronologico della storia ravennate, con altre notizie storiche diverse.



9 Il proposito espresso nel Diario del 1856 di pubblicare ogni anno un libro della Storia di Romagna del Carrari non ebbe seguito; invece furono dati estratti delle Cronache ravennati del Corlari e del Raisi per il periodo 1796-97 nei Diari degli anni 1858, 1866-68, 1870-73.



10 Di questo notevole scritto dell'Uccellini furono tirati a parte alcuni estratti, in forma di opuscolo in-8°, di pp. 44, aggiuntavi la storia e la fotografia del Capanno del Pontaccio, come si ha dal titolo seguente: Relazione | dello scampo | del | Generale Garibaldi | dalle ricerche degli Austriaci | nell'estate 1849 | coll'aggiunta | della | Storia della fondazione | del Capanno del Pontaccio | ornata | della fotografia del Capanno stesso. Ravenna, Stabilimento tipogr. di G. Angeletti, 1868; e sono rarissimi (uno ne ha la Classense, 83, 2, Busta XII, 8). Ma del tutto introvabile è la ristampa che ne fu fatta in Ravenna a cura di C. Zirardini, che vi aggiunse una breve biografia dell'autore, e si proponeva di illustrare e compiere la narrazione dell'Uccellini con una serie di note, che non furono poi né scrittestampate; e cosí i fogli già impressi furono distrutti. Un esemplare di essi, forse il solo scampato, fu da me acquistato alla vendita dei libri di Curzio Gallina; è un volumetto in-16° piccolo, di pp. 112, che porta questo titolo: Primo Uccellini | Giuseppe Garibaldi | sottratto dai patrioti ravegnani | alle ricerche degli austriaci | nell'estate del mdcccxlix | Ravenna 1883 | Tipografia editrice | di Claudio Zirardini.



11 Ravenna, stabilimento tip. di G. Angeletti, 1865, in-8°, pp. 16.



12 Nel giornale Il Ravennate, 31 marzo 1882 (a. XIX, n. 61) si legge una necrologia dell'Uccellini e sono riprodotti, in parte, i molti manifesti che le Associazioni cittadine pubblicarono per i funerali. Notevole quello degl'impiegati municipali, steso da Adolfo Borgognoni, che è un vero e compiuto ritratto dell'Uccellini: «Egli appartenne alla sacra legione di quei generosi che tutto dedicarono al risorgimento morale e politico della Nazione. Militò dapprima nel segreto delle cospirazioni e preparò l'armi per fronteggiare la mala signoria che manomise il paese, e si ebbe assidua persecuzione e duro carcere. Carattere incrollabile, non cedette all'impeto della forza che lo opprimeva, ma riprese l'ineguale tenzone, e ne ebbe l'amaro esiglio, dove sofferenze, privazioni, dolori non valsero a cancellare, ma ingagliardirono nell'animo invitto il pensiero e la fede nei futuri alti destini della patria. Ritornato in seno a questa, illustrò di opere notevoli la letteratura di Romagna, e fu prescelto dal Municipio all'ufficio di vicebibliotecario della Classense, nella quale rese importanti servigi. Non chiese mai premio delle opere patriottiche da esso compiute. La religione del sacrifizio in cui visse e morí vota al suo nome l'aureola intemerata dei martiri del dovere».

T. Casini.



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