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Il progresso è il moto incessante delle idee, la negazione dell’assolutismo, e nè i precedenti storici, nè i diritti scritti, nè i patti convenuti possono guidare la rivoluzione nella sua marcia verso il suo ideale che è la giustizia. Gli errori incorsi nel modo di procedere delle rivoluzioni furono fatali, il principale fu quello di combattere una forma, un sistema e sostituire un’altra forma, un altro sistema senza risalire ai principii. Nel medio evo il popolo caccia dalle città i conti ed i marchesi, ed i paesani incendiano i castelli dei feudatari, nidi di rapine e di delitti, e si lascia loro il possesso delle terre, e si invoca il patrocinio della chiesa e dell’impero; e la chiesa e l’impero si danno il bacio e ristaurano l’antico dominio dei feudatari. Gli operai dei piccoli mestieri di Firenze insorgono contro il governo tirannico dei ricchi; sono i primi sintomi di una rivoluzione sociale, i primi moti del popolo lavoratore contro l’emancipazione del capitale; ma non osano andare oltre e dividono il potere coi borghesi capitalisti, e costoro li fanno impiccare. La plebe di Napoli cadde nello stesso errore e subì la stessa sorte. Le riforme di Lutero commosse[ro] tutta la Germania, e se il principio fosse stato generalizzato, avrebbe prodotto la più grande delle rivoluzioni, la negazione d’ogni autorità, ma limitando il libero esame alla fede e alla interpretazione della Bibbia, non demolì che l’autorità della chiesa romana.
Nell’89 la rivoluzione demolisce il sistema feudale, proclama la fratellanza fra gli uomini, e l’eguaglianza civile; la proprietà libera; il lavoro libero; la religione libera; il commercio libero; in una parola il diritto assoluto di far tutto ciò che non nuoce agli altri, il libero esercizio del medesimo diritto; ed un governo rappresentativo eletto dalla maggioranza; e la borghesia usurpa il potere in nome del popolo sovrano e s’impadronisce di tutto; del governo assoggettando la monarchia senza distruggerla, e armandola per difendere i propri interessi, e le proprie ricchezze contro la moltitudine. S’impossessò del suolo, del denaro, del credito, degl’istrumenti, dei prodotti della scienza; e con questi mezzi volse a proprio vantaggio il sistema elettivo, e insignoritasi della forza parlamentare, la creò sovrana. La borghesia regna col parlamentarismo, colle finzioni di libertà e colla stampa venale, e proclama che la rivoluzione è finita, e che al di là non vi è che l’ignoto e l’anarchico. Avida delle ricchezze e paurosa che la moltitudine diseredata possa rivendicare i propri diritti, fece leggi, istituì tribunali, si circondò di giudici e di sgherri per punire inesorabilmente la più innocente e legittima aspirazione come un atto di ribellione, e tiene il popolo come condannato ai lavori forzati, e custodito da un esercito di sgherri, e lo contempla impassibile a dibattersi convulsivamente fra gli spasimi della fame.
La reazione ristaurò coll’armi l’antico reggimento politico e l’Italia ricadde sotto il dominio straniero. Nel ’21 la borghesia insofferente della perduta libertà, inalberò la bandiera della rivolta al grido di – Viva l’indipendenza e la libertà; – ma rimasta sola e tradita dai re ai quali aveva chiesto aiuto e protezione, dovette soccombere. Nel ’31 la rivoluzione allargò il suo programma, combattè, fu vinta, ma non doma, e sopravvisse. Nel ’48 la rivoluzione sorse gigante, e avrebbe sommerso sotto l’onda popolare monarchi, monarchie e tutto l’antico reggimento politico-sociale se la borghesia, spaventata dall’idea redentrice fatta universale, e tenace dell’avite ricchezze, [non] avesse con gl’inganni e con turpi maneggi consegnata la rivoluzione nelle mani del re, che lo strozzò. Seguirono le cospirazioni ed i moti popolari, e la rivoluzione progrediva nel suo moto ascendente, se di nuovo la borghesia coalizzata coi monarchi e con gli uomini del passato [non] la tenesse imbrigliata, per cui rimase incompiuto il programma nazionale. Un uomo, Garibaldi, caro ed amato dal popolo per le sue gesta e virtù, è eletto a capitano della rivoluzione armata; egli la guida sui campi di battaglia e vince; ma la rivoluzione non era sociale, era di libertà politica, e di nuovo la borghesia la strozza, resta padrona del campo e governa.
La borghesia grande di vita benefica nel passato, demolitrice di istituzioni barbare, banditrice di libertà, oggi reagisce contro la legge del progresso di un incivilimento senza limite, rinnega le sue tradizioni e s’aggrappa alle istituzioni morte. Regna colla forza, si difende con armi mercenarie, si regge con l’impostura, colla menzogna, colla corruzione, e tiranneggia quella plebe dalla quale ebbe nascimento. Dominata dallo spirito del passato, considera il movimento progressivo un disordine che bisogna reprimere. Odia il popolo e trae vita dalla di lui miseria. Essa è in decadimento non solo, si spegne, come si spense la vecchia aristocrazia. Sorge all’opposto il popolo, che non è più la plebe dei Cesari, nè quella del mondo feudale. Le rivoluzioni si sono avvicinate, le prime durarono anni, le susseguenti dei giorni, le future dureranno un mattino. Le religioni hanno finito di fare dei martiri per la fede, e le dottrine dell’assoluto hanno naufragato per sorgere mai più; la politica ha cessato di fare delle vittime per la libertà astratta; e l’ineguaglianza dei beni cesserà dal martirizzare l’umanità colla fame, colla miseria, col disordine sociale. La società presente è in pieno dissolvimento, tutto il vecchio mondo va demolendosi. In filosofia è distrutto l’antico metodo di ricerca del vero. Tutti gli antichi sistemi sono caduti uno dietro l’altro, e subentrò la filosofia sperimentale, l’osservazione, l’analisi dei fatti. Il materialismo ha ucciso l’idealismo: oggi il positivismo ha sepolto l’uno e l’altro. Il romanticismo ha ucciso il classico, oggi domina il verismo. La meccanica ha rovesciato tutte le industrie basate sui sistemi. Il vapore e l’elettrico hanno reso il commercio mondiale, in una parola del vecchio mondo non vi restano che le decrepite istituzioni politico-economiche-religiose avanzi medioevali sotto novella forma, ed in continua evoluzione e mantenute in vita colla forza brutale, colle funzioni, coll’impostura.
La rivoluzione corre verso il regno della scienza e dell’eguaglianza, ed è pel mondo civile una condizione forzata. La rivoluzione sociale è la rivoluzione del povero; è la revisione del patto sociale, è l’abolizione della proprietà non guadagnata dal lavoro, della famiglia che si fonda sugli interessi, della religione, del governamentalismo, della gerarchia politica ed economica, d’ogni autorità divina ed umana.