Francesco Guardione
Saverio Friscia
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PREMESSA ALLA SECONDA RISTAMPA

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PREMESSA ALLA SECONDA RISTAMPA

Ritornando a leggere questi ricordi biografici, dettati nel 1882, dopo più che trent'anni, la figura di Saverio Friscia si ripresenta non meno bella e vigorosa che nel passato. Il cospiratore assiduo a danno de' Borboni, il rappresentante del Parlamento di Sicilia e di quello della Unità nazionale combatte da eroe, sostenendo la libertà, calpestata nell'inaugurarsi, i progressi sociali, che erano indizio di tempi ancora lontani, e che potrebbero parere i nostri. Se non che il Friscia propugnava quella che ci manca, cioè, la coltura e il senso morale, che possono formare la coscienza publica. Le classi popolari sono ancora plebi, e il governo de' borghesi, ponendo in dispregio la dottrina sociale del Mazzini, non soltanto le lasciò nell'abrutimento, ma se ne fece trastullo per lusingarle, tentando, in ultimo, dominarle col balocco della nuova legge elettorale, che è di disdoro alla Nazione, un'ironìa del buon senso, un tradimento agli analfabeti, di cui l'Italia vanta, se pur la chiarezza dell'esprimermi mi sia concessa, la maggiore ricchezza in Europa, ed è quasi emula alla Spagna, un più avanti della Turchia.

Saverio Friscia, nel Parlamento d'Italia, propugnò i progressi e le leggi sociali quando la maggioranza le chiamava utopie. Ma egli, a vederne l'attuazione voleva propagata la coltura e il sentimento vero politico, in odio al preso e inveterato sistema politico. Improvvisate le leggi nuove, trovarono le impreparazioni, cessate le usanze rovinose di un governo di partito, sostenuto da sanculotti in marsina, che traggono guadagni smodati dall'affarismo, falsando tutto, dall'onore alla pietà. Il Friscia avrebbe forse creduto nell'avvenire alla forza di chi seguiva le dottrine del socialismo e le internazionali; ma noi vedemmo, correndo più che cinque lustri dalla sua morte, lo sfacelo morale, la tirannide, personificata nel passato in un despota, moltiplicarsi colle migliaia e migliaia di uomini, che costituiscono una forza esosa, innominata. Presagire il futuro d'Italia, nelle buone o nelle ree sorti, è cosa difficile; ma troppo sconforta che tirannia di governo si dirami in quelle classi, che parevano la speranza dell'avvenire, le cui prove sono state peggiori de' monarchici conservatori di vecchi statuti.

Rimettendo a stampa queste poche memorie, conservando i primi concetti, già noti, vogliamo, ricorrendo cento anni dalla nascita di Saverio Friscia, rammentare il battagliero, che, colla secca parola, sconfisse sempre i sistemi politici, ritrosi ad inaugurare il regno della giustizia e la legge del progresso.

Francesco Guardione

Palermo, 20 ottobre 1913


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