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Virtutes iisdem temporibus optime aestimantur, quibus facillime gignuntur.
Le parole: O virtù miserabile, eri una parola nuda, e io ti seguiva come tu fossi una cosa; ma tu sottostavi alla fortuna: sdegnose parole di Bruto, racchiudendo un'accusa terribile, furono contradette da Cassio Dione in poi, e Bruto creduto piuttosto uomo di natura perfida; tuttochè la grande anima romana, mandando un grido di maledizione patisse torture; tuttochè l'indomito spirto in quella terribile e sanguinosa notte avesse deciso di nascondersi allo scempio dell'Urbs, pria che Roma mirasse lacrimosa le comiche e atroci scene degli ultimi triumviri. Ma i giudizj sul passato hanno spesso del tornaconto; e la storia no, non è sempre maestra della vita: la storia, alle volte, per fallacia di criterj, è maestra di raggiri, e adula l'empietà. La storia se la scrive Napoleone III, delineando Giulio Cesare, assoda l'impero. I fallaci criterj crearono ognora ambizioni e rovine: gli individui e i popoli compirono spettacoli di nefandigia; il popolo inteso il bisogno di apprendere la virtù, chiese gli esempj, li ebbe porti mostruosi, e credendo, con sincerità, che in ogni tempo tali fossero stati, e dagli antichi tramandati i falsi caratteri, salutò, ossequente, con motto di schiavo, i più tristi conculcatori ed ambiziosi di Stato e d'oro. Rimaso ingannato, si nutrì di servilismo, prostrato alla creata deità umana. Ne' rivolgimenti, come jena del deserto, sazio di sangue, divenne ladro e omicida: il popolo seguiva i fieri istinti dei reggitori di monarchie e di repubbliche; e nelle rivoluzioni non sempre si migliorarono gli animi, nè la virtù fu vista trionfare.
Di rado, assai di rado, nel tentare lo immegliamento della vita sociale, s'udirono magniloquenti parole, le quali, restando nel vuoto, non giovarono punto a correggere. Al pari di Bruto, molti detestano Danton; ma avviene ciò per ignorare le verità somme uscite dal labro di quel magnanimo: «Nous voulons, substituer dans notre pays la morale à l'egoisme, la probité a l'honneur, les principes aux usages, les devoirs aux bienséances, l'empire de la raison à la tyrannie de la mode, le mépris du vice au mépris du malheur, la fiartè à l'insolente, la grandeur d'àme à la vanité, l'amour de la gloire à l'amour de l'argent1». E l'odio agli eroi della Storia nasce da errore, e lo errore divulgano i più astuti, la cui vigliaccheria, idolatrando il popolo, ha fini scellerati.
Presso noi la rivoluzione politica fu cagione di soverchi mali, i cui effetti, non che sprezzarsi, han lode continua. Guai quando i nostri figliuoli strapperanno le maschere: sapranno allora come e quanto la virtù sia resa miserabile, una parola nuda; sapranno che, mentre l'ozio di dispute dava ai ciarlieri vanto oratorio, il diritto nazionale era calpestato in terra ove è stirpe romana. Allora.., oh quanto sarà meglio non rammentare stolide imprecazioni di declamatori...
La sentenza di Cornelio Tacito mi giustificherà negl'intenti. Scrivo di Saverio Friscia, e fra uno sperpero di grate ed ingrate memorie, di migliaia di profili biografici, stimo che la ricordanza di quest'uomo non rinvenga facili riscontri. Una vita di sacrifizj, avente in mira il trionfo del popolo e la gloria nazionale, può correggere da passioni sfrenate, dal dir giusto l'ingiusto, decorosi gli atti più spregevoli. Ritraendola adempiremo a un dovere; e l'esempio darà notizia d'un uomo incorrotto, che non può esser confuso coi pettoruti e gl'insolenti cortigiani, servi in tempi funesti, ora ricchi a discapito della libertà, del popolo, che pur li crede e li idoleggia col chiasso.