Francesco Guardione
Saverio Friscia
Lettura del testo

VIII.

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VIII.

Messina, che prima insorse col grido d'Italia, aborrendo la leggerezza delle chieste riforme, ricaduta tosto nelli artigli borbonici, fu esposta a stragi inaudite; e mentre i pochi si nascondevano per iscampar da morte atroce, la città tutta si vide immersa nel lutto. E pur si combattè eroicamente, e, da' vecchi alle donne, non mancò giammai forza di voleri e tenacità di propositi. Ogni speranza di risorgimento si credette, falliti i moti del primo settembre, perduta, e tale sconforto scese negli animi che Ferdinando, sopponendolo un avvilimento, rideva di quella insolenza, come osò chiamarla, non certo contento in cor suo. Frattanto il lavoro mano mano si riorganizzava, e i piccoli centri si costituivano operosi, mantenendosi in relazioni coi grandi. Quando il 12 gennaio sorse Palermo, il Friscia, in Sciacca, aiutato da sette suoi fratelli e da amici, die' compimento in quel circondario alla rivoluzione. Per tale operosità, egli divenne noto a tutti, ed è questo senza dubio, un bellissimo ed eroico ricordo di sua vita, spesa ognora in vantaggio alla redenzione patria, volta ad essa con quel disinteresse, che distingue il patriota dai trafficatori e facinerosi di politica.


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