XII.
Li 11 giugno 1850 Saverio Friscia è trasportato
all'isola di Favignana; e in quel recinto, che non ha altro orizzonte che il
lontano mare, il Governo poteva credere di essersi sbarazzato di un irrequieto,
la cui prima mira era quella di rovesciare il trono dello spergiuro. Non aveva
però il Friscia lasciato Trapani senza disporre e provvedere il carteggio dei
comitati; e, anche in Favignana, ove pareva assurdo l'attivarsi in pro della
libertà, concentrò il lavorìo rivoluzionario, intendendosi sempre coi patrioti
rimasti in Sicilia e cogli emigrati. In Favignana non cessò di essere il
medesimo che a Trapani, eludendo sempre la vigilanza de' satelliti del
Satriano. Intanto il Rigilifi, bramoso di rendere un servizio notevole al Governo
per la non provata insurrezione, udito che il Friscia si disponeva a prendere
la via di un secondo esilio, si recava a visitarlo, per distorlo; sperando in
seguito di potere, o dalla franchezza, o da una minima parola, implicare nel
processo di cospirazione il barone Cuddio e il principe di Pandolfina; ambi
intimi al Friscia, dei quali l'Orlando aveva detto fossero corrispondenti,
contribuissero alla spesa necessaria per mantenere i comitati e il lavoro
rivoluzionario. E il Rigilifi era lieto di guadagnarsi con tal servizio la
maggiore stima dal Governo, e anche di scroccare grosse somme a quei due
nobili, promettendo loro la salvezza. Il re alla viltà e al tradimento
aggiungeva il furto e il delitto; e i suoi fidi, fino all'ultimo sgherro, si
facevano imitatori della sacra corona!