Francesco Guardione
Saverio Friscia
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XIII.

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XIII.

Li otto di luglio Saverio Friscia, lasciata la Sicilia, giungeva da Trapani a Chioggia. Il Righetti, comandante del brigantino l'Ulisse, egregio uomo, cui palpitava il cuore a' comuni dolori, si mostrò, in quel viaggio, oltremodo affettuoso. Avendo il Friscia destinato di ricoverare a Genova, non accettò le proferte generose di un comandante di New-Orleans che gli offriva di condurlo, con disinteresse, in America. Le sventure nostre erano giunte al punto che i più lontani stranieri le udivano commossi, col pianto sul ciglio. La storia degli ultimi anni del reggimento borbonico quando la sapranno i venturi, o parrà loro di sognare, o di non leggere il vero: tali misfatti e tali iniquità compendiò quell'esecrato governo, il cui esempio forse potrà valer di norma a nuovi carnefici di popoli!

A Genova s'era ridotto Rosalino Pilo, e il Friscia voleva vederlo e concertare le faccende politiche, che dovevano essere più atte a conseguir libertà. Il programma da svolgere non mirava alla nazione, ma a tutte, alle quali era un bisogno risorgere schiacciando false presidenze di republiche, posticce franchige costituzionali, che, in seno all'Europa vivificate, avevano fatte schiave le popolazioni, che, appagate di libertà di parola, erano dissanguate, spettatrici di governi-partiti, perfezionatori dell'aborrito nepotismo papale. Rosalino Pilo, ardente di libertà, univa i suo' desiderj arditissimi a quelli di Saverio Friscia, perchè ambi miravano di combattere efficacemente gli opportunisti e i moderati, a' quali non mai si piegò quel prode, immaturamente perduto, ucciso, il 21 maggio 1860, sulle alture di S. Martino, sostenendo eroica resistenza contro le vandaliche soldatesche.


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