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XIV.
Nel 1851 si costituiva in Londra il comitato rivoluzionario europeo, e n'erano rappresentanti Ledru-Rollin, Giuseppe Mazzini, Rugi, ed altri, non meno cospicui per fama politica e sentimento di libertà. Si stabiliva in esso che, costituendosi a Parigi nuovi comitati, corrispondendo con quello di Londra, dovessero comunicare colle regioni della divisa Italia. Riuniti i pareri degli emigrati di Parigi, Marsiglia, Malta, Torino, Genova ed Alessandria, il Friscia, a maggioranza, venne nominato membro del comitato, che doveva risiedere a Parigi, componendolo l'illustre storico Michele Amari, Tommaso Landi, Giacinto Carini e il marchese Milo.
A Genova il Friscia, professando l'omiopatia, avendo estese le conoscenze e le amicizie, le eccellenti prove l'avevano liberato da non poche miserie. A Genova sarebbe rimasto, ma la causa della rivoluzione, anteponendola a tutto come primo dovere, trovò necessario di scegliere la dimora di Parigi. Povero, con pochi danari, il 2 maggio 1851, si stabilisce nella grande metropoli, per procedere d'accordo cogli altri componenti del comitato; ma, dopo lungo discutere e continue opposizioni, accortosi che non era fra loro alcun accordo, nè potendo, per discordia di pareri, avere le cose un incremento, sciolto il comitato, strinse da sè le relazioni a Londra, a Marsiglia, a Genova, affrontando que' grandi e terribili pericoli, che sono sempre negl'istinti degli uomini di rara virtù, operosi, esemplari per disinteresse.
La vita povera in quelle urgenti vicende, non lo sprona a procurarsi i mezzi di vivere alla meglio; ed egli che poteva ricavare dalla omiopatia larghi mezzi, non mai trascurando quanto aveva con abnegazione assunto, patisce la fame e il freddo. Postosi in relazione co' democratici italiani più accreditati, co' republicani francesi, ebbe gran parte in tutti i fatti, che precedettero il famoso colpo di Stato del pervenu; il quale dal Friscia fu previsto ed annunziato, contro le opinioni de' republicani italiani e francesi, che confidavano con lui su tutte le vicende politiche.
Corrispondevano continuamente a Londra, ed a lui è dovuto l'aver fatto passare da Parigi nella Svizzera i revolvers abbisognevoli per la insurrezione di Milano del 2 febbraio 1852; e, con assiduità impareggiabile, provvedette di passaporti molti, che vi si recavano per la Svizzera, consegnando pure al Generale Türr le somme che il Mazzini mandavagli per recarsi a Milano: preparazioni che non ebbero effetti, come il Friscia liberamente aveva detto, e, previstone l'insuccesso, scrivendo a Giuseppe Mazzini, gli fe' noti i mestatori, coloro che agivano per tradimento. Erano costoro quei falsi uomini, cui sovente il Mazzini ripose fede, accorgendosi tardi, dietro indagini, ch'erano republicani rimpastati per servire le polizie
Nell'agosto del 1852, in quella Parigi, che è gran centro della scienza medica, il Friscia esercitò l'omiopatia, schivando le imposture, come contrarie a' principj di un uomo, che non altro idoleggia che la libertà e la giustizia. Presto, acquistata fama, fu ammirato dai più dotti; mutandogli le cure professionali le povere condizioni, che mai lo fecero pentire dei passati travagli e d'una vita stentata. Nel 1856 tolse in isposa un angelo di creatura, Melania De Brenck, belga, nativa di Bruges, e divise con lei quei supremi affetti, che scaldano sempre il figlio, il marito, il padre, se in cor loro alberghi il sentimento sacro di patria!
Il 1859 resuscitava la sepolta libertà, inaugurando l'unità della nazione. Vittorio Emanuele, adempiendo ai giuramenti, sfidata l'Austria, la combatte, ma poi non più soccorre la rivoluzione, che, a Villafranca, con propositi volpini, avevano soffocato due imperatori, un vinto ed un usurpatore. Nel 1860 Giuseppe Garibaldi, dopo le giornate di Calatafimi e di Palermo, spezza lo scettro del Borbone, e i figli profughi tornano alla redenta madre. Saverio Friscia lascia in Parigi l'agiato vivere, già datogli dalla scienza, giungendo il 2 agosto a Palermo; e, qual vecchio soldato della rivoluzione, ha desiderio di lavorare per la grande opera del riscatto. Palermo è la città che lo vide studente, cospiratore e rappresentante la Camera dei Comuni. Quante reminiscenze, quanti dolori! Il 1848 non era però cancellato dalla mente: gli errori funesti, con cui muore la libertà, non si cancellano anche dopo dodici anni!