Francesco Guardione
Saverio Friscia
Lettura del testo

XVII.

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XVII.

Bene o male che fossero andate le vicende politiche, le province lontane erano annesse a quelle, che avevano, dal 1848, mantenute le franchige costituzionali, proclamandosi a Torino il Regno d'Italia. Il 28 febbraro fu un gran giorno per il conte di Cavour; chè egli credeva aver vinto, colle arti astute della politica, la rivoluzione, e, rappresentandola, la manifestava in discorso rumoroso, pronunziato alla Camera parlamentare, in cui nascondeva gli atti bruschi e l'infedeltà d'agire di coloro, che, nelle province del mezzogiorno, avevano avute ire da sfogare, vendette da prendere. I rappresentanti politici accorrono a Torino, e, in mezzo alla schiacciante maggioranza, che fa plauso ciecamente al Governo, sorge nell'aula di Palazzo Carignano una sparuta opposizione, che prese nome di sinistra storica, da' cui banchi si ode il suono della veemente parola di Angelo Brofferio e di F. D. Guerrazzi, ai quali si aggrega il Friscia.

Il collegio della sua città lo aveva eletto per la rappresentanza, non ostante le molte opposizioni. Giuseppe La Farina, republicano al Quarantotto, più ardente nelle idee, esulando a Parigi e a Tours, venuto in Piemonte, accettando e proclamando le teoriche di gabinetto, aveva nutrito un odio immenso pe' principj sostenuti con intolleranza nei suoi libri storici e pe' suoi compagni della Camera dei Comuni. Giuseppe La Farina, in cui, al 1860, si personificò la diplomazia, desiderando che il Friscia non fosse nel numero dei deputati del Regno d'Italia, tolse, per riuscire nei suoi intenti, al collegio di Sciacca i comuni vicinissimi, aggregandone altri assai lontani. Ma il popolo obedì ad un intimo sentimento, dando per acclamazione il nome del Friscia: memore il popolo dell'uomo energico del 1848. Questo sperpero di opinioni desolò la rivoluzione del 1860: i cittadini più gloriosi si contrariavano, la calunnia lacerava la loro fama, ed erano pure tratti in arresto, trasportati fuori in compagnia di spie. Questi scandali vide il popolo, cui poi si fecero accuse, se, in momenti di cieca rabbia, non avesse saputo contenersi!


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