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XVIII.
Nella prima legislatura del Regno d'Italia (chiamata settima o ottava da' piemontizzatori, che avevano mirato ad allargare la camera subalpina), furono visti gli uomini di tutti i colori e di tutti i partiti dividersi in due schiere. La proclamata unità politica della nazione, aveva mutato, per necessità gli animi: molti ch'erano stati fieri difensori delle idee municipali e regioniste, altri che al più si eran potuti indurre alla confederazione, comparivano unitarj, lasciando dietro loro, anche fintamente, le simpatie del papato, pel reame delle Sicilie, pei granducati e le ducèe. Strane metamorfosi, ma non nuove! Però gli uomini cangiati di carattere, scandalezzano in seguito pe' loro atti, e il popolo che ha, preso insieme, gran mente, giudicò che se i passati monarchi avessero ciondolati e ricompensati materialmente gli attori della rivoluzione, questa avrebbe avuto meno esigenti, minor danno le avventure! La riunione de' rappresentanti delle cento città, in Palazzo Carignano, fu uno splendido avvenimento, col quale principalmente cessavano le atrocità di secoli. Il Parlamento italiano era l'espressione della nazione, la quale conveniva in un luogo per mantenere le sue libertà e discutere il suo diritto. Anche questa volta il popolo italiano si affidava a un re, sedotto dalle insinuazioni de' monarchici, che mettevano in discredito, come pomo di discordia, le istituzioni popolari, le sole che potevano conquistare civiltà all'Italia. I monarchici, fautori d'una politica di calcolo e di dissolvimento morale, offuscavano il nome e la purezza de' costumi di Giuseppe Mazzini, spietatamente calunniando l'uomo che aveva dissepolta l'Italia, dandole vita e nuova civiltà. Così essi intesero il rinascere: essi che non altro vantavano che l'aver servito le polizie dall'austriaca alla borbonica alla sabauda, resi fruttuosi colle ladronerie i loro servigj, ardivano, impudenti, offendere l'uomo, che, nelle calamità dello esilio aveva creato la coscienza del popolo, dal 1860 corrosa da mestatori politici!