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XXVI.
Poco prima delle ultime elezioni, trattenendosi, confidenzialmente, co' suoi elettori, mostrava tutta quanta la fierezza dei suoi principi col dire: «Saverio Friscia lo conoscete da lunghissimo tempo, e come uomo e come cittadino; sapete che cosa è, come pensasse al 48, come si fosse regolato nell'esilio, come dal 60 ad oggi. Io non ho niente da rinnegare del mio passato, nulla che mi faccia arrossire. Il mio programma lo serberò intatto. Certo non avrei accettato il mandato affidatomi, se, non accettassi le condizioni in cui versa la Nazione, che è padrona dei propri destini. Io non sarò ribelle ai voleri della Nazione, ma apostata nemmeno». Ed egli, riproposto deputato, nel 2° collegio di Girgenti, riconfermava se stesso, scolpiva la forte coscienza, scrivendo a un suo intimo: «Ringrazio tutti quelli che si prestano per favorirmi, ma io voglio, a qualunque costo restare nella linea d'indipendenza e di principj in cui ho militato. Non voglio piegare di un ette».
E, intanto, Saverio Friscia, colla nuova legge elettorale, per centinaia di voti non venne rieletto. Mancò alla Camera il deputato del Quarantotto, il deputato dal 1861 al 1882, che, prescegliendo vita povera e onorata, antepone ognora a sè i diritti degl'Italiani. Nelle ultime elezioni non ebbe più affidato il supremo mandato! Questo prova che le coscienze degli elettori non son punto libere; prova che l'ultima legge non è degna de' tempi; in cui la spia, l'ignorante, il nobile, trova più facili risultati che non un Saverio Friscia, che abbiamo visto patriota e scienziato dal 1830, povero e immacolato sempre, di cui si dirà da tutti i partiti: Pochi lo eguagliarono, molti dovranno imitarlo20!
La non riuscita del Friscia cagionò un immenso dolore, e si credette che alla Camera vi fosse un vuoto21! I giornali di tutte le città d'Italia per tanto torto, ricordarono la sua vita, facendo maggiormente rilevare essere il Friscia sempre vissuto a bene della Nazione, e nelle file più ardite ed operose sollevar la voce per la giustizia e la libertà. Fu grande dimostrazione di affetto, fu tal entusiasmo, che non facilmente potrebbero imaginare di conseguire i vili, che amano l'Italia per averne gli utili, senza risparmiarsi un istante di prostrarla e renderla misera. Le società operaie chiamarono a sè il vecchio rappresentante della democrazia, il padre del popolo, onorandosi di eleggerlo a rappresentante22. Da ogni luogo sorsero parole ammirevoli per colui, che tanto ha amato l'Italia, e che non doveva scomparire da quell'aula, ove alzò, in ogni occasione, la bandiera di libertà, ed era uno dei suoi Bajardi.
Però Saverio Friscia anche nella modesta sua casa nella piccola Sciacca, sarà onorato e riverito da tutti gl'Italiani, amanti dello splendore patrio!
Ricevo il tuo carissimo biglietto e te ne ringrazio, abbracciandoti col cuore.
E poichè il destro mi si dà, voglio dirti ciò che da un pezzo mi stava sull'animo. – Che la possibilità dell'ostracismo inflitto a «Saverio Friscia, da urne Siciliane» era nella mia mente qualcosa di così anormale, di così mostruoso, che la mia mente «neppur lo sognava», e vivendo su questi colli, mezzo segregato dal mondo, quando qui mi giunsero siciliane offerte, ti basti questo che raccomandai in mia vece il Damiani – per il motivo semplice come l'acqua – che ti credevo, «ti ritenevo eletto»: ed ero lontano le mille miglia dal pensare che nella forte Sicilia il trasformismo si annunziasse colla ingratitudine. Ora, dirti mi basta che la tua esclusione al Parlamento è un'onta per il paese, e per la coscienza italiana: e guadagnasse l'Estrema Sinistra cento seggi – io guarderò sempre con rammarico il tuo scanno, finchè non vi vegga ricomparire la nobile figura del «Veterano della libertà».
Addio – ricordami come ti ricorda il sempre tuo affezionatissimo