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II. In quel fiorito secolo, che per dovizia di chiari ingegni, e pei favori di due Monarchi di elevati spiriti (Carlo V. e Clemente VII.) crebbe in tanto onore d’arti e di lettere questa nostra comune patria, trasse Properzia di onesti parenti suo nascimento. 1 Dotata d’ingegno perspicacissimo, e in tanta prosperità di ogni liberal disciplina, potè, non altrimenti che nobile pianta in addomesticato terreno, produrre frutti di più che ordinaria bontà. Subitamente ancor fanciulletta per certe sue particolarità e suoi genj die’ a divedere quanto da natura fosse alle cose del disegno inclinata. Conciossiachè fra suoi fanciulleschi trastulli, quello di tutti a lei più gradito, era il gir disegnando varie fantasie, e comporre di creta figure o d’uomini o di animali, 2 il tutto con sì buon garbo, e tanto al di sopra di quella piccola età, che anche gl’intendenti lodavano molto, e grandi e belle concepivano di lei le speranze. Col crescere degli anni, a questo innato amore alle cose del disegno, si accompagnò quello ancor della musica3: e ciò fu allora che si avvenne per prima volta a gustarne la cara soavità. Quest’arte giocondatrice, quest’arte prima fra le più elette delizie, potè tanto con sue attrattive in quell’anima gentilissima, che volle subito farla suo principale studio. Attese dunque in prima a sonare probabilmente di liuto, e indi a poco a cantare; e siccome oltre alla complessione e gli spiriti a quello studio abilissimi, aveva ancor tratta da natura perfetta voce, così con poca fatica, e in breve corso si portò tanto avanti, che non era altra di sua città, che nel suono e nel canto le si eguagliasse. Tanta virtù in una freschissima giovanezza, la qual si rendeva ancor più cara dalla grazia dell’avvenenza, non potendo starsi ammirata fra soli pochi intendenti, cominciò spandersi per la città, intantochè non era adunanza di compagnevol brigata, non festeggiamento di liete nozze, non straordinario spettacolo di pubblica gioja, dove non fosse bramala universalmente quest’angioletta.