Antonio Saffi
Della vita, e delle opere di Maria Properzia de' Rossi, scultrice bolognese
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VII

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VII. E dal lodarla dovrem pur qui subito cominciare, parendo cosa superiore a donnesco animo l’essersi ella volta a questuarle per fatiche di corpo e di mente tutta maschile, e con sì grande fiducia di se medesima. Chè questo è appunto quello che si trova essere proprio de’ grandi ingegni: avvisare con occhio intrepido qualsivoglia impresa difficoltosa; mettervisi entro con tutto l’animo arditamente; non dar mai addietro per ismarrimento o diffidanza: in una parola, durare imperturbato senza sgomentarsi d’ogni più grandissimo ostacolo. La quale altezza di spiriti dimostrò Properzia assai bene nell’essersi posta a operare nel marmo comunque donna e di fresca età, nell’aver tirato innanzi in quell’arte senza che mai per fatica o per altra qualsivoglia cagione rallentasse l’animo: nell’essersi infine fra picciol tempo nella patria, e fuori acquistata celebre rinomanza. E in verità, che dovunque era amore di gentili arti si faceva grandissimo dire che una bella giovane bolognese, fra l’altre assai doti che l’adornavano, avesse ancor questa rarissima e tutta nuova, scolpire nel marmo stupendamente.


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