Antonio Saffi
Della vita, e delle opere di Maria Properzia de' Rossi, scultrice bolognese
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VIII

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VIII. Che se taluno facesse stima, che il modellar sulla creta, il discarpellar sassi, il trattar le seste, le squadre, e altri stromenti che fanno all’arte, non fosse opera molto dicevole alle delicate mani di giovinetta donna, noi francamente il riprenderemmo d’insufficiente estimator delle cose. Perocchè ci sembra, che quanto è più raro il trovar donna che abbia posta opera in arte difficilissima, tanto più s’abbia a tener singolare e ammirando l’esservi alcuna d’esse riuscita perfetta. Aggiungi, che essendo ottimo intendimento di queste arti il ritrarre le valentìe de’ grandi uomini, la scultura, che di gran lunga soprastà all’altre nella durata, vuole avere vanto di maggior pregio, e in sì fatto ufficio essere guardata come la più desiderabile agl’immortali ingegni. Onde che mi fo a pensare, che greci e romani le più insigni virtù civili e militari volessero anzi con istatue, che con altra maniera d’arti rimeritare; molto saviamente argomentando, che così più a lungo durerebbe ne’ posteri, e la memoria de’ magnanimi fatti, e il grato animo del comune, e la invincibile forza dell’esempio, e quella virtù santissima di tutte l’altre, la carità della patria. Per le quali cose si fa vedere, che non è persona di qual sia sesso, di qual sia grandezza di nascimento, cui l’esercizio della scultura non solamente non disconvenga, ma che non le torni per opposito in grandissimo onore.


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