Antonio Saffi
Della vita, e delle opere di Maria Properzia de' Rossi, scultrice bolognese
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X. Ma Properzia sentiva nel suo interno di potere aggiugnere a più alta estimazione nell’arte, perocchè quanto le pareva d’essere riuscita a buon punto nell’operare d’ornato, altrettanto, e più ancora si prometteva in ritrarre figure, dove il genio suo la portava con più di amore. Tiratasi dunque avanti a perfezionarsi in questa parte, studiava i e le notti incessantemente, perchè la mano e lo scarpello obbedissero ognora più ai disegni dello intelletto. E quante volte per soverchia fatica sentiva raffreddarlesi alquanto del solito ardore, si portava il più tosto a riguardare le opere de’ gran maestri, e sopra tutto quelle quindici storie di basso rilievo, con che lo stupendo ingegno di Jacopo Della Quercia recò tanto grande splendore alla prima facciata di S. Petronio. Quivi la dispossata donna tutta per allegrezza si rinfrancava: quivi attentamente mirando, si rinfervorava nell’arte, si rinvogliava del faticare: e quasi sospirasse di segnalarsi ella pure per simil guisa, coll’anima tutta in Jacopo assorta, sembrava dire: O fortunato ingegno! quanto è invidiabile la gloria che tu n’hai colta! Le tue fatiche in questa materia durissima collocate, serberanno intatta quella bellezza che loro hai data. Ad ogni secolo, un nuovo popolo di gente le guarderanno, le ammireranno; e il nome tuo, o spirito eccelso, discorrerà famoso fra le generazioni che in infinito si succederanno. Così ella: e ripreso animo e forze, tornava a faticar da capo nel suo mestiere.


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