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XI. Ma come da quella facciata per le istorie di Jacopo ebbe Properzia incitamento grande a farsi ancor più perfetta; così per quella medesima le si diede occasione di mostrare con nuove opere quanto maggiore eccellenza avesse acquistata nell’arte. Imperocchè venuto in animo agli Operaj di detto Tempio che si tirassero innanzi gli ornamenti di quella facciata a figure di marmo, e fatti venire (oltre a quelli del paese) alquanti artefici da varie bande, e fra questi Nicolò Tribolo, scultore in que’ tempi rinomatissimo; Properzia desiderando di mettere mano ella pure cogli altri valentuomini in quel pubblico lavoro, fece significare a detti Operaj questa sua brama. Ma eglino, o perchè non avessero veduto altro lavoro di marmo di sua mano, tranne quello di che si è parlato poc’anzi, o che si ritenessero alquanto di confidarsi all’ingegno e valore di giovine donna; non volendo così ad un tratto nè consentire, nè dinegare, risposero che volentieri; sì veramente che ella ne desse a veder loro in saggio qualche sua opera di marmo a figura. Ond’ella fatto subito un ritratto di finissimo marmo, e di tutto tondo11, rappresentante il Conte Guido Pepoli di naturale, diello ad Alessandro figliuol di Guido, perchè il desse agl’intendenti da riguardare. Il quale busto, come si vede12, sebbene per essere vestito di armatura non altro mostri d’ignudo che la testa (e l’arte sull’ignudo suol campeggiare assai) tuttavolta mirando insieme alla vivezza, all’espressione, e a un certo che di magnanimo che tiene nell’aria del volto, non si può a meno, per poco che sentasi in fatto d’arte, di non giudicarlo a prima vista una molto bell’opera. Piacque dunque infinitamente, e non solo a coloro che l’avevano richiesto in prova, ma anche a’ cittadini tutti, i quali non si potevano saziare di rimirarlo, tanto il trovavano condotto con arte maestrevolmente. Per che non è a dubitare quanto accetto si avesse dagli Operaj, e quanta festa e allegrezza ne facessero con Properzia, alla quale, senza frapporre indugio, allogarono parte di quel lavoro secondo che aveva desiderato. 13