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XVI. Correva intanto per tutta Italia, e fuor d’Italia la fama grande di questa ingegnosissima donna, e il nome suo sonava caro e diletto a quanti erano amici delle virtù. A lei scrivevano di Roma maestri d’arte rinomatissimi; a lei si recavano viaggiatori stranieri per desiderio di visitarla; di lei, principi, e gran signori cercavan novelle. In Bologna poi, quanto non era grande la riverenza e l’amore che s’aveva acquistato? Non era ricca persona, che non si pregiasse di averla seco alla mensa, o fra piacevole conversare; non ricercatore di cose d’arti, che a lei per consiglio non ricorresse; non donna desiderosa di venire in qualche riputazione, cui Properzia non si ponesse ad esempio. In somma come se in lei fosse stato un non so che di divino, era da ognuno con ogni maniera di lodi, e di onori magnificata. Ma questa donna, al cui vivissimo ingegno riuscì agevole qual si fosse arte difficilissima; questa donna, il cui forte animo non poterono abbattere tanti stenti e fatiche, tante malignità dell’invidia, non ebbe forza e potere da sradicar dal cuore l’amorosa passione, che per essere infausta e disperata, non la lasciava in verun modo aver requie. Qual si fosse di nome cotesto suo amato; come, e in che modo prendesse ella ad amarlo, non è scrittore che ne favelli. Il solo che noi possiamo affermare senza eccezione si è, che quanto Properzia seguitò costante nel vano amore, altrettanto quel duro cuore stette ostinato nel non curarla. Sventurata Properzia! tanto giovane, tanto bella e virtuosa, aver toccata così deplorabile sciagura. E in verità non è a dubitare, che la passion sua non sia stata sopra ogni credere miseranda. Imperocché oltre al gran tormento di non trovar grazia negli occhi di quel medesimo, che per irresistibil forza di amore avea continuo innanzi al pensiero; dovea pur esserle cagione di fiero sdegno, che a niun prò avessero a riuscire presso quell’altiero e discortese, la freschezza degli anni, la celebrata bellezza, le virtù varie, l’estimazione, la gloria da infinite genti riscossa. Contro così terribile infermità cercò la misera per qualche tempo di mettere in campo con intrepidezza di cuore ogni argomento di ragione, ogni vigor di spirito per riscattarsene. Ma le forze che si ricercavano a tanta impresa, eran da troppo più grandi che non concede natura alle dilicate donne; onde che non dee recare meraviglia, se il costei animo, dalla gentilezza dell’arti reso ancor più gentile e più sensitivo, dovette per ultimo rimaner vinto.