Antonio Saffi
Della vita, e delle opere di Maria Properzia de' Rossi, scultrice bolognese
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XVIII

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XVIII. Ma delle lodi di Maria Properzia essendosi ormai parlato per quanto si potette dalla mia debile voce, ora a voi, giovani egregi, a voi studiosi dell’arti volgerò l’estremo di mie parole; Vedeste costei, con che animo ardimentoso concepì l’alto pensiero di avere ella pure nella vostra schiera onorato posto, come stette ferma in quel nobile desiderio, intrepida nelle fatiche, costante nel buon volere. Vedeste il frutto amplissimo che ne colse nella estimazione, e nell’amore che s’ebbe da’ cittadini, dagli strani, da quanti udirono il nome suo. E di una benevolenza così sparta per ogni parte, e voi, ed io dobbiamo credere insieme, che le venisse non dalla sola eccellenza delle virtù, o perchè queste illustrate dalla caduca beltà del corpo: ma principalmente dall’aversi ella portato da natura oltre al bonissimo ingegno, certa gentilezza e soavità di costumi; con che le virtù sogliono rendersi al cospetto del pubblico amorosissime. Vedeste in fine come per colpa di sfortunato amore, cui ella non bastò reprimere, restasse preda di barbara morte ancor nel fiore di giovanezza, e con tante speranze di levare al più alto segno l’acquistata gloria. Siavi dunque, o giovani, in questi vostri verdi anni la costei vita di ammaestramento; non vi sgomentino le noie del faticare, non vi torcano dal buon cammino gli allettamenti delle fallaci passioni; stiavi sempre fisso al pensiero, che il premio ch’oggi v’è dato in compenso di belle prove, fu accompagnato dal comune voto, che per voi si mantengano in vita e in onore le care arti.

 


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