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Giacomo Alberione, SSP
Brevi meditazioni - II

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2.o Dice S. Girolamo: Mostrarci implacabili per una ingiuria ricevuta e rifiutare il perdono per una parola amara non è forse giudicare noi stessi degni del castigo? Dio ci tratterà secondo le intime disposizioni del nostro cuore, se non perdoniamo non saremo perdonati. Egli è giudice e non si contenta di un perdono esteriore, vuole un perdono di tutto cuore». Dio perdonerà a noi nella misura che perdoniamo al prossimo: «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt. 6, 12). «Perdonate e sarete perdonati» (Lc. 6, 37) «Fate del bene e pregate per quelli che vi fanno del male o vi perseguitano», «Io vi dico: amate i vostri nemici» (Mt. 5, 44).

     Cristo venne calunniato, condannato, crocifisso. Ma appena fu elevato sull'altare della croce, prima di tutto, volle pregare per i Suoi nemici: «Padre , perdona loro; perché non sanno quello che fanno».

     I nostri peccati sono le offese fatte da una misera creatura a un Dio d'infinita grandezza e nostro Creatore. Rivestono, perciò, una malizia, temerità, audacia incredibile; mentre i dispiaceri che riceviamo sono fatti da uomini pari a noi.

 


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     Dolce cosa il perdono! dà pace anche alle anime nostre e porta una serena fiducia nella paterna bontà di Dio.

 

    




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