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S. Alfonso Maria de Liguori Canzoncine spirituali IntraText CT - Lettura del testo |
Si descrive la vita di un'Anima vera Sposa di Gesù
«Exigit Deus timeri ut Dominus, honorari ut
Pater, ut sponsus amari». (Serm. 82 in Cant.)
La Sposa non vive che sol per amare:
Non serve all'Amato che sol per amore:
Non teme l'Amato, se non per timore
Di non contentare appieno il suo cor.
Castigo più grande, che d'esser privata
Del caro suo Amore, non sa paventare.
Non spera già premio, suo premio è l'amare,
L'amore è la speme di tutto il suo amor.
Ma il giungere appena lo Sposo ad amare
A un'anima Sposa non basta a dar pace:
Di quanto all'Amore più serve, più piace,
La Sposa perfetta scegliendo va il fior.
Quant'opra o disegna quest'Anima amante,
Tutt'è per gradire al Re del suo core;
Ma al cor d'una Sposa è poco ogni amore,
Quant'ella più ama, più anela d'amar.
Pur troppo è contenta, allora che gode
La dolce presenza del Bene suo amato:
Ma quando n'è priva, il cor desolato
Sospira, languisce, più pace non ha.
Sta in guardia del core, acciocché non v'entri
Amor che non sia amor del suo Sposo;
Ben saggia comprende, quant'Egli è geloso
D'un cor che di Sposa giurò fedeltà.
La Sposa va sempre seguendo il suo Sposo;
Appena ch'Ei parla, la Sposa ubbidisce:
E tanto a lei piace quel ch'Egli gradisce,
Che in altro non gode che in solo ubbidir.
Non cerca piaceri, non serba più brame,
Voler più non tiene: il solo volere2
Del dolce suo Sposo è tutto il piacere
E l'ansia d'un'Alma, ch'è Sposa a Gesù.
E poiché 'l patire è il segno più bello,
Che più dell'amore fa certo il Diletto,
La Sposa che brama far noto il suo affetto,
Non altro che pene cercando sen va.
De' grandi del mondo non stima la sorte;
Pietà più di questi, che invidia ne sente;
Invidia le fanno quell'Alme contente,
Che strette con Dio lo sanno più amar.
Pensando alle Spose che sono già in porto,
Ma penano amando lontan dall'Amato,
Oh quanto s'adopra, che al Regno beato
Sian presto condotte l'amato a veder.
Vorrebbe che al mondo pel caro suo Sposo
Ardessero tutti d'amore a tal segno,
Ch'ognuno l'amasse quant'Egli n'è degno,
O almeno quant'essi potesserlo amar.
E quando altri vede, che offendon l'amato,
Oh com'ella geme e prega per quelli,
Affinché da servi superbi e ribelli3
Diventino amanti del loro Signor.
Ma quanto più piange, se ingrata ancor ella
Talvolta all'Amore del Caro si vede;
Non piange il castigo, ch'anzi ella gliel chiede4,
Ma piange la pena ch'ha data al suo Ben.
O pazze del mondo, voi spose infelici,
Chi tanto v'inganna lasciate, lasciate;
Non siate più stolte, venite ed amate
Chi sempre contente sol render vi può.
Io sol del mio Dio voglio essere Sposa;
Non bramo di Sposa già il nome, l'onore,
Ma cerco di Sposa la Fede, l'Amore,
Per essergli sempre amante e fedel.
E giacch'Egli ancora vuol'esser cortese
Ne' secoli eterni l'eterno mio Sposo,
Qui bramo patire, non bramo riposo,
Aspetto il riposo che in Ciel mi darà.
«Non piange il castigo ch'anzi ella sel chiede» (Reuss, 1896).