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| Pontificia Accademia per la Vita Il rispetto della dignità del morente IntraText CT - Lettura del testo |
3. La Chiesa ha seguito con apprensione tale sviluppo di pensiero, riconoscendovi una delle manifestazioni dell’indebolimento spirituale e morale riguardo alla dignità della persona morente e una via “utilitarista” di disimpegno di fronte alle vere necessità del paziente.
Nella sue riflessioni, essa ha mantenuto costante contatto con gli operatori e specialisti della medicina, ricercando la fedeltà ai principi e ai valori dell’umanità condivisi dalla massima parte degli uomini, alla luce della ragione illuminata dalla fede, e producendo documenti che hanno ricevuto l’apprezzamento di professionisti e di larga parte dell’opinione pubblica. Vogliamo ricordare la Dichiarazione sull’Eutanasia (1980), pubblicata 20 anni or sono dalla Congregazione per la Dottrina della fede, il documento del Pontificio Consiglio “Cor Unum” Questioni etiche relative ai malati gravi e ai morenti (1981), l’Enciclica Evangelium Vitae (1995) di Giovanni Paolo II (in particolare ai nn. 64-67), la Carta degli Operatori sanitari, redatta dal Pontificio Consiglio per la Pastorale della salute (1995).
In questi documenti del Magistero non ci si è limitati a definire l’eutanasia come moralmente inaccettabile, “in quanto uccisione deliberata di una persona umana” innocente (cfr. EV 65. Il pensiero dell’Enciclica è precisato al n. 57, consentendo così la giusta interpretazione del passo del n. 65 appena citato), o come azione “vergognosa” (cfr. Conc. Vat. II, GS 27) , ma è stato anche offerto un itinerario di assistenza al malato grave e al morente che fosse, sia sotto il profilo dell’etica medica, sia sotto il profilo spirituale e pastorale, ispirato alla dignità della persona, al rispetto della vita e dei valori della fraternità e della solidarietà, sollecitando persone ed istituzioni a rispondere con testimonianze concrete alle sfide attuali di una dilagante cultura di morte.
Recentemente, questa Pontificia Accademia per la Vita ha dedicato una delle sue Assemblee generali (dopo un lavoro preparatorio durato diversi mesi), allo stesso tema, pubblicandone poi gli Atti conclusivi nel volume intitolato “The Dignity of the Dying Person” (2000 ).