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| Pontificia Accademia per la Vita Il rispetto della dignità del morente IntraText CT - Lettura del testo |
4. Vale la pena ricordare qui, pur rinviando ai documenti appena citati, che il dolore dei pazienti, di cui si parla e su cui si vuol fondare una specie di giustificazione o quasi obbligatorietà dell’eutanasia e/o del suicidio assistito, è oggi più che mai un dolore “curabile” con i mezzi adeguati dell’analgesia e delle cure palliative proporzionate al dolore stesso; questo, se accompagnato dall’adeguata assistenza umana e spirituale, può essere lenito e confortato in un clima di sostegno psicologico e affettivo.
Eventuali richieste di morte da parte di persone gravemente sofferenti - come dimostrano le inchieste fatte fra i pazienti e le testimonianze di clinici vicini alla situazioni dei morenti – quasi sempre costituiscono la traduzione estrema di un’accorata richiesta del paziente per ricevere più attenzione e vicinanza umana, oltre alle cure appropriate, entrambi elementi che talvolta vengono a mancare negli ospedali di oggi. Risulta quanto mai vera la considerazione già proposta dalla Carta degli Operatori sanitari: “l’ammalato che si sente circondato da presenza amorevole umana e cristiana, non cade nella depressione e nell’angoscia di chi invece si sente abbandonato al suo destino di sofferenza e di morte e chiede di farla finita con la vita. È per questo che l’eutanasia è una sconfitta di chi la teorizza, la decide e la pratica” (n. 149).
A tal proposito, vien fatto di domandarsi se per caso, sotto la giustificazione della insopportabilità del dolore del paziente, non si nasconda invece l’incapacità dei “sani” di accompagnare il morente nel suo difficile travaglio di sofferenza, di dare senso al dolore umano – che comunque non è mai del tutto eliminabile dall’esperienza della vita umana quaggiù – e una sorta di rifiuto dell’idea stessa della sofferenza, sempre più diffuso nella nostra società del benessere e dell’edonismo.
Non è poi da escludere che, dietro alcune campagne “pro-eutanasia”, si nascondano questioni di spesa pubblica, ritenuta insostenibile ed inutile di fronte al prolungarsi di certe malattie.