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Federigo Tozzi
Bestie

IntraText - Concordanze

(Hapax - parole che occorrono una sola volta)


1-cerch | cerco-goder | gola-peggi | pelle-sembr | semi-volin | volta-zufol

                                               grassetto = Testo principale
     Paragrafo                                 grigio = Testo di commento
1002 10| gliela cacciò dentro la gola. Il rospo cominciò a tremare, 1003 4 | appoggiato con il petto e con i gomiti, i tre lampioni della piazza 1004 10| sporta al braccio fino al gomito: d'inverno aveva un pastrano 1005 4 | pallida e con un collo così gonfio che mi faceva pensare a 1006 4 | di un'anatra quando ha il gozzo pieno. ~Qualche sera, io 1007 13| conigli da razza che le graffiarono le mani. ~Bisognò disinfettargliele; 1008 20| perfino seccati i fili di gramigna, le cui punte bianche apparivano 1009 13| voleva e ci pianse. ~Nei grandi prati, che mi piacevano 1010 46| chicchi di granturco o di granella. ~Allora, troppo tardi, 1011 22| alberi, morti, saggine e granturcheti doventati bianchi, fili 1012 52| mai. ~Il campanile con i grappoli delle campane che fanno 1013 34| assaggio l'uva e, con un grappolo in mano, piglio attraverso 1014 21| sopra. M'ero fatto scuro e grasso: bestemmiavo e cantavo lungo 1015 21| dirà la mia gioia quando, grattandomi i capelli con le unghie, 1016 4 | mani incrociate: portava un grembiule con una gran tasca dove 1017 13| una dietro l'altra, nel grembo. Quando se ne andava, era 1018 17| estate mi sedei a piè d'un greppo e cominciai a fumar sigarette 1019 5 | pietra sepolcrale, sempre più greve; e mi sentivo schiacciato 1020 42| nuvole me le facessero più grevi. C'era a capo del letto 1021 42| peggio. Ero proprio per gridare, spaventato delle coperte 1022 16| un usignolo; io feci un grido, e poi gli tirai un sasso. 1023 4 | facciata della Chiesa era più grigia, la cupola pareva per sparir 1024 50| sé. ~E questo farfallino grigio scommetto viene di ; perché 1025 17| feci per alzarmi. Allora un grillo, così vicino che non raccapezzavo 1026 13| vestita male, con molte grinze, senza denti, senza sentimenti, 1027 51| una sola, anzi, gialla e grinzosa. La guardai meglio, prima 1028 54| miagola e si spenzola dalla grondaia? ~* * *~ 1029 25| andava dentro giù per le grondaie contorte, attorno alla mia 1030 43| la grandine, sempre più grossa, empiva il davanzale della 1031 24| vere che, se doventassero grosse e larghe come le voglio 1032 51| di bachi carnosi duri e grossi più delle dita; ed avevano 1033 10| e il sangue colava più grosso e scuro; quello a cui avevano 1034 46| letto, proprio sopra il guanciale molle di sudore. Allora, 1035 6 | mettersi una rosa! I suoi guanti sgualciti e sfondati, la 1036 3 | pensato a quello; e come, guardandolo, per un bel pezzo mi scuotevo 1037 56| stretta. Le vie della città guardano queste quasi per scendere 1038 33| volto a dietro, in su, a guardar le campane. ~Me ne vo con 1039 31| ci si avvicina a loro per guardarli meglio; mentre anche l'azzurro 1040 62| specchio; è già impossibile guardarlo. ~Qualche uccello, che di 1041 44| uno stecco; e si mise a guardarmi fisso. Pareva che i suoi 1042 40| nel mio; ed ella l'aveva guardata sorridendo, divertendocisi 1043 18| forse, qualcuno li avrebbe guardati volentieri. E siccome non 1044 30| nascondendosi sotto le alghe, guizzò? ~* * *~ 1045 46| asciugare con il cotone idrofilo le gocce di sangue, che 1046 55| verniciare; e, talvolta, m'illudevo che anch'egli vedesse riempirsi 1047 11| io non potevo vedere, la illuminava così bene di sotto che quasi 1048 4 | ombra violacea, e i rialzi s'illuminavano di giallo o di bianco. Poi 1049 27| uno zufolo, un giornale illustrato, un coltello che non taglia 1050 30| non si riesce né meno a imaginarlo più il sole! ~Ma se guardavo 1051 62| sia disseccato come quelli imbalsamati; e la sua ombra affonda 1052 5 | prati, divisi tra loro dalla imboccatura della strada. Accanto alla 1053 10| nato quasi a traverso l'imbocco, faceva una pozzanghera 1054 13| qualche ragazza che me l'immaginavo come ora la vedo disegnata 1055 50| quella stanza; e allora me la immagino con quei mobili vecchi ma 1056 20| odio che ne subivo, quasi immediatamente, una stupefazione densa, 1057 37| natura mi pareva un sogno immenso della mia anima. Il cuore 1058 4 | per tutto quel tempo quasi immobile: era biondissima, con una 1059 41| con le gambe per aria e immobili, con gli occhi velati come 1060 50| il nipote cieco che fa l'impagliatore di seggiole; poi, di quella 1061 35| tutta la campagna soave, che impallidiva lontano, rasente i monti 1062 60| conosco senza averla ancora imparata. ~Mi vengono i brividi. ~ 1063 9 | dinanzi alla porta, ci ha impastato un calendario tredici anni 1064 1 | se avesse avuto piacere d'impaurirsi così, fuggendo. ~Che chiarità 1065 53| basso, tremolando un poco, impauriti delle quattro nuvole, quasi 1066 24| tanto lontano che c'è da impazzirne; la mia giovinezza che non 1067 37| attorno alle case tutte impergolate, in Toscana, parevano piantati 1068 21| risate avevano significati impossibili agli altri; e, ormai, non 1069 57| albero che, tagliato a bara, imputridirà sotto terra con me. ~Gli 1070 45| facevano pensare alla panna inacidita! ~Ma tra le tende, tutte 1071 20| miei fratelli ci facevano inasprire; e, a poco a poco, cominciammo 1072 8 | quando alzare gli occhi incappucciati di bianco; le cui medaglie 1073 4 | quella trattoria che avevo incaricato di mandarmi il pranzo e 1074 2 | tutta la sugna che tenevo incartata su la cappa del camino, 1075 6 | tisico: con il viso giallo e incavato. Soltanto la punta del naso 1076 59| nessuna traccia di quell'incendio finto. ~Così i monti non 1077 45| odore tra l'intingolo e l'incenso o la cera bruciata. C'era 1078 33| avversione, quasi sempre inciampando se mi voltavo a perseguitarle 1079 18| zeppo dinanzi alla scrivania inclinata; della quale avevo contato 1080 5 | morire. ~La mattina, quando incominciavano i soliti pettegolezzi e 1081 56| insieme e a un certo punto incontrano quella più bassa di tutte. 1082 46| montò su la fronte, che s'increspò; e, allungando tutto il 1083 4 | nella strada, con le mani incrociate: portava un grembiule con 1084 21| le gambe nude! O ginocchi incrostati di sudicio, piene di ferite 1085 55| piena di persone, come un incubo trasparente e leggero, che 1086 36| quando in quando, forse incuriosita, a guardare attorno. Alcuni 1087 23| me. Ecco che per un tempo indefinibile, un anno forse, io mi esponevo 1088 55| e io ne provavo un senso indefinito, quasi di sonnolenza e di 1089 19| di croce che rimandavano indietro le folgori e arrestavano 1090 61| sono riescito ad essere indipendente dinanzi a loro. ~Ma questa 1091 10| altra gamba. ~Io mi ci sarei indolenzito subito. ~Ad ogni ottava, 1092 | Infatti 1093 10| arrostiva le fette del pane, infilandole ad una frusta che egli girava, 1094 8 | zanzara le cui ali parevano infilate a due pezzetti di capello. ~* * *~ 1095 10| Quando tornava a casa, infilava la sporta al braccio fino 1096 19| fossero stati sospinti dall'infinito. Gli affreschi del Lorenzetti 1097 4 | per Clementina aveva molto influito su la mia vita e sul mio 1098 16| niente mi pareva mio all'infuori della donna che non amavo. ~ 1099 63| forse, l'unico modo per non ingannarmi più? Impazzito per aver 1100 5 | disparte, senza amicizie, ingannata tutte le volte che ha chiesto 1101 28| e la voglia di venirmi a inginocchiare, e la luce dei tuoi occhi! 1102 10| in punta alle foglie all'ingiù, i pioppi erano umidi. I 1103 30| anima sopra quell'odore s'ingrandiva fino a sentirmela dentro 1104 51| stringevano troppo; e il fusto, ingrossando, s'era quasi reciso. ~Allora 1105 33| riconosco, di cui ero un poco innamorato! ~Ma quanto piansi quando 1106 63| che in vece di altre cose innumerevoli, di ogni genere, io ripenso 1107 23| la trama della novella. Inoltre, Rosaura non m'ha ingannato 1108 33| fresco della primavera che inonda la piazzetta sbilenca di 1109 58| vive con me. ~Io stesso ho insegnato a tutte le cose, scegliendole, 1110 21| con i loro ragazzi, a cui insegnavo a rotolarsi giù per le balze 1111 10| volta, veduto un rospo, insegnò come si uccidono: si prese 1112 55| alla mia giovinezza come insetti attorno ad un lume acceso 1113 27| nascere più, vedo un piccolo insetto che non conosco: una specie 1114 3 | comprarmi per regalo, avendo io insistito fin da un mese prima, quel 1115 20| con le gambe aperte all'insù, così sottile e pallida 1116 36| alghe mollicce e viscide intasano l'acqua! ~* * *~ 1117 30| raccoglimento abbastanza intenso verso l'ora del pranzo. 1118 13| che le moveva perché aveva intenzione di mettersi a qualche faccenda. ~ 1119 20| ci verrò a ballare con un'intera banda di musicanti che pagherò 1120 63| altri le mezze giornate intere per la strada che gira attorno 1121 45| sempre, quando il prete m'interrogava, prima di rispondere! ~Un 1122 65| Tra le stanze c'era un'intesa e un accordo di non dirmi 1123 45| spalliere; e un odore tra l'intingolo e l'incenso o la cera bruciata. 1124 61| morirà di fame: il pane intinto non glielo darà più nessuno. ~* * *~ 1125 19| con i santi e le sante intirizziti, dentro e attraverso. ~Cercavo 1126 50| facendoci quei disegni tutti intrecciati che si allargano da sé. ~ 1127 17| fumando. ~Quasi annoiato e intristito a star , appuntellai le 1128 59| vedevo altri monti; ma era inutile che io camminassi a posta 1129 23| volevo vivere per forza ed inutilmente, quantunque tutte le cose 1130 30| faccia tentava in vano d'invecchiare la mia anima, e per questo 1131 13| per le feste solenni. ~Era invecchiata tra cinque casupole, che 1132 9 | alle suole. Ha bestemmie inventate da lui e che, dagli altri, 1133 9 | 9~Invidio quel ciabattino che suona 1134 19| benedicevano, il papa m'invitava a trovarlo. ~Scricchiolò 1135 55| malessere vertiginoso; e m'invogliavo di pigliare a sassate, per 1136 10| rospa che pareva un grande involto! E poi che ella mi guardava 1137 63| sempre con malevola e giusta ironia. Non era, forse, l'unico 1138 14| loro voce mi dava una gioia irrefrenabile, una contentezza che non 1139 51| ripassai di , s'era fatto irriconoscibile: una buccia lucida e tenera 1140 46| tardi, la scacciai. Ma, dal labbro di sotto, dovetti asciugare 1141 4 | via non è dritta, c'era un laboratorio di sarta. Una delle ragazze, 1142 21| con una frusta o con un laccio delle scarpe. Senza che 1143 30| una cenere che mi faceva lacrimare. Perché quel pesce rosso, 1144 55| occhi; e mi venivano le lacrime. ~* * *~ 1145 53| carte da gioco. Nel Pian del Lago, c'era nebbia, a strisce 1146 61| sedie, tagliacarte, cuscini, lampade, pareti - poemi immensi. ~ 1147 43| lontani; l'aria tornò serena. Lampeggiava ancora sopra la città; ma, 1148 10| del carro, a posta; quello lanciato in aria dando un colpo sopra 1149 9 | parlargli. ~Nella parete più larga, quella dinanzi alla porta, 1150 57| pampino: forse, uno dei più larghi. Perché non capisco quel 1151 7 | avevano lasciato solchi larghissimi, sciupandola e portando 1152 35| appresso all'altro, farsi largo e posto, ma fermati da una 1153 1 | troveremmo niente per noi.~Lasciamola qui, questa gente che metterebbe 1154 52| stare e l'abilità di non lasciarsi andare per riposarsi un 1155 60| questa fresca erba bella la lasciassero in pace; e mi scriverei 1156 49| sopra la mia anima: non le lasciate troppo maturare, perché 1157 10| averci pigiato con i piedi, lasciavano uno di quei macigni più 1158 20| coltellata, mio padre. Quando li lasciavo, mi sentivo arso dall'odio; 1159 46| comunicare, il prete gli lasciò la stola sopra i piedi dopo 1160 19| Scricchiolò in una cappella, da un lato, una cassapanca antica: 1161 18| volevo bevere un bicchiere di latte a pena avesse munto. Quando 1162 64| rossiccio di vino che non si può lavare più. ~Ho imparato a vivere 1163 5 | con ira! ~Quando andavo a lavarmi le mani e il viso in cucina, 1164 42| socchiusa, con i vetri non più lavati da quando stavo male, passare 1165 56| taglienti del suo cancello; i lavatoi hanno l'acqua saponata; 1166 13| ultima svoltata, dinanzi al lavatoio, che si trova per salire 1167 10| Migliorini è un uomo che lavora la terra a un tanto il giorno; 1168 4 | glauchi: ad ogni momento, lavorando, seduto sul suo panchetto, 1169 10| s'oscuravano, e le terre lavorate doventavano più nere. A 1170 22| terra così dura che non la lavorava più nessuno, i letti dei 1171 63| dovuto essere. ~A me non era lecito escire dal mio paese. Ascoltare 1172 51| padre dovette tagliare i legacci di salcio perché lo stringevano 1173 30| sere come se fossero state legate per una ghirlanda, e il 1174 35| mettevano paura; con i tetti legati dall'edere cresciute su 1175 27| poi un cartoccino, giallo, legato stretto stretto con un filo 1176 10| pianta, un volume, e lo legge agli altri. ~L'anno che 1177 19| Certo il ricordo di qualche leggenda manoscritta, letta alla 1178 3 | pellicce. Io cominciai a leggerlo, ma non andavo mai in fondo, 1179 55| un incubo trasparente e leggero, che si movesse anche ad 1180 57| è come se lo leggessi. ~Leggerò, forse, fino a stasera; 1181 3 | o altro, ne aprivo uno e leggevo senza muoverlo dal suo posto. ~ 1182 50| gran crocifisso doventato leggiero come una galla perché i 1183 52| vagoni carichi di sacchi e di legname; con una strada, per salirci, 1184 20| finivano sempre a pugni e a legnate; anzi una volta, ci mancò 1185 11| passavano tra quei due legni. Era già più di un'ora; 1186 11| stese di più, perse qualche lembo; si forò, ma si richiuse; 1187 46| una contrazione lunga e lenta; ma gli occhi restavano 1188 9 | altre con le corde un poco lenti e molli, rauca e triste. ~ 1189 44| un pretesto qualunque per leticare parecchie ore. Una volta, 1190 19| qualche leggenda manoscritta, letta alla Biblioteca Comunale). ~ 1191 22| lavorava più nessuno, i letti dei torrenti senza libellule 1192 60| scriverei da me il mio libro di lettura. ~Farei doventar buone anche 1193 55| Qualche volta andava a levare con il manico del pennello 1194 22| lei. Pareva che il sole si levasse sempre più grande, ed era 1195 50| mattine quando il sole si levava; una finestra che è delle 1196 22| letti dei torrenti senza libellule e con l'erba appassita, 1197 4 | dorso della mano, quella libera, sopra i baffetti. ~Un altro 1198 1 | e che vi troverai tanta libertà quanta non ne hai vista 1199 45| che mi vedesse con il mio libricciolo sotto il braccio ad aspettare. 1200 4 | riconoscevo perfino il lieve cigolio della carrucolina. 1201 2 | tagliere. ~Prima, con la lima a triangolo, arroto i denti 1202 25| acqua! E la bella pioggia, limpida e allegra, che v'andava 1203 20| respirate, così bello e limpido, divenga fiele o così duro 1204 25| fermavano a bere! E le loro lingue molli della sua acqua! E 1205 59| mia anima; ammaestrando un liocorno, color di carta bianca, 1206 30| combaciava con la superficie liquida, io vedevo e sentivo la 1207 31| gli stessi prati si sono lisciati con la rugiada e il fresco 1208 63| fa paura! ~E il temporale livido, con la grandine bianca 1209 41| con alcuni tacchini e i loci. Quando non avevo voglia 1210 41| mi mettevo a guardare. Un locio, che pesava parecchi chili, 1211 9 | dagli altri, ridendo, sono lodate così: - Me le insegna Fonfo! ~ 1212 43| tuoni si fecero sempre più lontani; l'aria tornò serena. Lampeggiava 1213 19| infinito. Gli affreschi del Lorenzetti si animavano; tutto il medio 1214 10| loro occhi che di notte luccicano. ~* * *~ 1215 5 | scombiccherato, con il suo inchiostro luccicante, tutta la porta. ~* * *~ 1216 7 | splendeva, i fieni tremavano e luccicavano; e dalla strada, ch'io non 1217 43| la donna aveva acceso la lucernina d'ottone, mettendola nel 1218 20| vicino a un aratro, vidi una lucertola morta, con le gambe aperte 1219 4 | che non luccicava più. Via Lucherini, in salita, era oscurissima: 1220 51| irriconoscibile: una buccia lucida e tenera che veniva via 1221 43| sue penne eran bagnate e lucide: pareva stordita, e stava 1222 10| parevano più piccoli e più lucidi. Quando venne il padrone, 1223 21| voleva molto bene, andavo da luglio ad ottobre, in villeggiatura. 1224 5 | cannella, quasi sempre una lumaca aveva scombiccherato, con 1225 18| aumentava con la sera; e i lumi a olio, che vedevo dentro 1226 4 | i vetri, a guardare quel lumicino che faceva scorgere soltanto 1227 4 | i sabati le accendeva il lumino, tirando giù la fune a cui 1228 35| chiarissimi, talvolta più luminosa del sole; con una tenerezza 1229 7 | le siepi. Allora guardavo lungamente il turchino, ed ero contento 1230 62| che lustra, e basta. ~Il luogo è così silenzioso che par 1231 31| pensando a tutto questo lusso, ci si prova ad essere contenti. 1232 62| metri quadri di erba che lustra, e basta. ~Il luogo è così 1233 56| ficcata giù sotto terra, e i Macelli se ne stanno stretti stretti, 1234 13| qualche cosa, in cucina, alla madia; si confessava ogni mese; 1235 21| 21~Con mia madre che mi voleva molto bene, 1236 4 | vedevo la campagna doventar madreperlacea, dietro le mura della città, 1237 33| quelle ragazze, forse ora madri, e non le riconosco, di 1238 31| perché, proprio ora, un maggiolino morto? ~* * *~ 1239 | maggior 1240 | maggiore 1241 4 | ometto piuttosto basso, magro, con i baffetti sottili 1242 30| volessero sapere. Le violette malcontente, i peschi sfioriti presto, 1243 20| veleno per loro, e le mie maledizioni attraversavano l'aria come 1244 63| li ascoltavo sempre con malevola e giusta ironia. Non era, 1245 18| teneva sette mucche. La mia malinconia aumentava con la sera; e 1246 29| cuore non batte come le manciate di terra che mi getteranno 1247 20| legnate; anzi una volta, ci mancò poco ch'io non ferissi, 1248 55| con me, ed io non potevo mandarlo via. ~Ecco che il mio libro 1249 4 | che avevo incaricato di mandarmi il pranzo e la cena. ~Per 1250 11| mi rasentò, come se fosse mandato da quella stesa di nebbia 1251 64| aperta lei; stasera non mangerò, se non c'è lei insieme 1252 51| cinque o sei sole, che se le mangiano gli uccelli e le vespe. ~* * *~ 1253 39| erano mature, e pensavo di mangiarne almeno una. Ma esitavo a 1254 51| piene di bruchi, che gli mangiarono in meno di una settimana 1255 63| cuore di gioia; le noci mangiate con il pane, ancora in maniche 1256 18| avevano il muso dentro la mangiatoia. ~* * *~ 1257 13| metteva tre volte più di noi e mangiava meno, voleva essere l'ultima 1258 65| comprino il miglio perché mangino. ~* * *~ 1259 1 | gente che metterebbe me al manicomio e te dentro una gabbia! ~ 1260 31| perfino roccocò; con certe manie di fare effetto per forza. 1261 14| Quando tirava vento, qualche manifesto staccato, sotto un arco, 1262 50| attorno alle serrature e alle maniglie di ottone, rosse e fatte 1263 15| spazzatura, dello zolfo, del maniscalco, e i soldi non c'erano. 1264 19| ricordo di qualche leggenda manoscritta, letta alla Biblioteca Comunale). ~ 1265 8 | so chi fosse il morto. La marcia funebre suonata dalla Filarmonica 1266 4 | colonnini dalla parte del mio marciapiede. Qualche volta, da un uscetto, 1267 63| le strade lontane per la maremma di Grosseto e verso Siena; 1268 31| prova ad essere contenti. Le margherite bianche, quelle dei prati, 1269 52| muraglione delle Figlie di Maria ad imparare la chitarra, 1270 5 | chiacchiere - la mia padrona, Marianna, non poteva fare a meno, 1271 13| cominciava così: "Il mio povero marito...". Aveva tre figliole 1272 37| stessa. ~Odori di ginepri, di marruche, di sanguinelle, di mentastri! 1273 32| luna in bocca, credevo di masticarlo, e c'era tutta la strada 1274 13| sembrano fatti d'una stessa materia, come i chicchi di un rosario. 1275 4 | Siena, precedettero il mio matrimonio: forse perché non mi accadeva 1276 52| 52~La mattinata è fresca come le rose umide; 1277 14| giorno! È per me un altro mattino che comincia. I miei sogni, 1278 34| tornerai e seguiterai a maturarmi l'uva. Io assaggerò il mosto. ~ 1279 39| di vigne. Le pesche erano mature, e pensavo di mangiarne 1280 33| ricordato dei fiori finti, a mazzolini, portati al curato dalle 1281 8 | incappucciati di bianco; le cui medaglie attaccate alla cintola sbattevano. ~ 1282 | medesima 1283 42| la solita cucchiaiata di medicina. E non veniva nessuno. Avevo 1284 19| Lorenzetti si animavano; tutto il medio evo era dinanzi a me; io 1285 51| 51~Quel melo è il più bell'albero del 1286 10| con il cuore doventato mencio. Ma come mi s'empì la bocca 1287 1 | un poco a dietro, e quel mendicante non mi cada addosso. Almeno 1288 25| in fretta dal pozzo. E i mendicanti che si fermavano a bere! 1289 9 | una tavola sorretta da due mensoline di gesso le accendeva il 1290 37| marruche, di sanguinelle, di mentastri! Sopra un muricciolo, vidi 1291 36| guardare attorno. Alcuni merendano, con un giornale steso nel 1292 4 | due scalini, esciva una meretrice che ci stava di casa. Ed 1293 56| punto più basso, anche il meriggio è così lontano che resta 1294 55| carraio verniciava di cinabro mescolato al minio le ruote dei carri 1295 15| insieme, e il mio respiro si mescolava con il loro; sentivo il 1296 10| colpo sopra una tavoletta messa in bilico; quello pestato 1297 10| cicca che biascicava e, messala in cima al coltello, gliela 1298 19| ma senza troppo tempo a mesurare lo spazio con gli occhi 1299 22| lucenti che parevano di metallo che tagliasse le mani, usci 1300 64| le sue vesti, ch'ella si metterà. Ecco il suo armadio, le 1301 1 | Lasciamola qui, questa gente che metterebbe me al manicomio e te dentro 1302 10| con il filo di ferro, per metterli dentro un secchio. Quando 1303 12| Allora, non mi rimane che mettermi a scrivere, perché ci sentiamo 1304 64| ghiotta. ~Il pane fresco; e lo metterò al suo posto, su la tavola. 1305 46| sudore. Allora, perché non si mettesse a svolazzare, buttando in 1306 49| fatta che per mangiare. ~Mettete un piatto grande di ciliegie 1307 35| pendio, parevano frane che mi mettevano paura; con i tetti legati 1308 21| bere il loro vino anche a mezzi bicchieri per volta. Io 1309 54| richiuderlo. ~Perché la gatta miagola e si spenzola dalla grondaia? ~* * *~ 1310 35| erano aperte. ~Da parecchie miglia lontano, io vedevo in vece 1311 65| e dico che comprino il miglio perché mangino. ~* * *~ 1312 13| da casa senza mettersi il miglior vestito, e parlava di Pari 1313 20| Un giorno o l'altro avrei minato le case! ~Me ne tornavo, 1314 55| di cinabro mescolato al minio le ruote dei carri da contadini; 1315 19| che fruttificava come un miracolo fatto sopra una vigna. ( 1316 44| rigida come uno stecco; e si mise a guardarmi fisso. Pareva 1317 17| Dovetti andarmene, e mi misi a piangere. ~* * *~ 1318 19| cappella la mia esaltazione mistica si faceva sempre più completa, 1319 50| me la immagino con quei mobili vecchi ma riverniciati di 1320 6 | cappello ch'era stato di moda dieci anni prima, le scarpe 1321 13| affezionata, paziente, modesta. ~Accendeva i fiammiferi 1322 64| che adoprano, parlando, modi di dire differenti a tutti 1323 36| questa fonte dove le alghe mollicce e viscide intasano l'acqua! ~* * *~ 1324 7 | fossesi chiuso soltanto pochi momenti innanzi che io arrivassi, 1325 42| mi schiacciavano come le montagne; e mi pareva che tutte quelle 1326 53| larghe; Montemaggio e la Montagnola di un verde più nero della 1327 4 | poi scendono. In fondo, il Monte Amiata che brillava come 1328 53| più sovrapposte e larghe; Montemaggio e la Montagnola di un verde 1329 46| che avrebbe fatto. ~Gli montò su la fronte, che s'increspò; 1330 39| ch'io ebbi non era così morbida. ~* * *~ 1331 13| aveva cinquant'anni quando morì di male nervoso. ~La sua 1332 20| divenga fiele o così duro che moriate subito a bocca aperta con 1333 46| preghiere. ~La mamma del moribondo stava nella stanza accanto, 1334 14| all'improvviso? Perché non morii in quel momento di dolore? ~ 1335 35| discorde, e mi veniva voglia di morir subito. Le rose dei giardini, 1336 61| non c'è. ~Il cardellino morirà di fame: il pane intinto 1337 10| bucati; ma aspettava che morisse un suo zio che gli avrebbe 1338 5 | scendevo per il Vicolo del Moro: in fondo, a sinistra, c' 1339 47| 47~So che una vipera ha morso uno che m'odia. Pari e patta. ~* * *~ 1340 55| per scherzare. ~In vece, i moscerini m'entravano negli occhi; 1341 13| ma la zia non si sarebbe mossa da casa senza mettersi il 1342 34| maturarmi l'uva. Io assaggerò il mosto. ~Come odiai uno de' miei 1343 24| sollievo; e quella mosca che si move, sopra il tavolino! ~* * *~ 1344 55| trasparente e leggero, che si movesse anche ad un alitare di vento; 1345 55| un fusello infilato nel mozzo e tenuto tra ambedue le 1346 55| carraio, sedendomi sopra un mucchio di breccia che lo stradino 1347 11| diradarono; il vento cambiò, mulinando un poco e buttandomi su 1348 18| bicchiere di latte a pena avesse munto. Quando l'avevo bevuto, 1349 41| occhi velati come quando muoiono. Tutte le galline parevano 1350 24| sembrare che le cose si muovano. ~Il mio alito fa appannare 1351 40| quasi. ~Io cercai di farle muovere il braccio, ma ella, con 1352 3 | aprivo uno e leggevo senza muoverlo dal suo posto. ~Ma, un capodanno, 1353 52| estate, all'ombra, sotto il muraglione delle Figlie di Maria ad 1354 4 | Quando m'allontanavo dal murello, su cui m'ero appoggiato 1355 26| L'erba v'era alta, con il muschio così verde che pareva una 1356 20| ballare con un'intera banda di musicanti che pagherò quanto vogliano! 1357 63| mio paese. Ascoltare le musiche della domenica, passeggiare 1358 18| le mucche che avevano il muso dentro la mangiatoia. ~* * *~ 1359 65| salottino da pranzo erano mute e così tristi che io non 1360 30| Perché quel pesce rosso, nascondendosi sotto le alghe, guizzò? ~* * *~ 1361 4 | sorrideva mai, forse per nascondere di più agli altri il suo 1362 13| suo modo di parlare per nascondersi di più che fosse possibile; 1363 7 | fitta e più alta. Talvolta nascondeva l'acqua traboccata dal fossetto; 1364 21| e, ormai, non c'era più nascondigli dentro i quali non fossimo 1365 65| senso di cose tragiche, nascoste a me. Quand'io aprivo gli 1366 6 | incavato. Soltanto la punta del naso ha pavonazza e con qualche 1367 56| metà di Siena. La vasca natatoria è verdastra dietro le punte 1368 10| dal tronco di un pesco, nato quasi a traverso l'imbocco, 1369 37| piano, e sempre di più la natura mi pareva un sogno immenso 1370 | ne' 1371 10| peggiore della sera diaccia. Le nebbie salivano lungo il torrente, 1372 | nello 1373 20| come se fossimo i peggiori nemici. Evitavamo di parlarci, 1374 4 | berrettino scuro; e aveva i baffi neri, alto e sempre serio, a 1375 13| anni quando morì di male nervoso. ~La sua vita ch'ella non 1376 65| E ricordandomi in vece, nettamente, qualche altra giornata 1377 11| parevano immensi fiocchi di neve; ma non traballavano e non 1378 11| riverso, mi pareva un'enorme nevicata a sguiscio, orizzontale: 1379 33| branco di passerotti hanno il nido sul tetto. ~* * *~ 1380 7 | per strappare un ciuffo di nipitella; e la sfregavo tra le mani. ~ 1381 22| cadenti! Una cicala, sopra il nocchio d'un olivo, canta: la vedo. 1382 7 | ad un pinzo, dov'era un nocciolo selvatico; fermatomi dinanzi 1383 63| tremare il cuore di gioia; le noci mangiate con il pane, ancora 1384 10| salcio avevano fatto un nodo scorsoio e l'avevano lasciato 1385 55| non creda che gli si dia noia. ~Tutta la strada era piena 1386 | nondimeno 1387 9 | e non vedono nessuno. Ho notato che qualcuna trattiene il 1388 14| 14~Le notti d'estate non dormivo: e, 1389 4 | esempio, avrei potuto veder nuda, riflessa dal suo specchio, 1390 21| volta ci segnavamo le gambe nude! O ginocchi incrostati di 1391 14| me l'ultima donna, la cui nullità mi faceva un poco ribrezzo. ~ 1392 64| lei; io la seguirò con un'obbedienza che i fanciulli non hanno. ~ 1393 23| portar via le stelle e l'obbligo di non arrivare fino alla 1394 6 | qualche bitorzolo. Porta gli occhiali e dentro i suoi occhi pare 1395 31| di tutto per darvi nell'occhio; e gli stessi prati si sono 1396 46| una scala aveva battuto l'occipite, non riprendendo più i sensi. 1397 11| passate dietro di me non me n'occupavo, ma mi pareva di udirle 1398 | od 1399 47| vipera ha morso uno che m'odia. Pari e patta. ~* * *~ 1400 34| assaggerò il mosto. ~Come odiai uno de' miei pavoni, che 1401 20| poco a poco, cominciammo a odiarci l'un l'altro come se fossimo 1402 33| Oggi mi dispiace di averle odiate con feroce avversione, quasi 1403 27| fondo a un cassetto, che odora di stantio e di cose andate 1404 31| forse, vergognoso di non odorare né meno quanto una violetta. 1405 52| convincermi che io posso odorarla. ~Tutti questi tetti attraventati 1406 44| che non pensavo né meno a offenderla. Mi disse: ~- Vuoi scommettere 1407 5 | sua curiosità acuta che m'offendeva, io doventavo più triste; 1408 13| vedere i fiori che avrei offerto, molti anni fa, a qualche 1409 14| troppo schiacciati, e gli offrivo di sorreggerli con la mia 1410 | ognuno 1411 39| dalle due colline piene di oliveti e di vigne. Le pesche erano 1412 4 | alla mia padrona: era un ometto piuttosto basso, magro, 1413 | onde 1414 2 | della sega, poi mi metto all'opera. È legno così duro, che, 1415 6 | sgabelli di ferro verniciato, l'orchestrina stonata, diretta dal maestro 1416 58| o aperte, la fila degli orfani che escono a prendere aria, 1417 63| feste di campagna con gli organetti briachi, a singhiozzare 1418 61| di mettersi a suonare un organetto di Barberia per fare ridere 1419 19| arrestavano il vento. Gli organi cantavano insieme con la 1420 34| miei pavoni, che capii più orgoglioso di me! ~* * *~ 1421 11| enorme nevicata a sguiscio, orizzontale: e, in fatti, quelle nuvole 1422 44| come, una formica che dall'orlo del fiasco stava per scender 1423 43| 43~Era stato un temporale orribile, dopo mezzogiorno, d'agosto. 1424 3 | Tutte le volte che ho visto orsi veri, ho sempre pensato 1425 3 | mente una figura dov'era un orso che voleva entrare dentro 1426 45| case. Saltellando, faceva oscillare la gabbia e anche un poco 1427 23| mia tristezza veniva ad oscurare definitivamente la mia anima. ~ 1428 35| di cipressi la cui ombra oscurava il verde dell'erba; e qualche 1429 10| pioppi erano umidi. I poggi s'oscuravano, e le terre lavorate doventavano 1430 4 | Lucherini, in salita, era oscurissima: io tornavo a casa toccando 1431 18| precipitare la mia anima nell'oscurità silenziosa e diaccia della 1432 43| grandine. Si era fatto così oscuro, che la donna aveva acceso 1433 36| della chiesa di pietre. L'Osservanza non è lontana, e si vedono 1434 4 | m'accadeva di vedere e di osservare le stesse cose e le stesse 1435 45| aspettare. Ed ecco perché l'osservavo sempre, quando il prete 1436 | ossia 1437 15| come un cane che cerca un osso qualunque. La sera, prima 1438 30| pareva che i fiori le fossero ostili e non ne volessero sapere. 1439 28| dolce, così bello! E il mio ostinato silenzio! E le mie strette 1440 14| geranei. Di primavera m'ostinavo a doventar cattolico e d' 1441 10| indolenzito subito. ~Ad ogni ottava, faceva il commento a modo 1442 21| bene, andavo da luglio ad ottobre, in villeggiatura. Mangiavo 1443 7 | quelle mattine passate in ozio mi facevano bene. ~Vedevo 1444 60| bella la lasciassero in pace; e mi scriverei da me il 1445 59| violacea che aveva un piccolo padule del fiume: non c'era più. ~ 1446 13| passando da casale, fino a Paganico e poi a Grosseto. ~La prima 1447 20| intera banda di musicanti che pagherò quanto vogliano! Cada il 1448 11| Dietro la mia aia ci sono due pagliai quasi uguali, l'uno accanto 1449 64| Ed ella mi ricomprerà un paio di piccioni a cui taglierà 1450 29| della mia anima! I monti mi paion la terra scavata attorno 1451 4 | sparir nel cielo con la sua palla dorata che non luccicava 1452 63| i fuochi artificiali e i palloni di carta che vanno a cadere 1453 55| e tenuto tra ambedue le palme, le portava al sole, appoggiate 1454 63| strofinate sul sale tenuto nel palmo della mano. La dolcissima 1455 14| come accordi, dal silenzio. Palpavo, con le braccia scosse da 1456 43| sé nel cavo della mano, palpitando, ma quasi rassegnata. ~Provai 1457 10| putrido e verde che pareva una palude, di fianco a un bosco di 1458 33| una colonna, vicino a una panca, una scalcinatura che ogni 1459 4 | lavorando, seduto sul suo panchetto, si passava il dorso della 1460 21| acerbe, che mi sentivo la pancia più dura di un muro. E noi 1461 51| mani nelle saccocce del panciotto la cicca e i fiammiferi. ~ 1462 57| dietro di me, di dal pancone verniciato di verde. ~Il 1463 20| stupefazione densa, molle, paniosa, che soddisfaceva la mia 1464 45| mi facevano pensare alla panna inacidita! ~Ma tra le tende, 1465 27| vedere che c'è; semi di papavero. Quando sono per buttarli 1466 59| ma senz'anima. ~Così i pappi di certi fiori, quando volevo 1467 | parecchi 1468 | parecchio 1469 4 | fossero stati sistemati. Parentele non c'erano; ed io vedevo 1470 13| persone che amiamo, dei nostri parenti, non rimane nel tempo che 1471 60| Quando siamo morti non si parla, e allora quel che s'è detto 1472 64| quelle persone che adoprano, parlando, modi di dire differenti 1473 55| passavo il tempo così, senza parlar mai al carraio, sedendomi 1474 20| peggiori nemici. Evitavamo di parlarci, e quando non era possibile 1475 9 | faccia ammirare, se andate a parlargli. ~Nella parete più larga, 1476 13| mettersi il miglior vestito, e parlava di Pari come di un territorio 1477 4 | Anche con la mia fidanzata parlavo, sì e no, tre volte il mese, 1478 64| fanciulli non hanno. ~Io non parlerò che alla mia mamma. ~Ed 1479 40| dette retta. Mi disse: ~- Parliamo d'altro. ~* * *~ 1480 7 | soffocato dal mondo; e, quando parlo, mi pare che la mia anima 1481 10| suonato, e i loro echi m'erano parsi di un azzurro così cupo 1482 44| Una volta, la minestra mi parve sciocca; anzi, era certamente. 1483 14| dalla finestra: le stelle mi parvero più belle, e ad aspettarmi. ~ 1484 9 | baia a tutte le ragazze che passano, alzando il viso dall'uscetto. 1485 11| mentre così aspettavo che mi passasse il malessere e di tornare 1486 63| musiche della domenica, passeggiare con tutti gli altri le mezze 1487 6 | birreria, accanto al pubblico passeggio, di domenica: i tavolini 1488 49| troppo maturare, perché le passere le beccano tutte. ~* * *~ 1489 56| Fontebranda, da dove certo non passerebbero essendo così stretta. Le 1490 33| perché vedo che un branco di passerotti hanno il nido sul tetto. ~* * *~ 1491 8 | mi fecero caldo al viso. Passò la folla degli amici e dei 1492 13| una voce che ricordava le pasticche biascicate senza che nessuno 1493 10| gomito: d'inverno aveva un pastrano turchino; e al cappello, 1494 47| morso uno che m'odia. Pari e patta. ~* * *~ 1495 37| guardando i suoi occhi paurosi e intelligenti, provai una 1496 50| subito e sporcherebbero il pavimento; che dev'essere spazzato 1497 34| Come odiai uno de' miei pavoni, che capii più orgoglioso 1498 52| rondoni! ~Ed i tetti hanno la pazienza di stare e l'abilità 1499 1 | vengono a buttarsi come pazze vicino a me? Una mi ha proprio 1500 16| stelle, sentendomi doventar pazzo e cattivo. E già vedevo 1501 10| ombre; e niente c'era di peggiore della sera diaccia. Le nebbie 1502 20| l'altro come se fossimo i peggiori nemici. Evitavamo di parlarci,


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