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I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio
La sala della scuola di pittura di Andrea del Sarto.
A dritta, breve gradinata in marmo
che adduce allo studio del Maestro.
A sinistra, entrata ad un ampio corridoio.
Porta d'ingresso nel fondo, chiusa da una tenda.
Sparsi per la scena, cavalletti, sgabelli,
dipinti, cartoni, gessi, tavolozze, manichini, ecc.
Verso sinistra, sul daranti,
un cavalletto sul quale il ritratto di Lucrezia,
coverto da un drappo verde. Seggiolone.
Al levarsi della tela, i pittori, che sono intenti al lavoro,
si alzano rumorosamente dagli carni,
e ripongono affrettatamente le tavolozze
ed i pennelli.
Le modelle lasciano le loro pose
e corrono ad abbigliarsi cogli scialli.
Movimento confusamente animato.
L'ora della lezioni: è terminata.
TUTTI
Sosta benefica - dopo il lavoro
la benvenuta - sei tu ogni di!
Ai nostri spiriti - qual mai ristoro
di te più grato - il ciel largì?
LE MODELLE
(ammirando i dipinti dei pittori)
Oh le gentili imagini,
che carezzando andate,
imagini sognate
del core nel mister!
De l'Arte avete il genio!
I PITTORI
Elogio lusingliier!
Ma noi diciamo: Vostro n'è il vanto!
Son tali amabili - vezzi soltanto
quei che c'ispirano - coi vezzi lor.
LE MODELLE
(S'ode un suono di campana; è il mezzodì).
- Udiste? quel suono al desco c'invita!
TUTTI
Si vada, su dunque! la gioia nei cuori!
la fiamma de l'Arte, che scalda la vita,
s'accende al giocondo sorriso d'Amor!
Sosta benefica - dopo il lavoro,
la benvenuta - sei tu ogni dì!
(Tra canti ed evviva escono tutti in allegra confusione
per il corridoio a sinistra. - Breve silenzio –
Cordiani, che ha atteso la partenza degli amici,
entra dal fondo, trepidante.)
CORDIANI
(con effusione)
O sacro asil, casa diletta,
ove l'arte sognai, sognai l'amor!
Lucrezia! o raggio del pensier mio!
come il labbro ridice
trepidante il tuo nome,
Creatura celeste, ispiratrice! -
Invan l'occulto rimorso atroce
da queste mura mi discacciò,
invan d'Andrea chieder la voce
giusta vendetta da me sembrò!
Mi vince l'anima poter più forte
d'ogni consiglio, d'ogni dover...
Tutto dimentico, sfido la morte,
ma te Lucrezia, vo' riveder!
Si, l'universo da me s'invola...
brilli tu sola - nel mio pensier.
GREMIO
(dal fondo, sorpreso all'eccesso scorgendo Cordiani)
E creder deggio agli occhi miei?... Gordiani !
Reso è irsuto in voi dunque
il grido de l'onor?
CORDIANI
Gremio !... desisti.
GREMIO
(avvicinandosi con gravità)
Non v'imponeva forse il grido suo
questa casa fuggir.. lasciar Firenze?
CORDIANI
(con scatto)
De' tuoi rimproveri,
e dello spregio
universal son degno...
ma tu non sai
qual di me faccia strazio
questa cieca passione! ..
Su' passi miei, sovra ogni mio disegno
più non veglia ragione...
e mio malgrado, qui tornare osai
per rivederla... rivederla ancora!
GREMIO
Non reprimer la fiamma d'un affetto
in odio al mondo e al ciel, è sacrilegio
(severamente)
Ad Andrea voi dovete
una seconda vita...
un raggio del suo genio
egli trasfuse in voi - ed ei non ama,
idolatra la donna che immortala
ne le sue tele e che rapirgli voi
tentaste.
CORDIANI
Ah! taci...
GREMIO
Dritto non avete
di piagare nel cor l'artista eletto
che di sua patria è gloria!. -
Pari al serpe sareste.
che morde il sen che lo scaldò, pietoso!
CORDIANI
(a grado a grado, vinto)
E’ ver... si... è ver. - Pietà di me, demente!
Perchè mortal non fu la mia ferita?
GREMIO
Viver per l'arte,
Cordiani, è vostra legge; e l'Arte sia
la vostra fede!
De l'error d'un istante appien redenta
Lucrezia istessa già lungi vi crede...
CORDIANI
(amaramente, ma risoluto)
E lungi andrò!... ma la soave imagine,
circonfusa di luce celestiale,
come santa reliquia,
porterò nel mio cor.
Ed io l'invocherò, beato, estatico,
astro del mio pensier, Musa ideale,
adorando in silenzio
il suo puro fulgor.
GREMIO
(soddisfatto e grave)
Grande su tutti chi sé stesso vince!...
CORDIANI
(abbracciando Gremio commosso)
E tu, buon Gremio, a lui che m'amò tanto,
porgi il saluto mio!...
Digli che pur lontano, a lui d'accanto
sarà il mio spirto ognora,
e fin ne l'ultim'ora
il genio e il nome suo benedirò...
(sopraffatto dalle lagrime)
Va!... questo digli... addio!...
Addio per sempre a quanto amavo!
Addio!!
GREMIO
(avanzandosi col berretto in mano
e levando gli occhi al cielo con slancio)
A te, grazie, Signor, che m'assistesti!
Il tuo voler sul labro mio parlò!
(Cordiani colla più viva commozione
volge un ultimo sguardo
verso lo studio di Andrea,
abbraccia ancora Gremio
e s'allontana dal fondo, risoluto.
Gremio lo accompagna, poi ritorna.
Intanto dal suo studio entra Andrea in abito da lavoro
con tavolozza e pennelli;
si dirige al ritratto di Lucrezia che ritocca.
Gremio, che non era stato scorto
da Andrea, si avanza inchinandosi).
GREMIO
Messer Andrea...
ANDREA
Quai nuove
del Cordiani mi rechi? Alla mia veglia
venir promise?
GREMIO
(turbato)
Forse...
ANDREA
Da più giorni
chiusa è la sua ferita... ed io l'attendo
con desiderio di fratello.
GREMIO
(da sé accostandosi a1 quadro)
Illuso
nobil core !
ANDREA
Che dici
del mio nuovo dipinto?
GREMIO
Quanto altera
e lieta andrà della stupenda effigie
la donna vostra!
ANDREA
(con dolore, consegnando la tavolozza
ed i pennelli a Gremio che ricopre
il quadro col drappo)
Altera
forse - non lieta. - Di Lucrezia in core
ogni di più si aggrava una tristezza
misteriosa ch'io spiegar non posso,
che a dissipar non valgo. Ogni sollazzo
a lei prima gradito
par che in oggi disdegni. Dai giocondi
ritrovi abborre, e la mia casa indarno
per lei si allegra di conviti e danze. -
GREMIO
Una profonda traccia
in cor di donna lo sgomento imprime,
e dopo quella atroce
scena di sangue...
ANDREA
vero !...
ma... pur nella mia mente
contristata, un amaro
dubbio insorge talvolta.
(con risoluzione)
Gremio ! credi
tu che Lucrezia sarìa mai capace
di tradirmi?
GREMIO
(turbato)
Signore! io crederei
grave colpa il pensarlo... e dell'indegno
sospetto arrossirei.
ANDREA
(stringendogli la mano)
Ben dici!... e una follia...
gli insani detti oblìa
ah! troppo io l'amo, 'e ingiusto
il troppo amor mi fa.
DALIA
(dal fondo, in abbigliamento dimesso,
pallida e agitata )
Signori... perdonate.,.
ANDREA
Chi è là'?
GREMIO
Qui che bramate?
DALIA
Al celebre pittor
Andrea del Sarto volgere
una preghiera.
ANDREA
Andrea
son io...
DALIA
(s'inchina)
Signor!
GREMIO
(gettandole uno sguardo di diffidenza)
Vi lascio!
ANDREA
(accompagnando Gremio fino alla porta)
I pazzi accenti
oblia... ten prego ancor.
(a Dalia)
Perchè tremi ... ti avvicina...
Chi sei tu?
DALIA
(confusa)
Quasi lo ignoro.
Sono un'orfana tapina,
che sol vive per soffrir...
Niun parente a me rimane,
non ho tetto non ho pane,
vengo a chiedervi lavoro...
ANDREA
Nulla a te m'è dato offrir...
DALIA
(con intenzione)
Nulla! Nulla! Mi avean detto
che da voi trovato avrei
pane e asilo.
ANDREA
(da sè guardandola con mestizia)
Quell'aspetto
mi commuove...
DALIA
(avviandosi verso la porta)
Io... partirò...
Dio v'assista!
ANDREA
(commosso)
No !... rimani.
DALIA
(prorompendo)
Saria ver! come al Cordiani,
che primier mi porse alta,
io sommessa a voi sarò.
ANDREA
Tu... il Cordiani conoscesti?
DALIA
È una storia di dolor...
ANDREA
(con dolcezza mentre si siede sul seggiolone)
Parla!...
DALLA
I lutti del mio core
lagrimando io v'aprirò.
Come squallida e tetra del viver mio l'aurora!
All'età di tre lustri ero una bimba ancora...
La mia povera madre d'inedia si moria...
e sola... derelitta, nel fango della via
io chiedea l'elemosina...
ANDREA
(contemplandola)
Si bella! sì gentile!
DALIA
In rozzi cenci avvolta, ogni beltà par vile...
Ma l'uom che un dì adoravo, come si adora Iddio,
gettò un mantel di porpora sovra l'obbrobrio mio,
mi addusse nel suo tempio, mi cinse di splendori...
e là delle sue tele nei magici colori,
nel profilo degli angioli, delle vergini sante,
per lui vedea riflettersi l'orme del mio sembiante.
ANDREA
(alzandosi e avvicinandosi a Dalia)
E quel pittor sublime, quel tuo pietoso amico...
era dunque?
DALLA
Vel dissi già, si chiamava... Enrico
Cordiani
ANDREA
(prendendola per mano)
Nel nomarlo tremi... tutto comprendo
tu lo amasti... tu l'ami...
DALIA
Sì, d'un amor tremendo.
ANDREA
Ed egli
DALLA
(con intenzione)
Ora... ama... un'altra...
ANDREA
Il credi?
DALIA
(c.s.)
Ne ho certezza...
ANDREA
(con ansia)
La conosci? chi è dessa ?
DALIA
(con ira repressa)
Un angiol di bellezza...
(insinuando)
un giorno l'ho veduta dalla sua casa uscire...
Ahimè! credei morire - ed ei... ei mi scacciò!...
Ma, vivo! E l'odio,
donna abborrita
pel tuo sterminio
mi serba in vita...
Prega il tuo dèmone
prega il tuo Dio,
ch'io mai t'incontri
sul mio cammin...
ANDREA
(da sé)
Perchè nell'anima
una tempesta
di atroci dubbi
mi si ridesta?
Perchè di apprendere
il ver pavento,
e in fronte io sento
rizzarsi il crin?
DALIA
(dissimulando)
Perdon! signore...
ANDREA
(con risoluzione)
(Sciolgasi
il dubbio reo...)
(traendo Dalia presso il quadro e sollevando la cortina)
Ti appressa...
osserva quell'effigie.
DALLA
Ah!
(mettendo un grido)
ANDREA
(ansante)
La ravvisi?
DALIA
È dessa!...
E' dessa...
ANDREA
No!... pel cielo! ...
Osserva ben... può l'odio
agli occhi tuoi far velo...
DALIA
(con rabbia crescente)
I tratti non si obliano
di quella forma bella...
la mia rivale è quella!...
ANDREA
(furente)
Ah!... tremi... tremi allor
il tuo Cordiani!... perfido!...
DALIA
(incalzando)
E’ un empio!... è un traditor !...
ANDREA
Lo troverò... qui attendimi...
Se il ver dicesti, avrai
in me un tremendo vindice...
quel Giuda ucciderò!...
(esce furioso)
DALIA
(fieramente, trionfante)
Senza pietà fu meco...
vendicata sarò!!...
(esce correndo)
Cala rapidamente la tela.