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Atto terzo | «» |
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Lo studio di Andrea.
Nel fondo grande invetriata
che dà su d'una terrazza
con balaustrata d'onde appaiono
le cime dei campanili della città;
la pallida luce dell'alba entra dalla finestra.
Andrea solo, in piedi,
contemplando con amaro sorriso
il bozzetto della Madonna delle Arpie
in cui è raffigurata Lucrezia.
ANDREA
Bella qual mai non fu
creatura mortal! qual su la tela
dell'arte il genio mai crear non seppe.
Ed io sovra gli altari
questa nefanda sfinge offersi al culto
de' credenti devoti...
e a lei prostrato anch'io
quante volte mi parve
de la Vergine Madre
adorar le sembianze! ahi stolto! ahi stolto!
(prorompendo)
Tanto mentir potea di donna un volto!...
Oh! come mai degli angioli
se la beltà t'informa,
nel limo e ne la tenebra
muover potesti l'orma?
Sulla tua bianca fronte
dove riflesso è il cielo,
chi mai potea le impronte
del dèmone scoprir!
Ed io, come si adorano
le cose belle e sante,
ogni virtù rifulgere
vedea nel tuo sembiante...
E mentre gemo e piango
e di morire anelo,
quest'idolo di fango
non oso maledir!!
(cade accasciato sulla poltrona e piange)
Entra Gremio dal fondo.
ANDREA
(ricomponendosi, a Gremio, con premura)
Ebbene? Sue novelle?
Nulla sapesti?
GREMIO
Ratto ci sparve, ignota
è a tutti la sua sorte!
ANDREA
(alzandosi con ira)
O furor! mi sfuggi?
GREMIO
(avanzandosi titubante)
Se la preghiera
di un amico... la mia...
ANDREA
Non ha più amici
Andrea del Sarto. - Ad ingannarmi tutti
cospiravano qui.
GREMIO
Signor!...
ANDREA
Tu... Gremio...
più degli altri mendace... e più scaltrito...
GREMIO
Oh strazio!... E tacer debbo ?
LUCREZIA
(dalla porta, risoluta)
No!... si parli
il vero omai - qui tutti abbiam mentito...
ANDREA
(a Gremio con terribile ironia)
Udisti? Almen l'audacia
è in lei del suo delitto...
LUCREZIA
(avanzandosi)
Sì... noi mentimmo, quando
da Fiesole tornando,
qui da un pugnal trafitto,
l'amico tuo vedesti. - Ebben, lo sappi
(fra i singulti)
Il Cordiani m'amava... egli volea
da me... da te... fuggir...
E nel dolor che folle lo rendea.
si squarciò il petto e qui sperò morir.
ANDREA
E tu... l'amavi?
LUCREZIA
(abbassando il volto o con flebile voce)
Si...
ANDREA
(con ansia)
Tu... l'ami ancora?
LUCREZIA
No! lo giuro! - fugace
delirio illuse il fragil cor, di donna
ma salva il Ciel mi volle e de la colpa
mi conquise l'orror!
ANDREA
No! sciagurata!
Tu l'ami! fosti sua!
Una rivale, Dalia,
uscir ti vide da l'infame casa!
LUCREZIA
(con forza)
No! Non è ver!
ANDREA
(con accento terribile)
Tu menti ancora!
GREMIO
(interponendosi)
E più che a lei prestar fede vorreste?
a l'abbietta creatura che l'accusa?
(ad Andrea con la più viva commozione)
Il vecchio Gremio può dir soltanto
quanto la misera pianse e lottò.
Alla incolpevole stendi le braccia,
della pentita raccogli il pianto...
e del passato svanir la traccia
qui in un amplesso d'amor vedrò.
ANDREA
(da sè cogli occhi fissi al suolo
come uomo assorto in un terribile
pensiero).
(Pura... fedel... pentita...
qual suon di accenti vani...
omai della mia vita
è spento ogni splendor!...
Siccome qui si amarono...
pur s'ameran lontani...
e s'ei cadesse estinto
sarebbe amato ancor...
e nel ritroso amplesso
dalla pietà concesso
me insulterebbe il palpito
che invoca un altro amor...)
LUCREZIA
(in disparte, atterrita, cogli occhi fissi in Andrea)
Quai cupi accenti mormora?...
Perchè il suo sguardo è fisso
al suol, siccome al margine
d'un tenebroso abisso?...
Che pensa mai? che medita?
Dio! tu lo veglia! salvalo!
la pena a me più acerba,
ma a lui del genio serba
o Dio, tutto il fulgor!
VOCI INTERNE
La casa circondiamo,
a lui di uscir vietiamo ;
all'arte ed alla gloria
serbarsi il genio de'.
LUCREZIA
(scuotendosi)
Chi è là?
GREMIO
(andando verso la porta)
Che avvien ?
LUCREZIA
(da sè)
Per lui
da te, Signore, impetro grazia !
ANDREA
(mentre Gremio e Lucrezia
vanno incontro ai pittori
succhia il veleno dal suo anello).
L'oblio... la pace a me!...
CORO
(entrando)
Messer Andrea!
ANDREA
(preoccupato)
Ben giunti!
Che vi conduce a me?
CORO
Sacro dover ci guida...
ANDREA
Qual mai?
CORO
De la vostra magione
al limitar giacea
morente una donzella
che ci pregò sostar.
« Dite ad Andrea,
esclamó, che per gelosa
vendetta a la sua sposa
bugiarda accusa mossi;
di Cordiani nel tetto
non vidi che l'effigie
di lei. - La morte aspetto
da me stessa cercata!
essa mentir non suol ».
GREMIO
(scuotendo Andrea)
Andrea!
LUCREZIA
(ad Andrea)
Li udisti ?
CORO
Sgombri
il vostro genio ormai
le fosche nubi e s'erga
a più sublime voi!
ANDREA
(con esaltazione)
Arte! .. genio!... follia!...
Ai più sublimi vertici
il genio un dì salia
ed ora in cupa tenebra
si compia il mio cammin!...
GREMIO
Cile dice mai!
LUCREZIA
Che pensi?
ANDREA
(sempre più esaltato)
Amici!... sposa!... addio!!...
la morte è il regno de l'eterno Oblio!
CORO
Delira... o ciel !
LUCREZIA
Fatali
accenti!... Andrea!... m' ascolta!...
ANDREA
(a Lucrezia, sottovoce,
con tenerezza, venendo alla ribalta)
Di splendori irradiata è la tua fronte
e in quella io leggo la pietà del core...
La man mi stringi... ti redima il bacio
dell' uom che t'ama... e perdonando... muore...
LUCREZIA
(atterrita)
Che sento!... ahimè...
GREMIO
(vedendolo vacillare, sorreggendolo)
Maestro!
LUCREZIA
No!... tu vivrai!
CORO
(accorrendo)
Maestro !...
ANDREA
(Che si è seduto)
Tutti qui... ch'io vi abbracci... Una gran luce
scende dal ciel...
LUCREZIA
(singhiozzando)
Oh mio dolor!
GREMIO
Oh strazio!...
ANDREA
Chi di dolore... parla in quest'ora
Ecco... già splende la santa aurora...
LUCREZIA
(da sè)
Oh duol !... Oh strazio!... Rimorso eterno!...
ANDREA
Me, fido veglio... guarda sereno...
Sposa adorata... miei figli... addio!...
(rialzandosi vaneggiante)
Veh!... dagli altari la Vergin scende...
a me sorride... la man... mi stende...
ed io... la... seguo...
(ricade sulla seggiola e spira)
GREMIO
Morto ! ...
LUCREZIA
Gran Dio!...
Della sua morte cagione io fui !...
CORO
Preghiam... già schiudesi l'eterea via
dell'arte il genio risale al ciel.
LUCREZIA
Ah! sarà eterna l'angoscia mia
come il mio pianto sul sacro avel!...
(Tutti s'inginocchiano).
Quadro, cala lentamente la tela.
FINE
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