Felice Romani
Il pirata
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ATTO PRIMO

Scena quinta. Imogene, Adele, Damigelle e detti

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Scena quinta. Imogene, Adele, Damigelle e detti

 

Tutti le vanno incontro.

IMOGENE
Sorgete: è in me dover quella pietade,
Che al soccorso m'invia degli stranieri,
Che qui tragge a posar caso o tempesta:
Antica legge di Caldora è questa.
Chi siete, o sventurati?
Donde scioglieste?

ITULBO
La regal Messina
Lasciammo ieri; ed a Palermo volte
Eran le nostre vele.

IMOGENE
A Palermo! Ah! solcaste un mar crudele.
Campo di orribil guerra,
O stranieri, è quel mar.

ITULBO
(Cielo!).

IMOGENE
Vi occorse
Di quei Pirati alcun?

ITULBO
Essi fur vinti,
Spersi... distrutti...

IMOGENE
E il duce lor?

ITULBO
Il duce?
(Qual mai richiesta?)
È forse in ceppi, o spento.

IMOGENE
Spento!...

ADELE
Ah! che fai? ti frena.
(Allontanandola dai Pirati).

IMOGENE
(Oh! mio spavento!).
(Ad un cenno d’Adele i Pirati si di  scostano.
Imogene prende Adele in disparte).
Lo sognai ferito, esangue,
In deserta, ignuda, riva...
Tutta intrisa del suo sangue,
Da miei gridi il ciel feriva...
Né una voce rispondea;
L'aura istessa, il mar tacea:
Era sorda la natura
Al mio pianto, al mio dolor.

ADELE
(Cessa... deh!... scacciar procura
Queste immagini d'orror).

CORO
(Ella geme: ignota cura
L'infelice affligge ognor).

IMOGENE
Quando a un tratto il mio consorte
Mi si affaccia irato e bieco.
Io, mi grida, il trassi a morte,
E mi afferra, e tragge seco...
Muta, oppressa, sbigottita,
Lunge, lunge io son rapita...
E mi seguita sui venti
Un sospir di lui che muor...
Quel sospiro io sento ancor.

ADELE
Vane larve tu paventi:
Calma, incauta, il tuo terror.

ITULBO
(Che intendea con quegli accenti?
Qual sospetto io sento in cor!).

IMOGENE
Questo sogno o mia fedele,
Avverato appien comprendo.

GUALTIERO
Cielo! è dessa!
(Si presenta dall'abitazione del Solitario;
ma questi lo ritira e lo astringe a rientrare).

IMOGENE
Oh Dio! che intendo?
Qual mai gemito suonò?

ITULBO
Egli è un naufrago dolente...
Egro, misero, demente...
Cui fortuna, e il mar crudele
D'ogni bene dispogliò...

IMOGENE
Si soccorra... (Oh cara Adele!
Qual tumulto in me destò!).
Sventurata, anch'io deliro,
Tutta assorta in vano affetto:
Io ti vedo in ogni oggetto,
O tormento del mio cor!
Ah! sarai, finch'io respiro,
Al pensiero, al cor presente:
Ah! cagione eternamente
Tu sarai del mio dolor.

SOLITARIO, ADELE e CORO
Al castel tranquilla riedi;
Gli stranieri aita avranno.
Tu lo vedi; il loro affanno
Troppo affligge il tuo bel cor.
(Imogene parte col seguito).


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